Settecento, tutti più bravi di Cattelan. Con questo standard, che farebbe felice il Maurizio nazionale, parte l’ultimo Sgarbi-show, ecco le immagini

“Ognuno dei settecento artisti presenti è più bravo di Cattelan!”. Parole gridate scompostamente da Giorgio Grasso, coordinatore dell’ultima – in ordine di tempo, non si sa se resterà l’ultima assoluta – avventura del Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, andata in scena ieri a Torino Esposizioni. Nelle bolge si aggirava anche la nostra Barbara […]

Ognuno dei settecento artisti presenti è più bravo di Cattelan!”. Parole gridate scompostamente da Giorgio Grasso, coordinatore dell’ultima – in ordine di tempo, non si sa se resterà l’ultima assoluta – avventura del Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, andata in scena ieri a Torino Esposizioni.
Nelle bolge si aggirava anche la nostra Barbara Reale, che non ha resistito a scattare una raffica di foto per voi: intanto Vittorio Sgarbi si lasciava andare alle abituali teorizzazioni su “chi ha detto che l’arte deve essere ordinata, avere un linea, che deve essere democratica”, raccontando con orgoglio di un tal professore universitario che si è presentato alla vigilia con in mano una tela, e gli si è rivolto dicendo: “Non mi ha invitato, ma so che lei è generoso”. Ed ora espone trionfalmente sotto le navate di Nervi…

  • mario

    ora che il comune di torino e la regione piemonte hanno sostenuto questa buffonata, che si guardino bene dal proporre agli artisti torinesi (che da anni li hanno sostenuti e loro in cambio non hanno fatto nulla per difenderli di fronte a questi incompetenti) una qualunque proposta gratuita! che si fottano tutti. che facciano la loro bella pagliacciata con chi fa tutt’altro che l’artista. che imbarazzo solo attraverso le foto…dal vivo è peggio!!!

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      l’ennesima buffonata con cui l’istituzione pubblica si presenta realmente come un grande Sgarbi- show.

  • dino

    una vera e propria buffonata !!! ricordarsi questo numero 54

  • francesco

    quello che mi fa rabbrividire è che ho sentito parole uscire da alcuni partecipanti che dire “povere” è poco! alcuni credono che aver partecipato al circo sgarbi sia un atto di sfida, sia un essere fuori dalle righe o addirittura anticonformista. povere menti…poveri intelletti.

    • A leggere questi primi commenti e quelli degli articoli precedenti sull’argomento, si direbbe proprio che abbiano ragione loro: ci vuole del coraggio a partecipare con tutti voi pronti a linciarli e facendolo sono proprio andati fuori delle righe o meglio dei “ranghi” forse Sgarbi ha proprio torto e Arte = Cosa Nostra

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        Non gettiamo la croce solo su Sgarbi: c’è anche “Arte =Cosa Nostra”, la “cupola dell’arte che conta” che non è immune a questa situazione di perturbazione atmosferica che si è venuta a creare sul suolo italico.

        Questi hanno perso il sale della saggezza; del resto non ce l’hanno più neppure gli intellettuali organici, di memoria gramsciana, i quali si mordono la coda, dopo essersi lasciati fagocitare dai favori della cosiddetta casta politica.

      • paolo effe

        caro giovanni, scusa ma stai dicendo una fesseria. così facendo sgarbi non ha fatto altro che sottolineare che il nostro sistema funziona solo in modo mafioso. lui ha fatto in modo che non ci fosse professioalità in questa mostra ma solo contatti tra amici e pareti. lui stesso racconta di pareneti che sono arivati lì all’ultimo chiedendo di appendere il quadro di turno!
        è legittimo attaccare eventi come questo. ed è importante non lasciarli passare come acqua fresca. sono la rovina del nostro sistema, perchè ormai siamo abituati che tutto viene porato avanti in questo modo. falsità e spinte.
        sai giovanni io mi farei due domande sul fatto che la maggior parte degli artisti torinesi, quelli che fanno gli artisti di lavoro, non quelli che in settimana fanno altro e poi nel tempo libero si dedicano a fare i loro quadri, hanno detto NO! hanno detto NON PARTECIPIAMO! e non sono solo due o tre , ma un gruppo ben nutrito e con un lavoro consolidato. due domande facciamocele.

        • Caro paolo effe, probabilmente, come dici tu, io dico una fesseria ma analizziamo un po’ la cosa:
          ” lui ha fatto in modo che non ci fosse professioalità in questa mostra ma solo contatti tra amici e pareti. lui stesso racconta di pareneti che sono arivati lì all’ultimo chiedendo di appendere il quadro di turno!”
          se ti riferisci a Venezia, è falso che ci fossero solo “parenti e amici” certo qualchuno dei selezionatori ha selezionato un parente o un amico ma sono la netta minoranza, se ti riferisci a Torino è ancora più falso perché oltre agli “invitati”, comunque siano stati scelti, sono stati accolti tutti quelli che lo hanno chiesto, nessuno escluso. L’episodio del professore, non del parente (ma poi sarebbe lo stesso) arrivato all’ultimo momento non è affatto l’unico: ieri mattina sono arrivati almeno tre (visti ed ascoltati da me personalmente) artisti con il loro lavoro in mano, hanno compilato la scheda di partecipazione al “ricevimento” e sono andati a piazzarsi il loro lavoro dove son riusciti a trovar posto.
          “è legittimo attaccare eventi come questo. ed è importante non lasciarli passare come acqua fresca. sono la rovina del nostro sistema, perchè ormai siamo abituati che tutto viene porato avanti in questo modo. falsità e spinte.”
          certo che è legittimo, ci mancherebbe ancora!! Ma visto il clima di unanime disapprovazione e appunto gli attacchi legittimi a sfidarli si compie “un atto di sfida” e siè, appunto, “anticonformisti”. Parli di “eventi come questi” quasi che ce ne fosse uno ogni mese “come questo” : citamene uno solo di “evento” nel quale a chiunque lo abbia voluto si sia dato la possibilità di esporre in un prestigioso spazio pubblico per un mese intero
          ” la maggior parte degli artisti torinesi, quelli che fanno gli artisti di lavoro, non quelli che in settimana fanno altro e poi nel tempo libero si dedicano a fare i loro quadri, hanno detto NO! hanno detto NON PARTECIPIAMO! e non sono solo due o tre , ma un gruppo ben nutrito e con un lavoro consolidato. due domande facciamocele.”
          Certo facciamocele q

          • certo facciamocele queste domande ; intanto incominciamo col dire che la distinzione tra ” quelli che fanno gli artisti di lavoro, non quelli che in settimana fanno altro e poi nel tempo libero si dedicano a fare i loro quadri, ” e’ una distinzione tra coloro che hanno già la possibilità di mantenersi col loro lavoro di artista (o farsi mantenere da qulchun’altro) e coloro che, invece, per campare fanno un diverso mestiere, in attesa di poter, forse un giorno, campare d’arte. Poi, nel merito, di artisti Torinesi, non c’era solo Nespolo ma molti altri. Detto questo vorrei capire una cosa : Un gran numero di artisti Torinesi per motivi che qui non sono stati ancora chiariti ma che suppongo assolutamente validi, hanno deciso di non partecipare e probabilmente hanno fatto benissimo. Questo porta dover denigrare quelli che invece hanno deciso altrimenti?
            Il fatto che la manifestazione ci sia stata lo stesso e 700 o più abbiano partecipato, danneggia in qualche modo coloro che hanno detto no? E non mi si venga a parlare di “dannno d’immagine” perché la cosa fa ridere… con l’arte contemporanea che qui da noi raccoglie quattro gatti di visitatori (quasi sempre gli stessi) anche quando si tratta di “grande evento” realizzato dalla galleria importante con curatore importante.
            Allora dove sta il problema? Dove lo scandalo?

  • milo deri

    sono un collezionista, non ho mai seguito le monde, nè tanto meno gli artisti solo del sistema. amo l’arte e mi piace assaporare la bellezza, l’intelligenza, la cultura.
    in tutta la mia vita non ho mai visto una tale vergogna.
    non un solo lavoro che si salvi. e questo è ancora peggio.

    • Forse dovresti tornarci. Io ho fatto un ampio giro nella sala Nervi, senza soffermarmi a guardare i lavori dettagliatamente ad uno ad uno, ci vorrebbe una settimana e non basterebbe. Nel mio giro, di lavori interessanti che avrei volentieri acquistato, se me lo potessi permettere, ne ho visti almeno una decina. Magari abbiamo gusti differenti o magari tu non sei un collezionista ma uno dei tanti del “partito del no”. Un vero collezionista s’interesserebbe poco alla vergogna, anzi, sarebbe ben felice di trovare un buon pezzo in un immondezzaio, perché lo potrebbe comperare a buon prezzo, non ti pare?

      • milo deri

        no caro emulatore! che non metti nemmeno il tuo nome. siamo in tanti a pensarla così. per fortuna. dimmi un solo nome…almeno uno…che ti abbia colpito (nondare il tuo per cortesia…sarebbe ovvio!)

        • caro prototipo, il mio nome poco importa, come del resto il tuo: me l’hai detto Gagosian, Saatchi, Trussardi, Sandretto . Comunque nomi non te ne faccio, sia perché non mi sono preocccupato di annotarmeli sia perché se me ne venisse in mente uno tu ed altri sareste subito pronti a dire che sono lui. Tanti la pensano come te? Sei sicuro che non ci siano almeno altrettanti a pensarla diversamente? O pensi che quello che pensi tu sia l’unica ed assoluta verità?

          • Elena Manzoni di Chiosca

            Io ho trovato alcune cose interessanti, e condivido l’idea di Sgarbi, di dare, quando lo spazio è pubblico, la possibilità di esporre a tutti, lasciando al tempo di giudicare.
            Troppe volte artisti interessanti sono stati scoperti solo dopo la morte, perchè fuori dal sistema. Se è giusto che galleristi e critici facciano delle scelte, rischiando di persona su certi artisti piuttosto che su altri, è altrettanto giusto che nello spazio pubblico non ci siano scelte piu’ o meno critiche, in realtà legate quasi sempre a ragioni di mercato. Evidentemente, queste affermazioni disturbano tutti quelli che, bene o male, sono inseriti nel sistema… ed ecco questa levata di scudi contro Sgarbi, contro l’idea che l’iniziativa pubblica possa, in un certo senso, calmierare il mercato dell’arte.
            Per dire che tutto quello che è esposto a Torino era brutto o poco interessante, ci vuole non poca malafede, o l’abitudine a non guardare l’opera, ma la firma famosa. Merda, ma di un famoso artista.

  • orlandi marco

    ma nessuno si è posto delle domande mi chiedo? non UNO solo degli artisti che operano a torino. ne conosco molti, torino ha molti artisti che da anni lavorano con serietà. non UNO! certo, nessuno ha accettato. e allora poniaoci delle domande per favore. giornalisti sveglia, date voce a chi questo lavoro lo fa sul serio.
    la vergogna l’avevamo già avuta a giugno al museo di scienze naturali. ora qui è qualcosa di pessimo.

    • Ma guarda! E io che credevo che Ugo Nespolo fosse un artista e che abitasse ed avesse lo studio a Torino!

      • orlandi marco

        nespolo? chi è? aiuto aiuto!!

        • Mah, io non lo so, ho solo trovato il suo nome in tutti i testi di storia dell’arte … a proposito, orlandi marco l’ho solo trovato, sul suo sito, bellino per altro, su facebook e su youtube in un’intervista trasmessa su Mondo Arte, canale sky 889.!!!

          • paolo effe

            non azzardei così tanto..nespolo è su tutti i testi di storia dell’arte. un buon artista (bravo lasciamolo giudicare agli altri).
            uno che sa come far parlare di sè senza avere un lavoro così incisivo.
            se nespolo ha deciso di partecipare ha fatto bene. forse quello che non sai caro sorpreso è che alcuni artisti hanno avuto un trattamento diverso per esporre inq uesto contesto..nè gratis, nè si sono dovuti portare i lavori, nè altro. riflettiamo magari un pò di più.

          • @ paolo effe, azzardo perché so di poter azzardare Ugo Nespolo oggi forse non é piu quello che fu ma negli anni 60/70 é stato uno dei più importanti protagonisti dell’arte italiana, quando questa attirava l’attenzione del mondo intero.
            No, in effetti io non so di ” trattamento diverso per esporre inq uesto contesto” ma visto che tu ne sembri informato faresti bene a rendercene edotti anziché accennare senza poi dire

  • barby

    “Ognuno dei settecento artisti presenti è più bravo di Cattelan!”
    ma che ridere!!!!!!!!
    poveri illusi. ognuno di questi 600 o 700 sogna la notte di esser cattelan!

    • …anche tu Barby, pensi di essere più brava di Cattelan e poi di notte sogni di essere lui…

      • barby

        per fortuna non ne ho bisogno!

        • ..di eseesere piu brava di Cattelan o di sognare di esserlo?

  • …la loro bella pagliacciata… …l’ennesima buffonata… …una vera e propria buffonata…
    Posso fare una domanda?
    Se la Regione A o la Provincia B o il Comune C dicesse: “signori artisti con base sul mio territorio, dal 27 di dicembre al 30 di gennaio prossimo venturo, lo spazio espositivo XY, di mia proprietà, lo metto a vostra disposizione, ognuno di voi, da solo o in gruppi, potrà esporre, in tale spazio, i suoi lavori, basta che ce li porti e li disponga sulle pereti e negli spazi disponibili.” questa sarebbe una pagliacciata, l’ennesima buffonata, una vera e propria buffonata o un’iniziativa nuova, lodevole, benedetta e benvenuta?

  • Margaretha

    una bella corsa a rendersi visibili agli amici per un minuto, giusto giusto per mettere il lavoro fuori dal proprio studio o salottino.
    E’ davvero necessario tutto ciò? Sono ancora necessarie le mostre? Questo tipo di mostre? Le mostre all’epoca di facebook, che sta all’amicizia come la maggioranza di queste cose stanno all’arte.

    • Non credi che ogni artista desideri esporre i suoi lavori? Non tutti hanno o hanno ancora la fortuna di trivare una buona galleria che li esponga o persino un spazio puchessia. Certo, facebook, la rete ecc. ecc. ma ti sembra lo stesso? Le mostre sono ancora necessarie? chiedilo a un artista qualsiasi e vedi cosa ti risponde. Mostre cosi sono necessarie? Il tuo amico artista, ammesso che non sia già uno noto e che risponda sinceramente vedrai che ti risponde “magari ce ne fossero di più”

      • antonella

        sono un’artista..preferisco rimanere nell’ombra ma non partecipare a queste mostre svilenti.
        sì caro delo miri…vorrei tanto essere come cattelan. ed è proprio per questo che non partecipo a mostre dove lui non parteciperebbe.

