Forum: quanto è importante per un artista fare effettivamente le opere con le proprie manine? E la polemica David Hockney-Damien Hirst monta

Ehi ma davvero anche voi pensate che un’opera d’arte, per valere qualcosa, deve essere fatta a mano come certe tagliatelle nelle osterie della tradizione? Davvero anche voi pensate che il valore manuale, se non artigianale, sia premiante? Davvero anche voi pensate che un artista che demandi la realizzazione delle proprie creazioni a professionisti, maestranze, assistenti […]

David Hockney presenta la sua mostra lo scorso settembre. Photo by Peter Macdiarmid/Getty Images Europe

Ehi ma davvero anche voi pensate che un’opera d’arte, per valere qualcosa, deve essere fatta a mano come certe tagliatelle nelle osterie della tradizione? Davvero anche voi pensate che il valore manuale, se non artigianale, sia premiante? Davvero anche voi pensate che un artista che demandi la realizzazione delle proprie creazioni a professionisti, maestranze, assistenti (insomma come fanno Olafur Eliasson, Damien Hirst o Maurizio Cattelan e come qualche annetto fa incominciò a fare Andy Warhol, ma anche come facevano, con le loro botteghe, i grandissimi a partire dal Rinascimento), davvero pensate che quello che ne scaturisca non sia davvero arte bensì, chessò, prodotto industriale?
Vi parrà assurdo ma la polemica monta. Sarà per far rumore, sarà perché “deve promuovere la sua mostra che inaugura alla Royal Academy il 21 gennaio” (come ha dichiarato a Repubblica Maurizio Cattelan), ma David Hockney si è  scagliato contro gli artisti che si fanno realizzare le opere da altri.
Come ben ricostruisce Dario Pappalardo oggi su la Repubblica, tutta la bufera è nata dalla locandina della mostra a Londra prevista per fine gennaio. Lì sta scritto qualcosa tipo “tutte le opere sono realizzate a mano dall’artista”. Apriti cielo. E che vuol dire? Non era addirittura Leonardo da Vinci, qualche annetto fa, a dichiarare che “la pittura è cosa mentale” e che dunque l’aspetto manuale attiene più all’artigianato? Intervistato da una radio londinese Hockney ha precisato che ce l’aveva proprio con Hirst e con quegli artisti che non realizzano le opere, ma lasciano che stuoli di assistenti se ne occupino.  Tutta una montatura per far parlare il mondo dell’arte e fare battage sulla mostra di imminente apertura come dice Cattelan, oppure un tema che ancora merita dibattito?

  • Titolo

    Comincio io dicendo che David Hockney è banalmente un signore di settantacinque anni un filo rincorbellito. OK???

    • Che David Hockney abbia 75 anni non ci piove, sul resto io ci andrei coi piedi di piombo, datti un’occhiata qui, ad esempio:
      http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2397339,00.asp
      Quanto alla polemica sul “hand and personallly made/or not”, credo che quella di Hockney sia una “provocazione mirata” con l’unico obbiettivo le grandi “factories” (Hirst, Murakami, Koons ecc.) e non le migliaia di artisti (a partire dagli scultori ma dobbiamo aggiungere video-artisti, fotografi, new media artists, performers e tanti e tanti altri ivi compresi i pittori), che affidano la realizzazione fisica del loro lavoro, in tutto o in parte, a collaboratori, cosa che, del resto, e’ sempre avvenuta sin dai tempi piu’ antichi.

    • Barbara

      Non credo che un grande artista come David Hockney abbia bisogno di far parlare il mondo dell’arte per fare battage sulla sua mostra imminente di Londra come dice Cattelan. Credo invece che abbia aperto un dibattito serio e costruttivo, in un epoca storica in cui non si discerne più nell’ opera d’arte la capacità tecnica, l’armonia e il bello dal kitch e dal grottesco sensazionalista imperante. Vedi artisti come Koons, Hirst, Cattelan…

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      RISPOSTA DI MARCEL DUCHAMP ALLA LETTERA DELL’ARTISTA SAVINO MARSEGLIA.

      Caro Marcel Duchamp,
      ti mando questa lettera per avere delucidazioni in merito a questa disputa infinita, diventata monotona su questa questione di opere d’arte realizzate dall’artista con le proprie mani o fatte eseguire da abili artigiani. Cosa ne pensi in merito?
      Con tutta la mia stima.
      Savino Marseglia

      RISPOSTA DI MARCEL DUCHAMP

      Caro Savino, mi meraviglio che siete ancora a discutere di cose obsolete, superate dalla storia del pensiero visivo. Lo sai che è sempre l’artigiano-artista che fa l’opera e lo spettatore che fa il quadro. Come ho scritto nei miei appunti.., in fin dei conti, anche se un’opera d’arte venisse realizzata da un abile artigiano, su precise indicazioni dell’artista – l’importante è che, in questa operazione progettuale, l’esecuzione materiale dell’opera d’arte, venga sempre controllata e sottoposta all’esame finale dell’artista.

