Artisti contemporanei. Cosa la gente pensa che facciano e cosa fanno veramente. Garnet Hertz ironizza sul suo ruolo ed è subito “meme”

Se frequentate un qualsiasi social network è difficile che non l’abbiate visto. Si intitola Contemporary Artist, ed è un grafico che ironizza sugli stereotipi legati alla figura dell’artista contemporaneo. In cinque divertenti immagini spiega infatti “cosa i suoi amici pensano che faccia”, “cosa sua madre pensa che faccia”, “cosa lui pensa di fare”, “cosa la […]

Se frequentate un qualsiasi social network è difficile che non l’abbiate visto. Si intitola Contemporary Artist, ed è un grafico che ironizza sugli stereotipi legati alla figura dell’artista contemporaneo. In cinque divertenti immagini spiega infatti “cosa i suoi amici pensano che faccia”, “cosa sua madre pensa che faccia”, “cosa lui pensa di fare”, “cosa la società pensa che faccia” e infine “cosa fa realmente”.
E mentre la mamma lo vede intento a giocare con i pastelli e la società a rendersi ridicolo, quello che sta veramente facendo, il povero artista, è compilare un modulo in cui si propone per una mostra. L’autore dell’immagine si chiama Garnet Hertz, e da anni svolge un’interessante ricerca sul rapporto tra arte e tecnologia; la sua creatura, fatta in pochi minuti e ispirata a sua volta da un precedente meme sui giochi di ruolo, è stata postata su Facebook i primi di febbraio e da allora non ha smesso di essere linkata e condivisa. E naturalmente, come ogni fenomeno virale che si rispetti, reinterpretata. Ecco allora apparire “cosa fanno realmente” i fotografi, i registi, i programmatori, i medici, le mamme e chi più ne ha più ne metta.
A quanto pare, ogni categoria ha il suo bel carico di stereotipi da smaltire, e lo schema messo a punto da Hertz sembra il framework ideale per riassumerle. Se volete provare anche voi, linkiamo in calce anche il template…

– Valentina Tanni

La storia del meme “What I Really Do”
Il sito web di Garnet Hertz
Il template per fare la propria versione

CONDIVIDI
Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.