Masbedo live in Milan. Quasi tutto pronto per la live-videoperformance alla Fabbrica del Vapore. Ma l’aperitivo si prende con Artribune!

Dopo Roma, tocca a Milano. Ormai lanciato nel campo della performance, reduce dagli exploit del Maxxi e del teatro Palladium, il duo Masbedo debutta alla Fabbrica del Vapore con un nuovo lavoro, mai come questa volta intensamente e irrimediabilmente performativo. L’appuntamento con Poor Big Baby #3 è per giovedì 15 dicembre alle 21; le anticipazioni, […]

Dopo Roma, tocca a Milano. Ormai lanciato nel campo della performance, reduce dagli exploit del Maxxi e del teatro Palladium, il duo Masbedo debutta alla Fabbrica del Vapore con un nuovo lavoro, mai come questa volta intensamente e irrimediabilmente performativo. L’appuntamento con Poor Big Baby #3 è per giovedì 15 dicembre alle 21; le anticipazioni, di rigore, passano su Artribune. Due tavoli raccolgono oggetti vari e disparati, ricordi sedimentati nel tempo: Massazza e Bedogni ci ruotano attorno, armati di telecamere, trasmettendo “in diretta” le loro visioni su due schermi che penzolano nel vuoto.
Un’evoluzione di quanto espresso negli appuntamenti romani, con virata decisa verso l’improvvisazione e l’effimero. Una sfida, per chi imposta solitamente i propri interventi con una cura quasi cinematografica. Una jam session per immagini, quindi, che vive dell’ormai consolidato rapporto di collaborazione con Lagash, artista a tutto tondo che per convenzione etichettiamo come il bassista dei Marlene Kuntz. A lui il compito di sonorizzare l’intervento, che promette – assicurano i Masbedo – echi beckettiani…

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • manuel

    Masbedo immensi…..

  • giada

    Li conosco da anni e ad oggi sono gli unici artisti capaci di emozionarmi. Il video da Lorcan O Neill era pura meraviglia. Fuori dagli schemi, diversi …. spero di farcela a Milano… BUONA FORTUNA

  • paola maccaroni

    li conosco personalmente..ho visto l ultima performance al mxxi di roma..sarei stata presente se avessero presentato quest ultima il sabato o la domenica..saraà sicuramente emozionante xche loro ti smuovono qualcosa a livello percettivo emozionale…un abbraccio

  • LorenzoMarras

    Se la memoria non mi inganna perche’ è passato tanto tempo, il personaggio della foto mi sembra essere quello di uno dei sequestratori degli atleti israeliani, alle Olimpiadi di Monaco 1972.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Lorenzo, credo che si tratta proprio di una foto simile a quella dei terroristi incappucciati palestinesi.

      • hm

        quindi political correctness allo stato puro .

        • hm

          anzi mi esimio dal giudizio perchè non so esattamente di cosa tratti il video . magari è visto come un omaggio ai palestinesi .

      • Hai visto Savino, tutto viene riciclato e non si butta via niente come quando eravamo ragazzi noi ed a casa tutto passava dal primogenito al secondo e via via , fino a finire in cantina.

        • SAVINO MARSEGLIA (artista)

          Lo so, la civiltà contadina- tanto detestata da questi signori/e del mondo borghese, per sopravvivere, riciclavano tutto; nonostante le devastazioni ambientali provocate dall’ industrializzazione agricola.. Oggi, nell’arte si ricicla l’ovvietà, l’inutile e la volgarità di padre in figlio. Questi signori, parlano della fine del mondo contadino, ma essi sono sempre presenti, e ancora oggi, rappresentano la metà dell’umanità.

  • ract

    scopiazzano il teatro della societas raffaello sanzio

    sono video leccati e troppo estetici, potrebbero essere pubblicità di profumi

  • SAVINO MARSEGLIA (artista)

    In effetti, questi video inseguono più l’innovazione tecnologica che un linguaggio potenzialmente conflittuale con il mondo della pubblicità.

    • Gemma

      In verità il loro lavoro è molto poetico, denso ( qualcuno scambia la forma per qualcosa di superfluo e decisamente sbaglia) e poi sono gli unici artisti ad essere usciti alla grande dalla Biennale del 2009 …. a Giugno erano gli unici Italiani ad Art Unlimited a Basilea…dici poco

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        Eh già, la biennale di venezia è forse la bocca della verità? Tutte le espressioni poetiche sono relative, perché si muovono da un falso principio individuale.

        • francesco sala

          credo che lei non abbia capito il senso del commento precedente.

          nessuno ha detto che la biennale di venezia è la bocca della verità.
          il commento di gemma dice che “sono gli unici artisti ad essere usciti alla grande dalla Biennale del 2009”. significa che a prescindere da quella partecipazione (anzi, forse: nonostante quella partecipazione) hanno avuto un buon successo di critica, pubblico e mercato.

          ora è più chiaro?

          • SAVINO MARSEGLIA (artista)

            in questo sistema in cui l’arte è subordinata al potere finanziario, la critica, il pubblico e il mercato non sono che semplici appendici insignificanti. In realtà dove arriva quest’arte, separata dalla realtà quotidiana, finisce di paralizzare la vita.