      Del resto, caro Savino anche nel mio grande vetro, durante il trasporto, un artigiano, poco attento, mi provocò una lesione nel grande vetro. Niente di male! L’ho esaminata e l’ho ritenuta valida, se così posso dire, come segni tangibili e sensibili sulla fragilità dell’arte. Quindi ringrazio l’artigiano! Altre volte, mi sono servito proprio di artigiani per realizzare opere in un contesto più mentale che materiale. E’ come dire, dare forma ad oggetti utili, modificati su mia indicazione da esperti artigiani.

      Spero, che parlandoti della mia Arte Mentale, (diversa da quella che voi intendete come “Arte Concettuale” di risultarti meno enigmatico. La mia arte mentale è un’operazione estetica, nel senso che l’opera deve essere fruita da tutti i sensi, anche per godere i rapporti formali.

      La vostra “Arte Concettuale” nega l’oggetto hai fini della percezione visiva. L’oggetto non conta in quanto tale. Ciò che conta è l’idea di progetto e non la sua realizzazione formale o materiale.

      Per un concettuale è sufficiente scrivere una frase in un neon, esporre un concetto, anche solo nella sua forma linguistica più ovvia.

      Prima di salutarti voglio dirti una cosa importante: l’arte non è patrimonio solo di un’elite borghese, di finanzieri, musei-cimiteri o quanto altro, ma appartiene all’umanità e a tutti coloro che se la sanno vivere, percepire e amare. Se tenti di isolare l’arte dalla vita, – in qualche prigione museale, ciò è solo stupidità.

      L’artigiano, l’operaio, il contadino, l’ingegnere e tutti i misteri del mondo che collaborano con l’artista sono tutti responsabili nell’esecuzione dell’opera progettata dall’artista. Come del resto avviene quando si realizza un film (un’opera collettiva) – dove tutti quelli che collaborano, sono comunque responsabili della buona riuscita dell’opera. Se tenti di realizzare sempre ogni cosa da solo, sei solo un stupido esaltato.

      Sarebbe come un neonato in una culla che tentasse di vivere e operare da solo.

      Non essere troppo arrabbiato con la tua società.

      Ti saluto caramente
      Marcel Duchamp

  • Marò

    Cattelan, Hirst, bottega rinascimentale e industria, artigianato, arti liberali e factory, spirito coltivato leonardesco e concettualismo, cucina popolare e forme espressive….ah ah! che calderoni!!!!

    • Fausto

      c’è anche la gastronomia a go go e la gastrointerite acuta, molto più espressiva…

  • Come diceva ABO

    Gli artisti usano la testa, gli artieri usano le mani

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Si! Gli artisti usano i soldi, li artieri-artigiani usano la testa e le mani dell’artista.

      • kim

        che ignorante che sei…

  • che polemica sciocca, quando poi quel che conta è il risultato, che sia fatto a mano dall’artista o seguito passo per passo dallo stesso cosa conta? O pensate che una scultura pubblica di 7 metri sia fisicamente possibile realizzarla da un artista solo soletto? Oppure un video con centinaia di comparse e di competenze… Insomma, questo dovrebbe essere proprio l’ abbecedario dell’arte.

    • Franz

      qui non si parla di gente che deve innalzare colossi, né di maestri che si avvalgono dell’aiuto di una bottega. qui si parla di balordi che non sanno nemmeno tracciare una linea dritta, cui balzano in mente idee francamente volgari e ridicole (il dito medio di Cattelan -ma forse direi la sua intera produzione- o quel teschio kitsch di Hirst su tutti) che incassano milioni di euro grazie all’aureo sostegno d’un mercato finanziario che ha scoperto un investimento sicuro nelle opere d’arte contemporanea. Vengono spesso citati Warhol e Duchamp, artisti il cui intento provocatorio era fortissimo in un’epoca in cui la valenza del momento “artigianale” dell’arte era indiscutibile, ma, mi chiedo, oggi che nessuno sa più tenere in mano un pennello o uno scalpello, oggi che le archi-star affidano i loro progetti alla “creatività” del computer (vedi Zaha Hadid), mi dite che valore possono mai avere queste infime opere in cui persino la “téchne” è completamente bandita?

