Ops, che sbadati, non ci ricordavamo che abbiamo i muratori in casa. E a Londra salta l’edizione 2012 della Tate Triennial

Sul website istituzionale, non c’è traccia della notizia. E anche in rete, si fa fatica a trovare qualcosa di più delle scarsissime informazioni filtrate. In sostanza, parliamo di questo: l’edizione 2012 della Tate Triennial non si farà. La motivazione, ufficiale, è legata ai lavori di ristrutturazione che rendono indisponibile la sede storica della Tate Britain. […]

La Tate Britain, sede della mostra

Sul website istituzionale, non c’è traccia della notizia. E anche in rete, si fa fatica a trovare qualcosa di più delle scarsissime informazioni filtrate. In sostanza, parliamo di questo: l’edizione 2012 della Tate Triennial non si farà. La motivazione, ufficiale, è legata ai lavori di ristrutturazione che rendono indisponibile la sede storica della Tate Britain.
Prima riflessione: peccato, perdere una rassegna che – dopo alcune edizioni di rodaggio, alcune anche molto criticate, come quella del 2006 curata da Beatrix Ruf – nel 2009 pareva aver trovato una sua dimensione molto interessante e propositiva, affidata alla guida di Nicolas Bourriaud.
Seconda riflessione: ma veramente questi inglesi pensano che gli osservatori siano tutti degli allocchi? Pensano che sia minimamente credibile una giustificazione come quella proposta, dei lavori in corso, come se si trattasse dell’idraulico chiamato in fretta per una perdita, e non di interventi programmati con anni di anticipo, passati per lunghe – certamente meno che in Italia, ma comunque lunghe – trafile burocratiche e finanziarie, e quindi ampiamente prevedibili anche nell’impatto sulla programmazione?
In realtà il museo e oggetto di un ampio progetto di radicale trasformazione avviato nel 2010 e previsto nella durata fino al 2013, con investimenti preventivati di 45 milioni di sterline. Quindi i motivi dell’annullamento della Triennale sono evidentemente altri, probabilmente più legati alla crisi generale e ai drastici tagli alla cultura attuati anche oltremanica, ma l’orgoglio britannico è forse più forte del ridicolo in cui si cade con simili pantomime…

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