Una mostra di squadre e righelli. Chiude la storica azienda di strumenti per il disegno Vibo, ed arriva l’omaggio della Triennale di Milano: ecco le foto…

Chi si occupa di progettazione ha sicuramente tenuto in mano, almeno una volta nella vita, una squadra, un righello o un normografo. Questi basilari strumenti del disegno tecnico sono negli ultimi anni stati soppiantati da software e programmi cad che, con la loro precisione millimetrica, non concedono errori e lasciano la possibilità di infinite stesure. […]

Chi si occupa di progettazione ha sicuramente tenuto in mano, almeno una volta nella vita, una squadra, un righello o un normografo. Questi basilari strumenti del disegno tecnico sono negli ultimi anni stati soppiantati da software e programmi cad che, con la loro precisione millimetrica, non concedono errori e lasciano la possibilità di infinite stesure. Poco importa al mercato se questi oggetti mantengono un fascino intramontabile e il loro utilizzo insegni, più di tutti i computer, cosa significa dare giusta misura e proporzione ai progetti. L’azienda Vibo, che da cinquant’anni si è occupata della produzione di squadre e affini passando dalla bakelite al plexiglass, ha cessato la sua attività con la fine del 2011.
La crisi, il progresso dei programmi informatici e il crescente numero di prodotti cinesi hanno posto fine ad un’attività passata di padre in figli, e alla buona abitudine di iniziare un progetto con righello e matita alla mano. Per chi, come chi scrive, fa ancora fatica ad abbandonare questi preziosi strumenti, è d’obbligo una visita alla mostra-omaggio appena aperta alla Triennale di Milano. Intanto c’è la fotogallery di Artribune

– Valia Barriello

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.
  • giuseppe

    Un altro pezzo della nostra storia che se ne va…