Pretiosa, come la Gioconda. In omaggio all’antenata modella, Gherardini dedica una borsa a Leonardo da Vinci

Certo, l’identità della modella ritratta da Leonardo nella Gioconda pare sia uno dei temi prediletti dagli storici dell’arte, e spesso anche da improvvisati studiosi a caccia di qualche minuto di gloria mediatica. Eppure la griffe fiorentina Gherardini pare non avere dubbi: e c’è da capirli, avere un’antenata ammirata ogni anno da milioni di visitatori al […]

La Pretiosa di Gherardini

Certo, l’identità della modella ritratta da Leonardo nella Gioconda pare sia uno dei temi prediletti dagli storici dell’arte, e spesso anche da improvvisati studiosi a caccia di qualche minuto di gloria mediatica. Eppure la griffe fiorentina Gherardini pare non avere dubbi: e c’è da capirli, avere un’antenata ammirata ogni anno da milioni di visitatori al Louvre deve essere una bella soddisfazione. Ed anche un bel vantaggio a livello di immagine.
Dunque: la Gioconda è Lisa Gherardini, del resto il nome più accreditato fra le tante “pretendenti”. Ed a suggello del legame, la maison ha voluto creare un oggetto molto speciale: una borsa limited edition – in vendita solo 99 esemplari – chiamata La Pretiosa, materiali di pregio e look ispirato a un disegno del genio del Rinascimento. Venduta corredata da un libro che racconta l’arte di Leonardo: con Lisa in primi piano…

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  • giorgio bonomi

    Che coincidenza! “Pretiosa” è il titolo di una mostra che ho curato presso la Galleria VARART di Firenze inaugurata il 18 novembre dello scorso anno e tuttora in corso!

  • Omaggio della Maison Gherardini alla Gioconda di Leonardo
    Niente di male usare il nome famoso ed ipotetico di monna Lisa per fare business soprattutto quando si accompagna al tentativo critico del la conoscenza dell’autore di riferimento dal quale la maison trae lo spunto per misurarsi con una creazione preziosa (come suggerisce il nome della borsa) anche se ho qualche dubbio sulla “portabilità” quotidiana da parte delle 99 signore che avranno l’impulso di acquistarla. Pur tuttavia mi pare un risveglio verso l’eccellenza dell’artigianato e perfino dell’industria non senza la consapevolezza di misurarsi con la storia pregressa, gesto che richiede con l’umiltà di andare a lezione dal passato sebbene si tratti di Leonardo il cui solo nome fa tremare le vene e i polsi. A Urbino, città Unesco, la cui essenza e consistenza è l’arte in tutte le sue possibili declinazioni, le giunte amministrative, almeno a partire dagli anni ottanta, hanno sistematicamente distrutto la grande tradizione agro/artigianale di alto livello che risale al rinascimento federiciano (Federico da Montefeltro). Nel mondo è particolarmente nota la ceramica istoriata, la miniatura dei codici (anche se tramite il grande editore fiorentino Vespasiano da Bisticci) ma l’artigianato urbinate aveva molto altro e sicuramente poteva declinare eccellentemente la modernità. Ma gli esperti artisti di Urbino, man mano che entravano in difficoltà individuale, invece di ottenere spazio e sostegno nell’aggiornamento tecnologico del proprio lavoro e nella individuazione di nuovi mercati, trovavano un posto nelle pubbliche amministrazioni e restituivano, assieme alla messa in mora delle insegne del proprio lavoro, l’agognato consenso elettorale anche se non in tutti i casi. Questa è la tentazione perversa, devastante e fallace della politica intesa come scadenza elettorale.

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