  • LorenzoMarras

    savino caro mi sei piaciuto perche’ in fondo noi non ci possiamo fare dominare da un dato si, che sara’ pure esatto (EX-ATTO) ma è pur sempre un origine a noi estranea .
    Hanno avuto il loro pubblico pagante ?
    hanno avuto il gradimento dal mercato?
    e’ piovuta acqua benedetta dalla Critica ufficiale ed ufficiosa ?

    benissimo! auguri e figli maschi e come si dice qui, a zentanni.

    Ma a Noi , cosa importa tutto cio’?

    piu’ chiaro di cosi.
    ciao savi’

    • francesco sala

      perfetto, allora reimposteremo i parametri di giudizio del lavoro degli artisti.
      il mercato non conta.
      il pubblico non conta.
      la critica non conta.

      conta solo l’insindacabile parere di savino marseglia e lorenzo marras.

      a posto così allora.

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        LA SOVRANITA’ CLANDESTINA DELL’ARTISTA !!!

        Caro Francesco, mi aspettavo questa tua dedotta e scontata reazione!
        In effetti, questi parametri che tu elenchi, sono indispensabili per creare un prodotto sano, piacevole, comodo e chiaramente inoffensivo per questo sistema malato dell’arte.

        Diciamo così: un prodotto innocuo che per nessuna ragione al mondo deve ledere interessi o mettere in discussione ciò che di marcio si nasconde dietro la facciata del mercato delle opere d’arte. In atri termini un prodotto, che non sappia agitare gli interessi finanziari, ideologici, politici che ruotano dentro questa palude del sistema dell’arte.

        Perdonami, ma l’arte intesa così, (anche nelle sue varianti di liguaggi e contenuti innovativi) a mio parere, è come una droga sociale, necessaria solo ai “narcotici collezionisti e all’elite ufficiale di critici, i quali dividono gli artisti in due categorie: una dei rompipalle, uggiosa, praticamente prosaica nel linguaggio e nei contenuti; un’altra, invece, innovativa, affascinante, misteriosamente poetica nelle sue finte provocazioni che opera comodamente all’interno dei grandi e prestigiosi circuiti del mercato contemporaneo.

        Solo questi artisti sono degni di riconoscimento? Ma tutti gli altri che operano fuori da questo mercato? Forse, sono dei cretini da scartare che non meritano degno rispetto?

        Questi artisti che godono di privilegi, hanno accettato acriticamente tutti i parametri di giudizio che richiede l’odierno sistema dell’arte.

        Sanno che il loro successo dipende mjolto da questi fottuti parametri: dal marketing mediatico, dal montaggio raffinato dell’opera che fa il critico; dall’allestimento del curatore; dall’approvazione del pubblico; dai collezionisti e anche dalla responsabiltà dell’artista, il quale deve astenersi da esprimere giudizi negativi su questo o quell’altro soggetto che conta e che ha titolo dentro la casta del sistema esclusivo e autoreferziale che è l’odierno sistema dell’arte globale.

        La categoria di artisti nauseati che si sono appartati in “clandestinità” per preservare una loro autenticità di ricerca; oppure sono stati esclusi da questi grandi circuiti del sistema dell’arte o che hanno optato per un rifiuto totale di questa (nobile, intoccabile casta critica – curatoriale) – la domanda è: perchè mai sono considerati dall’art-system, artisti falliti e non degni di nessuna considerazione?
        Ciò a prescindere dalla qualità e dalla bontà della loro ricerca creativa!

        • silvano

          …per favore fate fare qualche mostra a savino, per favore se no non la smette più

          • SAVINO MARSEGLIA (artista)

            silvano, ancora non hai compreso con chi hai a che fare! A me di mostre e della critica ufficiale ne ho piene le cosiddette p..- A me non mi interessa il mercato dell’arte; mi preme di più la vita quotidiana della gente comune e la mia discreta creatività. Per fortuna non vivo di arte e non ho bisogno di mercificare il mio modesto pensiero!
            Ma è mai possibile caro Silvano, che bisogna pensarla tutti allo stesso modo?

          • silvano

            …alla faccia del “modesto ” pensiero.

      • Lei Sala fa della ironia a chilo ovvero di scarsa qualità perché falsa il problema se riduce la questione come fatto personale, che porti il nome di Marras , Marseglia , Ribichesu ecc ecc poco importa.
        Valutare in base a quei parametri può andare bene ad in investitore o ad un manager che gestisce denaro per conto altrui ma non per chi veda la questione opera non legata al suo essere mera cosa.
        Non siamo uguali e non tutti hanno l ambizione di esistere riempiendo le proprie tasche per un motiivo in apparenza scontato ma poco avvertito:
        NON siamo eterni .

  • giada

    domani vado a vederli……. yeah

  • SAVINO MARSEGLIA (artista)

    silvano, perché ti ostini tanto a negare l’evidenza dei fatti? Il disprezzo del pensiero di un artista, se pur modesto, a volte è quello che merita maggiori attenzioni.

