Attenzione, qui si fa sul serio. Vip Art Fair, la fiera d’arte online, si può “visitare” guidati da grandi curatori, da Jens Hoffman a Daniel Herrmann. Facciamo un giro con René Morales…

Continua la nostra passeggiata virtuale tra le opere esposte dalle gallerie di Vip 2.0. Oggi però vogliamo parlarvi della sezione intitolata Insider Tours, dove curatori internazionali hanno selezionato dei gruppi di opere per offrire ai collezionisti un percorso espositivo che salta da uno stand all’altro. Mai stato così semplice, e tutto grazie ad una fiera […]

Helio Oiticica - Lelong

Continua la nostra passeggiata virtuale tra le opere esposte dalle gallerie di Vip 2.0. Oggi però vogliamo parlarvi della sezione intitolata Insider Tours, dove curatori internazionali hanno selezionato dei gruppi di opere per offrire ai collezionisti un percorso espositivo che salta da uno stand all’altro. Mai stato così semplice, e tutto grazie ad una fiera online. Tra i curatori troviamo gente come Jens Hoffman, direttore del CCA Wattis Institute, Rene Morales, curatrice del Miami Art Museum, Daniel Herrmann, della Whitechapel, Gavin Delahunty e Darren Pih della Tate Liverpool, la curatrice indipendente di NY Micaela Giovannotti, l’art advisor Lowell Pettit, Matthias Harder della Fondazione Helmut Newton, Kate Fowle di Indepent Curator.
Per chi non avesse tempo di esplorare tutti questi contenuti, proponiamo l’Insider Tour di René Morales, intitolato Inside/Outside, in cui la curatrice riflette dapprima sui temi dell’urbanizzazione, della cultura materialista e della globalizzazione, in un secondo gruppo raggruppa invece opere che criticano gli ideali, le convenzioni e la storia dell’arte, fornendo un’esperienza puramente estetica. Il tour inizia nello stand di Kaufmann Repetto con la foto Gloria di Shannon Ebner (25-50mila dollari), passando poi da Alexander and Bonin con Ree Morton ($100-150mila). Una delle star del momento, Wangechi Mutu ($25-50mila) da Victoria Miro, assieme al tocco poetico di Francesca Woodman ($5-10mila); l’installazione di Liz Larner, Corner Blasher 1988 ($100-150mila) da Michael Janssen; l’opera di Ken Price quotata $100-150mila da Brooke Alexander Gallery NY, tornando poi da un’italiana con Cristina Lei Rodriguez, Decadence Revised, $10-25mila da Brand New Gallery, infine Francis Alys da David Zwirner, Untitled 1996 ($300-400mila).
L’installazione del 1972 di Helio Oiticica della Galleria Lelong (prezzo su richiesta) fa da ponte tra i due gruppi, riflettendo sul mondo al di fuori della galleria, folk e rock music, la cultura delle droghe, le favelas, richiedendo però un coinvolgimento estetico e sensoriale.
Nel secondo gruppo troviamo artisti come Nancy Spero sempre da Lelong, con un’installazione da $1milione, Hermann Nitsch (€100-150mila) da Krizinger Vienna, Susan Hiller da Whitechapel, Anna Maria Maiolino da Raffaella Cortese, con 6 foto b/n ($50-75mila) e un video ($25-50mila). Numerose sculture tra cui quella in acciaio di Ruben Ochoa ($50-75mila) da James Cohan, Richard Tuttle da Pace Gallery ($300-400mila), Kim Jones da Pierogi ($10-25mila); Ai Weiwei, con una porta in marmo dal valore di $300-400mila da Chambers Fine Art NY/Pechino; Cildo Mereiles da Lelong, con un’installazione del 1984/86 (prezzo su richiesta).

– Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.
  • I percorsi pensati dai curatori sono un ottimo sintomo. Se il contemporaneo vuole salvarsi deve riuscire ad argomentare criticamente l’idea di Valore. Questo avviene giustamente e furbescamente ad alto livello…

    Poi abbiamo arte fiera che sembra in tutto e per tutto il padiglione di Sgarbi all’ultima Biennale..solo un po’ più rarefatto…le opere stanno lì abbandonate, nel loro voler essere forzatamente eccentriche e “strane”…(i galleristi che vogliono vendere non contano molto nell’argomentazione critica, servono voci esterne…). Una specie di IKEA EVOLUTA dove cercare complementi d’arredo, spesso molto più preteziosi, volgari e immotivatamente costosi rispetto all’ikea tradizionale.

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    http://www.whlr.blogspot.com