      • aborrendo

        ma che minchia dici

        • Franz

          impara a leggere, stolido

          • stolidissimo

            “qui si parla di balordi che non sanno nemmeno tracciare una linea dritta”
            riferito a Damien Hirst o Maurizio Cattelan è una stronzata colossale che
            ti qualifica come incompetente.
            Se conoscessi la produzione di Damien Hirst saresti in grado di distinguere
            le opere più significative dal teschio di diamanti.
            Idem per cattelan, giudicare la sua carriera dal dito medio esposto a Piazza
            Affari è indice di poca
            competenza. E’ come parlare di Picasso partendo dalle colombe che
            disegnava negli anni ’60.

      • lucianoperrotta

        Bravo. Finalmente qualcuno che dice cose sensate.

      • aLe

        giusto come precisazione il teschio che tu definisci “kitsch” di Hirst é un teschio umano del settecento (almno quello agli Uffizi) al quale l’artista ha incollato, personalmente e a mano, ogni diamante accuratamente scelto da lui stesso in precedenza e giudicati più significativi per la loro storia ed il loro impatto sociale passato.

        • Ermione

          Il teschio è originale, si…Ma Hirst non ha attaccato a mano i diamanti, ha affidato il lavoro ad uno dei maggiori gioiellieri londinesi.

      • Virginia

        Sei un incompetente davvero, per non parlare della chiusura mentale.

  • kim

    caro giacon ovviamente concordo. qui si vogliono mettere in discussione le basi….

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      altro che basi.., questa inutile discussione grottesca tra arte e artigianato finge di vestire i panni del cronista della “Gazzetta dello sport” dove tutti parlano di calcio ma nessuno conosce le basi del gioco e sa veramente giocare a calcio.

      • kim

        e le basi? le conosci tu le basi? Falegname Marseglia ma mi faccia il piacere. Le uniche basi che conosci tu al massimo sono di legno e che servono a supportare sculture.

  • hm

    – Non era addirittura Leonardo da Vinci, qualche annetto fa, a dichiarare che “la pittura è cosa mentale” e che dunque l’aspetto manuale attiene più all’artigianato? –

    da vinci dichiarava che la pittura è cosa mentale perchè parte dalla testa ma l’ultima parte della frase ve la siete inventata voi . altrimenti mica esisterebbero mostre con i suoi schizzi e i suoi disegni . inoltre da vinci ha fatto 16 quadri in tutta la sua vita, voglio veramente sperare che li abbia fatti tutti lui con le sue manine . da quanto ne so era ultraperfezionista e i committenti spesso lo sfanculavano per la sua lentezza estrema .

    • monica

      Ma Leonardo non aveva scritto il Trattato della Pittura? Un bel mattoncione (me lo sono letto tutto quando andavo a scuola) di tecnica pittorica sopraffina. Altrochè fatto mentale… Il punto che ancora non è chiaro è che l’artista pittore pensa dipingendo, pensa con le mani. Quindi per il pittore non si può scindere l’aspetto mentale da quello manuale. E se fa fare alcune parti ad altri, questo fatto non significa proprio niente di rilevante.

    • perepè

      Da Vinci rese questa dichiarazione perchè stufo di far parte di una corporazione bistrattata dagli uomini di cultura. I suoi dipinti li faceva da sè. L’arte è cosa manuale e mentale al tempo. Quantomeno, bisogna conoscere le basi del mestiere per affrontarla seriamente.

  • Giò

    La polemica di David Hockney è molto più raffinata , ha funzionato benissimo ,ci sono caduti tutti nel tranello , anche il maurizione nazionale , lui si che è un artista concettuale e dipinge quadri en plein air come cento anni fa reiventando la pittura di paesaggio , e la verità che dei pallini di Damien Hirst servi del mercato siamo già stufi prima di vederli esposti in tutte le gallerie dell’imperatore anche se li avesse fatti tutti lui da solo …….

  • Giovanni Oscar

    … mi sto chiedendo dove si vuole arrivare con questa discussione e non vedo nulla all’orizzonte…

    Se la questione è
    “Quanto è importante per un artista fare effettivamente le opere con le proprie manine?”
    dico che se un artista ha piacere che si sappia della sua capacità artigianale, non vedo il problema.
    Quanto poi a parlar male di chi queste capacità non le ha mi sembra infantile e comunque risponde ad un altra domanda:
    “Quanto è importante che un opera sia fatta con le manine dell’artista che la firma?”
    E forse questa la questione che scalda gli animi, ma mi sembra posta fuori tempo.