  • Cristiana Curti

    Savino, dici giusto. Nessuno deve disprezzare il pensiero di un artista. Ma tu stesso hai messo il dito nella piaga. Non vivi d’arte, non sei Tosca e nemmeno Cavaradossi. Questo ti dà forse il diritto di giudicare gli artisti che vivono del proprio mestiere, perché ti paiono (tutti) prostituirsi all’esecrando sistema dell’arte? E prostituendosi (tutti) naturalmente godono di satrapici privilegi? Possibile che in te non ci sia alcuna mezza misura? Tutto nero o tutto bianco?
    Io non sono artista, ma in quel che bazzico non vedo una così fosca genìa di persone che si muovono fra artisti, curatori, galleristi, collezionisti e critici (e direttori di musei e storici dell’arte e editori e filosofi, ecc. ecc,). Molti litigi e rotture di “matrimoni” questo sì, perché il parco è misero, alla fine, e la pappa poca, miserabile, direi. Il rutilante bel mondo che disprezzi esiste solo in misura contenutissima e non interessa alle persone che amano l’arte e con serietà la praticano o la studiano.
    Ogni tanto, mi pare, anche se molto raramente, accade un miracolo che permette di tollerare (e anche di apprezzare) un circuito che non è solo di procaci russe fidanzate di miliardari che inaugurano studios come filiali di H&M, o di ringhiosi galleristi che vessano i propri ex-pupilli buttandoli in pasto ai miliardari suddetti.
    E’ vero che di miliardari ce ne sono fin troppi, ma non sono “tutti” e non sono, soprattutto, la regola, altrimenti l’arte sarebbe morta da un pezzo. E così non è.
    Auspico un poco di tolleranza, Savino, che hai molte ragioni, ma non tutte (come chiunque altro, me compresa).

  • Cristiana perché non ammettiamo che oggi i nodi arrivano al pettine perché non ci sono più i soldi sicuri di un non molto distante passato?
    Il mio in parte é in discorso cinico perché fino a non molto tempo ma ovviamente prima del 2007 ovvero prima che la parola crisi divenisse di notizia pubblica, gli addetti ai lavori erano molto ottimisti e produttivi di scenari artistici assai ambiziosi.
    La mancanza di cifra ha pare spento quegli antichi entusiasmi e svelato le crepe di una teoria che dello servire più che dell innovare aveva fatto imprudente bandiera.
    So bene che le situazioni sono variegate con diversi livelli di peccati, mettiamola così, ma non ritieni, senza fare nessun mea culpa perché non serve, che si è esagerato nel creare tanti percorsi di sola visibilita o terrà terrà FUMO, per ragioni molto comuni?
    Ti pongo la domanda perché in fondo Savino non fa altro che operare una ricapiitolazione di pratiche nemmeno celate.

    • Cristiana Curti

      Mi pare invece che continuare a lamentare una colpevolezza diffusa e gridare ai “tutti coinvolti nel disastro” non serva a granché.
      Quandanche vi fosse una ragione (e c’è) ad alcuni postulati di Savino (che teorizza il malessere e l’insofferenza di parte del pubblico interessato all’arte) che senso ha continuare a fare gli sputasentenze?
      Personalmente ho sempre lavorato e collaborato con poche se non infime risorse e non credo di aver contribuito ad alcuna catastrofe. Non ho nessun mea culpa da fare. Io amo i Musei e le gallerie (come istituti), e tutto ciò che ne consegue. Mostre, fiere, aste, convegni, laboratori, seminari, attività diverse. Ciascuno da valutare di per sé, naturalmente. Senza lesinare critiche puntuali e rivolte al singolo. Ma devono essere critiche motivate e giustificate, non generiche.
      Le aberrazioni del mercato dell’arte sono un corollario del sistema non la sua voce trainante, che è fatta di studiosi e di persone che lavorano con passione molto più di quanto sembra di vedere su Artribune se un passante dovesse fermarsi ai commenti delle note.
      Preferirei cominciare a leggere di persone che fanno “gruppo” invece del solito cinismo dei detrattori di tutto.
      Savino è senza macchia, certamente, ma alimenta, per me, un malcontento che oggi non serve. Soprattutto se non ha sbocchi ed è così avvitato su se stesso.
      La pars destruens è già arrivata e si sta orribilmente completando da sola. Temo però che la causa di ciò non sia dovuta ai “demolitori” quanto alla contingenza.
      Ora – stabilita la situazione – resta solo da costruire.
      Non vedo un sistema migliore di questo francamente, a parte gli inevitabili aggiustamenti (ie. miglioramenti) che sarebbe bene operare approfittando della magra situazione. Mi pare però che dovremmo (come in ogni altro campo delle attività sociali) cominciare a scegliere buoni rapresentanti e evitare i quaquaraqua. E per scegliere bene, non c’è scampo, bisogna conoscere a fondo. Il punto, per me, è sempre questo.

