Niente tagli, noi consideriamo la cultura il nostro futuro. Parole di Eric de Chassey, direttore di Villa Medici. Che presenta i suoi programmi, e ci molla questa lezioncina…

“La cultura è futuro per noi francesi, per questo non abbiamo avuto alcun taglio economico. È una scelta che accomuna tutta la politica francese perché tagliare cultura significa tagliare futuro”. Lo ha detto Eric de Chassey, arrivato al suo terzo anno da direttore dell’Accademia di Francia a Roma che ieri 23 gennaio ha presentato le […]

Eric de Chassey

La cultura è futuro per noi francesi, per questo non abbiamo avuto alcun taglio economico. È una scelta che accomuna tutta la politica francese perché tagliare cultura significa tagliare futuro”. Lo ha detto Eric de Chassey, arrivato al suo terzo anno da direttore dell’Accademia di Francia a Roma che ieri 23 gennaio ha presentato le attività culturali di Villa Medici per il 2012 e l’approccio dell’istituzione che dirige.
Arte, musica, cinema, letteratura e storia dell’arte, per una produzione culturale che parte anche da una riflessione dei borsisti internazionali che sono accolti dall’Accademia, e che si sviluppa – quest’anno più degli altri – su altri territori culturali di Roma e non solo. E allora, ecco delle collaborazioni con l’Auditorium Parco della Musica, con il Teatro Valle occupato (che ospiterà a marzo una serie di incontri sull’arte), con l’Università la Sapienza per alcuni appuntamenti della prossima rassegna di musica Controtempo, ma anche per il cinema con la sala Trevi, con la Cineteca di Bologna, con l’Accademia dei Lincei e con il FotografiaFestival, solo per citarne alcuni. E si parte subito: fino al 28 gennaio eventi musicali con il festival Controtempo, con un omaggio al compositore italiano Fausto Romitelli e alle sue sperimentazioni “rock”.
Il 5 febbraio inaugura invece la prima grande mostra con la prima retrospettiva italiana di Jean Marc Bustamante che dialogherà con alcune opere di Pieter Saenredam prestate dai più grandi musei europei. E poi il cinema, a marzo, dal 21 al 27, con la rassegna Re-Visioni con uno sguardo sul cinema ritrovato e il tema del Viaggio in Italia; a luglio, invece, il  Cinema estivo all’aperto proporrà una serie di pellicole dedicate a Chiara e a Marcello Mastroianni, e ad ottobre ancora Cinemondo, dedicata all’America Latina.

– Geraldine Schwarz

www.villamedici.it

  • ma

    Se in Italia si gestiscono i soldi come al Madre, fanno bene a tagliare

    • SAVINO MARSEGLIA

      NEI MUSEI D’ARTE CONTEMPORANEA D’ ITALIA, A COMANDARE SONO SEMPRE LE STESSE PERSONE !!!

      La pessima conduzione amministrativa-finanziaria, non riguarda solo il museo Madre, ma direi, che è una lacuna che accomuna gran parte di queste strutture pubbliche.

      C’è da aggiungere che quelli che dirigono queste strutture pubbliche hanno più la tendenza a difendere lo “status quo”( ruolo e potere gestionale ottenuto) che la responsabilità di una sana gestione economica- amministrativa, in modo da evitare l’accumulo di deficit su deficit. Tanto a pagare saranno i soliti contribuenti!

      Purtroppo, c’è anche il problema che alla guida di questi musei-mausolei, la classe politica di turno, generalmente è portata sempre a riconfermare le stesse persone.

      La tendenza è quella di nominare curatori e dirigenti sulla base di meriti acquisiti in questi musei-mausolei. Secondo me, talvolta la classe politica, dovrebbe avere il coraggio di investire su nomi nuovi e incoraggiare chi ha meno titoli museali, accademici e puntare dritto su proposte di efficienza amministrativa e programmi ancora più innovativi.

      In Italia, tutto è burocraticamente chiuso e statico…, manca un ricambio nella classe dirigente che sappia privilegiare idee nuove, in particolare, una maggiore attenzione alle attività dei giovani artisti, un miglioramento dell’attività divulgativa, educativa, integrando formazione e in formazione in un dialogo costante con tutte le strutture educative del territorio.

      Investire sulle giovani generazioni, determinerebbe anche un cambiamento di linguaggi e di gusto, cui potrebbe esserci utile, in particolare in questo momento di grave crisi economica.

      In Questi musei-mausolei si fa di tutto per “ghettizzare” – escludere tutto ciò che non rientra in una canonica logica consolidata di potere politico-culturale: non si fa niente per ricercare linguaggi e contenuti innovativi, anche alternativi di artisti che purtroppo, vedono il loro percorso creativo sempre di più in salita, perché non trovano le dovute attenzioni e valorizzazione del lavoro all’interno di queste strutture bloccate, autorefernziali e ad uso eslusivo di una casta dell’arte.

      Bisognerebbe pure domandarci per quale ragione in questi musei-mausolei, (spesso vuoti), si vedono sempre gli stessi artisti e il solito pubblico; e per quale motivo i privati non investono più o investono meno?

      Dobbiamo pure domandarci di chi decide e cosa sia degno di esporre e conservare in queste cattedrali dell’arte?