  • Credo che un artista non possa incarnare un semplice ma bravo (nel suo mestiere…)artigiano! Ma ideare inventare creare una psico-visione …a prescindere dalla manualità!

  • Riccardo

    Cento anni di arte e di filosofia passati invano, se stiamo a sentire Hockney. La discussione è talmente inutile che si rischia di passare per fessi solo a prendendovi parte.

  • Riccardo

    senza quella a di troppo, pardon.

  • per me “la cosa” appertiene ed è sempre appartenuta a chi materialmente la fà …chi si prenda poi il merito … o abbia fatto il progetto non conta un ca..o.

  • G.R.

    cari amici, questa crisi economica imperante è anche crisi di sistema, in questo includo anche la cultura, intesa di nel senso di prodotto artistico (merce) intesa come sistema culturale per poter vendere per alimentare un mercato che non si preoccupa di ciò che stà vendendo. si vende qualsiasi cosa. tutto ciò che si vende è buono. basta che si venda. tutto ciò che si vende è utile e serve.
    Serve ad alimentare il sistema, che ormai è logoro.
    Produrre di più per vendere di più. per produrre di più, per vendere di più
    molti artisti si sono allineati a questo sistema.
    Credo che questa logica appartiene al secolo scorso.
    Credo che da questa crisi si ripartirà, si aprirà il nuovo secolo. si getteranno le basi per una nuova evoluzione economica e culturale.
    A. warhol viveva in anni di grande espansione economico culturale e di produzione mercelogica, ( i Beatles e i Rolling Stones, la conquista della luna, La minigonna rivoluziona il modo di vestire. in italia la 128. in America si preferisce la moto sinonimo di libertà: sono i tempi di “Easy Rider”)
    M.Duchamp di origine europea e grande conoscitore di testi esoterici alchemici. e fine pensatore (basti considerare che per tutta la vita ha costantemente giocato a scacchi) abile pittore basti vedere il nudo che scende le scale 2 ha preferito abbandonare la pittura perché non lo appagava più. (come lui stesso dichiara nelle sue interviste).
    secondo me è questo il punto. “non lo appagava più”
    ha fatto il grande vetro perché aveva una conoscenza alta di ciò che voleva dire. (vedi tonsure)

    come può un poeta scrivere versi se non si diverte??

    • Franz

      Ho capito quello che dici…ma la morale della favola? L’arte del post-crisi economica contempla che si torni a saper fare qualcosa con le proprie manine oppure no?

  • G.R.

    se non trova appagamento da quello che fà??
    un artista a mio avviso non deve esclusivamente pensare al mercato alla visibiltà dimenticandosi di ciò che veramente sente dentro di sè. a patto che senta qualcosa??
    in riferimento a Leonardo vorrei porre una domanda??
    perché nel battesimo di Cristo del Verrocchio dove il mastro Verrocchio dipinge le figure centrali il Cristo e il San Giovanni Battista. notiamo la differenza di esecuzione con L’angelo in basso a destra la cui esecuzione è attribuita a Leonardo.
    tanto da portarci ad attribuire la stessa pala a entrambi Gli artisti
    se non è così importante l’esecuzione perché attribuiamo a lo stesso dipinto a entambi??

  • G.R.

    spostiamo per un attimo il focus…..
    e spostiamoci in una terra di confine…. nel design
    dove il suo prodotto per condizione e per convenzione assolve alla sua funzione sia tecnica che estetica…..
    molti giovani design partono dallo sperimentare sul materiale in prima persona per poter generare un lavoro che dia una visione nuova a qualcosa di stereotipato

  • stiamo attenti essere superficiali su un tale argomento non fa che confermare le idee che dalla rivoluzione francese e quella industriale inglese è partito un proiettile che corre alla affannosa ricerca del nuovo del moderno delle avanguardie e trans… noi quindi viviamo in uno immobilismo storico che ha portato alla schizzofrenia tutti i nostri gesti e ricerche e la cosa arte nel novecento non ha fatto altro che rispecchiare l’uomo e la società malata di isterismo. l’arte del novecento tra migliaia di anni sarà quindi un arte malata, depressa e schizzofrenica e il bene creato o trovato tra la spazzatura ne sarà ormai l’emblema, ci siamo messi , noi del novecento la merda in testa senza rendercene conto.

  • ..gli assistenti, intervengono dove l’artista non riesce….poche storie…

    Comunque anche in musica, solo chi è detentore dei diritti d’autore percepisce la maggior parte dei compensi, i suonatori sono spesso dei turnisti pagati molto meno, nonostante la fatica.