  • LorenzoMarras

    Cristiana , la funzione non è mai stata colpevolizzata da nessuno. Nessuno che abbia un briciolo di buon senso intendo.
    In sostanza ti ponevo la domanda non con lo scopo di organizzare un grande processo dove metterci di tutto e di piu’ e tracciare una riga dentro la quale mettere Colpevoli ed eventualmente assolti.
    Dopo che si prende atto del disastro , per molti anni pelosamente sottaciuto perche’ c ‘era chi doveva lavorarsi quell’assessore oppure chi era in trattativa per ammanigliarsi questo o quel direttore di museo , cose piccole piccole Cristiana eh, pero’ zitti zitti che facciamo tutto a fin di bene , è una questione di “cultura” , questa è la priorita’, bene dopo che si prende atto di questo come minimo si dovrebbe avere l’onesta’ di farci i conti e di dirsi le cose.
    Invece cosa ti vado a leggere : Un Saatchi che dice… si è tutto ormai un minestrone conta il denaro, qui di arte neppure l’ombra …. io mi sono stufato bla bla bla ora metto la testa a posto e prendo le distanze da questi. Papale palale questa è la sostanza. Alla buonora … sembra di leggere Savino… NO è Saatchi e dunque Lui puo’ parlare e Savino NO o qualcun altro, magari perche’ in fondo ci si è stufati di sentire la stessa solfa. Perfetto.
    Non parliamo poi anche di qualche articolo comparso su questa Rivista , e cosi’ il cerchio si chiude con un Autodafe’ che elenca vizi e peccati di un po’ tutti , ma che ovviamente si ha la prudenza di chiudere con la solita’ frase: MA IO QUESTO L HO SEMPRE SAPUTO (ma perche’ non lo avete detto apertamente prima ?)
    Allora Cristiana , cosa ti voglio dire quando ti dico che i nodi, a me sembra che vengano al pettine? ma semplice, il tozzo di pane è diventato infimo da quanto si è ridotto al lumicino ma le bocche sono sempre piu’ numerose e incarognite e, qualcuno (piu’ navigato e scaltro di altri) pensa bene di fuori uscire per gridare piu’ forte, rifarsi una verginita’ e vedere di scovare qualcosa di nuovo che faccia CICLO.

    Hai ragione da vendere quando dici non c è niente da fare, prima bisogna CONOSCERE per ricostruire , si, ma ricorda che nel ricostruire non bisogna salvare i vecchi VIZI ma bisogna avere il coraggio di gettarli via per sempre e NON parlo di te , che stimo e so riconoscere in buona fede se proprio lo vuoi sapere.

    Poi per quanta riguarda le ” sentenze” significa che ci metteremo tutta la nostra buona volonta’ per tenere la bocca chiusa e imparare ad essere piu’ misericordiosi.
    Ti saluto Cristiana.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Cara Cristiana, cosa vuol dire, esattamente “sputasentenze” ? Forse accettare il mondo dell’arte in un modo anzichè un altro? Oppure come dice, giustamente Lorenzo Marras: ” ci metteremo tutta la buona volontà per tenere la bocca chiusa” ?

      Evidentemente, per rispondere a queste domande e a tante altre consimili è necessario essere imparziali, onesti con se stessi; è necessario, a questo punto saper valutare obiettivamente l’arte e le varie figure di addetti ai lavori che si hanno d’intorno; è necessario saper identificare le storture che ci sono nell’odierno apparato pubblico e privato dell’arte.

      In breve, è necessario saper cercare un posticino al sole dentro il sistema, o rifiutarlo e saper smascherare l’imbroglio e la sopraffazione che si annida in questo sistema?

      Io credo, che per un artista autentico il possesso del senso critico, ossia la realtà obiettiva dei fatti, è senza dubbio l’insostituibile punto di partenza di ogni azione intelligente e costruttiva. E’ l’arma più sicura e più valida che una persona possa impugnare per combattere vittoriosamente le battaglie dell’arte.

      In fondo, qual’è il senso dell’arte ? Vivere in questo sistema di oggi ed essere condiscentente per motivi di sopravvivenza o difesa di privilegi acquisiti? Oppure facendo finta di essere contro questo sistema dell’arte per motitivi personali?
      E’ come lottare contro la neve in Alaska.

      Una cosa è certa, ogni artista opera come merita di operare ?
      saluti cristiana

      • silvano

        …scusa Gerini non resisto ma uno che scrive di se:
        “..è necessario essere imparziali, onesti con se stessi; è necessario, a questo punto saper valutare obiettivamente l’arte e le varie figure di addetti ai lavori che si hanno d’intorno; è necessario saper identificare le storture che ci sono nell’odierno apparato pubblico e privato dell’arte.”, oppure:
        “per un artista autentico il possesso del senso critico, ossia la realtà obiettiva dei fatti, è senza dubbio l’insostituibile punto di partenza di ogni azione intelligente e costruttiva. E’ l’arma più sicura e più valida che una persona possa impugnare per combattere vittoriosamente le battaglie dell’arte.”
        uno savino marseglia (artista) pensionato, che dice di se.. artista obbiettivo che identifica le storture, artista autentico con il possesso del senso critico e della “realtà obbiettiva dei fatti”………………no non si può, non si può sentire.
        basta torna al bar

        • …caro Silvano, scusa tu, ma che c’entro io? Quanto al “basta torna al bar” chi torna al bar? C’era prima? Quando l’ha lasciato?

          • hm

            lapsus freudiano rivelatore direi .

          • SAVINO MARSEGLIA (artista)

            Luciano, silvano ha perso il lume della ragione. Forse il grande Cartesio può indicargli la via giusta per tornare al bar.

          • SAVINO MARSEGLIA (artista)

            La strada indicata da Cartesio può far luce sugli oscuri cammini di cui si serve spesso silvano.

