La crisi dovrebbe frenare la “biennalite”? Non sembra proprio, da Marrakesh a Busan il 2012 sarà l’anno degli art-trotter

Non solo un anno di crisi, ma anche di mostre ricorrenti. Biennali, triennali, quadriennali, chi più ne ha più ne metta, ce ne sono dappertutto. Vecchie conoscenze, nuove occasioni, mostre in via di posizionamento, prossime al lancio o ben salde nel calendario dell’arte. Per i globetrotters l’agenda del 2012 è veramente dura. Meglio allora cominciare […]

Carson Chan

Non solo un anno di crisi, ma anche di mostre ricorrenti. Biennali, triennali, quadriennali, chi più ne ha più ne metta, ce ne sono dappertutto. Vecchie conoscenze, nuove occasioni, mostre in via di posizionamento, prossime al lancio o ben salde nel calendario dell’arte. Per i globetrotters l’agenda del 2012 è veramente dura. Meglio allora cominciare a buttare giù la lista degli appuntamenti, a voi il compito di prenotare i biglietti.
Si parte da Marrakesh il 29 febbraio. La città marocchina titola la quarta edizione dell’appuntamento dedicato all’arte contemporanea Surrender. Curato da Nadim Samman e Carson Chan, miscela Arti Visive, Cinema, Letteratura, Musica, in un’occasione espositiva che non manca di performance e dibattiti. Seconda, in ordine di tempo, è la Triennale di Parigi. Terza edizione per l’appuntamento del Grand Palais che quest’anno si avvale di un curatore superstar: Okwui Enwezor. Ancora top secret la lista degli artisti, mentre il concept è già stato svelato, anche se per ora solo in sintesi. Si chiamerà Intense Proximity, e racconterà che cosa significa essere un artista attivo nel contesto globale, con numerose intersezioni con la scena francese. Quando inaugura? Mettetevi in agenda il 20 aprile.
Pochi giorni dopo (il 27) è la volta di Berlino, alla sua settima Biennale, che per la curatela sceglie un artista e filmaker, il polacco Artur Żmijewski. Anche i tedeschi lasciano gli aspiranti visitatori nella suspence. Per la serie, lasciatelo lavorare. Seconda tappa africana l’11 maggio in Senegal con Dak’Art, che inaugura in concomitanza con la Biennale dell’Havana, la quale – come già annunciato da Artribune – da spazio a Cuba anche ad un curatore italiano, Raffaele Gavarro. Alla prima puntata (il 23 maggio) è invece Kiev con Arsenale 2012, fortemente voluta nell’ambito dei progetti culturali della città ucraina. Curatore è David Elliott, già Sydney Biennial 2008, che sceglie un tema tanto forte quanto attuale. Letteralmente, il meglio e il peggio del tempo: Apocalisse e rinascita nell’arte contemporanea. Due giorni dopo apre al pubblico la Biennale di Bucharest, curata da Anne Barlow, titolo Tactics for the here and now. Che oppone delle strategie “ad arte” allo stato di precarietà in cui versano l’arte stessa e la società.
Il 2 giugno è, invece, tempo di Manifesta numero 9 a Gent. Cuauhtémoc Medina e il curatore associato Dawn Ades, coadiuvati da Katerina Gregos e Mieke Mels, propongono Deep of the modern, una mostra in cui arte e storia dialogano in maniera complessa, con un’attenzione profonda e particolare al territorio in cui si svolge la rassegna. La settimana seguente, il 9 giugno, tocca a Kassel a all’attesissima Documenta, curata dall’italiana Carolyn Christov-Bakargiev, che si preannuncia una mostra colta, corale e multidisciplinare. Chiude la stagione preestiva, il 27 giugno, l’Australia, con la Biennale di Sydney, diretta da Catherine de Zegher e Gerald McMaster.
Si ricomincia il 7 settembre con la Biennale di Gwuangju, reduce dal successo di Massimiliano Gioni nel 2010, e quest’anno diretta da Sunjung Kim, Mami Kataoka, Carol Yinghua Lu, Nancy Adajania, Wassan Al-Khudhairi, Alia Swastika. Tanti, troppi curatori (anzi, curatrici), sembrerebbe. Non a caso il tema è Roundtable, tavola rotonda, con l’intento di esplorare la possibilità di uno scambio democratico e non gerarchico nella produzione culturale. Il giorno seguente si vola a San Paolo, in Brasile, per la Biennale di Luis Pérez-Oramas, mentre il 15 bisogna essere a Liverpool per la mostra di Sally Taillant e del curatore italiano Lorenzo Fusi. Chiude l’anno Busan, in Corea, che per la sua esposizione del 22 settembre nomina un’altra star dell’arte, Roger M. Buergel, già Documenta 12.

– Santa Nastro

  • La sovraproduzione dei contenitori senza alcun attenzione ai contenuti; anche i giovani (artisti e curatori) vengono presi da una sindrome arrendevole per cui finiscono in un mondo per vecchi a collaborare con i loro “carnefici”; e quindi a percorrere format logori, abusati ed ereditati.

    C’è tutta una preparazione comunicativa e una miriade di TALKS che precedono l’ennesima biennale ma poi le mostre e le opere sono sempre le medesime. Anche Hitler era ottimo organizzatore preparato, ma poi bisogna andare a vedere i contenuti. Da qualche anno non ha neanche senso partecipare a queste rassegne per gli artisti: ci si mimetizza in mezzo ad una miriade di omologhi. Il quadro è desolante e a nessuno sembra fregare niente ( e forse a ragione).