    PS Si prega di rispettare questo intervento, senza aggressioni.

  • La verità sta nel mezzo e soprattutto, direi che le sfaccettature sono tante e generalizzare è riduttivo. Certamente l’atto creativo avviene nella mente dell’artista prima che nell’esecutore ma è altresì vero che spesso l’artista crea mentre fa e quindi, progettare un’opera per delegarne la realizzazione (atto a volte necessario) vuole dire anche “raffreddare” l’evento creativo e congelarlo solo nel suo atto mentale precludendo ulteriori sviluppi.

  • cristina b.

    curioso…

    son le stesse domande che girano!

    mi chiedo se nelle grotte di lascaux i graffittari si dicevano le stesse cose che ci diciamo noi.

  • marco

    Ogni forma d’arte trova il suo medium per esprimersi; e sicuramente trova anche il suo pubblico nei 6 miliardi di persone che popolano il mondo.

    In questa polemica si offende chi ha la coda di paglia, chi non raggiunge un livello psico-motorio così alto da governare acqua o pietra per fare un’ opera d’ arte, ma si affida a tecnologie che ne abbrevi la realizzazione.

    L’opera parte sempre dal cervello ma quando viene filtrata da abili mani, diviene magicamente divina, vicina al cielo e non all’ effimera esistenza terrena fatta di business e strategie.

    Tutto il sistema dell’ arte contemporanea vive in un’ oppullazione mentale che non partorisce nessun figlio.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      L’ARTE CONTEMPORANEA E’ COME LA DANZA MACRABA DI HIERONYMUS BOSCH. PURA FOLLIA !!!

      Certo migliaia di artisti con la mente e le mani hanno realizzato una quantità incredibile di ottimi manufatti, ma anche una quantià indicibile di cinfrusaglie, che non trovano più posto nei gremiti musei del contemporaneo. Costruiti come grandi depositi di oggetti e merci per un’arte al servizio del capitale finanziario.

      L’aspetto positivo di questi musei-deposito è che se non altro hanno creato nuovi posti di lavoro per tanti chierici dell’arte, i quali hanno messo il loro mestiere a disposizione di un’elite o classe superiore, col fine di costruire rapporti internazionali con altre elite superiori.

      Tutto questo, per generare nuovi incubi artistici globali da imporre alle diverse identità sociali e culturali di popoli – attraverso un pensiero dell’arte monodimensionale, omologato e sottoposto alla sovranità dell’impero economico – finanziario delle merci o cianfrusaglie da vendere a tutti i costi. Un mondo in cui si abbattono le distanze tra i popoli, ma si mantengono le distanze e le ingiustizie tra classi sociali e caste culturali.

      Per questi motivi, molti artisti neo-concettuali si rifutano di realizzare ulteriori manufatti e si sono concentrati, in pratica, solo sull’idea di un progetto artistico da non realizzare. In altri termini, l’idea di progetto rimane solo un ricordo, come un amuleto isostituibile, come ultimo baluardo per non perdere la speranza, e non arrendersi all’evidenza che ogni giorno- dentro a questi musei-mausolei- si conduce il rito mondano di nuove merci da benedire e da imbalsamare con cura, contro l’usura del tempo.

      Merci finanziate dalle multinazionali finanziarie dell’arte, con sedi nei maggiori centri internazionali, tanti famosi da essere diventati sinonimi di “arte bancaria” che nella sua folle monotonia, si accartoccia, si intreccia, si arrotola, si piega, si espande in ogni luogo della terra, accatafalcandosi di continuo, sempre su se stessa, in una perenne danza macraba, come quella celebre danza macraba degna del grande artista Hiernymus Bosch. Se questa non è pura follia ???

      • kim

        e lasciala stare!! Vattene da noi!

  • Emanuele Giannetti

    Argomento Interessante ma vecchio, è vero che si sta perdendo quello che nelle botteghe d’arte si imparava da bambini e crescendo chi aveva talento e voglia di studiare forse aveva la possibilità di emergere. Ora non ci sono molte botteghe, spesso ci sono detti artisti che hanno saputo usare la loro intelligenza per lanciare un prodotto che esiste perchè ha avuto successo ed è esclusivamente un prodotto di immagine legata al mercato. Tutto questo è santificato dalle gallerie e musei e tutti quei tromboni che ci navigano attorno da cui hanno un ritorno economico. Appunto il “prodotto” che spesso è provocazione ma che difficilmente emoziona come la vera poesia.

