Signori, viene giù tutto: l’Italia dei musei non c’è più. Riso, Ex3, la Civica di Trento. E il Madre potrebbe chiudere già da dopodomani

L’annuncio catastrofico sembra essere diventato lo sport nazionale di musei e centri d’arte, amplificato dalla congiuntura economica che lo rende quanto mai verosimile, e magari utile a sollecitare l’apertura delle borse pubbliche. Ultimamente grida strazianti di attentato al patrimonio culturale nazionale, se non mondiale, sono arrivate – andiamo a memoria – dalla Galleria Civica di […]

Il chiostro del Madre rivisitato da Bianco Valente

L’annuncio catastrofico sembra essere diventato lo sport nazionale di musei e centri d’arte, amplificato dalla congiuntura economica che lo rende quanto mai verosimile, e magari utile a sollecitare l’apertura delle borse pubbliche. Ultimamente grida strazianti di attentato al patrimonio culturale nazionale, se non mondiale, sono arrivate – andiamo a memoria – dalla Galleria Civica di Trento, dal Man di Nuoro, dal Museo Riso di Palermo, proprio in questi giorni. Salvo poi rientrare non appena arrivato il politico di turno a mettere all’incasso mediatico le proprie rassicurazioni di salvataggio, o a suggerire forme di “riconversione”, o a smentire la gravità della situazione.
Riguardo al Madre di Napoli, la situazione è più complessa: il “percorso” della crisi ormai si allunga a qualche annetto (dalla fine del Bassolinismo), e nel frattempo si è strutturato in aspre contrapposizioni, rivendicazioni, denunce penali, annunci di ogni genere, proteste plateali, fino al licenziamento del direttore Eduardo Cicelyn. E all’annuncio – l’ultimo di una serie – di Jannis Kounellis, che ha dichiarato di voler ritirare le cinque opere prestate al museo.
In questa situazione, potrebbe avere una valenza diversa l’evoluzione di questi giorni, riassunta oggi dal Mattino con il laconico titolo: “Chiude il Madre, gli artisti ritirano le opere. Licenziati 30 dipendenti”. Cosa è successo? Che le due società che si occupano della gestione del museo – riassumiamo -, la Pierreci e la Mondadori Electa, annunciano che, in mancanza di impegni concreti circa la soddisfazione dei rispettivi ingenti crediti, manterranno aperto il museo fino a domani, lunedì 16 gennaio. Un aut-aut arrivato sui tavoli di Massimo Lo Cicero e Ugo D’Antonio, presidente e amministratore delegato di Scabec (la società a maggioranza regionale che gestisce i servizi) e di Pierpaolo Forte, presidente della Fondazione Donnaregina, che significherebbe la cancellazione di tutte le iniziative in programma, ed il licenziamento di una trentina di giovani dipendenti.
Qualche numero random? La Regione ha messo in bilancio per le attività e la gestione del museo un milione di euro per il 2012, e la sola gestione minima dei servizi che consentono al Madre di restare aperto costa un milione e mezzo di euro: impossibile quindi approvare un bilancio preventivo. Altri numeri? Scabec vanta crediti per 8 milioni dalle gestioni passate, quando – è stato più volte pubblicato anche da Artribune e non smentito – i contributi al Madre erano di 20 milioni di euro (o di dieci, come contrappone il museo, smentito però da delibere pubbliche). Insomma: chi ha ridotto il Madre in questo stato? Quale è la storia vera? Colpevole malagestio o accanimento della politica?

