Si è calmato lo “spread” dei musei a rischio chiusura? Ora si passa a quelli che rischiano la morte in culla: come la Casa delle Culture milanese…

Sono tre o quattro giorni che non arriva nessuna nuova notizia di chiusure di musei? Ci sarebbe quasi da rallegrarsi, visti i chiari di luna che corrono ultimamente. E invece no: perché pur non trattandosi di chiusura – del resto, da quelle parti non è che ci sia moltissimo, da chiudere -, da Milano giungono […]

Ansaldo Città della Cultura - Milano - © David Chipperfield Architects

Sono tre o quattro giorni che non arriva nessuna nuova notizia di chiusure di musei? Ci sarebbe quasi da rallegrarsi, visti i chiari di luna che corrono ultimamente. E invece no: perché pur non trattandosi di chiusura – del resto, da quelle parti non è che ci sia moltissimo, da chiudere -, da Milano giungono i rumori delle polemiche attorno al progetto della Casa delle Culture (o Città delle Culture) progettata da David Chipperfield all’ex Ansaldo.
È stato il Corriere della Sera del 16 gennaio a raccogliere i malumori dei donatori delle centinaia di opere che, nei programmi, sarebbero confluiti nello spazio espositivo che doveva aprire la prossima primavera. Ma dopo le lunghe polemiche, poi rientrate, fra il sindaco Pisapia e l’assessore Boeri, i destini degli spazi dell’ex Ansaldo, tra via Tortona e via Bergognone, restano oscuri: sarà abbandonato l’originario progetto etnografico, antropologico e archeologico, con le collezioni di opere extraeuropee?
Boeri non aveva fatto mistero dell’intenzione di abbandonare il progetto del Mac di Daniel Libeskind nel quartiere Citylife, e di voler spostare l’arte contemporanea all’Ex Ansaldo: con la sua ultima andata a Canossa, si rimangerà anche queste intenzioni? I tanti cittadini coinvolti giustamente chiedono chiarezza, e scrivono al sindaco Pisapia, ricordandogli – sempre fonte Corriere – che nel programma elettorale “come primo punto d’interventi nel settore cultura” c’era proprio il Centro delle culture all’Ansaldo. E ancora più imbufaliti sono coloro che hanno già materialmente conferito le opere donate, come il chirurgo Aldo Lo Curto, con una raccolta etnografica di 400 opere provenienti da 50 diversi Paesi del mondo. Che fine avranno fatto?