  • MM

    Il problema è assolutamente irrilevante sul piano culturale, ma assume una sua urgenza nei gangli strutturali della pratica artistica contemporanea. Leonardo, citatissimo, annodava la propria firma con quella dei componenti della sua cerchia, ma il fondamento di questo patto era verificabile nell’insegnamento concreto del “metodo” che egli (e chi come lui riusciva a comprenderlo) adottava ai fini della produzione. La restituzione del fenomeno attraverso lo studio del colore richiedeva, in pratica -come esempio-, anche una ricerca concreta in grado di consegnarlo in forma, in immagine. Se il modello da perseguire si radicalizzasse su qualità meramente commerciali, l’insegnamento di “scuola” si ridurrebbe alla ricerca teorica e alla pratica “aziendale”. Assumendo come certo che la ricerca per l’industria continuerà a proporre nuovi materiali e, di conseguenza, nuovi tecnici, chi si occuperà di trasmettere i fondamentali necessari alla costruzione, ma anche alla comprensione, dell’immagine?

  • harlequin

    la crosta dell’artigiano-sedicente-artista “di testa”, contro quella dell’artigiano-sedicente-artista “di mano”

    finisce zero a zero, poi ai rigori vince il secondo che fa almeno pena

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      il primo, il secondo, il terzo… “artigiano-sedicente-artista di testa, contro quella dell’artigiano-sedicente-artista di mano” … alla fine, chi vince veramente è solo la stupidità che assume le sembianze dell’intelligenza.

  • Franz

    @ stolidissimo: Ammazza quanta competenza sfoderi tu invece! Allora aggiornati perché ti stai perdendo uno dei più grandi artisti di performance mai veduti prima d’ora: il suo nome è Richard Benson, e si mangia i tuoi beniamini come se fossero pane e salame…

    • Ermione

      Ahahah! Grande Richard!

  • Riporto delle mie osservazioni su una dichiarazione di Angela Vettese sul medesimo argomento.

    Angela Vettese:
    “Se capisco la domanda credo di poter rispondere che: A) le opere sono sempre state autentiche (cioè vere manifestazioni del pensiero di una persona o di un gruppo di persone) che si tratti di un quadro di Van Gogh con aspetti calligrafici, o che si tratti di una poltrona di Charles Eames con la ripetibilità intrinseca del design.
    B) l’opera non è mai stata fatta da una persona sola, come dimostra nell’antichità il rapporto tra maestro di bottega ed i suoi allievi. Verrocchio faceva fare le figure minori a ragazzetti, che solo per una volta si chiamarono Leonardo”.

    Il mio commento:
    Gli “aiuti” erano selezionati dai pittori dopo un lungo apprendistato che iniziava con la semplice macinatura dei colori, dalla pratica di factotum di bottega.
    L’intervento della bottega all’opera dell’artista va inteso in senso opposto a quanto affermato da Vettese. Appunto la frequentazione assidua con l’artista, la sua presenza quotidiana permette che qualcosa di molto sottile (l’indefinibile ductus pittorico – il ”gesto” artistico – il processo creativo) passi dalla mente e dalla mano del maestro al suo alunno (nei casi più virtuosi) o semplice collaboratore.
    Anzitutto, una delle maggiori occupazioni degli storici dell’arte e del cosiddetto connoisseur consiste nello stabilire quali opere siano interamente di mano del maestro inteso nella sua qualifica di inventore di uno stile che coincide col suo nome, la “firma”. Se in taluni casi il puzzle appare evidente (il caso Peruzzini/Magnasco – Tiepolo/Mengozzi) e/o irrisolvibile (in particolare nelle grandi opere realizzate da più mani), lo si deve a una prassi di lavoro consolidata, alla frequentazione artista+aiuti di lunga durata, non certo episodica o meccanica; inoltre essa (circoscrivendosi in un determinato luogo, un certo tempo, un certo nome) assegna all’opera lo status di manufatto autentico, documento certo dell’invenzione e manifestazione di uno stile avvenuta in un contesto in cui il maestro indirizzava e talvolta interveniva con ritocchi finali sul lavoro degli aiuti. Intendiamoci, sostenere che “le opere d’arte sono sempre state autentiche (cioè vere manifestazioni del pensiero di una persona o di un gruppo di persone)” significa negarne implicitamente la specificità come risultato di processi creativi di volta in volta del tutto differenti. Laddove vediamo un medium plasmato manualmente dall’intenzione creatrice dell’artefice siamo in presenza di un passaggio di linguaggio ulteriore che rende l’individuazione dell’originalità intrinseca dell’opera un dato a sé; l’autenticità di un’opera d’arte realizzata attraverso la ripetibilità intrinseca del design va letta con parametri diversi rispetto al manufatto prodotto dal medium pittorico. Non si tratta di “aspetti calligrafici” di opere altrimenti simili: un processo diverso richiede diversi parametri di lettura. Il ductus pittorico travalica la calligrafia e la manifestazione di un pensiero in senso illustrativo, è un codice autonomo, il che prevede diversi metodi di approcci critici. La manipolzione qui attuata da Vettese è molto sottile: proprio equiparando opere risultato di processi assolutamente diversi, ne nega la sostanziale autenticità, finendo, come di fatto accade, a leggere un’opera pittorica come se fosse un oggetto di design od un installazione ready-made. Le croniche lacune intellettuali di questa tipologia di critici travalicano lo specifico contemporaneo condizionando retrospettivamente la lettura della storia dell’arte con dei veri mostri interpretativi.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Gli odierni chierici dell’arte assumono le sembianze del Buddha che ride nei salotti borghesi…ma non sanno nulla del pensiero e della vita di Buddha..