          • silvano

            le scuse te le ho rivolte perchè non ho seguito il tuo consiglio a non effettuare attacchi personali, mi è scappato, sta lì al bar con gli amici a pontificare quel che dev’essere un artista e come deve porsi, ha scritto il manuale di donna letizia lui, ma non si arma anzi usa il famoso detto “armiamoci e partite”.
            teorie, retorica demagogia,scendi dal monte torna tra noi lo ha fatto zarathustra lo puoi fare anche tu, savino

        • SAVINO MARSEGLIA (artista)

          Silvano, spesso per controbattermi fai manovre tortuose. Bisogna stare molto attenti alle strade dell’arte: nulla più sviare dalla retta via come i tuoi banali suggerimenti,

          • silvano

            di tornare al bar?

  • Caro Lorenzo, io non credo che occorra “imparare a tenere la bocca chiusa” questo e’ un commentario e, per definizione, e’ fatto per far “aprire” la bocca e non per farla chiudere. Quello che ritengo auspicabile (e credo che sia un po’ anche la ragione di fondo dei post precedenti di Cristiana) sono commenti :
    – pertinenti all’argomento,
    – privi d’invettive e volgarità
    – privi di attacchi personali ma solo critiche all’opera, articolo, commento
    – privi di giudizi “sprezzanti”
    – privi di “giudizi” o “implicite valutazioni” di tipo discriminatorio basate su razza, religione, credo politico o filosofico
    – che non esprimano meri giudizi negativi ma approfondiscano e diano conto delle ragioni del giudizio negativo (ovviamente ciò vale anche per i giudizi positivi… ma sono talmente rari …)
    Mi piacerebbe anche, ogni tanto, trovare commenti che oltre a “demolire” e “rifiutare” (spesso, in realtà, demonizzare) fossero mirati a “costruire” e “proporre”, spendendo, per le proposte, egual spazio che per le critiche.
    Mi piacerebbe che, quando uno critica l’operare dell’altro, desse anche conto del suo proprio operare, chiarendo cosi’ quel che, per lui, e’ un operare corretto.
    Mi piacerebbe che si perdessero “gli automatismi perversi” del commentario (se scrive Tizio, Caio replicherà ribattendo il contrario, se scrive Sempronio, Mevio scriverà per dire che ha proprio ragione, se scrive Anonimo ci sara’ qualche altro, rigorosamente anonimo, che lo insulterà perché si nasconde dietro l’anonimato, o scatenerà la serie delle “indagini” per attribuirgli un’identità ecc. ecc.)
    Mi piacerebbe che quando, qualcheduno, “enuncia” una sua “teoria” o una sua “critica sistemica generale” nei suoi post successivi anziché ripeterla pedissequamente ed ossessivamente, la elaborasse e la confrontasse con gli argomenti posti dall’articolo in commento o da altri commentatori.
    Mi piacerebbe una volta, almeno una, leggere un commento in cui qualcheduno riconosce che aveva torto o che aveva mal giudicato o che, a seguito della discussione, ha modificato in tutto o in parte le proprie idee precedenti.
    Mi piacerebbe … beh! certamente mi hai capito ed e’ inutile che aggiunga che, ovviamente, non sto’ parlando per i commenti tuoi!!
    Se quel che ho detto accadesse, certamente ne guadagneremmo tutti (tranne quelli che commentano con lo stesso spirito con il quale giocano ad un videogioco di quelli “ammazzali tutti e vinci!!” e probabilmente per le stesse ragioni) ma… ci credo e ci spero poco.
    Ciao, buon pomeriggio a te e tutti voi

  • hm

    – Mi piacerebbe che si perdessero “gli automatismi perversi” del commentario (se scrive Tizio, Caio replicherà ribattendo il contrario, se scrive Sempronio, Mevio scriverà per dire che ha proprio ragione, se scrive Anonimo ci sara’ qualche altro, rigorosamente anonimo, che lo insulterà perché si nasconde dietro l’anonimato, o scatenerà la serie delle “indagini” per attribuirgli un’identità ecc. ecc.) –

    eh certo ti piacerebbe continuare a farti i complimenti da solo indisturbato con 14 nomi diversi per autopromuoverti gratuitamente . comodo . gli automatismi perversi forse sono quelli che auspichi tu se ancora non lo hai capito .

  • Luciano i punti che hai elencato lì sottoscrivo tutti e aggiungo é il minimo che si possa chiedere affinché la discussione non si chiuda in sterile contrapposizione che non toglie ne’ niente aggiunge ad una situazione a cui tutti e dico tutti hanno l abitudine a riferirsi. Un modo per dirti che non esistono vie laterali di fuga come chissenefrega o così é se vi piace sennò fa Lo stesso
    A questo punto sono debitore di un chiarimento più tangibile verso Cristiana, ebbene, non ho difficoltà a riconoscere che le persone che svolgono il loro ruolo nelle arti visive con adeguata preparazione ed onesta’ sono la grande maggioranza ma non posso chiudere gli occhi che di fronte ad oggettive difficoltà di serena agibilità all interno del circuito di sistema, vuoi per necessarie mediazioni relazionali e vuoi per annesse esigenze di compromesso, incluso quello di fare SILENZIO hanno reso un Po tutti più pragmatici che di per se non e’ ,negativo in toto ma Lo diviene se determina una barriera nei confronti di quelle esperienze artistiche che meritano essere favorite
    Un esempio Luciano, semplice e che tutti comprendono é il consolidato favore verso tutto ciò che è storico ed a prescindere dalla validità delle opere che si vanno poi a
    Prendere on esame.

