In Italia ci diamo da fare per scoraggiare i privati che vogliono investire nel patrimonio? Tranquilli, a sostenere Pompei ci pensa l’Epadesa, dalla Francia…

Sui quotidiani italiani non se ne trova traccia. Forse per carità di patria. In Francia, invece, per ovvie ragioni è stato dato ampio risalto alla notizia. Il soggetto è Pompei e l’occasione è la mostra che il Musée Maillol di Parigi dedica, fino al 12 febbraio, all’“arte di vivere” nella città che fu sepolta nel […]

Pompei

Sui quotidiani italiani non se ne trova traccia. Forse per carità di patria. In Francia, invece, per ovvie ragioni è stato dato ampio risalto alla notizia. Il soggetto è Pompei e l’occasione è la mostra che il Musée Maillol di Parigi dedica, fino al 12 febbraio, all’“arte di vivere” nella città che fu sepolta nel 79 d.C. dall’eruzione del Vesuvio.
Ebbene, mentre Antonio Varone – direttore degli scavi a Pompei – lamenta sulle colonne di Le Monde l’assenza di fondi (“Anche gli albergatori chiudono”, ed è la logica e paradossale conseguenza di una gestione criminale del sito) e mentre Stefano De Caro, sul medesimo quotidiano, dichiara che “nel corso dei due secoli passati non abbiamo mai avuto un budget sufficiente”, un piccolo aiuto sta arrivando dai cugini d’Oltralpe.
L’Epadesa, associazione di categoria che raccoglie intorno a sé le imprese che operano nell’area della Défense, si è infatti impegnata a raccogliere una decina di milioni di euro all’anno per contribuire alla salvaguardia del sito archeologico. Certo, si tratta di un percentuale minima di ciò che sarebbe necessario per Pompei (si parla di 500 milioni l’anno), ma è la dimostrazione che non è affatto impossibile lavorare insieme ai privati per la tutela del nostro patrimonio. E non v’è spauracchio che tenga, nessun allarme “privatizzazione”, nessun appello Codacons che valga la pena di tirare in ballo, come invece sta accadendo nel caso Colosseo-Della Valle. Anzi, attendiamo – come auspicato recentemente da Monti – che le imprese italiane o la Confindustria seguano l’esempio francese.

– Marco Enrico Giacomelli

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.