  • è fondamentale con le proprie mani…imprescindibile con la propria testa!

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      E’ giusto che gli artisti autentici rifiutano questo salotto borghese dell’arte. Questa vicenda va compresa in profondità. L’arte avrà un’anima se saprà costruire un linguaggio universale. Questo era il Rinascimento !

  • l’arte va ridefinita e a chi far annientare la demenza del contemporaneo e tutto il sistema tossico(leggi finanza )che lo promuove!?? Una adepta come esempio: la Vettese,che non ci guadagna forse…ma che studi seriamente la storia dell’arte.!

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      NESSUNO HA MAI SENTITO DIRE CHE OGGI L’ARTE_MERCE DEVE SPARIRE ?

      Possiamo parlare ancora di funzione dell’arte, nel momento in cui l’arte sparisce. Quindi, la prima cosa da fare oggi è cancellare qualsiasi cosa che gira attorno a questa idea di “arte”: il sistema commerciale, il sistema di informazione e di diffusione. Bisogna fare tabula rasa di questa struttura mercantile e finanziaria dell’arte!

      Solo allora saremo in grado di ascoltare le voci infinite della creatività che sono sopite in ciascuno di noi. In questo momento di confusione storica è necessario ripulire le nostre menti da questo tumore che è la società dello sfruttamento, dell’individualismo e della mercificazione del pensiero artistico.

      L’arte avrà una sua specifica anima e una sua funzione storica, sociale, se sarà determinata da un’idea di etica condivisibile da tutti. Affinché l’arte non sia espressione solo di “verità” di questo assurdo potere economico – politico – finanziario-militare.., ma, al contrario la presa di coscienza critica, radicalmente opposta a quest’arte-mercificata e a questa cultura del consumo fine a se stesso.

      L’arte autentica nasce come un fiore, solo quando trova un terreno libero e naturale e non certo su un terreno tossico, come l’attuale sistema malato dell’arte.

      • Fausto

        Condivido! Potrebbe essere conveniente, fin da subito, disertare la Biennale di Venezia e tutte le deviazioni che la parola “arte” porta con sé.

  • Rossella Montagna

    Un VERO ARTISTA è solo colui che dall’inizio alla fine porta avanti un progetto, e dimostra di non essere geniale solamente con la propria testa, ma anche con le proprie mani, cosa che pochissimi sanno ormai fare! David Hockney ha pienamente ragione … Finiamola con queste IPOCRISIE E FACCIAMO UN PO’ DI PULIZIA DI INCOMPETENTI che sono davvero troppi!
    Ormai gli ARTISTI degni di essere chiamati tali si possono contare sulle dita di una mano …

  • Il vero tema attuale di discussione è se l’opera debba ancora essere contemporanea (intesa come simultaneità) all’autore.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      UN’ ARTISTA SCONOSCIUTO MISE INCINTA LA SUA OPERA !!!

      Una volta, un’artista anonimo che operava in silenzio, al di fuori di questo sistema chiassoso e malato dell’arte, decise di mettere incinta la sua amata opera e dopo una lunga gestazione.., finalmente partorì una creatura di straordinaria bellezza, così diversa e autentica da far inebriare di emozioni l’esiguo pubblico dell’arte.

      Questa creatura, era così intrigante nella forma e nel contenuto che a poco a poco riuscì a conquistare, perfino la grande massa di pubblico passivo che guarda la televisione -su tutti i canali privati e pubblici che ci vengono, quotidianamente proposti, come pascolo per capre e pecore, domate dal pastore maremmano di turno.