    • hm

      così è se vi piace sennò fa lo stesso (corredata di esempi per cui ti piace o la disdegni) . l’arte è questa . non è scienza o imitazione pedante e didascalica della stessa . bravo complimenti, finalmente una frase sensata . ah poi state chattando tutti OT non so se ve ne foste resi conto tsk tsk . (anch’io ma almeno non vado a pontificare su come dovrebbe commentare un altro, tranne quando usa 15 nomi per darsi ragione da solo in modo disonesto) .

  • VIRUS LETALE

    La strada indicata da Cartesio può far luce sugli oscuri cammini di cui si serve spesso silvano.

    • hm

      ecco il sapone di marsiglia che inizia a trollare ot con uno dei suoi 150 nomi fake atti ad autosostenersi .

      • VIRUS LETALE

        C’è un tale hm che si è follemente invaghito di un sapone di Marsiglia che, tanto meno è ricambiato, tanto più si distrugge di gelosia. Il mondo è veramente strano: c’è chi si innamora di una donna e chi si innamora di una saponetta?

        • hm

          veramente pensavo di sfancularti per usare un eufemismo, hai uno strano concetto di amore o forse auspicavi ardentemente la sfanculata che invece non è avvenuta come volevi per il tuo delirio di autopubblicità gratuita boh . poi ti consiglio di refreshare la pagina ogni tanto, altrimenti rischi di scrivere 2 commenti uguali un minuto dopo l’altro facendoti sgamare impunemente ad autosostenerti con nomi fake (non ti preoccupare che tanto ti avevo già sgamato da mesi lo stesso CON ODIO) .

  • Cristiana Curti

    Cari amici, rispondo coralmente così cerco di mantenere il filo del discorso.
    Che Saatchi abbia proferito verbo, francamente, mi infischio. Mi pare un’astuta captatio benevolentiae e se non lo fosse, farebbe intendere che il nostro è poco sveglio perché arriva da buon ultimo. Poiché però non è generalmente buon ultimo, ecc. ecc.
    Ma queste schermaglie cosa contano? A chi importa? Solo ai giornali di settore (fra l’altro) che riescono a riempire qualche occhiello o qualche nota editoriale in più.
    La realtà è fatta di cose da fare. Di Musei aperti con dispendio di energie e soldi e da far funzionare, perché la politica si fa bella delle conquiste altrui e poi abbandona il campo, salvo poi tornarvi per TENTARE di piazzare qualcuno – artista o direttore – di gradito a qualcuno dei propri, ma certamente non gradito a coloro che lavorano in quel posto magari da anni e che conoscono bene il campo. Competenze e meriti, alla fine del cursus.
    Ma è davvero sempre così? Davvero i migliori di noi vanno via? Davvero chi è assunto all’estero (e fa molto più clamore di chi è assunto in Patria) è migliore PERCHE’ da noi reietto?
    Cosa ne sappiamo noi?
    Una cosa però sappiamo (alcuni qua altri là): il Vittoriano di Roma è appaltato a una Società che lavora in modo “superficiale” e quantomeno opinabile: per una mostra storica decente, 14 da buttare; Palazzo Reale a Milano (e altri siti milanesi, il mio è un disco rotto, lo sapete bene) è esattamente nella stessa situazione (salvo non essere una Società ma un burocrate solo il responsabile); Venezia è rimasta addormentata sotto la coltre di un capetto fermo immobile e la connivenza di un sistema burocratico che faceva del sodalizio soprintendenze/Comune il modo per non fare invece che per fare, e questo per oltre vent’anni, ora – forse – rivedremo la luce; Rivoli sta annegando, ma dovrebbe farcela perché ha risorse che le derivano dalla tradizione e da un lavoro compiuto da nessuno in Italia; il piccolo Museo di Gallarate che poteva far ben sperare per le realtà locali del XX e XXI secolo è di fatto stato cooptato come un possedimento della politica lombarda e ora boccheggia; il MADRE è abbandonato dagli stessi artisti che lo amarono, e bisognerebbe chiedersi davvero il perché invece di pubblicare solo le aride cronache delle bollette della luce non saldate.
    E altri esempi negativi a piacere; ma non tutti scrivono delle cose ben fatte, delle persone che lavorano bene.
    E’ proprio vero che fa notizia solo l’uomo che morde il cane.
    Questo per il contemporaneo, e il resto? Le nostre storiche cittadine? I nostri antiquaria? Le nostre chiese e conventi? Le nostre molteplici attività invernali o estive che vivificano la nostra penisola? Possibile che non vada bene nulla, ma proprio nulla e che ogni singola manifestazione sia soltanto lo specchio di ruberie passate, presenti o future?
    Non ci credo.
    Credo sì che le ruberie esistano, come no (sarei ebete se non lo pensassi), ma conosco troppa gente che lavora in questo ambito per non ritenere che la maggior parte sia non solo onesta ma persino generosa.
    PIù difficile lavorare quando si scontrano “realtà” diverse da far compenetrare: pubblico e privato, artisti con artisti (sono TUTTI realtà a se stanti…), ecc. ecc.
    E con questo? Quando mai è stato semplice lavorare ovunque? Qual è il settore miracolato per cui tutto è spianato, tutto è dato, tutto è facile?
    Non sono d’accordo con Lorenzo in merito a un passato sfavillante non molto lontano. Io sono in questo settore (andando e tornando) da più di vent’anni e di soldi fra coloro che fanno sul serio ne ho sempre visti girare pochi. Andavano altrove, nelle relazioni pubbliche – se così le vogliamo chiamare – per le quali bisogna svenarsi, altrimenti non sei nessuno.
    Chi lavora in quest’ambito è abituato alla penuria e all’inopia. Non c’è niente di nuovo in questo senso. Poco c’era e poco (forse anche meno) c’è ora.
    Ho visto piuttosto recentemente una mostra importantissima di un artista importantissimo costruita totalmente (e se dico totalmente: schede, saggi, editing, sopralluoghi, contatti con i collezionisti e con gli studiosi, con le istituzioni, con gli architetti per gli allestimenti, con i trasporti, tutto) da una ricercatrice straordinaria e coltissima che di sera fa la cameriera per pagarsi un buco dove dormire vicino al posto di lavoro, per cui non prende di che vivere; e ho visto il “curatore” della mostra che rifiutava di inserire anche il suo nome in catalogo (grazie al cielo senza riuscirci, almeno).
    Queste sono le cose di cui vorrei sentire parlare, non le esternazioni estemporanee di Saatchi.
    Queste sono le cose su cui la nostra indignazione dovrebbe appuntarsi, e in questo Lorenzo ha ragione. Forse abbiamo tutti passato troppo tempo a cercare di rincorrere l’assessore (che magari avevamo ignorato a lungo e poi si è messo di traverso proprio all’ultimo) di turno. Abbiamo tutti una dose di colpa.
    Ma a questo c’è sempre rimedio e l’obiettivo rimane sempre quello di far bene.
    Siamo poi davvero sicuri che la ricercatrice un giorno non sarà (come già è) assai meglio di quel curatore e non riuscirà a campare senza dover fare doppio lavoro?
    Quanto importa alle persone come lei essere in prima pagina, fra le notiziole sgarbiane e le signore che sospirano di fronte all’artista di grido?
    La realtà è diversa da come ce la raccontiamo e da come vogliamo che ce la raccontino, ovunque c’è da imparare e ovunque c’è da denunciare, se ci si riesce (cosa difficilissima, comunque).
    Il resto è gossip.
    Un saluto caro a tutti.

