Le parole sono pietre. E sono pietre anche gli Stolpersteine che l’artista tedesco Gunter Demnig dedica a tutti i deportati della storia. Anzi, a Roma sono sanpietrini…

L’autore li definisce “pietre d’inciampo”, di fatto sono dei sanpietrini che lui stesso sceglie sul marciapiede davanti alla casa in cui hanno vissuto uno o più deportati. Pietre del tipo comune e di dimensioni standard – cm. 10×10 -, che si distinguono solo la superficie superiore, a livello stradale, di ottone lucente, sulla quale sono […]

Gunter Demnig – Stolpersteine, Roma

L’autore li definisce “pietre d’inciampo”, di fatto sono dei sanpietrini che lui stesso sceglie sul marciapiede davanti alla casa in cui hanno vissuto uno o più deportati. Pietre del tipo comune e di dimensioni standard – cm. 10×10 -, che si distinguono solo la superficie superiore, a livello stradale, di ottone lucente, sulla quale sono incisi nome e cognome del deportato, anno di nascita, data e luogo di deportazione e, quando nota, data di morte.
Sono questi gli Stolpersteine dell’artista tedesco Gunter Demnig, al centro del progetto basato sulla ricerca e la testimonianza dell’esistenza di cittadini scomparsi a seguito delle persecuzioni naziste, ebrei, politici, militari, rom, omosessuali. Si chiama Memorie d’inciampo, e per il terzo anno giunge a Roma sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, e con il sostegno della Comunità Ebraica di Roma.
Sono 72 gli Stolpersteine collocati in questa edizione 2012, a cominciare da quello messo a dimora – questa mattina, 9 gennaio – in via Urbana 2, un sampietrino che ricorderà don Pietro Pappagallo, il sacerdote che durante l’occupazione nazista di Roma dette asilo ai perseguitati “di ogni fede e condizione”: denunciato da una spia tedesca, fu arrestato, condannato a morte e assassinato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Le prime Stolpersteine sono state installate a Colonia nel 1995; da allora a oggi ne sono state distribuite ben 27mila in diverse città tedesche ed europee. A questo nuovo step romano c’era anche Artribune, ecco alcune foto dell’intervento…