        • SAVINO MARSEGLIA (artista)

          Antonella ! Ma non hai letto su Artribune che Cattelan è ormai morto?

          • Naturalmente l’invito rivolto ad antonella a rispondere al post di un curioso vale anche per te Marsiglia!!! Scrivi trenta post al minuto, perché non provi a rispondere a quella semplice domanda?

          • SAVINO MARSEGLIA (artista)

            miri bene a scrivere il mio cognome, prima che io risponda al curioso senza nome e cognome. Io sono Savino Marseglia di nome e di fatto e non mi nascondo dietro una maschera.

          • scusa se ho sbagliato il tuo cognome, ti assicuro che non l’ho fatto di proposito, solo un errore di battiture. Ma non hai risposto alla domanda. Troppo complicato? Tutti a chiedere maggiori spazi, ad invocare che regioni, province e comuni siano più sensibili e più disponibili e quando una ne accoglie settecento in un colpo tutti a gridare alloscandalo … qualche contraddizione o sbaglio?

        • Brava! La coerenza e l’autocoscienza sono sempre da lodarsi e ti auguro di trovare presto un Massimiliano Gioni, un Francesco Bonami ed un Giancarlo Politi che si invaghiscano di te o dei tuoi lavori e ti diano la possibilità di esporre in mostre di livello e di fare la carriera di un Cattelan (sempre che tu ne abbia i numeri, s’intende) .
          Detto questo, ti prego, leggi il post di “un curioso” e, per favore, rispondigli, m’interessa veramente leggere la tua risposta, grazie!

          • SAVINO MARSEGLIA (artista)

            Così si casca dalla padella alla brace…

          • SAVINO MARSEGLIA (artista)

            Buona notte a tutti: siamo così rasenti a discorsi terra terra, che alla fine ci inghiottirà tutti, compresa quest’inutile discussione, senza lasciare alcuna traccia significante…
            altro che rispondere alla domanda di ché….

          • Buona notte Savino Marseglia di nome e di fatto. Intanto che vai a dormire magari rifletti anche su quanto sia facile pontificare e fare lunghi e frequentissimi sproloqui sul “sistema” e dintorni e quanto sia, invece, difficile rispondere in modo piano, comprensibile e motivato ad una domanda semplice semplice.

          • antonella

            ma a quale domenda dobbiamo rispondere?????

          • @Antonella distratta o finta distratta : quella di un curioso eccotela :
            “Se la Regione A o la Provincia B o il Comune C dicesse: “signori artisti con base sul mio territorio, dal 27 di dicembre al 30 di gennaio prossimo venturo, lo spazio espositivo XY, di mia proprietà, lo metto a vostra disposizione, ognuno di voi, da solo o in gruppi, potrà esporre, in tale spazio, i suoi lavori, basta che ce li porti e li disponga sulle pereti e negli spazi disponibili.” questa sarebbe una pagliacciata, l’ennesima buffonata, una vera e propria buffonata o un’iniziativa nuova, lodevole, benedetta e benvenuta?”

      • paolo effe

        mostre così sono necessarie? ma dove vivi caro? il mondo è pieno di gallerie e se ti sbatti un pò, ma veramente solo un pò, e hai un lavoro (non un’accozzaglia di cose) qualcuno ti dà credito. moste così servono solo a fare ballare in prima fila le ballerine dell’ultima, che così facendo non fanno altro che confermare la loro secondaria posizione.
        non è compotto se nesusno ha dato credibilità a questa kermesse. giornalisti a torino ieri hanno dato recensioni con onestà e chiarezza poichè di fronte all’imbarazzo non si può restare in silenzio.
        e poi caro delo miri le strade sono piene di muri vuoti per accogliere le opere di tutti quelli che hanno questo esubero di creatività e la necessità di esporla. ci vuole solo coraggio. ma il coraggio manca a tutti questi “pintori”. è più facile pomparsi e mettere in curriculum di aver partecipato alla biennale di venezia. già mi viene da ridere.

        • e chi ha mai scritto che “mostre così son necessarie” … io non lo leggoi in nessuno dei post precedenti, mentre leggo che si dice che se gli enti pubblici mettessero piu spesso a disposizione spazi pubblici per mostre “aperte” la cosa sarebbe utile ed interessante.
          ” il mondo è pieno di gallerie e se ti sbatti un pò”… ecco vedi il problema sta in quel “se ti sbatti un po’” che se significa “ti dai da fare e visiti ogni galleria possibile” va condiviso … anche se alla fine meglio dire subito che il risultato finirà per essere piuttosto deludente se invece dobbiamo intenderlo come “basta metter mano al portafoglio” o peggio “basta entrare nelle grazie dei personaggi giusti” allora proprio non sta bene!
          “non è compotto se nesusno ha dato credibilità a questa kermesse. giornalisti a torino ieri hanno dato recensioni con onestà e chiarezza poichè di fronte all’imbarazzo non si può restare in silenzio.” e chi ha chiesto “credibilità” e poi, se prorpio sicuro che quelli che oggi parlano di imbarazzo domani non si ricredano? Mai capitato prima? Vogliamo ricordare (e Gino mi perdoni) “L’esperimento di immortalità” e le reazioni di pubblico e stampa dell’epoca ? Guarda che le annate dei giornali sono on line a basta andarsele a leggere e di esempi di questo tipo te ne potrei fare praticamente almeno uno per ogni Biennale (per quella di quest’anno leggi commenti ai Gelitin…)

  • SAVINO MARSEGLIA (artista)

    delo, dove esporre le opere è un falso problema: le strade del mondo sono infinite e l’arte non ha bisogno di essere imprigionata in luoghi chiusi con aria viziata.

    Buona notte, domani il lavoro mi aspetta.

    • Un falso problema? Tanto falso che ogni santo giorno sono in migliaia a porselo e, purtroppo, centinaia sono pronti a prostituirsi per risolverlo. Ma detto questo nessuno ha ancora spiegato perché dare la possibilità a chi lo desidera di esporre il proprio lavoro sia una buffonata, una pagliacciata, una cosa vergognosa ed una offerta svilente. A te, antonella e qualche altro potrà non interessare e va benissimo, ma perché altri dovrebbero pensarla come voi e non, invece, essere felici di approfittare di una cosi bella occasione a costo zero?

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        L’ANCORA LEGGERA E PESANTE DELL’ARTISTA ALL’INTERNO DEL SISTEMA MALATO DELL’ARTE!

        In realtà, sono giunto a conclusione che questo perverso sistema dell’arte si presenta come un’ enorme transatlantico (pieno di artisti, pittori della domenica, critici, mercanti, collezionisti, musei, gallerie, fiere, e in generale appasionati d’arte) che ha un’ancora così pesante che si è clamorosamente impigliata su se stesso, in una determinata area circoscritta che io chiamo OLIMPO DELL’ARTE, che non è più in grado di muoversi e vedere la luce del cambiamento nella realtà.

        Lo stesso concetto vale per tutti gli artisti di ogni ordine e tendenze che ne fanno parte a pieno titolo o di quelli pronti ad accettare compromessi, pur di salire a bordo. Naturalmente se tutti questi artisti hanno la mente impostata come l’ancora pesante del transatlantico, allora troveranno in questo solo piccole soddisfazioni e dettagli di luce e non lo lasceranno più.

        Se, invece un’artista che ne fa parte ha un’ancora leggera o ancora di luce, noterà si certi dettagli che non funzionano, ma la sua mente potrà comunque continuare liberamente ad illuminarsi, continuare senza impigliarsi in questo statico transatlantico.

        Lo stesso concetto vale per gli artisti che hanno ancore di luce e che navigano in proprio su piccole barche e si muovono liberamente, mentalmente e fisicamente verso nuovi orizzonti creativi nel grande libro della vita, capaci di guardare il mondo, ascoltare la gente e di porre, in modo adeguato, le loro ancore della riflessione sulle problematiche sociali del contemporaneo.

        Questi artisti aperti a tutto e a tutti, intendono l’arte come elemento di impegno sociale nella società, poiché attraverso l’esperienza creativa ed estetica di artisti e fruitori si possono porre le basi della riflessione sulle problematiche sociali del mondo contemporaneo.

        In altri termini, intendono l’insieme della società e la vita delle persone, come scenario primario, dal quale scaturiscono tutte le reti relazionali che creano poi la vita emotiva nel quotidiano di ciascuno.

        In questo senso,prostituirsi e fare mostre nel (transatlantico statico dell’arte), è un falso problema -. quando c’è la possibiltà di operare fuori, tra la gente, e a maggior ragione utilizzare le nuove tecnologie della rete informatica, come piattaforma di rete sociale unitamente ad una strategia comunicativa per sensibilizzare la collettività alla fruizione dell’arte.

        Anche per identificare le contraddizioni i limiti e le criticità di questo sistema bloccato dell’arte, basato su mostre, mostriciattole, pagliacciate, dentro i soliti canonici luoghi e spazi chiusi, deputati alle esposizioni.

  • Grazie delo miri, o chiunque tu sia, ma, come vedi, nessuno risponde, Evidentemente a tutti questi critici, pieni di senso del decoro e dell’onorabilità della professione di artista riesce un po’ difficile spiegare perché, secondo loro, fornire gratuitamente uno spazio (e che spazio! la Sala Nervi: un’opera d’arte in se) per esporre i propri lavori agli artisti che desiderino farlo (perché nessuno ha imposto a chi c’era di partecipare) sia, come giustamente hai riassunto tu, una buffonata, una pagliacciata, una cosa vergognosa ed una offerta svilente.”
    Prendiamone atto e ne prendano atto pure loro. Chissà magari da domani prima di lanciare anatemi gli potrà venire in mente che alla mia domanda hanno fatto scena muta e la figura dei faziosi. Speriamo!

  • Si che ci andrei — perché non dovrei! Saremmo stati 701 migliori di MC!

  • Giorgio Nenci

    Io la rassegna di Torino l’ho vista ( e non è regionale del Piemontee come è classificata sulle fotografie dell’inaugurazione, ma partecipano “artisti” di tutta Italia) e devo dire che ci sono diverse opere belle ed intetressanti. Certo, tra i 700 ci sono degli artefici che fanno delle “cose” scadenti ( nessuno nasce Michelangelo o Pier Della Francesca; ci mancherebbe. Saremmo soffocati dal BELLO e dall’INTELLIGENTE, e se così fosse questi grandi Artisti si confonderebbero tra i colleghi. Ma per fortuna anche allora c’erano i ” madonnari” e sappiamo la differenza qualitativa tra loro e quella degli Artisti che meritano questa definizione.
    Per dirla simbolicamente corta: non ci sarebbe la Luce se non ci fosse l’Ombra.

    • paolo effe

      la biennale di venezia non è il contenitore per l’accozzagliata! forse quando torneremo a parlare di biennale e non di arrozzone potremmo parlare tutti la stessa lingua. gli artisi che hanno accettato è solo perchè hanno cercato visibilità in un contesto che credono “istituzionale”. tanti tra questi hanno detto no a manifestazioni molto più interessanti ma poichè chiedevano loro di lavorare gratuitamente si sono rifiutati (come tra l’altro è giusto che sia)
      facciamola finita con la farsa del buonismo! ci sono in questa mostra dei pessimi lavoro e lo stesso sgarbi l’ha dichiarato.

      • certo caro paolo effe lo stesso sgarbi ha dichiarato che ci sono anche dei pessimi lavori, ma non c’era bisogno che lo dichiarasse lui, bastava andare a fare un giro a sala nervi. Se poi uno avrà voglia ed invece di un giro farà una visita appena più accurata non mancherà di accorgersi, salvo che il livore, la rabbia, l’invidia o la faziosità non l’accechino, che ci sono lavori pessimi, lavori mediocri, lavori decenti, lavori buoni e qualche lavoro molto buono.

  • Finalmente viene fuori il problema : “la biennale di venezia non è il contenitore per l’accozzagliata!” … “ma il coraggio manca a tutti questi “pintori”. è più facile pomparsi e mettere in curriculum di aver partecipato alla biennale di venezia. già mi viene da ridere”
    Ecco quello che disturba : la profanazione della sacra Biennale di Venezia… come si fa presto a scordare la storia… di Biennali di Venezia che facevano schifo Padiglione Italia compreso (anzi a volte proprio solo lui) ne è piena la storia, come è piena di edizioni e di padiglioni condannati e sbeffeggiati da critici, artisti e giornalisti dell’epoca che oggi sono considerate antesignane e importanti per i futuri sviluppi.
    E l’altra cosa che disturba è che i 700 (ma attenzione in totale sono 4000 e forse qualcuno di più) possano metter in curriculum la partecipazione alla Biennale…. ma se tutti sono daccordo che ha fatto schifo, che è una solenne porcata vergognosa ed idegna, non pensate che forse questi evitarannnpo di mettercelo e se ce lomettaeranno lo faranno a loro rischio e pericolo? Ah… ma voi siete cosi buoni smaritani che vi preoccupate per loro e per il loro buon nome …. questo si che pare essere inutile buonismo !!!

    • paolo effe

      caro righi..di sicuro di biennali che come dici tu “facevano schifo” ce ne sono state. ma mai così si era toccato il fondo. confrontatevi con il mondo esterno e troverete le risposte.

      • Guarda caro paolo effe che ti ho gia risposto… ecco : “sei prorpio sicuro che quelli che oggi parlano di imbarazzo domani non si ricredano? Mai capitato prima? Vogliamo ricordare (e Gino mi perdoni) “L’esperimento di immortalità” e le reazioni di pubblico e stampa dell’epoca ? Guarda che le annate dei giornali sono on line a basta andarsele a leggere e di esempi di questo tipo te ne potrei fare praticamente almeno uno per ogni Biennale (per quella di quest’anno leggi commenti ai Gelitin…)”
        Ma visto che insisti ti chiedo confrontarsi col “mondo esterno” e quale sarebbe il “mondo esterno”, voi del NO ? o quelli a cui il Padiglione Italia piace? Sia quello di Venezia che quelli regionali hanno avuto record di visite per mostre d’arte contemporanea, forse anche proprio grazie alle polemiche sollevate. O forse ti riferisci alla “critica” o ai “giornalisti” nazionali e stranieri (ma allora ti rimando a quello che ti ho appena ripetuto sopra). Il punto vero, caro paolo effe è che un giudizio serio e ponderato su questa Biennale e su questi Padiglioni Italia lo leggeremo tra una decina d’anni, come è sempre accaduto, con buona pace dei soloni, nostrani e stranieri che hanno “commentato a caldo”. Chiaramente questo esperimento poteva esser condotto meglio, certamente potevano essere fornite condizioni ed opportunità migliori, sicuramente l’anno prossimo vedremo un direttore super-classico che chiamerà uno/due artisti, nella tradizione più vieta ma… ma intanto questa idea che ha creato tante polemiche incomincia ad essere ri-considerata e si incominciano a vedere allestimenti “fuzzy” e mostre “affollate” di lavori e di autori coinvolti e, bada, non solo qui da noi. Da tempo al tempo e chi avrà avuto ragione lo giudicheremo poi.
        “mai così si era toccato il fondo.”… ma va la’ !!!