  • @Lorenzo: ” il consolidato favore verso tutto ciò che è storico”… tu sai, perchè l’ho scritto altre volte, che io sono convinto che la critica, salvo rari e luminosi esempi, sia “temporalmente presbite”: distingua bene e chiaramente ció che le è lontano nel tempo e male e confusamente ció che le è vicino. Difetto che potremmo attribuire a che allo “spettatore” nel quale, questo, va a sommarsi alla naturale diffidenza verso il “nuova” ed alla logica difficoltà a comprenderlo. È una situazione che non è peculiare al nostro tempo ma, io credo, ad ogni tempo. Ció che forse è cambiato negli ultimi sessanta/settant’anni è che si è passati, da parte di molti artisti, da una mentalità di “volontá di affermazione ed auto-valorizzazione” ad una di “ricerca di chi mi valorizzi e promuova la mia affermazione”. Ho detto di molti, non di tutti. Per fortuna sino ancora moltissimi quelli per i quali il “fare” è piú importante ed urgente del relazionarsi e del “comparire”. Certo per loro le cose sono ancora piú difficili e magari devono anche cercare vie nuove, regioni, se non proprio “vergini” almeno non “super-colonizzate” . E sará bene che lo facciano perchè i modi della comunicazione (ed in generale i modi di vita) stanno cambiando rapidamente e presto certi modi operativi, certe istituzioni diventeranno dei “sopravvissuti” come lo stanno diventando la lettera o il telegramma (in Thailanfia il servizio telegrafico pubblico ha cessato di esistere nello scorso anno), come lo sono diventati la macchina da scrivere e la telescrivente.

    • LorenzoMarras

      Perche’ quei lontani sono entrati nei capitoli di storia, Luciano. Ma non solo , e bada questo è il punto piu’ delicato e (dolente) quei lontani o meglio quello spirito dei Lontani non è piu’ reso con lo stesso significato che aveva nell’epoca e che da questa riceveva (RICEVEVA) l’impronta : un Giotto ad esempio per quello periodo chiamato Medioevo o un Caravaggio per il periodo in cui ha avuto un vero senso per egli ovvero quello della Controriforma. Ma senza andare tanto lontano che cosa ci dice DADA riguardo a quel periodo cosi’ TORBIDO che ha preceduto il primo vero conflitto mondiale ? questa negazione di Dada siamo sicuri che sia solo un fatto artistico ? una questione solo ribellistica a delle convenzioni a cui tutti aderivano senza sapere il perche’ ?
      Ti voglio dire gli specialistici, gli addetti ai lavori hanno , come molti qualcuno danno a d intendere, che tutto sia stato definitivamente acquisito ? domanda non di poco conto se pensi che la storiella di “opera di epigono” ha origine proprio nel dissuadere chiunque dal mettere in discussione cose, GIA’ SACRALIZZATE.
      Insomma leggere Federico Zeri mi ha anche aiutato a comprendere che le zone d’ombra sono molto maggiori di quanto ufficialmente si faccia credere. ma fa comodo pensare il contrario.