  • sempre meglio

    Vorrei fare una piccola riflessione, non so quando condivisa da altri lettori. Siamo di fronte ad un impoverimento collettivo quando un Museo chiude, sarebbe tuttavia sciocco non riflettere sull’accaduto e focalizzare meglio la situazione. In definitiva potrebbe esser meglio una chiusura piuttosto delle nefandezze, degli sperperi e dei drenaggi di denaro da parte di molti “professionisti dell’arte”:
    Su Palazzo Riso stendiamo un velo pietoso, siamo alla farsa: i principali “fregati”, gli operatori siciliani, dopo anni di programmazione nulla e di mera funzione di stipendificio e prebende, si trasformano in “indignados” per cercare di salvare il museo, dimenticando di cacciare il direttore (emerito sconosciuto).
    Meglio non va a Napoli, Tonelli si è più volte esposto contro Cicelyn, talvolta anche eccessivamente, resta il fatto che il signor Cycelin dopo aver “imperato” decidendo ( ricordiamolo perchè trovo che questa testata l’abbia troppo tralasciato) ASSIEME AD ACHILLE BONITO OLIVA la gestione dei buget. Questi signori hanno creato, nonostante i milioni gestiti, una VORAGINE di debiti. Almeno qualche mostra si è vista, certo solo antolgiche, gli artisti operanti attualimente hanno raccolto bricciole e mozziconi. Come i cani fan con l’osso.
    Ex3, non conosco la situazione, ma va detto invece che li la programmazione con gli artisti che operano in italia c’è stata.
    Civica di Trento, altro esempio di consacrazione di buget nazionali solo ed esclusivamente per artisti stranieri, senza pensare che il primo ruolo di un ente pubblico è quello di sostenere la produzione degli artisti nazionali. Le uniche volte che ciò è avvenuto, spesso con artisti “di certe gallerie”, ci si è distinti per opere distrutte nel giro di poco tempo. Insomma per sperperi, perchè un direttore intelligente sa bene che non vanno mai pestati i piedi, elettoralmente parlando, all’amministrazione con puttante simili. Si mostrino le opere, ma le operazioni o hanno una ricaduta sul territorio o se sono enti utopici, poi si pagano. Ed anche qui ci siamo giocati l’opportunità di produrre arte nazionale e di esportarla.

    Scusate per il lungo commento, ringrazio se qualcuno si è preso la briga di leggerlo tutto. Con una realtà simile, siamo convinti che non sia molto meglio stendere un velo pietoso e lasciare i musei chiusi? Evitando di scialacquare sostanza pubblica? Oppure dovremmo tenerli aperti solo perchè vi sono degli stepindi in ballo? magari senza neppure una lira per la programmazione? Meglio molto meglio un museo chiuso che un museo di merda. Scusate la cattiveria, ma è la verità.

  • artemio

    E’ finita l’epoca delle vacche grasse e tutti i nodi vengono al pettine,si dice pure che per molti “amici degli amici” è finita la pacchia.condivido il lungo articolo di chi mi ha preceduto.Quasi sempre si è trattato di Musei del “temporaneo” e non del “Contemporaneo ” dove spesso l’effimero e la spettacolarizzazione hanno avuto maggiore spazio.Speriamo che i problemi legati alla crisi,servano a fare chiarezza e “pulizia”

  • furio

    son contento!!!

  • eduardo cicelyn

    Il Madre ha utilizzato una scheda di finanziamento europeo di 10 milioni di Euro per le attività espositive degli anni 2007-2008-2009-2010-2011. Ulteriori 10 milioni di Euro non si sono mai visti e mai si vedranno, purtroppo. Complessivamente, negli anni 2010, 2011, 2012 il Madre ha ricevuto 3milioni e 300mila Euro, cioè circa 1milione e 100mila Euro all’anno. Il costo annuale dei servizi di gestione Scabec (assistenza sale, biglietteria, vigilanza, pulizia, manutenzione, conduzione impianti) è di 1milione e 500mila su tariffe fissate dalla Regione Campania e che il Madre deve applicare necessariamente. Le utenze (luce, telefono, acqua) museali costituiscono una spesa di circa 350mila euro all’anno, le tasse (54mila solo la spazzatura) sono circa 100mila Euro all’anno, le assicurazioni delle opere storiche in prestito costano circa 120mila Euro all’anno, i costi dei dipendenti della Fondazione circa 400mila Euro all’anno. Dunque, senza organizzare neanche una mostra, il Madre ha spese annuali per circa 2milioni e 500mila Euro. Queste sono le cifre vere. Provate a smetterla con le bugie, se vi riesce.