  • silvano

    …questa mostra è come questo blog, tutti si espongono tutti partecipano..tutti al bar col grappino e i quadretti alle pareti, la tele accesa che manda a volume sostenuto le partite di calcio intervallate da notizie di politica internazionale…. come hai detto che si chiama il bar?..padiglione italia?
    e tira giù ste carte che si fa notte…

    • …purtroppo in questo blog non ci sono i quadretti appesi alle pareti, la tele accesa, le carte gli amici e soprattutto i grappini !!!

      • silvano

        …già

  • Certro che ci sono anche tanti lavori belli ed interessanti e certo che ci vuole tanta malafede a negarlo! Comunque, tanto per la cronaca, sabato pomeriggio non c’erano solo artisti ed attrezzisti a montare i lavori, c’erano anche gruppetti di curiosi e tra questi alcuni collezionisti o mercanti che fossero. Li avevo notati perché entrando due di loro stavano chiedendo ad uno “scusa lo vendi? e quanto vuoi” ecc. Avevo intenzione di esporre due tele e ne avevo portae quattro per scegliere la coppia anche in base a che cosa mi trovavo attorno. Mentre stavo appendendone una, arriva il tipo solita domanda gli rispondo che si, i miei quadri sono in vendita , alla richiesta del prezzo gli sparo il doppio di quanto chiedo normalmente perche’ pensavo fosse un perdigiorno e non avevo tanta voglia di perder tempo. Quello garda anche gli altri lavori posati contro la parete e mi dice – se ti compero qesti tre che prezzo mi fai? – Pagamento cash? – -Pagamento cash – gli faccio lo sconto del 20% sul prezzo che gli avevo detto tira e molla per dieci minuti e arriviamo ad uno sconto del 40% Alla fine lui se ne va con tre mie tele e io appendo l’unica rimasta con un sorriso che si morde le orecchie ed in borsetta tanti bei bigliettoni come non ne ne avevo mai avuti prima.

  • Giorgio Nenci

    Barbara brava!!!!Insegnalo a ‘sta gente che gli artisti hanno bisogno di vendere e non di far chiacchere! Vuol dir che la 54a Biennale per chi è riuscito a tanto ( a vendere, a vendere, a vendere…..!)ha avuto una grande opportunità !!!

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Lo slogan è: SUBITO DOPO QUELLO DI CREARE, QUELLO DI VENDERE E’ IL

      DONO PIU’ RICCO CHE POSSA RICEVERE L’ARTISTA?

    • simone

      sì certo…perchè questa biennale incentiverà di certo le vendite. fate due chiacchiere con i veri collezionisti…meglio non dirlo di aver partecipato!!

      • Caro simone a me dei “veri collezionisti importa poco, a me interessano quelli, veri o falsi, che mi comperano i lavori e mi permettono di continuare a campare e a lavorare e magari a progredire nel mio lavoro e migliorarmi. Nessuno, per ora, porta i miei lavori a MiArt, ce n’erano un paio (che ho venduti) ad Affordable Art Fair…o forse dovrei preoccuparmi del danno d’immagine al mercato dell’arte di alto bordo? Ma poi, me lo spiegate un po’ finalmente perché ci sarebbe stato un danno d’immagine? Il fatto che in Inghilterra ci siano decine di kermesse in cui centinaia di artisti presentano i loro lavori al pubblico (ed ovviamente ci trovi il bello il buono e il cattivo e persino il pessimo e l’inguardabile) danneggia le quotazioni dei “Giovani Artisti Inglesi” o le migliaia di mostre con decine di migliaia di lavori che si tengono ogni anno a Pechino e Shanghai ed in altre tre o quattro città dal nome inscrivibile danneggiano il mercato internazionale degli autori cinesi, che te li trovi serviti su piatto d’argento dalle “gallerie” che contano qui in Italia, in Europa e negli States? Ma fatemi il piacere!!! Il danno ce l’avete in testa voi. Voi che dopo esservi arruffianati per anni ed essere cosi riusciti ad avere un po’ di considerazione (appena un po’ sia chiaro! Che di grandi artisti Italiani che si siano lamentati dei Padiglioni Italia non ne conosco neppure uno) vi siete trovati questa sorpresa: le vostre raccomandazioni non servivano più, anche quello sfigato dello studio accanto l’avevano invitato al Padiglione Italia! Oibò scandalo ed anatema. Rilassatevi, tra qualche mese le vostre raccomandazioni passepartout saranno di nuovo valide … forse … o forse no

  • Giorgio Nenci

    Non è un DONO DA POCO per chi vive solamente del proprio lavoro crativo!

    • Giorgio Nenci

      CREATIVO

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      anche quello di criticare un sistema basato solo sulla mercificazione dell’arte, è un dono più ricco che possa offrire la libertà di pensiero e di parola. Non è così ?

  • Vedi Savino, leggere i tuoi commenti fa pensare ad un pensionato che ha tanto tempo da perdere, poche preoccupazioni economiche e che ha, da tempo, rinunciato a tentar di vivere facendo solo l’artista (magari tutto sbagliato, ma questa l’impressione, ti assicuro). Sono anche simpatici, qualche volta spiritosi, ogni rara volta, interessanti. Ma io se non vendo non ho un altro lavoro o una famiglia o un uomo che mi mantengano. Certo potrei cercarmi un lavoro ma dovrei rinunciare a dedicarmi a tempo pieno a quello che solo voglio fare. Qui sento parlare di tante belle cose, utili ed interessanti, leggo delle battaglie contro questo sistema o contro l’altro sistema, critiche a non finire, lunghi discorsi sui curatori dei musei pubblici, Ikea, Ikea evluta, smart relativisim, arte relazionale, tutta buona cultura. Poi pero chiudo il computer e devo guardare nel borsellino quanto ho per il pranzo o per la cena. Ho fatto alcune personali, che sono andate piuttosto bene, venduti molti lavori : pagato galleria, commissioni sulle vendite, rinfresco, cataloghino, critico che ha scritto l’introduzione mi sono rimasti: la prima volta 150 euro la seconda 220 e la terza 350. Ho fatto parecchie collettive ed ho partecipato a fiere minori (unitamente ad altri) vendite pressoché zero, costi dai 300 ai 1000 euro. Per fortuna mia vendo qualche cosa on line ogni tanto e più spesso in studio … piano piano con l’;aiuto di amici e conoscenti ho cominciato ad avere qualche “collezionista” (un pezzo o due a testa) che mi hanno portato altri … insomma facendo grandi sacrifici col sorriso sulle labbra riesco o bene o male a tirare avanti. Il Padiglione Italia? una manna, ce ne fosse uno ogni due o tre mesi : grande venue, pieno centro, grande pubblicità (nel bene o nel male) e tanto pubblico. Lo scriverò sul mio CV ? Ma certo che ce lo scrivo, anche in grassetto e non tanto perché pensi che importi a qualcheduno ma perché mi ricorderà per sempre un piccolo colpo di fortuna insperato.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Gentile Barbara, per sua conoscenza, le comunico che non sono un “pensionato che ha tanto tempo da perdere e poche preoccupazioni economiche”. Sono un uomo maturo di origine contadina, laureato in Architettura e discipline artistiche che spiega ai giovani come si intreccia una stuoia, come si costruisce una capanna sull’albero, come s’allevano i polli e tante altre cose pratiche e interessanti che mi hanno insegnato nella famosa Scuola d’Arte Applicata, Bauhaus di Tubinga (Germania).

      Di ogni cosa che si può fare con le mani, ne faccio un mestiere. Deve sapere che mestiere è tutto ciò che deve essere fatto con le mani e con la testa. Mestiere è anche avere idee, progetti nella testa…, o pensieri di contemplare il firmamento, gli uccelli che cantano e volano liberamente nell’aria e così via…

      Non c’è nulla che un uomo possa fare di cui l’artista non faccia un mestiere. Qundi quando un uomo dice: io sono un artista, questo è il suo mestiere. Vuol dire che lui non fa altro che produrre un’opera dopo l’altra. Non arrotola solo stuoie, non va in cucina a farsi uno spaghetto aglio e olio e peperoncino, non lava i piatti.

      L’artista è appunto il suo vero mestiere. Esattamente come ogni cosa che fa può essere un opera d’arte. Solo il mestiere da all’arte il pieno diritto di fare!
      Così succede che la maggior parte degli artisti sanno fare soltanto quello che è il loro mestiere e non sono capaci di fare altri mestieri per sopravvivere.

      Non sono capaci di intrecciare una stuoia, costruire una capanna sull’albero, , uno spaghetto aglio, olio e peperoncino. E così succede anche a coloro che credono di fare l’artista: (la pittura ad olio aglio e peperoncino). Questi pittori vivono nello smarrimento, perchè non sanno fare altro che questo e si disperano perchè non vengono apprezzati e non vendono.

      Quando si dipinge su tele fragili, la salvezza del mestiere sta nella velocità d’esecuzione!!!

      Naturalmente si tratta di una metafora sul mestierte dell’artista che il sistema malato dell’arte esige innanzitutto da se stesso.

      Per concludere, la saluto cordialmente e le auguro buon mestiere, buone vendite e buone feste.

  • Cristiana Curti

    Padiglione Italia 2011, un piccolo colpo di fortuna insperato…
    Mi hanno insegnato che è orribile sottostimare chi si sostiene. In questo caso l’artista che ha bisogno di vendere. E mai lo feci. Ma non ci riesco proprio.
    Cara Barbara f., augurandoti milioni di piccoli colpi di fortuna insperati, tanti che possano diventare una carriera solida e intoccabile (e molto redditizia), auguro a me che occasioni del genere diventino “questione statale” (annuale, semestrale, bimestrale), ma che non tocchino mai più la Biennale che non ha bisogno di questi specchi per le allodole.
    Anzi, dovrebbero piantarla di lasciare quel povero “marchio” a svillaneggiarsi in giro. Dovrebbero tutelarlo come il farro della Garfagnana o la cinta del senese.
    Che, a quanto sembra, recuperano maggiore e indiscusso rispetto dell’arte italiana.
    Sgarbi non avrebbe avuto gioco facile per la sua presunta “innovazione” senza il timbro della BIennale (e un Ministro compiacente e ignorante che lo piazzò in un posto che non meritava).

    Per la cronaca, esistono da milenni Istituti più seri delle azzarderie sgarbiane a tutela non soltanto degli artisti purchessia, ma anche, e soprattutto, del pubblico che non è fatto tutto di collezionisit e galleristi.

    A NY il MoMA organizza ogni 5 anni il compendio degli artisti “locali” (ovvero, per NY, nazionali) da cui attinge con estrema serietà (e totale imparzialità, perché per un quinquiennio sciabola esperti alla caccia di talenti negli studios dei selezionati) i futuri nomi dell’arte. Tutto ciò permette di far emergere davvero i meritevoli e tutela il pubblico che ha il diritto di essere informato da professionisti.
    E non si dica che il MoMA è il MoMA, perché risponderò che la Biennale è la Biennale, per la miseria.

    Non so più in che lingua dirlo: vi fareste cavare un dente da un falegname espertissimo? o da un ombrellaio espertissimo? o da un fiorista espertissimo?
    O non preferireste un dentista espertissimo?

    • Scusi signora Curti, lei lo ha già detto in tute le lingue ma io, sarò duro ma l’esempio del dentista proprio non lo capisco. L’esempio va bene per chi “dirige” o “conduce” un’operazione vuole dire che Sgarbi non era adatto o non era all’altezza… beh! Bella scoperta, se mi permette. Ma il punto qui è altro. Se al posto di Sgarbi ci fosse stato uno dei suoi beniamini avrebbe fatto un Padiglione Italia con tre/quattro artisti, tutti rigorosamente ben noti ed affermati, scegliendo i lavori per accordarli al suo “progetto” ai suoi “cencetti” a suo…Suo…SUo…SUO…SUO! Quindi, come oramai siamo ben abituati a vedere nelle “meglio gallerie e meglio musei” avrebbe fatto la SUA INSTALLAZIONE con opere altrui. Anche Sgarbi, sia chiaro, ha fatto la SUA INSTALLAZIONE con opere d’altri, ma gli altri son quasi quattromila o forse più. Quindi una differenza profonda c’è. C’ è soprattutto per le barbara f. e gli altri tremilanovecentonovantanove che, per il 90%, fino ad ieri non se li era filati nessuno o quasi. Ha ragione lei quando dice che cose del genere dovrebbero essere organizzate dallo stato, dalle regioni, province, comuni o Istituzioni al di fuori della Biennale che non era indispensabile usare quel contenitore per questo “esperimento”. Rimane il fatto che non l’han mai fatto, che non si fa e, temo, non si farà in futuro. Rimane il fatto che il Padiglione Italia tornerà certamente ad essere un bel mausoleo in cui seppellire/glorificare i tre quattro soliti noti e soprattutto e prima di tutto dar lustro al Direttore di turno, che certamente di lustro non ne avrà bisogno perché stranoto. Lei che invoca la “protezione” non pensa che a furia di proteggerla la Biennale finirà (è forse già finita) per essere imbalsamata mentre dovrebbe invece essere, viva, vivace, fuori dalle righe e dagli schemi, innovativa, anche becera ed ignorante se occorre, ma NUOVA, e ogni volta DIVERSA.
      E per tornare al suo dentista, vede, tra un dentista espertissimo che mentre mi cava il dente guarda altrove e pensa ad altro, ai giornali, ai critici, al “mercato dell’arte internazionale”, al prossimo incarico cui potrà aspirare dopo, ed un falegname, anche non espertissimo, che cerca di cavarmelo con tutta la cura l’attenzione e la coscienziosità che gli è possibile … bene mi affiderei senza dubbio al falegname…. peccato che qui non abbiamo nessun falegname serio, attento e coscienzioso!

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      cara cristiana, vacci piano con questi esperti d’arte, così bravi e qualificati…a volte fanno scelte di artisti che non hanno nè testa nè coda!

