Aria nuova al Macro, ed anche Area nuova. Così si chiamerà la terrazza sopra all’Auditorium, che sarà la “casa” di Miltos Manetas. E poi area relax, lettura, socializzazione

La domanda se la sono posta un po’ tutti, almeno una volta: ma quando si inizierà a utilizzare in maniera strutturale questo stupendo spazio? Tutti quelli che si siano fatti un giro per il Macro, passando sulle passerelle e guardando verso quella sorta di accogliente terrazza interna formata dal tetto dell’Auditorium. Beh, la risposta arriva […]

La domanda se la sono posta un po’ tutti, almeno una volta: ma quando si inizierà a utilizzare in maniera strutturale questo stupendo spazio? Tutti quelli che si siano fatti un giro per il Macro, passando sulle passerelle e guardando verso quella sorta di accogliente terrazza interna formata dal tetto dell’Auditorium. Beh, la risposta arriva ora, e si iscrive di certo nel pacchetto di novità organizzative impostate dalla direzione Pietromarchi: un nuovo spazio battezzato Area che infatti – come recita la presentazione – “rientra nel progetto generale di rivitalizzazione e valorizzazione di tutti gli spazi di cui è composta l’articolata e complessa architettura del Macro, particolarmente dopo l’intervento architettonico di Odile Decq”.
Cosa sarà dunque Area? Uno spazio per la sosta, il relax, la lettura, lo scambio di idee e la socializzazione, allestito in collaborazione con lo IED (Istituto Europeo di Design) e occupato dai prototipi di arredo realizzati specificamente per la Macro Area come progetto di tesi dagli studenti. A partire da marzo, in concomitanza con l’inaugurazione del programma espositivo, la terrazza sarà coperta da wi-fi e sarà fornita non solo dei cataloghi delle mostre del museo, ma anche di riviste di informazione, critica, teoria ed approfondimento, sia italiane che internazionali.
E verrà utilizzato anche da Miltos Manetas, nuovo membro del comitato scientifico del museo, per il suo progetto Electronic Orphanage, che lo occuperà a cadenza settimanale e ne farà “uno spazio sperimentale per la coesistenza, ma anche contaminazione, fra nuovi e tradizionali media”.