      Chi l’avrebbe mai detto che questa creatura di opera d’arte sarebbe arrivata a sconvolgere questa monotona, chiassosa e indecifrabile contemporaneità ?

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        UN ARTISTA IN PROCINTO DI SUICIDARSI!!!

        Un artista senza apostrofo e invettive, decise di avvelenare le acque dei fiumi, di spostare le montagne sul mare, di mettere sotto sopra i musei, le gallerie, i centri d’arte, le fiere e quanto altro c’è nel mondo malato dell’arte. Alla fine stava in procinto di suicidarsi, voleva gettarsi da un cavalcavia.., quando all’improvviso gli apparve una strana creatura alata: era una cavalletta che lo convinse a resistere perché la cosa più importante non è l’arte, ma la liberazione interiore che è l’unica cosa per cui valga la pena di vivere.

        • TheStylist

          “la cosa più importante non è l’arte, ma la liberazione interiore che è l’unica cosa per cui valga la pena di vivere.”

          Con questa affermazione si è finalmente giunti a toccare il cuore del problema…

          • Fausto

            “con questa affermazione si è finalmente giunti a toccare il cuore del problema…”
            The Stylist , sembra che sia riuscito a decifrare quest’arte per iniziati, ma senza toccare il cuore del problema…

  • Kaant

    ai fini della riproduzione della specie ,cosa è più importante: l’uovo o la gallina??? questa discussione così astratta ,priva di un merito artistico su ciò che esprime effettivamente l’artista -con le sue mani o quelle altrui- (come pensiero, come ricerca,linguaggio ecc.) tutta appiattita sul mezzo(anche l’artigiano può essere un mezzo) mi sembra forviante e retorica

  • Angelov

    Leggere questi commenti e queste dichiarazioni che interagiscono tra di loro è stata la cosa più spassosa da un anno a questa parte. Ahahahahah ahahahahahah

    • TheStylist

      Bene, contento tu contenti tutti…

  • L’artista ha le sue ragioni.

  • un artista

    quello che conta è il risultato, e su quello c’è molto da ridire ultimamente

    • TheStylist

      Ce ne sarebbe da dire (e molto…) anche sul *perché* si inizia a fare(!) arte…

      • Fausto

        The Stylist pensa alle modificazioni mentali del fare arte che possono dare origine alle testimonianze dell’ortodosso creativo…

  • facciamo un esempio per ebeti: i film di Kubrick non sarebbero tali se lui personalmente non avesse presenziato a tutte le fasi del progetto (tant’è che molti non considerano Eyes Wide Shut un suo film, solo perchè non ha ULTIMATO il montaggio) e con buona pace di Leonardo, la Gioconda non credo sarebbe stato in grado di realizzarla un suo allievo a cui avesse spiegato: “Me la fai con un sorriso strano, che sembra che rida, ma anche no, poi sullo sfondo mi fai tutto uno sfumato che non si capisce il confine fra orizzonte e cielo….” :D

  • Eh…si! E’ importante che l’artista lavori con le proprie manine….come fa altrimenti a trasmettere la sua essenza?

  • girolomino

    Nella grafica d’arte, particolarmente nella stampa calcografica, la dicitura “stampato a mano dall’artista ( ed eventualmente) con torchio tipo …..” serve a dare maggior valore all’opera.
    Con questo non si nega il valore delle stampe tirate da uno stampatore professionista, tutte identiche e perfette, bensì si aggiunge qualcosa in più: nelle stampe eseguite dall’autore c’è tutta la sensibilità dell’artista stesso che dosa personalmente inchiostratura e pulitura della matrice.

  • siete delle amebe

    ..io fossi in te che scrivi quest’articolo mi andrei a vedere la storia di Hockney…Cattelan Hirst e tutti questi “grandi” che citi, e che sono sempre i soliti 3 o 4, di artisti nn hanno niente…sono paragonabili alle Spice Girls, dell’arte a loro, come del resto alla maggior parte delle nuove generazioni, non gliene frega proprio niente, ed Hirst lo ha ampiamente descritto nel suo “libro”…nel quale raccontava chiaramente che a lui interessavano i soldi e diventare una star, somiglia sempre più a Bono Vox…ma cmq…Cattelan poi nn ne parliamo…
    dovreste imparare a stare meno al pc con i vostri progettini concettuali e invece andare un pò più nei musei, girare nelle gallerie dove ci sono artisti veri e MANUALI…ma si sà…chi nn riesce può solo criticare e buttare letame su ciò che nn sarà mai…