  • Gentile signora Cristiana : “Per la cronaca, esistono da milenni Istituti più seri delle azzarderie sgarbiane a tutela non soltanto degli artisti purchessia, ma anche, e soprattutto, del pubblico che non è fatto tutto di collezionisit e galleristi.” … bene me ne indicherebbe qualcheduno qui in Italia che possa fare al caso mio e delle centinaia di barbare f. e barbari f. che si spaccano in quattro per non mollare? e non mi venga a dire : “A NY il MoMA organizza ogni 5 anni il compendio degli artisti “locali” (ovvero, per NY, nazionali) da cui attinge con estrema serietà (e totale imparzialità, perché per un quinquiennio sciabola esperti alla caccia di talenti negli studios dei selezionati) i futuri nomi dell’arte” perché io negli States (e un po’ in giro per il mondo) ci sono stata e ci vado quando posso ho anche esposto ed anche venduto qualche cosa ma non mi ci voglio trasferire, se no l’avrei già fatto cinque anni fa quando ci andai per la prima volta e non c’era nulla che mi aspettasse qui in Italia. Conosco la sua preparazione e la sua competenza e capisco che il “brand” Biennale” le sta a cuore ma a lei sta a cuore come le stanno a cuore, appunto, il farro della Garfagnana o la cinta senese, a me invece mi sta a cuore come manifestazione che presenti artisti anche artisti non necessariamente stranoti,storicizzati, spesso sorpassati …che magari torni ad essere quella che aveva il coraggio di presentare un Gino De Dominicis e di sollevare lo scandalo nazionale ed Internazionale. Sia chiaro non dico affatto che quella di Sgarbi (ma, mi permetta proprio nemmeno quella della Bice) sia di quel livello, pazienza! Non me ne voglia se io la considero la migliore della mia vita, almeno sin qui, e se spero che quel che è capitato a me capiti a tanti altri che se lo meriterebbero.
    In ultimo, benissimo “che occasioni del genere diventino “questione statale” (annuale, semestrale, bimestrale), ma che non tocchino mai più la Biennale che non ha bisogno di questi specchi per le allodole” ma chi creerà domani o l’anno prossimo “occasioni del genere’? chi lo ha mai fatto negli anni passati? Ovviamente a lei non interessa, basta che la BIENNALE non si tocchi, non si guasti, non si sgualcisca… mettiamola sotto una campana di vetro come le statuine di Capodimonte che piacciono tanto agli stranieri ed alle persone di bon ton, anzi creiamoci un bel museo per accoglierla come l’arte dei bei secoli d’oro!!
    E scusi ancora, chi sarebbero le sue allodole? Gli artisti? Il pubblico? Chi?

    • silvano

      ..scusi mi può guardare un attimo il bambino che vado allo stand della porchetta,non c’è fila in questo momento….cerea neh?

    • Cristiana Curti

      Cari mario righi e barbara f., siete molto bravi a forzare ciò che affermo, ovvero che è necessario tutelare la qualità delle professioni (anche la vostra, ammesso che mario righi sia artista, il che però non so).
      Mai affermato che la BIennale sia un tempio dei miei (miei?) beniamini: e chi sarebbero i miei beniamini, secondo voi? Ne sapete più di me di quello che voglio io? E conoscete anche meglio di me il mio dentista? Mi sta a cuore la Biennale come la cinta senese (questa è incredibile)?
      Quando sarà affossato davvero tutto in Italia, anche le Istituzioni che – quelle poche – ancora costituiscono una nostra eccellenza in nome di una demagogia che fa più danni di ogni altra cosa, sarete i primi a essere esclusi dai giochi, perché i giochi – purtroppo per tutti noi – non esisteranno più.
      Sono felicissima (e dico sul serio) di sapere che ALMENO la Biennale (in una delle sue propaggini infinite) sia stata di aiuto a qualcuno, ringrazieranno anche quei poveretti ammassati al Padiglione Italia di Venezia obbligati ad acquistare 4 cataloghi inesistenti ciascuno? Per loro dove sarà il risultato? Dov’è l’omaggio, il premio?
      Invece di strepitare qui e rovinare là, perché non consorziarsi tutti e chiedere a gran voce uno studio visit (una segnalazione nazionale basata su filtri regionali) che ogni anno faccia il punto della situazione con gli artisti che operano in Italia (non solo italiani, quindi). Non sarebbe meglio? O si ha semplicemente paura della segnalazione, del filtro? Inoltre, è la parola “consorziarsi” che proprio non rientra nela mentalità italica, non è vero? E Sgarbi dov’è quando si tratta di fare qualcosa sul serio e non solo per mettere in mostra se stesso? Dove finisce il suo populismo d’accatto?
      E’ questo che temo. Non si crede più di dover subire il giudizio di qualcuno proprio in un campo in cui il giudizio è l’ossatura del lavoro; e se per un certo verso questo è giusto, laddove il contesto lo giustifica e lo consente, non è giusto però laddove il contesto è una competizione (tale è la Biennale, forse non ce lo ricordiamo più).
      Per essere in gara bisogna essere stati qualificati, ma questo ormai non ci fa più comodo riconoscerlo.
      Entrando nello specifico, sarei curiosa di poter ammirare – almeno parzialmente dato che potrei osservare solo su internet – il sito di barbara f. cosicché potrei rendermi conto di che parla (e che cosa vende). Mi farebbe davvero piacere. Ringrazio in anticipo.

  • oblomov

    ma chi vende cosi’ al volo emette fattura o ricevuta fiscale?
    Non capisco questo dibattito…, dal momento che bastava presentarsi col quadro sotto il braccio tipo baguette francese e si poteva andare a cercare un chiodo, perchè non l’hanno detto? io credevo che gli artisti fossero selezionati altrimenti avrei portato anch’io qualche “roclò” magari sotto falso nome, giusto per non rischiare…e avrei trovato forse qualcuno interessato al 3 per 2…invece è proprio lì lo sbaglio, non averlo detto e averlo fatto…quindi gli sfigati esclusi come me o altri artisti torinesi son proprio sfigati perchè non solo non son stati segnalati da nessuno in terra propria ma l’assalto ai forni non l’han fatto per pudore e correttezza…tipicamente piemontese..e invece fra i 600 o 700 o 1000 tanti arrivano da fuori…allora che padiglione piemonte è?? boh!! mah!!
    cerea neh ca staga bin…

  • spadoni

    continuerò a complimentarmi e a difendere tutti gli artisti piementesi..e italiani….che hanno detto NO!!!

  • oblomov

    continuo il messaggio di ieri…

    che rabbia, che nervus …se lu savia ch’a l’era il “mercante per an dì o un meis” saria stait bin cuntent ad partecipè co mi…. e peui aiera Sgarbi e tuti cui cha cuntu… na biennale parei l’hai mai vistla..tut a gratis..bel afè…fan anche il catalogo cun 700 nom sarà la guida del telefono…e peui pudia butelo ntal curriculum..aiera fina qul ch a fa strisia la notisia e peui i cantant…e tuti tuti.. mac mi sun stait propi in ciula a nen pruvè…pudia anchee guadagnè quaicoslina ..feme vedde dai critici e galleristi e fina dai collezionisti ch’arivu da Milan e fina da Ruma……pasiensa vadu a travajiè
    Buone feste a tuti e sagrineve pa…

    • Oblomov, se corri forse Ti prendono ancora… qualcuno che aveva aderito tardi lo hanno ammesso, basta che porti l’opera entro il 22 notte, che il 23 dev’essere tutto a posto, ci va il sindaco….
      Il catalogo sarà con tutti i quattro-cinquemila artisti, quelli di Venezia come quelli di Pavia o di Torino, tutti alla pari. Che sia il tempo a decidere chi vale e chi non vale.
      Ed anche il tempo deciderà se questa Biennale un po’ anarchica, sia un’opera d’arte, una proposta di libertà creativa da accettare, o se debba vincere sempre e solo l’accademia, legata oramai a doppio filo con i giochini del mercato.

  • SIg Curti, non mi pare di aver forzato proprio nulla, ho detto “suoi beniamini” senza alcuna malevolenza intendendo i curatori che lei vederebbe volentieri quali Direttori del Padiglione Italia. Mi permetto di farle notare alcune cose: anche se quest’anno il Padiglione Italia non era di suo gradimento e non lo era della maggioranza della critica, questo non “infanga” o “ammazza” la Biennale, ce ne furono ben altri in passato di padiglioni inguardabili o poverissimi, un Padiglione non fa la Biennale. Casomai mi chiederei se la scelta della Curiger non sia stata una scelta improvvida. Io credo che la Biennale sia sicuramente prestigiosa ma molto ingessata e che abbia invece bisogno di innovazione. Le innovazioni portano sempre scompiglio e costituiscono sempre un momento di “sofferenza” ma danno nuova vita e permettono ad una Istituzione di adeguarsi ai tempi che cambiano e mantenere la propria eccellenza. E tanto per chiarire non mi riferisco qui, in particolare all’idea Sgarbiana. Credo che l’eccellenza non la si mantenga cristallizzando una Istituzione ma la si conservi solo sapendola rinnovare, in questo processo indispensabile, non solo per conservarne l’eccellenza, ma per la sua stessa sopravvivenza ci saranno anche cadute di stile e momenti no, è normale. D’altro canto l’eccellenza la si conserva se si hanno eccellenze da porre al vertice dell’Istituzione: dove sono oggi in Italia queste eccellenze? Sgarbi è pessimo, benissimo ma chi sono gli ottimi? E se non ne abbiamo come pensiamo di poter mantenere l’eccellenza? O vogliamo semplicemente riuscire nell’impresa di far credere al mondo che siamo quel che in realtà non siamo più?
    Quel che lei dice a proposito del “consorziarsi” è sacrosanto ma leio stesse riconosce che qui da noi un’idea del genere avrà grandi difficoltà ad attecchire.

    • scusi continuo… Vede io credo che la Biennale non sia assimilabile al farro della Garfagnana o alla cinta senese (mi scusi ma è stata lei a fare il paragone) prodotti che conserveranno la loro eccellenza solo se riusciranno a non mutare assolutamente in nulla le loro caratteristiche. La Biennale la conserverà solo se riuscirà a mutare di biennio in biennio le proprie caratteristiche per dar conto del mutamento della realtà del mondo dell’arte. Pensi alle nuove tecnologie, pensi a nuovi media, pensi ai social-network ed alle nuove forme di “convivenza civile virtuale”, alle nuove forme d’arte che essi hanno fatto nascere e comportano ecc. ecc. non crede che la Biennale dovrà trovare il modo di rispecchiare questi profondi mutamenti della realtà? Comunque, magri sono io che sbaglio tutto,

    • Cristiana Curti

      Sulla Curiger concordo pienamente. Così come è vero che un Padiglione non fa la Biennale, ma un pessimo esempio nel nostro Paese attecchisce purtroppo ben più di uno buono. Ed è sempre facile distruggere, mentre assai più difficile (ri)costruire. E naturalmente anch’io penso – come tutti, sulla carta, per la verità – che un’Istituzione debba essere sempre rimessa in gioco per non soffocare.
      Sulla faccenda del consorziarsi, finché non si elige un Istituto o una rete di Istituti (almeno) che faccia da portavoce e che invii la richiesta o le richieste, è molto difficile. Ma non impossibile. Se le Accademie si muovessero, spinte dalle richieste, e aprissero le iscrizioni a una esposizione temporanea anche a chi non è studente? E’ così impensabile? L’idea di una rassegna d’arte nazionale nelle sedi dei capoluoghi di regione, promossa dalle Accademie (che ci guadagnerebbero in maggiore visibilità e magari con qualche studente meritevole in più, chissà) e aperta a chiunque invii immagini o opere a un comitato selezionatore che tenga però le maglie più larghe possibile, da svolgersi ogni due-tre anni, sarebbe gran cosa. Utile senz’altro e darebbe visibilità a coloro che visibilità non hanno perché senza galleria, senza critico, senza opportunità diverse. Ci farebbe inoltre capire quale potrebbe essere davvero il livello artistico medio (se non di più) del nostro Paese.
      Oltre a questo, però, e sempre nell’ottica dell’innovazione, io riaprirei l’Ufficio Vendite della BIennale, diretto sino alla sua morte da Ettore Gian Ferrari. Una “cosa” vecchia tremendamente nuova nella sua libertà di azione.
      Vorrei tanto assistere a qualcosa che cambi nel sistema dell’arte. Questo potrebbe essere il più grande cambiamento. Altro che rivoluzioni pro domo Sgarbii.

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        La Curiger, non è riuscita ad illuminare questa biennale, oltre la zona d’ombra di forme codificate di presunta arte griffata e artificiata sotto il marchio di qualità…?

        Un’arte che viene ritenuta densa di luce e di significato nel suo oggetto…, ma nella sua presunta qualità intrinseca, non è altro che un deserto comunicativo…, se non un buon investimento finanziario per miliardari cinesi e russi.

        Per questo, preferisco la luce naturale e variabile che illumina la laguna di Venezia o quella più movimentata di Canaletto.

      • Cara Cristiana, permettermi di farti i miei complimenti : queste sono due proposte che andrebbero sottoscritte e sostenute da molti e magari da Artribune in testa, soprattutto la prima. Permettimi solo un minuscolo contributo ad essa: … da svolgersi ogni due anni con tempistica tale da poter presentare “la mostra” (e quindi rendere pubblici e visibili autori ed opere selezionate) all’inizio dell’anno “no” della Biennale. Il direttore del Padiglione Italia nominato, pur rimanendo pienamente libero nella progettazione del suo Padiglione e nella scelta degli artisti da invitare, dovrebbe, pero’, assumersi l’impegno di visitare tutte le mostre regionali prima di definire il proprio programma e scegliere gli artisti (non servira’ a nulla, perche’, ovviamente, anche prima dell’atto della nomina il progetto ed i “nomi” li aveva gia’ ben chiari in mente, ma cosi si da anche un senso alle selezioni e poi… non si sa mai)
        Un ultimo suggerimento per mostre del genere che, ovviamente, devono rimanere il piu’ “leggere” possibili con i costi : ridurre ad un austero minimo o meglio abolire le “cerimonie di apertura”; reallizzare cataloghi su DVD o addirittura “on-line”, far scrivere le introduzioni critiche ad essi alle stesse persone che hanno composto l’organo selezionatore, chiedere ai partecipanti “esterni” un modesto “contributo spese” (vedi i molti “premi on line” con contributi che vanno dai 20 ai 50 Euro per opera “sottoposta”)…. dimenticavo, ovviamente, possibilita’ di partecipare a chiunque.
        Comunque, ancora complimenti

        • SAVINO MARSEGLIA (artista)

          IL GIUDIZIO DELLA CRITICA D’ARTE SULL’OPERA !!!

          Caro Luciano e Cristina, anche se quello che dite è un metodo abbastanza democratico, a mio parere, il giudizio dei selezionatori sulle opere da portare alla Biennale di Venezia, sarà comunque sempre arbitrario e produrrà tra gli artisti esclusi: rabbia, rancori e tanta polemica.

          Perchè, il giudizio dei selezionatori si baserà comunque su codici linguistici non certi, sul piano della compiutezza e valore dell’opera. Anche se questo giudizio lo dia un critico esperto e preparato o l’artista medesimo.