  • sempre meglio

    Cicelyn, le fa onore il fatto che si metta in gioco. E mi creda – non se n’abbia – nessuno chiede rimborsi, ma con una base di partenza di 10 milioni di anni per 5 anni, non è buona cosa che un museo non riesca a recuperare neanche una lira tra sponsor, finanziamenti degli enti locali e accettare, senza batter ciglio che in 5 anni i finanziamenti europei restino bloccati. Lei, scusi, cosa propone? Di rimanere al suo posto e incassare crediti dall’ente pubblico sapendo che tanto prima o poi, se non altro per vie legali, il suo compenso le verrà dato? No – sah – capisce: perchè la gente s’incazza a vedere che le strutture restano aperte solo per pagare gli stipendi. Ripeto, non se n’abbia e non la prenda come un duello all’ultimo sangue, magari personale, ma queste realtà vanno chiuse E BASTA. Magari riaprirne altre dai costi MOOOLTO più sostenibili. Altrimenti si fa come quell’uomo che sapendosi superdotato, alla prima occasione, deludentemente, fa cilecca. L’italia deve imparare a creare strutture solo se le può sostenere, altrimenti, meglio star fermi (nel senso di chiusi – preciso).

  • sempre meglio

    errore: intendevo 10 milioni di euro, ovviamente.

  • erica

    Cycelin, quanto ha pagato l’installazione di Carsten Nicolai in piazza del plebiscito?
    Quanto ha pagato gli strepitosi interventi curatoriali di Bonito Oliva?
    Ci riepiloga mostra per mostra le spese sostenute?
    Se le serve una segretaria che le gestisce il budget mi posso candidare per il suo prossimo incarico se vuole.

  • @sempre meglio. E’ evidente che sono stati reperiti in questi anni anche un po’ di finanziamenti privati per il Madre. Quanto? Beh, questo è il problema, che però è comune a tutte le istituzioni culturali italiane. Per il resto non comprendo quasi nulla del suo ragionamento e perciò le pongo un quesito: si devono chiudere tutti i musei italiani, visto che i soldi pubblici non ci sarebbero per nessuno, neanche per Capodimonte, per gli Uffizi o per Pompei? Per sua informazione sappia che nessuna istituzione culturale europea si regge se non con grande dispendio di risorse pubbliche e con scarsissimo (pari quasi a zero) finanziamento privato. Se le cose stanno così, chi deciderà quale museo e quale forma d’espressione dovrà e potrà sopravvivere alla crisi? Questa è la domanda e questa è anche la pena di chi si occupa di arte contemporanea in questo stanco, vecchio e ottuso paese che è l’Italia. A Napoli che è sempre un’avanguardia sociopolitica conosciamo la risposta da oltre due secoli: vinceranno e si riprodurranno sempre e comunque il folklore locale e la sottocultura piccolo borghese del nostro ceto dirigente

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      IL MUSEO MADRE NELL’OLIMPO DELL’ARTE

      Che cosa c’è di più azzardato parlare di folklore e di sottocultura piccolo borghese…, quando la cultura piccolo borghese regna sovrana nell’odierno olimpo dell’arte contemporanea? Una cultura.., un’arte “differente” che nella sua sostanza ideologica amplifica la portata della cultura di massa, senza che essa sappia valorizzare le espressioni autentiche e l’identità storica di un territorio vivo, dinamico e suggestivo come quello della mia amata Campania ?

      Un ordine e un disordine che vive distante dalla realtà museale del Madre e che non interferisce affatto con i valori piccoli borghesi che esso esprime, in misura diversa, senza togliere valore con l’ordine monodimensionale di un certo modo esclusionista, elitaria di intendere l’arte contemporanea.

      Una condizione diversa che un museo dovrebbe attuare per formare una coscienza estetica estesa a tutti e non patrimonio di un’elite borghese o piccolo borghese.

      Questa distanza che separa l’arte contemporanea dal popolo napoletano, campano, potrebbe essere ridotta qualora il Madre cessasse di essere una “torre d’avorio” inespugnabile sospesa nelle nuvole artistiche dell’olimpo dell’arte e portasse valori, bellezza (sempre che ce ne siano) al popolo e il popolo al Madre. Il baratto è una forma intrigante per avvicinare il popolo all’arte.

      Una prassi efficace usata abilmente negli anni sessanta e settanta in tante discipline artistiche tra le quali, l’arte dello scambio di Eugenio Barba, di altri artisti che non sto qui a menzionare.. che hanno utilizzato la potenzialità dell’arte contemporanea per renderla alla portata popolare, nella misura in cui essa è autentica espressione di valori, bisogni e ideali condivisi.