      e Ripeto e Ribadisco NON è una critica verso il ruolo funzione del Critico, assolutamente NO. Ma ad un suo ripensamento si e le persone serie non mancano di certo.
      Lucia’ cosi’ penso.

      • E’ molto chiaro, anche se molti non lo comprendono, che l’arte d’ogni tempo e’ stata “arte contemporanea” al momento della sua creazione e, quasi sempre, si e’ scontrata con l’incomprensione e la scarsa simpatia, almeno in fase iniziale, dei suoi contemporanei. E’ altrettanto evidente che quella che “ce l’ha fatta” non e’ “solo e tutta” la migliore e ce ne danno testimonianza sia i “ripescaggi” a distanza di anni e di secoli sia i “declassamenti” tardivi e postumi, Rimane il fatto che, con assoluta certezza ci sono tanti artisti che sono finiti totalmente dimenticati e che, purtroppo, non sono neppur più “recuperabili” perché i loro lavori, per non aver avuto successo a tempo debito, si sono persi e sono spariti.
        La critica, checche’ ne pensino coloro che la praticano, e’ attività umana e quindi altamente imperfetta ed eminentemente sommaria. Oggi, poi, con l’esplosione nel numero degli artisti e con la rincorsa della maggioranza di essi ad accalcarsi nel “corteggiare” i critici (o almeno quelli che si pensa possono contare) per quel nefasto “mutamento di mentalità” di cui ti dicevo sopra, ai critici (non a tutti ma alla maggioranza di loro) e’ venuta a mancare l’urgenza e la necessita’ di ricercare, di guardarsi attorno, di “scoprire” e come dar loro tutti i torti? se i pesci saltassero da soli abbondanti nella barca, appena ne vedono una, quanti pescatori si darebbero la pena di gettar le reti o di navigare lungamente alla ricerca di zone più interessanti, di pesci “meno comuni” ?
        Naturalmente in tutto ciò chi ci rimette sono gli artisti che non vogliono o non sanno esser buoni “cortigiani” ma soprattutto il pubblico che si vedrà offrire sempre più gli “stessi pesci” e che finira’ per stancarsene e preferire ad essi pollame o formaggi.
        Come se ne esce? E chi lo sa’? Io credo e spero che miglioramenti possano venire da tre diversi fronti :
        – quello dei critici che alla fine forse scopriranno di nuovo il gusto e l’utilita’ di esercitare attivamente “la ricerca sul campo” (quando l’uomo occidentale, per lungo tempo aveva smesso di aver la necessita’ di spostarsi a piedi ha, alla fine, scoperto l’utilità ed il piacere di camminare e correre per la sua stessa salute fisica)
        – quello degli artisti che per aver ripreso coscienza della propria vera identità o magari semplicemente e banalmente perché stanchi e frustrati dalle lunghe “code” quotidiane nell’inutile attesa di potersi far vedere, almeno per qualche minuto, dal “critico/curatore/gallerista” cui han fatto la corte, riprendano di infischiarsene dei critici, e di essere i curatori e galleristi di se’ stessi, come avveniva nei “tempi migliori”
        – e soprattutto, quello dei nuovi mezzi di comunicazione e di relazione, delle nuove “abitudini sociali” delle nuove “comunità” dei nuovi “luoghi d’incontro virtuali” che porteranno necessariamente a nuove forme d’arte che consentiranno di ridimensionare l’importanza e l’utilità degli “intermediari”, oggi visti come indispensabili per “connettere” gli artisti con il pubblico.

  • “nuovo” non “nuova”
    …sono ancora moltissimi… non ..sino ancora moltissimi…
    Thailandia. non Thailanfia
    mi scuso e… accidenti ai cellulari, ai tasti piccoli ed alle dita grosse!

  • SAVINO MARSEGLIA (artista)

    caro silvano, chi mi consce veramente, sa che non sono il tipo che si metti in cima alla piramide a predicare nel deserto parole al vento. Al contrario sono immerso fino al collo in questa società divisa in caste e classi sociali. Nella mia vita ho sempre lottato e continuo tutt’oggi a lottare a fianco delle persone sfruttate. Sono stato in galera per questo.

    Sono una persona semplice e pragmatica ed ho la dignità di rispettare i miei fallimenti. Devi sapere che tutti i falsi miti di oggi cadranno come mele marce. La di un vero artista si misura solo per quello che riesce a fare ed essere.

    Adesso il nostro grande ideale è solo la mediocrità, molti dei migliori artisti sono morti, altri preferiscono stare lontano da questo sistema ed operare in silenzio; forse, in attesa di tempi migliori.

  • Grazie a tutti, comunque!!!!