          Ad avvalorare questa verità, potrebbero concorrere gli innumerevoli errori di cosiddetti “esperti d’arte” che nel passato hanno espresso giudizi non fondati sul reale valore di grandi artisti.

          Va detto inoltre che è sempre e solo l’artista a creare le idee, il critico d’arte può soltanto valutarle dal suo punto di vista, rifiutarle o accettarle per altri interessi.

          E’ evidente che non si può essere d’accordo con linguaggi maniacali già visti, rivisti e digeriti dal pubblico? Il che genera altra critica, se il non essere d’accordo o meno su questi linguaggi obsoleti.

          A parer mio in democrazia, la liceità del disaccordo è data dal fatto che tutto ciò che è nuovo, diverso e migliore nell’arte fa paura; così come tutto ciò che è linguaggio vecchio crea sicurezza. Ciò non vuol dire che non essere d’accordo su queste cose, vuole affatto dire avere sempre torto.

          • SAVINO MARSEGLIA (artista)

            scusa: Cristiana

  • Caro Savino, certamente molte delle cose che dici sono condivisibili e sagge. Qui pero’, sta attento, non si sta affatto parlando di un metodo di scelta degli artisti da presentare alla Biennale. La proposta di Cristiana riguarda solo delle “mostre” periodiche e regionali (…gia’, ce ne furono in un tempo lontano) a cui possano partecipare, previa selezione non “feroce” sia gli allievi delle accademie (ed io aggiungo gratuitamente) sia chiunque desideri farlo (ed io aggiungo previo versamento di un modesto contributo).
    Quindi si sta parlando solo di una possibilita’ istituzionalizzata, pubblica e ricorrente di mostrare al pubblico il proprio lavoro al di fuori dei (soliti) circuiti: quello delle gallerie, condizionato dalla necesstita’ di presentare dei “prodotti per la vendita” e da quello delle Istituzioni pubbliche o private cui, come ben sai, si accede solo attraverso la solita trafila degli “amici degli amici”.
    Io ho aggiunto, all’idea di Cristiana, quella di progammare tali “mostre” circa un anno in anticipo rispetto all’apertura della Biennale ed imporre l’obbligo, al Direttore del Padiglione Italia, nominato per la Biennale che si aprira’ in quell’anno, di vedersele tute queste mostre pur senza obbligo alcuno di scegliere in questo ambito gli artisti da presentare. So bene che (ammesso che un tal progetto prendesse veramente corpo e venisse posto in atto in questi termini) il Direttore del Padiglione Italia, continuerebbe a scegliere gli artisti che gia’ aveva in mente e nel cuore (o quelli che fan parte dei “crocchi” degli amici dei suoi amici), ma almeno,oltro a quello che lui gia’ conosce, dovrebbe vedere tutto quanto di nuovo (o men nuovo) offre il panorama Italiano…chissa’ magari, alla lunga, la cosa potrebbe portare i suoi logici frutti.
    Quindi qui non stiamo parlando di metodi democratici o meno, concetto che ritengo inapplicabile e fuori luogo in questo contesto ma semplicemente di “occasione di visibilita’” slegata da quei meccanismi cui e’ oggi soggetta e che tutti, piu’ o meno stigmatizziamo.
    Il DIrettore del Padiglione Italia … fino a tanto che la “Biennale” avra’ il carattere che ha oggii, e’ ovvio che possa ed anzi debba esser libero di scegliere chi gli pare e chi ritiene meglio esprima “lo stato dell’arte”, perche’ appunto, il carattere dei Padiglioni (e spesso quello dell’intera Biennale) e’ (diventato da una quarantina d’anni e forse piu’) quello dell’installazione del Direttore (curatore) con opere realizzate da artisti.

  • SAVINO MARSEGLIA (artista)

    Insomma, caro Luciano, vuoi dire che sarebbe già tanto, se il direttore del Padiglione Italia visitasse almeno una di tutte queste mostre sparse sulla penisola? Ho forti dubbi in questo! Ci ha provato già Sgarbi, ma come sai ha creato un vero e proprio putiferio..

    Alla fine, quando ogni speranza è persa, gli artisti meritevoli, resteranno soli con il loro lavoro.

    • No caro Savino io dico che, se venissero fatte, dovrebbe avere l’OBBLIGO di vedersele proprio TUTTE. Torno a ripetere, forse non servirebbe a nulla ma… non si puó mai sapere

  • Giorgio Nenci

    Caro Spadoni: ma proprio tutti; anche quelli che credono di fare Arte, e non lo è?
    E Lei crede di aver sempre scelto il meglio?
    Curiosità ……

  • spadoni

    buongiorno sig Nenci
    non credo di aver scelto sempre il meglio. ma credo di aver fatto delle scelte. e le difendo. da anni. e vedere questo declino mi rattrista alquanto.
    saluti

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      perché le tu scelte soggettive sono sempre degne di note ?

  • Carlo Romani

    Massimo Massano, ex deputato Msi già socio di Vittorio Feltri, a capo di Torino Cronaca oggi Cronca Qui, sponsorizzatore di questa mostra di Sgarbi.
    sistema-lobby-politica-mafia
    una vergogna.

    forse cari sostenitori di questa mostra sarebbe opportuno vi informaste meglio su alcune questioni che puzzano di marcio in profondità.

  • lorenzo m
  • hm

    la foto 12 è mostruosa (quindi bella), sembrano un esercito di zombi . ma c’era anche rosicandy wow alta qualità quindi, mancavano solo il tizio di telemarket franco il baffo e red ronnie .

  • Giorgio Nenci

    gentile prof.Spadoni, purtroppo il declino è generale, e rispecchia il tempo in cui viviamo ( forse è quello che vuole dimostrare il Vittorio con l’intera 54a Biennale; ma a Torino ci sono anche delle opere rispettabili; non bisogna fare di ogni erba un fascio ). Il Carlo Romani, poi, esce dalle righe…….. e lo trovasse lui un altro sponsor di questi tempi! Credo che Vittorio Sgarbi avrebbe accettato di far sponsorizzare la rassegna di Torino persino al COMINTERN…….( da notizie, Fassino è superiore ai sospetti ” sistema-lobby-politica-mafia” difatti rinuagurarà la Rassegna torinese il 23 dicembre)

  • E non è ancora finita: venerdì 23 p.v. alle ore 16,30 Vittorio Sgarbi e Piero Fassino inaugureranno (per la seconda volta) il Padiglione Italia della 54a Biennale di Venezia alla Sala Nervi di Torino.

  • silvano

    alla fieeeraaa dell’est per due soldi..un topolinooo mio padre comproooooo

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      silvà, ancora non l’hai capito che le fiere e mostre… sono fatte per vendere cianfrusaglie..

      • silvano

        e i blog?
        Alla fiera dell’est, per due soldi, un topolino mio padre comprò
        Alla fiera dell’est, per due soldi, un topolino mio padre comprò
        E venne il gatto, che si mangiò il topo, che al mercato mio padre comprò
        E venne il gatto, che si mangiò il topo, che al mercato mio padre comprò
        Alla fiera dell’est, per due soldi, un topolino mio padre comprò
        E venne il cane, che morse il gatto, che si mangiò il topo
        che al mercato mio padre comprò.

        Alla fiera dell’est, per due soldi, un topolino mio padre comprò
        E venne il bastone, che picchiò il cane, che morse il gatto,
        che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò.

        Alla fiera dell’est, per due soldi, un topolino mio padre comprò
        E venne il fuoco, che bruciò il bastone, che picchiò il cane,
        che morse il gatto, che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò.

        Alla fiera dell’est, per due soldi, un topolino mio padre comprò
        E venne l’acqua che spense il fuoco che bruciò il bastone che picchiò il cane
        che morse il gatto, che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò.

        Alla fiera dell’est, per due soldi, un topolino mio padre comprò
        E venne il toro, che bevve l’acqua, che spense il fuoco,
        che bruciò il bastone, che picchiò il cane,
        che morse il gatto, che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò.

        Alla fiera dell’est, per due soldi, un topolino mio padre comprò
        E venne il macellaio, che uccise il toro, che bevve l’acqua,
        che spense il fuoco, che bruciò il bastone, che picchiò il cane,
        che morse il gatto, che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò.

        Alla fiera dell’est, per due soldi, un topolino mio padre comprò
        E l’angelo della morte, sul macellaio, che uccise il toro, che bevve l’acqua,
        che spense il fuoco, che bruciò il bastone, che picchiò il cane,
        che morse il gatto, che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò.

        Alla fiera dell’est, per due soldi, un topolino mio padre comprò
        E infine il Signore, sull’angelo della morte, sul macellaio,
        che uccise il toro, che bevve l’acqua, che spense il fuoco,
        che bruciò il bastone, che picchiò il cane, che morse il gatto,
        che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò.

        Alla fiera dell’est, per due soldi, un topolino mio padre comprò

  • Resta da capire se un operazione del genere sia utile per l’Arte Contemporanea.

    • Sì, perchè è viva, non ingessata….. e l’arte è vita.

      • Molto poetico, ma in concreto, fuori dalla retorica, lei quale vantaggi vede per una operazione del genere?

        Anche se ci sono alcune opere valide, in generale non è una rassegna di qualità, anche se si vende più o meno sottobanco, non è una fiera.

        Tutti i media ne hanno parlato dando un risalto che merita il nome della Biennale, ma gli addetti ai lavori sanno che si tratta poco più di un elenco raffazzonato molto parziale.

        Mi illumini in proposito

  • Gianni

    1) Le vostre foto a raffica fanno come al solito schifo. Non basta avere un telefonino per diventare fotoreporter. la mostra farebbe schifo anche ripresa da un buon fotografo, ma così la si rende anche un’esperienza spiacevole in internet, non solo dal vivo.

    2) Il tempo scorre in avanti, ma qui, miracolosamente, va all’indietro, di almeno una trentina d’anni.

    E’ questo il futuro? Minchia, torno a dormire…

    • hm

      invece secondo me le opere d’arte da vendere sono proprio queste foto che riprendono i faccioni che guardano le croste, mi sembra chiaro .

    • b.r.

      Trattasi di una Nikon D3000, non un telefonino.
      L’intenzione non era poi fare belle foto, ma solo documentare velocemente un evento che non meritava certo delle immagini artistiche o particolarmente curate, visto come è stata trattata l’Arte da chi lo ha organizzato. Ti dirò, caro Gianni, gli scatti sono stati fatti camminando, anche per non gelare in quella ghiacciaia..complimenti per la finezza cmq…

    • paolo da napoli

      caro gianni fa proprio bene a tornare a dormire. la maleducazione non dovrebbe mai stare sveglia.

  • Giorgio Nenci

    Analisi delle Biennali di Venezia- Padiglione Italia del secolo passato: 1) controllando i cataloghi di queste si evince che assieme ad alcuni Artisti degni di questo nome, sono presenti artefici ormai dimenticati per la loro ininfluente operosità.
    2) Il sistema degli inviti era appannaggio di “cricche” legate ai partiti , e in parte alle gallerie che influenzavano il mercato
    3) Il sistema ,per un certo periodo di tempo , ammetteva opere di artisti che soggiacevano al giudizio di una commissione di “esperti” che, più che giudicare la qualità dell’opera, accettavano quelle degli amici
    Questo era il panorama; in parte rifiutato da molti bravi Artisti , che non insegnavano alle accademie e agli istituti d’arte- altri luoghi dove le commistioni supportavano interessi amicali- che vivevano con fatica del loro lavoro, e avrebbero storicamente meritato la loro presenza in qualche Biennale di Venezia (ma era così……e se volevano vivere liberamente d’Arte, non se ne preoccupavano, anche perchè erano impegnati alla sopravvivenza della loro famiglia ( la “loro poesia” non era “verbale”, ma nelle loro opere, che gustiamo ancora)

    • Cristiana Curti

      Questo è quello che vanno ripetendo tutti quelli che ci vogliono far ingoiare questa porcheria che è (stata, per fortuna) la costruzione del Padiglione nazionale più orrifico della storia della Biennale. Un bel primato. Dimenticando che – fra l’altro – non solo il sistema di selezione è cambiato nel tempo (fa comodo insistere intorno alle “mafie” quando se ne vuole semplicemente acchiappare il vertice per governarlo) ma anche il numero dei partecipanti. La Biennale di Venezia del 2011 è incommensurabilmente diversa già da quella di due anni fa, non parliamo poi di quella di 30 o addirittura di 60 anni fa.

      Se poi si vuole sostenere che questa edizione, per quanto riguarda il Padiglione Italia, non è stata una pura emanazione della volontà di un Partito Unico di maggioranza con l’interesse diretto (d’autorità, scavalcando qualsiasi regola che, per quanto fallace, avrebbe dovuto evitare un tale arbitrio) di un Ministro della Cultura che si distinse solo per lo spudorato e indecente servilismo al Potere, allora si è proprio malfidati. Ma non la vorrei buttare sul politico perché anche questo è un bell’alibi che fa molto comodo a chi rifiuta di affrontare l’argomento che si fonda solo sul giudizio di qualità.

      A onore del vero, posso anche sottolineare che – possedendo io tutti i cataloghi biennaleschi sin dalla fine dell’ 800 – di grandi e tremendi “scarti” non ne vedo, soprattutto fra le partecipazioni italiane. Vedo invece edizioni (soprattutto negli anni ’50/’60) preparate con grande cura malgrado i non moltissimi concorrenti. Non tutti sono grandi artisti, ma questo non è mai stato un dovere. Così come non tutte le opere persenti nel Padiglione Italia 2011 sono orribili (ma non c’è un solo capolavoro). Un dovere era la selezione e accollarsi il rischio della stessa. Metterci la faccia e non fare finta. Tant’è che il sunnominato Ufficio Vendite funzionava a gonfie vele, la nostra arte circolava per il mondo in anteprima e con crescente interesse ed era un notevole introito per la Biennale che procedeva anche ad acquisizioni (o riceveva donazioni) per il deposito di Ca’ Pesaroe e per gli Archivi (costume che si è interrotto, purtroppo, facendoci regredire all’età della pietra).
      Dovere è tentare di dare un senso al significato di arte nazionale; se questa di quest’anno è l’arte italiana contemporanea, ora so chi ne sono i cantori, e me ne compiaccio.
      I grandi fuori dalle Accademie ci sono sempre stati e sempre ci saranno (personalmente, fra gli italiani, oggi ammiro in particolare un artista ancora gggiovane che con la frequentazione delle Accademie non ha nulla a che vedere), ma non costituiscono un alibi per giustificare questa pattumiera dove viene buttato il bimbo con l’acqua sporca, né per deriderla.

