Una banconota da centomila dollari? Esiste, e ora ha anche il suo monumento. John Baldessari a New York per l’High Line Art Program

Giusto qualche giorno fa parlavamo di Public art a New York, seguendo le suggestioni offerte da Curbed.com, ed ecco che il tour delle opere “su strada” si arricchisce di una nuova tappa. Fino al prossimo 30 dicembre, infatti, passando sulla West 18th Street, sarà possibile vedere un enorme cartellone pubblicitario firmato John Baldessari. L’opera, la […]

John Baldessari, The First $100,000 I Ever Made, Photo by Friends of the High Line, Courtesy John Baldessari and Marian Goodman Gallery, New York

Giusto qualche giorno fa parlavamo di Public art a New York, seguendo le suggestioni offerte da Curbed.com, ed ecco che il tour delle opere “su strada” si arricchisce di una nuova tappa. Fino al prossimo 30 dicembre, infatti, passando sulla West 18th Street, sarà possibile vedere un enorme cartellone pubblicitario firmato John Baldessari. L’opera, la prima di una nuova serie chiamata High Line Billboard, è l’ultima produzione in ordine di tempo del vivacissimo Art Program della High Line, da poco passato nelle mani della curatrice italiana New York based Cecilia Alemani.
L’opera si chiama The First $100,000 I Ever Made ed è un gigantesco billboard, largo quasi 23 metri, che rappresenta una banconota da centomila dollari (da notare il gioco di parole tra la parola billboard e la locuzione “bill board” cioè letteralmente, il tabellone della banconota). La scelta di questo “taglio” di banconota non è casuale: si tratta della moneta di maggior valore mai stampata negli Stati Uniti, anche se non ha mai realmente circolato. Emessa in 42mila esemplari tra il 1934 e il 1935 per fronteggiare il disastro finanziario della Grande Depressione, la super-banconota con la faccia di Woodrow Wilson ha stazionato nei depositi delle banche per poi essere ufficialmente ritirata nel 1960 (oggi ne restano solo alcuni esemplari, visibili anche allo Smithsoniam Museum).

– Valentina Tanni

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www.thehighline.org

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.