  • Invito al blog

    Non sarebbe il caso di mettere in discussione il format/display del “museo di arte contemporanea”?

    Invito a questi post:

    Dialogo con G. Di Pietrantonio:
    Il museo di domani. Il mondo di domani.

    whlr.blogspot.com/2011/12/oltre-il-giardino.html

    Dialogo con R. Ago
    La crisi della rappresentazione

    whlr.blogspot.com/2011/11/yes-medio-xxx-palazzo-vecchio-firenze_25.html

    LR

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      I MUSEI COSI’ COME SONO CONCEPITI OGGI NON HANNO PIU’ SENSO

  • @erica. Il costo complessivo dell’operazione Nicolai in piazza Plebiscito fu di 500mila Euro.
    La stupirò. Achille Bonito Oliva non ha mai percepito un euro, né nella qualità di vicepresidente della Fondazione, né nella qualità di Presidente del Comitato Scientifico, né nella qualità di curatore della Mostra di Alighiero Boetti, nè nella qualità di autore di testi su alcuni cataloghi prodotti dal museo.

    Non ho tempo e modo di rendicontare a lei (e chissà perché proprio a lei) le spese delle singole mostre prodotte dal Madre, perché come vedrà dal sito sono tantissime, decisamente di più di quelle prodotte dalle altre singole istituzioni italiane negli anni che vanno dal 2005 al 2011. i In un precedente post ho indicato il volume finanziario complessivo.

    Se lei e altri esperti vocianti su questo sito vi informaste sui costi standard della gestione e delle produzioni museali in tutta Europa, magari potreste trarne conoscenze utili per placare i vostri bollenti spiriti di incompetenti polemisti. Per dimensioni del palazzo (8mila mq) e qualità delle attività espositive, il Madre meriterebbe di essere parametrato in Italia solo con Rivoli, il Mart e il Mambo. Provate a fare due conti e qualche paragone, poi ne riparliamo.

    Per dare solo un dato: l’acquisto del palazzo Donnaregina, il restauro di Siza, la funzionalizzazione degli impianti, la gestione ordinaria sino ad oggi (a partire dal giungo 2005), tutti gli stipendi, la produzione di tutte le opere site specific, tutte le mostre fino ad oggi realizzate fanno una spesa totale di circa 100milioni di Euro. Ora chiedete in giro quanto è costata la sola costruzione del Maxxi e meditate almeno un po’ prima di spargere ulteriori sciocchezze in rete

    • Se lo fanno in Europa non significa che spendere 500.000 Euro per l’installazione di Nicolai non POSSA (dico possa) essere IDIOTA.

      Ripeto, invito al blog, per ripensare all’organizzazione di Museo in termini più fluidi,agili ed economi.

      Non entro nel merito della gestione MADRE.

      luca rossi
      http://www.whlr.blogspot.com

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      In Europa, i musei sono gestiti da gente con le palle e si fa di necessità virtù.

  • sempre meglio

    Sono risposte come questa, sign. Cicelyn, che mi fanno pensare (non se ne abbia ripeto) che lei dovrebbe andarsene perchè è palese, lei non si rende conto dell’enormità della cifra che pretende di far passare come normale. La regione Campania contava su quei soldi europei, per il prossimo quinquennio, non sono arrivati (ma chi mi dice poi che l’ente pubblico non li abbia voluti far arrivare – unica maniera per spodestarla, forse). Lei si deve dimettere con una prospettiva cosi, ma è il minimo. Se l’ente pubblico, i politici non vogliono rifinanziare il progetto, lei ha il dovere di andarsene, non di restare e ampliare il debito. Le è chiaro cosi? Oppure ha davvero il sangue freddo per restare a dirigere un museo senza bookshop, perchè moroso e senza alcuna programmazione? Davvero lei sarebbe capace di restarsene li anche senza possibilità di operare? Non voglio entrare nel merito dei 500 mila euro spesi per Holler per un’opera durata pochi giorni. La cosa si commenta da sola. E lei, forse, si meraviglia del perchè l’ente pubblico non le vuole rinnovare fiducia? Commenti pure che sono chiacchere e blaterazioni, ma i numeri è lei che li ha forniti. Faccia la cortesia e se ne vada. Almeno per dignità.