      Se ci si sente tanto forti di questa bella idea, e tanto si disprezza la BIennale (ricettacolo di “mafiosi incalliti”…), perché questa baracconata non la si è fatta fuori dalla consuetudine, fuori dai templi tanto vituperati dell’arte corrotta? Fuori dal circuito che a parole si disprezza? Fuori dalle sale della politica e del sistema culturale? Cos’è che non quadra in questa finta rivoluzione?

      La volpe e l’uva?

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        LA VOLPE E IL LUPO SANNO QUELLO CHE VOGLIONO L’ARTE CONTEMPORANEA NO ?

        Cara Cristiana, partendo dall’assunto che la Biennale di Venezia è lo specchio dei nostri tempi…, secondo te, oggigiorno, quali caratteristiche dovrebbe avere una cosiddetta “opera d’arte” contemporanea per sessere considerata tale e quindi approdare al Santuario della Biennale di Venezia?

        L’originalità e la qualità del lavoro dell’artista, può secondo te, rappresentare il primo criterio di giudizio? Viviamo in un sistema dell’arte, così saturo di linguaggi svariatissimi, che è estremamente difficile districarsi.

        Una cosa è certa, quello che era una volta l’esercizio critico nel giudicare con serietà un’opera d’arte – oggi si è svigorito per diventare semplicemente una lotta tra cupole di critici; dove, il sapere e la conoscenza dell’arte è solo esteso all’affermazione di un ruolo di potere all’interno di questo sistema malato dell’arte.

        Difatto, queste figure patinate della critica d’arte italiota, ogni qual volta che viene messo in discussione il loro ruolo, portano come argomento di ogni loro difesa, l’idea secondo cui: “chi ce l’ha più lungo se lo tira”. In altre parole, chi possiede soldi, fama, successo, appoggi politici, sfugge a qualsiasi responsabiltà critica, se non quella al servizio e ad uso e consumo di grandi poteri economici e politici.

        Singolarità di queste figure è che l’arte contemporanea, parla di tutto, afferra tutto, vende di tutto. Non ve la prendete più di tanto, auguro buone feste a tutti gli amici di Artribune, alla gentile redazione che mi sopporta e in particolare a Sgarbi e Beatrice che hanno fatto di tutto per rendere l’arte contemporanea un grande spettacolo da circo.

        • Cristiana Curti

          Certe volte, Savino, sei il massimo. Posso essere con te nel cuore e nello spirito, ma so che non è tutto come tu dici, non è tutto sporco e di persone pensanti e colte (sia fra i critici sia fra gli artisti) ce n’è (ancora) più di quanto non si creda.
          A te non piace nulla, nessuno ti farà cambiare idea. Non approvi nulla e vorresti che tutto fosse come oggi non è. Ma come dovrebbe essere allora fuori dalle metafore e dagli idealismi? C’è una possibilità concreta di cambiare? Io penso di sì, ma non le strutture (queste o quelle per me pari sono, non mi pongo il problema: ogni società ha bisogno dei suoi altari e di coloro che gli altari dissacrano; distruggi un tempio sapendo benissimo che ne stai costruendo un altro). Si cambia attraverso le persone.
          Buon Natale, caro Savino, l’irriducibile.

          • SAVINO MARSEGLIA (artista)

            Cara Cristiana, non è vero che non mi piace nulla di tutto questo mondo dell’arte! Forse, è un’azzardo che fai sulla mia spiccata sensibilità d’artista?

            Invece ti dico, che in questo mondo dell’arte, fra le tante frattaglie, croste, proposte di pessima qualità, che suscitano solo ribrezzo e rabbia, (come l’orrendo Padiglione Italia) ci sono anche realtà artistiche non disprezzabili, sul piano dell’originalità del linguaggio e del significato.

            Ciò che affettuosamente mi dici, in parte è vero! Sono un fottuto idealista, che si è messo in testa di cambiare questa società e il suo sistema malato dell’arte. So che è un’impresa assai ardua, ma non mi perdo d’animo. Intanto io, a differenza di tanti codardi, se non altro ci provo. Sono proprio come dici tu: un’irriducibile.

            Ma tu cara Cristiana: donna sensibile, intelligente e preparata che sei, che tanto stimo e che tanto t’intendi di cose d’arte…, sai bene che la società e l’arte che esprime, in genere, non cambierebbe di una virgola nella sua organizzazione: (sociale-politica e culturale), senza questi esaltati, falliti e irriducibili artisti.

            In questo la storia, ci insegna, che è indispensabile che la creatività, la libertà e la giustizia per conquistarla, fa indossare all’artista che merita, sempre la sua camicia di forza. Serve a immobilizzare proprio questi furiosi irriducibili, affinchè la società, la cultura e l’arte rimanga, ferma, statica nella sua evoluzione spirituale.

            Credo che, per un’artista cosciente, idealista e irriducibile ciò possa essere più esaltante il suo fallimento che vincere!

            Intanto, non mi hai risposto alla mia semplice domanda di come dovrebbe essere un’opera d’arte oggi per acceddere nell’ odierno Cenotafo che è la Biennale di Venezia?

            So di averti fatto una domanda difficile che in questo momento non te la senti di rispondermi ? Ti comprendo!

            Riguardo alla casta dei critici italioti, non faccio di tutta l’erba un fascio: ci sono quelli preparati e bravi (molti di questi bravi sono morti, altri si sono appartati) e quelli che seguono le mode del momento. Quest’ultimi vivono sotto la benedizione del potere finanziario e politico di turno ed hanno una totale incapacità dialettica-critica nei confronti di questo sistema malato dell’arte e un profondo rispetto della classe privilegiata di artisti della società italiana.

            Qualcuno potrebbe infieriere su di me? Ma chi se ne fotte ! Forse, T. Tzara, se fosse vivo, a questo qualcuno, lo manderebbe dritto a quel paese..

            Se, ci rassegniamo a criticare le cose che non vanno in questo mondo mondano, malato dell’arte, dobbiamo anche rassegnarci al fatto che gli altri operano indisturbati e ragionano per noi.

            Con stima e tanta serenità cara Cristiana.

  • Giorgio Nenci

    Crisina Curti, non s’arrabbi! Legga solo i nomi di certi ” sconosciuti” (e lo rimarranno!) nella lista dei partecipanti alle Biennali svoltesi tra gli anni Trenta e il Sessanta del secolo passato…..Ho solo toccato un aspetto di quel mondo… Non voglio parlare dei concorsi truccati per l’attuazione di opere pubbliche ( e qui l’importanza di essere segretario di qualche sindacato degli artisti, aveva il suo peso). Nessuno vuole difendere la Biennale di Sgarbi, ma nella moltitudine delle opere esposte, ci sono diverse cose interessanti. Ed è stupido negarlo. Se poi vuole approfondire la discussione sulle Biennali-Padiglione Italia passate, mi metto a disposizione per consultare assieme a Lei i relativi cataloghi ( guardi, per dirle di solo degli anni 50:sono state inclusi “artisti” lombardi che sono stati ritenuti da seri storici dell’arte (taccio i nomi perchè sono troppo importanti, per questa pubblica “tenzone”) alpiù dei dilettanti!

    • Cristiana Curti

      MI arrabbio per altro, Nenci, o chi sia. E non ho la minima voglia di giocare al quiz “Tutto sulla Biennale”, che lei ha iniziato perché non ha altri argomenti per giustificare questa “cosa”. Mille volte peferisco la Signora Manzoni che è convinta della bontà del metodo Sgarbi, credo sinceramente, e non si fa più domande.
      La verità è che, laddove ferve mediocrità (magari ben sponsorizzata e ben tutelata politicamente, come qui è), i mediocri ci s’infilano annusando il momento propizio. E infatti, più che agli artisti non è bene si parino le spalle ai “nouveaux critiques” che – non a caso – emergono ora come funghi dal sottobosco.

    • Cristiana Curti

      Caro Savino, per me l’opera d’arte perfetta per la Biennale (un “luogo” specifico che ha caratteristiche specifiche, fra le quali quelle di essere una competizione internazionale) è quella che assomma le capacità tecniche (che devono essere identificabili e peculiari, qualsiasi medium si scelga) con quelle (molteplici) squisitamente legate al talento. Devo poter vedere cosa ha ispirato l’Artista (e riconoscerlo) e in cosa l’Artista innova (e riconoscere anche la nuova impronta, il suo specifico contributo). Ma soprattutto devo poter scorgere quello che, per me, è il filo della continuità con l’arte italiana. Mi piace sorprendermi a scoprire in un’opera le tracce della nostra cultura ben piantate che hanno permesso di arrivare sino a quel lavoro. Che però è frutto di una ricerca assolutamente nuova.
      E se è una sola opera, va bene ma deve essere esemplare, se sono diverse devono avere un senso fra loro perché devono essere un manifesto chiaro e leggibile per tutti.
      Ciò è importante in modo particolare per il curatore della mostra maggiore in Biennale (quest’anno la Curiger) che deve dipingere il suo particolare “stato dell’arte” per il mondo, con la variante che ciò che vale per le rappresentanze nazionali (essere in linea con la propria tradizione visiva, tanto da lasciar intendere nel tempo una continuità identificativa che per me è una grande ricchezza) per il curatore maggiore significa interpretare i segni dell’arte globale.

      Come vedi di questioni estetiche (di “mi piace non mi piace”) non parlo, perché davvero questo è un campo opinabile, anche se – sempre secondo me – quando un’opera è “bella” lo si vede e tutti – come d’incanto, addetti o non addetti, passanti o collezionisti – concordano.

      Per questo non ho ben sopportato né questo padiglione Italia né quello precedente.

      Qualcuno direbbe che è un modo Ottocentesco di pensare l’arte in Biennale, ma mi ci sono sempre trovata bene. Ogni tanto queste linee sono riconoscibili.
      Non mi aspetto lo stupore e il più nuovo del nuovo, mi aspetto di trovarmi in un posto confortevole e entusiasmante e di capire ciò che vedo e con ciò che vedo intendere una fetta di mondo.

      Ti ringrazio molto per i complimenti, che ricambio di cuore. Oggi pare davvero una bella giornata.

      • Cristiana Curti

        Mi spiace, Savino, ma ho sbagliato il posto dove risponderti. Spero vada bene lo stesso.

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        Grazie Cristiana per la risposta, sei stata molto chiara !

  • Giorgio Nenci

    Cristiana, per quanto riguarda quegli “artisti” provincialotti ( dilettanti di nome e di fatto) che hanno partecipato alle Biennali di Venezia negli anni Cinquanta, mi scriva il Suo indirizzo che Le mando l’elenco. ( sputtanarli su Artribune, da morti,pace all’anima loro, non mi pare logico). Poi mi dirà.
    Resto però sempre della mia idea, avendo visto la mostra di Torino, ripeto che tra la moltitudine, ci sono opere interessantissime ( anche per queste, in privato, Le farei l’elenco degli autori)
    Auguri di un felice Natale e un proficuo anno nuovo.
    A Lei, e a tutti i partecipanti alla discussione.

  • Cristiana Curti

    Giorgio, la ringrazio molto per l’attenzione e l’intenzione. Non amo lasciare indirizzi personali, ma confesso che mi interessano le sue segnalazioni, particolarmente quelle della mostra di Torino. Invierò, se è permesso, i miei riferimenti in Redazione (che dovrebbe però già possederli), cosicché potrà chiederli e riceverli da Artribune. La ringrazio e ricambio volentieri gli auguri di Buon Natale e felice Anno Nuovo.

  • Una ventina di commenti or sono dicevo …”E non è ancora finita…” una mezz’ora fa Vittorio Sgarbi, inaugurando l Padiglione Italia, ha ufficialmente annunciato che la Sala Nervi, giá a partire dal prossimo anno e con cadenza biennale, verrà utilizzata per proseguire nell’esperienza iniziata col Padiglione Italia. Ha affermato che giá c’è il consenso delle autorità torinesi, ha dichiarato che non si chiamerà Biennale ma… [purtroppo non sono riuscito a cogliere chiaramente il nome da lui annunciato] e continuerà a presentatore artisti italiani noti, men noti e sconosciuti .

    • …è arrivata la precisazione : si chiamerà Babele

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Ha visto caro Luciano, l’arte, in fondo, non è poi così misteriosa e complicata, come qualcuno sostiene da tempo. Voi esperti d’arte contemporanea, bisogna che vi ficchiate bene in testa che il politico Sgarbi, (a furor di popolo) ha avuto la capacità di aprire le porte dell’arte a tutti quelli che si chiamano in gergo: pittori e pittrici italiani della domenica, pittori ad olio e peperoncino, noti e meno noti artisti concettuali impegnati e da salotto. Li ha sistemati proprio tutti, in un grande spettacolo fine a se stesso.

      Difatti, non pochi di tanti noti artisti italiani si sono assecondati a questo patetico show-sgarbi.

    • roby

      diamo a cesrae quel che è di cesare!! la baracconata continua. ma questo non è un male. così finalmente gli artisri del tempo perso e della domenica troveranno la loro giusta sede e non romperanno più i “maroni” nel voler essere dove non devono. vita lunga alla baracconata di sgarbi e a tutti i suoi sostenitori.

    • giordi

      ma signor luciano per cortesia smettiamola di sostenere questa inutile mostra. ma cosa va dicendo? ma come fa a credere a quello che dice sgarbi? lo sa che a torino non si sa nemmeno se ci saranno fondi per le istituzioni figuriamoci per il giochino del politico. sgarbi è finito, ha fatto la sua uscita in grande con la sua biennale grazie alla stupidità di bondi, ma ora la giusta gira. fuori tutti! ci faremo un scco di risate.

  • @Savino … io non sono (e non ci terrei neppure ad essere) un “esperto di arte contemporanea”

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      @Luciano, non mi riferivo a te, come esperto d’arte contemporanea, ma a quelle lingue morte di opportunisti che soggiornano, comodamente nei palazzi del potere.

      • Allora certamente non ti riferivi a ne, io soggiorno comodamente solo a casa mia (meglio a Bangkok che in Italia) e l’unico “potere” che esercito è quello di decidere a che ora alzarmi la mattina ed a che ora andar a dormire la notte ;-) . La buona serata Saví e Buon Natale ( per il Buon Anno di tempo ce ne è ancora)

        • SAVINO MARSEGLIA (artista)

          Grazie Luciano, ricambio con stima,
          Savì

  • @giordi e @roby…io ho solo dato, credo in assoluta anteprima, una “notizia” se essa non avrà (o non potrà aver) seguito, questa sará un’altra “notizia”. Sgarbi ha precisato che imiziera a lavorare a questo progetto di concerto con Braccialarghe, immediatamente dopo la chiusura del Padiglione Italia (fine gennaio prossimo) le “autorità torinesi” presenti non hanno minimamente smentito. A me la cosa interessa, appunto, solo in quanto notizia, non mi pare che, in quanto tale, sia trascurabile

  • Antonio Inoki

    Siete logorroici peggio voi delle liste di sgarbi

  • paola mantovani

    la cosa più intelligente da fare sarebbe smettere di parlare di questa mostra!!
    buon natale a tutti.

