Jannis Kounellis è impazzito, o c’è in giro un pazzo che si crede Jannis Kounellis? Le sue opere, a Napoli, erano una donazione a Cicelyn, non al Madre

Leggi con attenzione la breve del Corriere della Sera, e la prima riflessione spontanea è: non è possibile, a via Solferino devono aver preso un abbaglio, pubblicando una lettera evidentemente falsa. Un artista che ha contribuito a fare una parte di storia dell’arte del Dopoguerra, non può sostenere tesi di questa natura. Poi però rivengono in […]

Jannis Kounellis con Alda Fendi

Leggi con attenzione la breve del Corriere della Sera, e la prima riflessione spontanea è: non è possibile, a via Solferino devono aver preso un abbaglio, pubblicando una lettera evidentemente falsa. Un artista che ha contribuito a fare una parte di storia dell’arte del Dopoguerra, non può sostenere tesi di questa natura.
Poi però rivengono in mente passaggi intermedi, messaggi inviati subliminalmente – ma anche direttamente – che andavano in questa direzione: e allora ci si deve iniziare ad arrendere alla (triste) realtà. Insomma succede che Jannis Kounellis ritira le proprie opere in prestito ed in esposizione al Madre di Napoli. E fin qui, in termini generali, nulla da eccepire, anche se la cosa è un pelino irrituale: un prestito comunque non è una donazione. Ma poi l’artista entra nel merito del “perché” di questa decisione: “se il Madre ha oggi in prestito dal mio archivio tre opere storiche e due installazioni, questo è il frutto di rapporti personali e intellettuali che precedono di gran lunga la creazione dell’istituzione”. Ovvio e pacifico riferimento al direttore Eduardo Cicelyn, al quale il museo – se ne è parlato a lungo, è inutile ricordare le lunghe vicende – non intende rinnovare la direzione. “Se le persone e i programmi – specifica Kounellis a fugare ogni possibile dubbio – saranno all’altezza dell’esperienza di cui si è decisa la fine, non farò mancare il mio apporto”.
Qualcosa che, da qualsiasi lato la si guardi, fa rabbrividire: in primis, pragmaticamente, perché una donazione, o prestito che sia, si fa all’istituzione, non alla persona che in quel momento la dirige. Dopo le leggi ad personam questo nostro bizzarro paese inaugura così il pericolosissimo precedente delle donazioni ad personam. Ci mancava! Da questo deriva una considerazione che porta a galla gli aspetti più deteriori del malato sistema italico, e che mai avremmo pensato di dover riferire ad un artista come Kounellis: ovvero la prelazione che si da al rapporto personale, privato, “familistico”, con il critico, piuttosto che agli aspetti pubblici dell’attività, anche quando si tratta di attività artistica e quindi squisitamente “pubblica”, ovvero destinata (dovrebbe essere) a vivere del solo giudizio dei fruitori, cioè dei visitatori del museo. Ed in funzione del bene comune.

– Massimo Mattioli

CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Davide W. Pairone

    non capisco, la seconda parte della dichiarazione è molto chiara. Poiché in Italia l’istituzione in sé conta ben poco e può capitare che ad una programmazione di qualità succeda una dilettantesca Kounellis vuole semplicemente avere garanzie su ciò che succederà alle sue opere. Ci tengo a specificare: con questo non voglio dire che la programmazione di Cycelin sia stata il non plus ultra però mi sembra più che legittimo muoversi per evitare di finire circondato da, che so, street art o pop surrealism.

  • Sono le persone che fanno le Istituzioni. Che non siano questi i primi segnali di un mercato del contemporaneo che sta segretolando e le cui certezze stanno per essere messe in forte rianalisi?

  • roberto

    Cycelin è legato a doppio filo con la collezione del madre, il contratto è blindato, se lui và via porta dietro la pseudo collezione , e molte opere oltre quelle di Kounellis , inoltre la buona uscita sarebbe enorme . Se viene licenziato ancora peggio, da contratto l’indennizzo è enorme. Per questo è simbolicamente ancora lì.

  • Quando leggo certe cose non posso non esclamare : povera arte.
    Sono dei borghesucci qualsiasi, peggio, con vizi per niente originali.
    Ecco l’attualità dell’arte povera : il salotto.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Sarà difficile che i borghesucci dell’arte povera unti dal Re Mida, vendono feticci ai poveri: che sia a portata di popolo.

  • Aldo Iori

    Perchè stupirsi ancora? L’artista tutela la sua opera e i direttori il loro lavoro in un sistema che oramai ha regole strane, necessariamente da rivedere se non da riscrivere. E la notizia a volte copre ciò che realmente avviene, frutto di pensiero alto e di meschinità. E nessuno è più completamente innocente, ahimè.Tornano alla mente tante vicende anche del passato, Palma Bucarelli, Burri, Panzadi Biumo, Fontana, Mattioli, Amelio…

  • guido

    Il Madre è nato e si è retto con i soldi della Comunità Europea (prima di esso anche le famigerate mostre d’arte contemporanea al Museo Archeologico), che curiosamente erano “attorcigliate” attorno agli artisti di un’unica galleria milanese, per il 90 per cento. Dopo aver portato al disastro le finanze del Madre, con mostre costosissime e legate per la stragrande al clan gravitazionale sempre di quest’unica galleria, di cui Kounellis fa parte, e che adesso ritira le opere (se è vero quello che leggiamo sul Corriere di sabato scorso), in segno di protesta. Nessun commento! Se ce ne fosse bisogno, noi abbiamo questi personaggi, la Germania aveva un artista di nome Beuys!

  • Antonio Inoki

    E che ci sarebbe di male se il Madre aprisse alla street Art o al new surrealism sarebbe ora di andare a investigate meglio anche in questa marea montante magari distinguendo antesignani da emulatori da migliori e peggiori . Tra l’altro chi crede d’esser kounellis? Il Michelangelo dell’arte contemporanea?come pistoletto imperversa ovunque ad esempio l’ultima strombazzata personale in Cina in in museo in affitto. Tra l’altro un giorno di questi vado a rovistare qualche suo scritto o intervista e tenterò di dimostrare come i suoi seriosi argomentoi siano spesso illogici confusi e se non demenziali loro si neo surrealisti

  • Angelov

    “…e quindi squisitamente pubblica….Ed in funzione del bene comune.” Ma che Retorica Micidiale! Neanche durante il periodo del Realismo Socialista oltrecortina venivano esposte “verità” in modo così spudorato.

  • un critico italiano

    Gli artisti dell’Arte Povera si sono sempre comportati così privilegiando i loro sodali e non le istituzioni..nessuna sorpresa

  • Angelov

    Ma quali artisti hanno mai privilegiato le Istituzioni? Quelli che fanno parte dell’Arrivismo Internazionale? O del Comitato Collettivizzazione Forzoso?

  • marco

    forse la posizione di Kounellis deve essere interpretata come reazione alla minaccia di Sgarbi di farsi affidare il MADRE… e forse poi non ha tutti i torti