  • sempre meglio

    Scusi, volevo aggiungere una cosa: visto che lei proponeva paragoni. A Bolzano, il presidente della provincia ha stracciato il contratto dell’ex direttrice del Museion per difetti enormemente minori di quelli del Madre. La i politici rischiano davvero di perdere il posto se i loro incaricati sperperano soldi.

    La dica la verità Cicleyn, la regione è stufa di lei e vorrebbe metterla in condizioni di dimettersi, è un gioco al massacro in cui sono i cittàdini e il prestigio del museo in gioco (quest’ultimo – in verità – ormai perso). Ma a lei no importa nulla della dignità e si tieni stretto quel posto all’infinito, coperto da Bonito Oliva, ovviamente.

    Quando apriremo un’inchiesta sulle acquisizioni gestite da Abo per la metropolitana partenopea? Quanti milioni di euro sono volati via? Per aver acquistato cosa, poi? E a che cifre? Ma soprattutto, in che condizioni sono queste opere dopo soli pochi anni?

    100 milioni di euro e tutto va bene. E’ normale esser senza un becco d’un quatrino e il direttore avvinghiato al seggiolone. Terminiamo con una cigliegina: certo, lei caro Cicelyn è li per concorso e merito! Eccerto. Lo sanno tutti. Ah ah ah ahhhh

  • aboliamo le mediazioni: giù i super stipendi, limitare e troncare la legge ronchey che fin’ora sembra aver fatto solo danni (in Francia la gestione culturale è ancora pienamente statale, con ottimi risultati http://www.unita.it/culture/il-louvre-lo-dimostra-la-cultura-rende-1.362998), investire di più anche su una comunicazione più efficace, investire su opere ed eventi ancora più appetibili soprattutto per i ragazzi!…insomma, perché solo in Italia la cultura non rende?

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Salvo, se il successo di un museo dipende solo dallo staff di dirigenti, allora non rimane che consigliare agli staff di dirigenti incapaci di acquistare e leggere presto “la guida dell’agricoltore” – “Il vero Sesto Cajo Baccelli”. Se non altro trovano una nuova occupazione nella coltura dei campi.

  • Daniela

    quando compilai e pubblicai (senza chiedere una lira ma solo delle copie gratis che distribui al Ministero dei BB.CC.) L’Italia dei Musei, correvano gli anni ’90. la pubblicai perchè mentre tutti, politici e tecnici, citavano casualmente che avevamo una % comunque superiore al 60%, essendo andata all’Unesco quale una delle rappresentanti del nostro Paese, scopersi che eravamo collocati al16 posto in quanto a patrimonio museale, dopo molti paesi ” poveri” di arte. tuttociò perchè il ministero comunicava all’Unesco solo poco più di 300 musei per tutto il Paese,, non avendo mai fatto una catalogazione di tutte le stutture, indivinduando anche quelle non di proprietà o gestione diverse dal Ministero, e non dico Stato! risultato: la quantificazione, classificata per più variabili, portò ad oltre 3100 realtà. ma questo doveva essere solo l’inizio di un lavoro che, unito all’elenco dei siti archeologici, anch’esso pubblicato, doveva divenire la base per una articolata PROGRAMMAZIONE DEL SETTORE. in questo periodo mi ero ripromessa di riprendere in mano il lavoro per aggiornarlo e proporre delle idee ed iniziative che rispondessero anche ad esigene economico-finanziarie. ho accennato l’idea sia al MIUR che al Min BB.CC con risultati massimamente scarsi. eppure non ho chiesto soldi nè qualsiasi altro rientro, solo di realizzare insieme una base aggiornata di catalogazione a cui aggiungere delle proposte realizzabili con e sul territorio, che potrebberto essere positive sia per il settore, che per altri ad esso connessi, con valide e possibili ricadute anche per l’aspetto economico e finanziario.
    non vorrei dilungarmi oltre ma una cosa la debbo dire: molti, per non dire quasi tutti. dei grandi, creativi ed esperti sovrintendenti , sono andati in pensione nel 2011. nessuno ha fatto nulla per trattenerli o, almeno, mantenere la loro ricchezza culturale, unita all’amore per il Bene Pubblico!

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      La maggior parte della classe dirigente museale, se ne infischia del Bene Pubblico: questo appare ben chiaro a chi conosce i bilanci di musei perennemente in rosso…