    • …in effetti, in ultimo, io stavo parlando di ” quella che verra’ ” : Babele …Buon Natale anche a te !

      • paola mantovani

        il signor gerini si sente sempre chiamato in causa. non era riferito a lei il mio commento ma in generale. saluti

        • Cara Paola, non è un problema di pensare di essere sempre chiamato in causa. Il tuo commento è arrivato dopo un paio di miei commenti e, visto il suo contenuto, sarebbe difficile non ritenere che l’accusa di scarsa intelligenza non fosse rivolta anche a me. Inoltre il tuo commento è del tipo che meno mi piace : smetterela di parlare di questo argomento ! E perchè? Puoi darmene una valida ragione? Chi si sente disturbato? Quale tabù è stato violato? A chi da fastidio parlare questa realtà che, visto quanto se ne è scritto e detto un po’ dappertutto, è stata certamente, nel bene o nel male, il “fatto” dell’arte contemporanea 2011?
          Detto questo, ribadisco: è stato ufficialmente annunciato che questi “scandalo” diventerà “biennale” ( e fin qui non sino arrivate smentite o correzioni), a me pare che ci siano validissime e interessantissime ragioni per dibatterne. Eccotene qualcuna:
          – la formula non sará piú quella dei “segnalatori” che segnalano ma piú probabilmente l’esaurimento della “lista Sgarbi”, che lui stesso ha affermato esser stata, sin qui, “presentata” solo per un terzo
          – pare che ci sia ampio spazio per “auto segnalazioni”
          – l’evento si pone al di fuori della Biennale di Venezia e (se verrà mantenuta l’idea di realizzare la prima “Babele” nel 2012) l’anticiperà di un anno.
          (e, a questo punto coloro che dicevano … si magari l’idea potrebbe esser buona ma non doveva “contaminare” la “sacra” Biennale … che dicono?
          – è un’idea appena annunciata, il progetto è ancora in fase di elaborazione, ció che ne scriveranno i critici, i giornalisti i famigerati “addetti ai lavori”, gli artisti, i media specializzati, tutti noi commentatori, ha ancora certamente modo di influire sulla sua definitiva fisionomia
          Ci sono ancora tante altre ragioni ma, a me, pare che giá queste tre siano sufficienti per consigliare, al contrario di quel che fai tu, di parlarne e di parlarne tanto ! Ciao ed ancora auguri!

  • Cristiana Curti nei suoi interventi ragiona per etichette. Raramente parla di opere. Ma l’arte è fatta di singole, nude opere. Il pensare l’arte per etichette è la malattia del critico-professore, colui che vede il presente già museificato e catalogato in schemi che sono poco + che pregiudizi (un esempio nel Veneziano lo individuerei nel Prof. Caldura, quasi una caricatura del critico afflitto da ossessive stereotipie).
    Il Padiglione I. invita ad uno sguardo sull’arte diverso da quello del curatore-tipo da sistema dell’arte italiano attuale, un intellettuale omologato culturalmente, malato di conformismo, vittima delle “fasce di mercato”, incapace di uscire dal suo gusto personale, timoroso di tradire lobby di riferimento.
    Dovevi fare uno sforzo intellettuale, Cristiana. Guardare le opere, non la “mostra”.
    Lo so, cambiare i propri automatismi di pensiero non è facile. Eppure era questa la provocazione sottintesa nell’operazione: pensare singolare più che x per insiemi dettati da conformismo.

    • Cristiana Curti

      Anche tu fai uno sforzo un poco oltre a ciò che ti fa comodo vedere, Daniele, e vai a cercare dove scrivo delle OPERE (io “che non parlo mai di opere”…), quasi tutte – non so di molti altri che hanno avuto la pazienza e la volontà di farlo – del Padiglione Italia a Venezia e poi ci risentiamo, io con i miei schematismi e i miei conformismi (“timorosa di tradire lobby di riferimento?”…) e tu con i tuoi pensierini ben confezionati da rivoluzione pret-à-porter.

      Un augurio caro di Buon Natale alla Redazione e a tutti gli amici commentatori. Alla prossima.

  • Non ho scritto “mai” ma “raramente”: sicuramente non in questo topic. I miei post li confeziono bene (pure con il fiocco sopra) perché, come vedi, se non lo faccio mi mettono in bocca parole che non ho detto.
    Il senso della mia osservazione era 1 altro.
    Tue affermazioni “Questo è quello che vanno ripetendo tutti quelli che ci vogliono far ingoiare questa porcheria che è (stata, per fortuna) la costruzione del Padiglione nazionale più orrifico della storia della Biennale” dimostrano come
    hai letto l’intera operazione in modo assolutamente distorto. Non voleva essere una “bella mostra”; voleva essere un’uscita d’emergenza dal dilagante conformismo da sistema dell’arte ed al contempo una provocazione intellettuale: pensare l’opera al singolare inserendola in un contesto di dissimili, piuttosto che al plurale (in 1 insieme di simili).
    Nei tuoi “schematismi e conformismi” ci stai bene, tu come tanti altri. Xò davvero sei certa di sapere quali sono?
    Preferisco il pret-à-porter all’Alta Moda (da museo), anzi sono per la Street Fashion che forse una lontana parentela con la Street Art l’avrà pure, chissà. Muovermi nell’underground mi ha dato finora la possibilità di esprimere il mio pensier-ino liberamente, cosa che tanti miei collegh-ini artisti non fanno, e scusa se è poco.
    Buon Natal-ino (Otto) 4 u + digitatori aficionados

    • Davide W. Pairone

      a parte che oggi come oggi non c’è cosa più schematica e conformista del 90% della street art e che possiamo anche sorvolare sui danni che lo stesso Sgarbi ha portato in questo campo (ormai assodati) direi che ammassare centinaia di opere fra le quali alcune eccellenti, altre mediocri e altre (la maggioranza) dilettantesche non sia un buon servizio reso alla “nudità” della singola opera. E’ proprio una questione di fruizione. Comunque dove starebbe l’impeto rivoluzionario? Nell’invitare anche chi, come me, non ha mai pensato di fare l’artista? Avrei dovuto buttare un po’ di colore su una tela e magari qualche pseudo collezionista mi avrebbe allungato 100 euro…Stendiamo il proverbiale velo pietoso e scordiamoci alla svelta della peggior pagina della storia dell’arte italiana

      • paola mantovani

        buongiorno davide
        parole fluide e realistiche come le sue meritano i complimenti.
        dimentichiamoci al più presto di questa parentesi dell’arte e guardiamo avanti.
        cordiali
        saluti

  • Caro Davide, ho sempre letto con interesse i tuoi commenti e li ho spesso trovati puntuali e ben argomentati. Forse e’ per questo motivo che questo tuo commento mi sorprende e mi sento di dirtene il perché:

    “a parte che oggi come oggi non c’è cosa più schematica e conformista del 90% della street art” affermazione che puo’ tranquillamente essere riferita a qualsiasi “settore” dell’arte e non solo “figurativa”, non solo ma affermazione che poteva (riferita a qualsiasi settore dell’arte) essere scritta in qualsiasi epoca storica. Dire che il 90% dell’arte di un certo tipo (salvo che non sia una “tipologia” appena “inventata” o nella sua prima fase di diffusione) in un certo momento e’ dire un ovvietà. Che importa, comunque? Importante e’ che ci sia quel 10% (a volte basta molto meno) che non e’ “conformista” ma innovativo.

    “possiamo anche sorvolare sui danni che lo stesso Sgarbi ha portato in questo campo (ormai assodati)” : no, direi proprio che non possiamo “sorvolare” perché tu parli di danni “assodati” e quindi dovresti almeno darne una sintetica elencazione. Altrimenti, chi ti legge non sa a che cosa ti riferisci, ci sara’ chi ti da ragione pur avendo in mente “danni” totalmente differenti da quelli ai quali stai pensando tu, senza tener conto che, cosi’ come l’hai scritta, parrebbe riferirsi a “danni” inferti alla “street art” (soggetto della frase precedente che pare esser richiamato da “in questo campo”).Parlare di “danni assodati” inferti da un soggetto (qualunque sia la sua posizione e funzione) all’arte, in genere, o ad un suo singolo “settore” e’ abbastanza singolare : quali “danni” può portare all’arte un singolo, sia pur potente? Certo, ai tempi del Reich vennero distrutte delle opere d’arte (e questo e’ un esempio di “danno assodato”) ed altrettanto accadde molto tempo prima per la “furia iconoclasta’ o, occasionalmente , qui e la nel mondo e nel tempo, per atti vandalici singoli o collettivi. Ma non mi pare che Sgarbi si sia reso responsabile di simili nefandezze. Se si tratta, invece, solo della realizzazione di sue idee (per sbagliate che possano essere.. ma poi bisogna spiegar perché son sbagliate) la cosa potrà essersi tradotta in “fastidio” per molti, potrà essere criticata anche profondamente e severamente da diversi punti di vista ma non vedo come possa aver provocato “danni assodati” ed e’ per questa mia incapacità a identificarli ed ignoranza sulla loro identità e consistenza che mi piacerebbe che tu li elencassi. Forse tu usi la forte espressione “danni assodati” per intendere invece “disdoro” e “discredito” (che per altro son ben diversi e , ben più soggettivi concetti, rispetto ai “danni”). Ma comprendi bene che questa e’ una strada minata. Di quanti artisti e curatori si sarebbe potuto dire e di fatto si disse, all’epoca dei fatti, che avevano “screditato” o “vilipeso” l’arte? Certamente di molti dei quali oggi rimpiangiamo la prematura scomparsa (vedi Gino De Dominicis, ad esempio)

    “direi che ammassare centinaia di opere fra le quali alcune eccellenti, altre mediocri e altre (la maggioranza) dilettantesche non sia un buon servizio reso alla “nudità” della singola opera. E’ proprio una questione di fruizione.”
    Ovvio: mettere una singola opera in uno spazio “congruo” giova al suo “godimento”, ma Daniele Scarpa Kos, nell’opporre la “mostra” alla “nudità dell’opera singola”, molto evidentemente, non si riferiva a questo bensì all’opposizione tra “mostra curata” (e quindi “installazione” di un curatore fatta con opere altrui) e semplice esposizione con fini “cognitivi” di opere di una moltitudine di autori diversi.
    Ci si lamenta spesso che i “critici” oggi siano pigri che non vadano più in cerca del nuovo che frequentino poco o nulla gli studi degli artisti e nulla quelli dei nuovi artisti.
    Ammesso che sia mai esistita un’epoca d’oro in cui essi l’abbiano fatto o che domattina decidessero di mettersi a farlo, che cosa pensi che capiterebbe loro di visionare? Solo capolavori,? Solo opere di grande o anche solo di qualche, interesse? Non capiterebbe loro d’imbattersi anche nei tanto detestati “dilettanti” e “pittori (scultori, fotografi ecc. ecc.) della domenica’? Non sarebbe loro compito (e compito di un pubblico appassionato ed interessato) cercare nel gran mare di tutto ciò che vien prodotto in quanto “arte” e scegliere il buono dal men buono? E, se e’ cosi’, che male c’e’ nel creare occasioni nelle quali tutto questo possa presentarsi in un unico contesto?

    Una nota sul termine “dilettante”: tecnicamente tale termine dovrebbe designare colui che fa alcunché per diletto e non per lucro e quindi per estensione “per professione”. L’uso in senso spregiativo di tale termine e’ profondamente sbagliato e denota solo, in chi lo usa in tal modo, una visione miope e fortemente “corporativa”. Sono innumeri i grandi artisti che hanno iniziato ed hanno continuato per anni ad essere tali “per diletto”. Uno fra tutti: Marcel Duchamp che ben raramente, nella sua vita, trasse sostentamento dalla sua produzione artistica e che mai si considero’ un “artista professionista”. I grandi “street artists”, ad esempio, sono stati (almeno per lungo tempo, spesso proprio nella loro fase produttiva più felice, ed alcuni sono ancora solo) dei “dilettanti” visto che non hanno tratto (o non traggono) sostentamento da tale loro attività . Ci sono molte opere immortali che furon prodotte “per diletto” : la Gioconda può essere considerata una di queste visto che non pare sia mai stata “commissionata” a Leonardo che, comunque, la tenne sempre “per se” portandosela dietro nei suoi vari spostamenti sino alla fine della sua vita, ma, come ben sai, di esempi se ne potrebbero fare tantissimi altri in tutte le arti.
    Tra un “dilettante” ed un “professionista” non c’e’ alcuna implicita o necessaria “differenza qualitativa”, questa c’e’ tra buone opere e cattive opere, siano esse fatte da professionisti o da dilettanti.

    “Comunque dove starebbe l’impeto rivoluzionario? Nell’invitare anche chi, come me, non ha mai pensato di fare l’artista? Avrei dovuto buttare un po’ di colore su una tela…?”
    Intanto, come vedi, nessuno ti ha invitato e, non osante ciò che tu puoi pensare, ognuno di coloro che, invitati, cooptati o auto-invitati, e’ stato presentato in uno dei Padiglioni Italia (ma tu, poi, li hai visti tutti ? ne hai visti almeno alcuni oltre a quello di Venezia?) pensa a se stesso come ad un artista e non come ad uno che “butta un po’ di colore su una tela” e, per tal solo motivo, io lo giudico e lo valuto in quanto tale e penso che correttezza vuole che cosi’ si debba fare. Fare diversamente e’ superficiale, spocchioso, classista o corporativo, a seconda di chi adotti tale comportamento. Questo, ovviamente non significa che il giudizio possa o debba essere indulgente e sempre più o meno positivo, tutt’altro, sono io il primo a dirti che (nei Padiglioni che ho visitato) ho visto tante cose, a mio parere pessime, moltissime viste e riviste, altrettante ingenue o acerbe ma ne ho visto anche non poche altre buone o molto buone.
    Quanto all’ “impeto rivoluzionario”, a me non pare che Daniele parli di “impeto rivoluzionario” e non vedo perché si debba giudicare la cosa da questo profilo. Non tutto procede, per fortuna, per “rivoluzioni” mentre molto procede per “evoluzioni” ed ancor più spesso per “evoluzioni involontarie ed impreviste”. Detto questo, rimane il fatto che per la prima volta (almeno da molti decenni a questa parte) si e’ data un’occasione a migliaia di artisti di presentare ad un vasto pubblico (e alla critica se solo questa avesse saputo e voluto cogliere l’occasione invece di sentirsi “scocciata” per l’implicito invito a “muoversi, spostarsi, sbattersi, cercare, vagliare ecc. ecc.” ) il proprio lavoro. Chi lo aveva fatto in precedenza? (almeno dai tempi dei “concorsi regionali” del ventennio)? E’ questo un male? Se si perché?

