Non tutti i Codacons vengono per nuocere. Le polemiche sul caso Colosseo-Della Valle potrebbero essere il volano per le nuove norme sulle sponsorizzazioni di beni culturali

Capita che una polemica costruita su basi molto mediatiche, ma fragilissime nella sostanza delle argomentazioni, finisca per innescare un meccanismo virtuoso. Capita che il polverone sollevato dalla Uil Beni Culturali e dall’ineffabile Codacons attorno alla sponsorizzazione della Tod’s per il restauro del Colosseo, già diradato da un ministro Ornaghi per una volta deciso e perentorio, finisca […]

Capita che una polemica costruita su basi molto mediatiche, ma fragilissime nella sostanza delle argomentazioni, finisca per innescare un meccanismo virtuoso. Capita che il polverone sollevato dalla Uil Beni Culturali e dall’ineffabile Codacons attorno alla sponsorizzazione della Tod’s per il restauro del Colosseo, già diradato da un ministro Ornaghi per una volta deciso e perentorio, finisca per dare il la ad una ridefinizione normativa quanto mai urgente, in tema di contributi privati a favore del patrimonio.
A riferirne è ovviamente Il Sole 24 Ore, sempre puntualissimo e capillare nell’informazione economico finanziaria, anche quando questa sfiori temi tutto sommato di nicchia. Il quotidiano confindustriale scrive dunque che entro un paio di mesi dovrebbero arrivare in porto le nuove regole del ministero dei Beni culturali sulle sponsorizzazioni per gli interventi di restauro del patrimonio da parte dei privati. Novità stimolata appunto dall’esperienza del Colosseo, che sarà restaurato grazie a 25 milioni di euro messi sul tavolo da Diego Della Valle, dalle polemiche che ne sono seguite. “Si è pensato di correre ai ripari con una modifica al codice dei contratti pubblici, nel quale è stato introdotto l’articolo 199-bis che riguarda espressamente le procedure di sponsorizzazione di beni culturali”.

  • Gentile direttore di Artribune, pur avendo seguito con sgomento le polemiche contro l’investimento coraggioso di Diego Della Valle, non conoscendo bene gli accordi e meno le procedure concordate, non mi sono mai permesso di intervenire su questa pagina. Nella lontana Urbino c’è un monumento di rilievo universale che è a rischio. Non è il Colosseo ma un documento non meno rilevante della cultura rinascimentale e specificamente del rinascimento federiciano. E’ il mausoleo dei Montefeltro. E’ un’architettura sepolcrale unica nel suo genere, realizzata su disegno di Francesco di Giorgio dopo la morte di Federico (1482) ma in base a precedenti indicazioni del duca. Può considerarsi parte del palazzo ducale perché di fatto il mausoleo sorge sul colle di San Bernardino in alternativa ad un primo progetto immaginato nello stesso palazzo. Il mausoleo è proprietà del Comune di Urbino che non ha risorse. Tuttavia il Comune ha costantemente ignorato la valenza del singolarissimo monumento ed ha consentito il progressivo degrado in cui si trova (nell’inverno scorso si è verificato persino un crollo nel convento francescano attiguo) senza che mai ne abbia saputo valorizzare la storia, il pregio, la singolarità, il lascito ideale dello stesso Federico. Il Comune non ha mai cercato la collaborazione degli imprenditori capaci, volenterosi, colti o comunque disponibili ( si ricordi che Della Valle è marchigiano di Sant’Elpidio a mare) a prendersi l’onere o parte dei costi per interventi nella protezione, salvaguardia, restauro, promozione e riuso dei beni culturali. Questo è il dramma. Altro che contendere sullo sfruttamento dell’immagine da parte di chi pone a bilancio un impegno sostitutivo delle pubbliche amministrazioni spesso incapaci persino di chiedere aiuto

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