    “Stendiamo il proverbiale velo pietoso e scordiamoci alla svelta della peggior pagina della storia dell’arte italiana”
    Se questa sara’ la peggior pagina della “storia dell’arte Italiana”, caro Davide, lo giudicherà, appunto la storia e quindi i nostri posteri e neppure quelli a noi tanto vicini: i giudizi dei “contemporanei” sono sempre approssimati, imprecisi, provvisori e spessissimo sbagliati e quanto a “stendere il proverbiale velo pietoso” mi par proprio che il progetto, di cui ho dato notizia alcuni commenti or sono, impedisca di stendere velo qualsivoglia, sia che tale progetto venga realizzato (come io credo) sia che esso non trovi, poi, il modo di diventare una realtà.
    Mi scuso se mi son tanto dilungato ma, come ti ho detto, ho molta stima di te e non mi pareva corretto non rappresentarti queste mie considerazioni che, tra l’altro, sono assolutamente nel tema dell’articolo commentato.

    • …scusa, correggo …
      “Dire che il 90% dell’arte di un certo tipo (salvo che non sia una “tipologia” appena “inventata” o nella sua prima fase di diffusione) in un certo momento e’ conformista e’ dire un ovvietà”
      “Se si tratta, invece, solo della diffusione o realizzazione di sue idee (per sbagliate che possano essere.. ma poi bisogna spiegar perché son sbagliate) la cosa potrà essersi tradotta in “fastidio” per molti, …

      • Davide W. Pairone

        ciao Luciano, Daniele Scarpa Kos si riferiva a Cristiana Curti ed alla sua presunta insistenza su temi generali e di “sistema” a scapito della singola opera, della sua lettura, interpretazione e contestualizzazione. Aspetti che non mi pare siano tutelati da questa manifestazione, non credi? I “fini cognitivi”? Io non li vedo. L’aspetto anti-curatoriale che si potrebbe attribuire all’operazione di Sgarbi si svolge perlopiù su di un piano ideologico nel senso che resta come una dichiarazione d’intenti e nulla più. Di fatto stiamo qui a parlare della curatela di Sgarbi e non delle opere quindi siamo perfettamente all’opposto dello scopo auspicato (o forse perfettamente dentro?).
        La tua disamina sul concetto di “dilettante” ha un buco nell’esempio che porti: la Gioconda non fu forse commissionata ma fu certo realizzata da un professionista che committenze ne aveva eccome. Semmai si potrebbe fare un discorso sull’outsiding ma c’è modo e modo. E le proposte di Cristiana in merito sono più razionali e credo si potrebbero rivelare più efficienti nel portare all’attenzione arte “altra” senza passare dai canali convenzionali (ma poi non sarebbe più arte outsider!). Ma è un discorso complesso, impossibile da risolvere con una o più mostre, uno o più discussioni, è una questione che investe lo statuto stesso dell’arte e che necessita di lunghi tempi di “decantazione”. Giusto parlarne comunque, consapevoli della provvisorietà e della parzialità di ogni punto di vista. Mi potrai rispondere: tu, però Davide sei stato tranciante e apodittico, altro che parziale, quando giudichi questo come uno degli episodi più bassi della storia dell’arte italiana. Bene, il fatto è che, ne resterai stupito, io che non ho mai provato o desiderato cimentarmi nelle arti visive sono stato ufficialmente invitato alla Sala Nervi. Ecco il punto. Quando viene invitato anche chi non solo non ha nessun titolo (dilettante) ma anche chi proprio non si dichiara artista allora c’è un problema di approssimazione davvero eccessiva, non concordi? Non credo al semplice disguido, che sarebbe comunque grave, credo invece alla deliberata elisione del criterio. Quando due o più criteri si fronteggiano nel pubblico agone allora c’è dibattito e crescita, quando d’ufficio si abolisce del tutto il criterio si cade nell’indistinto assoluto, nella notte nera delle vacche hegeliane. Questo è il punto più basso, non il criterio che contesto ma il non-criterio incontestabile.

        E comunque chiedo ai partecipanti che orgogliosamente hanno esposto se non si sentano umiliati nel sapere che avrei potuto rispondere all’invito.

        Da tutto questo lascio fuori cose come l’incredibile storia dei cataloghi “scontati” per i partecipanti o il trattamento riservato a chi outsider è stata per davvero e che faticosamente è stata strappata dal limbo per ritrovarsi poi appoggiata su una specie di mensolina a Venezia. Quasi calpestate, l’arte, la dignità e la vita di Carol Rama. Lo ritengo intollerabile

        • Caro Davide, questo tuo secondo commento e’ molto più condivisibile e correttamente argomentato del precedente. Alcune mie note ad esso cercando di essere stringato :
          – con la brutta (lo riconosco) locuzione “fini cognitivi” intendevo la finalità di rendere “cogniti” lavori ed autori che, altrimenti, avrebbero avuto scarsa o nessuna possibilità di “presentarsi” a pubblico e critica
          – sull’esempio della “Gioconda’ (molto evidentemente paradossale): nel momento in cui un “professionista” crea un’opera per “diletto” e non per venderla, si comporta e pertanto e’, almeno in quel momento e poi sempre relativamente a quell’opera, appunto, un “dilettante”. Ma, al di la dell’esempio paradossale e degli altri da me indicati, sai bene che “dilettanti” hanno riempito con loro capolavori la storia delle arti (tutte e non solo di quelle “figurative” o “visuali”)
          – sei stato invitato alla Sala Nervi: e’ evidente che la “lista Sgarbi” (fonte prima degli inviti) e’ ben lungi dall’essere un “censimento” preciso (e completo) degli “artisti Italiani viventi” , ma, a Sala Nervi,c’erano anche gli “auto-invitati” (e pare che l’auto-invito sara’ ampiamente accolto anche nella futura “Babele”)
          – come si sarebbero “sentiti” gli artisti presenti a Sala Nervi se tu avessi partecipato? Ovviamente non posso saperlo ma, posso rispondere che, se essi fossero scevri dall’assurda discriminazione tra “dilettanti” e “professionisti” avrebbero dovuto guardare al tuo lavoro con gli stessi occhi e lo stesso “animus” con cui hanno guardato a quelli effettivamente presenti.
          – “curatela Sgarbi” io non vedo nessuna curatela Sgarbi: gli inviti a Venezia ma anche quelli agli altri P.I. ed alla Sala Nervi sono stati fatti prevalentemente da altri e non da Sgarbi e l’aver “pescato” dalla “lista” non significa affatto aver usato un “criterio” dato che tale lista si propone(va) di essere un censimento senza “criterio” di scelta alcuno, salvo il superamento della soglia della “presenza casuale ed occasionale” nel panorama dell’arte..
          – “criterio” ed “elisione del criterio”, a mio modestissimo avviso, la “novità” del fenomeno sta (o meglio potrà stare) proprio nell’elisione del “criterio” o se vuoi nello stabire questo “criterio” : tu sei e ti proponi quale “artista”? bene, vieni e mostra il tuo lavoro!
          -siamo qui a parlare della curatela Sgarbi e non delle opere : se questo accade e’ perché la quasi totalità di coloro che hanno scritto o commentato gli articoli relativi a tali eventi hanno scelto di “criticare l’operazione” e non le opere presentate. Questo, per altro, non perché non ve ne fossero di degne di attenzione, ma semplicemente perché, essendo nella loro ottica “esecrabile” l’operazione in se, non si son neppur posti il problema se vi fossero opere degne di menzione. Te lo immagini uno di loro che (essendo stato almeno tanto diligente da andare a visitare uno di essi) dicesse : “Sono stato al Padiglione Italia XX, ci ho passato un paio di giorni (e’ il minimo per “vedere” veramente tutte le opere esposte e forse non basta!) ed ho visto alcuni lavori interessanti.Ho deciso di approfondire la conoscenza dell’autore e sono andato a trovarlo in studio…” pioverebbero su di lui insulti e disdegno, rischierebbe di vedersi bandito dal “sistema” o se ne verrebbe, comunque, guardato con sospetto; molto, molto meglio criticare a gran voce, gridare allo “scandalo” e mantenersi, cosi’ ben saldo nel “main stream” e magari andarsi, poi, a trovare, zitto, zitto, gli autori interessanti da presentare a tempo debito (e fatti gli opportuni immancabili “accordi economici” del caso) come proprie “scoperte”, fatte nel corso della propria “faticosa ed indefessa ricerca”.
          Per il resto di errori, difetti organizzativi e comportamenti discutibili o decisamente scorretti ce ne sono stati (e ce ne saranno certo ancora in futuro), non son certo io a negarlo, rimane il fatto che siam ben lungi dai “danni assodati”.
          Infine a me rimane oscuro il motivo per il quale la “critica” ha mostrato tanto fastidio nei confronti di eventi che davano la possibilità di visionare in un unico luogo e con un dispendio di tempo molto limitato un numero di lavori e di autori che, un critico, volenteroso ricercatore, potrebbe esser in grado di “identificare” e “vedere” forse in tre o quattro anni viaggiando e spostandosi quasi tutto il tempo. E’ questo un male?
          Certo la maggior parte dei lavori (e quindi, forse, degli autori di essi) non merita approfondimento, ma c’e’ sempre “l’altra parte”, torno a chiedere, e’ un male questo?

  • MI CHIEDO: CHI E’ STO POVERO MAURIZIO CATTELAN?

    Se tutti gli altri sono più bravi di “Cazzelan” che in questo caso viene preso come punto di riferimento per un possibile e malagurato censimento dei migliori, direi che non abbiamo più speranza.
    Siamo ormai nella M. . . .”

    Buon Natale!!!

    • hm

      catenellan è un sito di arredamento online http://www.cattelan.it/, tiri la catenella e ti arriva una sediata in testa . notare come venda tutte le marche di sedie tranne moroso lol il brand di ikea evoluta preferito da luca rossi . detto fra noi infatti moroso è un po’ scarsa, fa quasi tutte sedie plasticose con zampe in acciaio cromato spesso estremamente scomode (in particolare le sedute di ron arad), l’unica cosa decente era qualche tavolino in vetro, anni fa facevo le grafiche di presentazione di loro prodotti e mi uscivano dagli occhi . anzi direi che ho iniziato ad amare l’ikea non evoluta le sue fantastiche sedie gilbert e i suoi biscotti proprio in quel periodo .

  • Cristiana, mi piacciono le tue riflessioni da equilibrista senza rete nei forum anke se talvolta mi trovo in disaccordo con quel ke scrivi. Trovo poco pertinente il tuo parallelo tra dentisti-fioristi-idraulici e il critico d’arte; quest’ultimo rimane 1 intellettuale e la caratura dell’intellettuale si misura dall’ampiezza delle sue competenze e curiosità. Pericoloso confonderlo con l’accademico rinchiuso in segmenti di sapere definiti, al quale manca 1 visione d’insieme o incapace di eclettismo. Troppo rigido e professorale x riuscire a spaziare tra discipline diverse. Tanti gli equivoci che ne derivano.
    Tornando all’esempio di Riccardo Caldura, mi pare di poter affermare ke egli davvero sia da porre sullo stesso piano di 1 tecnico specializzato e/o, come tu scrivi, dentista (odontoiatra-critico?) poiké l’asfittica visione culturale ke ha dimostrato nella direzione artistica del Contemporaneo di Mestre lo colloca nettamente nell’ambito di un approccio all’arte iperspecialistico, tutto condizionato da cerebralismi accademici e libreschi sempre riconducibili al suo limitato gusto personale. Strategia di ki furbescamente mimetizza lacune e carenze dietro dogmatismi pretestuosi. Caricatura provinciale dell’intellettuale autentico. “Belle mostre” da manierismo di sistema dell’arte.
    La questione per me resta importante. Tutto il mio lavoro di analisi (nel blog Tranqui2) su alcune affermazioni di un’Angela Vettese ke dimostra di non capire i classici paradossi Made in Arbasino, ruota intorno al medesimo interrogativo di fondo. Cosa differenzia un tecnico del sistema dell’arte da un autentico intellettuale? Scusami, se sento troppa puzza da professori apro le finestre.

  • Vendesi scooter Kymco ’04, pochi Km, uniproprietario, 800 Euro trattabili.

    Per informazioni: 349 2901981

    (chi vuole intendere intenda)

  • Mario D’Amato

    Il critico Angelo Dragone definiva alcune sale della Promotrice delle Bellle Arti “rami secchi” dopo aver visitato le “famose” esposizioni dei soci di arti figurative annuali. A parte un esiguo numero di opere, questa mostra è un’accozzaglia di “OPERE” del sottobosco artistico, di ARTISTI della domenica pomeriggio, definiti da critici del sottobosco artistico Maestri eccelsi e paragonati ai veri grandi Leonardo ecc., ovviamente dietro congruo obolo. Nel dettaglio: delle opere già detto. Dell’allestimento: pessimo. E’ un’accozzaglia, ripeto, di “OPERE” fissate alle pareti tanto da sembrare lapidi di loculi (manca solo la scala fissa per raggiungere il secondo, terzo o quarto piano); la maggior parte senza titoli o scritti a mano su fogli strappati; qualcuno a futura memoria ha firmato sulla parete…

  • La chiusura del Padiglione Tibet (54Biennale di Venezia-Padiglione Italia) a Palazzo delle Esposizioni – Sala Nervi Torino e’ stata prorogata al 29 di Febbraio.

    Domani 21 Febbraio alle ore 17 dibattito “Il ruolo degli Enti Locali nel sostegno alla lotta di liberazione del Popolo Tibetano”
    Introduzione di: Ruggero Maggi – curatore di Padiglione Tibet
    Interventi di:
    Mariacristina Spinosa – Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino
    Gianna Pentenero – Vicepresidente Associazione per il Tibet e i diritti umani
    Roberto Tentoni – Consigliere Provincia di Torino
    Mario Riu – Sindaco di Caramagna Piemonte

    A seguire reading teatrale scritto e interpretato da Paola Caramel.
    Il SUONO DEL SOLE “Ho aperto gli occhi sul mondo. Ho sentito il richiamo dell’uomo per l’uomo.”

    Sempre a cura di Ruggero Maggi presso lo Spazio Incontri di Padiglione Tibet sarà anche presentato il Primo progetto di Mail & E-mail Art per la Biennale di Venezia dal titolo INviso, progetto che vuole essere un forte segno di protesta per ricordare tutti i martiri tibetani, lo spirito dei quali è incarnato dalla figura centrale del Dalai Lama, il cui viso è l’emblema ed il punto di luce dell’intero Popolo Tibetano, senza dubbio il volto più INviso ai politicanti cinesi.

    …a chi potesse interessare… il mio lavoro per INviso

    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=346760635334741&set=a.346760565334748.93952.100000024219811&type=1&ref=nf