Ma qualcuno se ne accorgerà? Gli “operatori del cognitivo” indignati si concentrano su Milano, e ti vanno a okkupare proprio il PAC…

Al di là delle rituali dichiarazioni belligeranti, il rischio – paradossalmente parlando, ma neanche tanto – è… che non se ne accorga nessuno! Perché okkupare uno spazio, è tanto più efficace quanto più quello spazio è normalmente necessario, vitale per un impiego che l’okkupazione interrompe. Ma okkupare uno spazio pressoché inutilizzato, marginale alla vita ed […]

Il PAC occupato

Al di là delle rituali dichiarazioni belligeranti, il rischio – paradossalmente parlando, ma neanche tanto – è… che non se ne accorga nessuno! Perché okkupare uno spazio, è tanto più efficace quanto più quello spazio è normalmente necessario, vitale per un impiego che l’okkupazione interrompe. Ma okkupare uno spazio pressoché inutilizzato, marginale alla vita ed alle dinamiche sociali, quale segnale forte trasmette? Sarebbe un po’ come okkupare uno spiazzo sulle montagne del Carso…
Perché notare queste cose? Perché oggi i vari movimenti indignati e occupy-qualcosa sorti da qualche mese in Italia si sono concentrati su Milano per occupare il PAC. Si chiamano Lavoratori dell’arte, e per il momento sono fiancheggiati dai romani del Teatro Valle e dai veneziani di Sale Docks. Per dar più rilievo alle loro rivendicazioni, insomma, avrebbero a nostro parere dovuto puntare su spazi più animati e visibili – Palazzo Reale, toh -, piuttosto che all’appartato, sottoutilizzato e sostanzialmente dimesso Padiglione d’Arte Contemporanea.
Tant’è, OccupyPAC è nato, e proprio oggi – sabato pomeriggio, 3 dicembre – è in corso un’assemblea cittadina per discutere di arte e cultura come bene comune, e per “cominciare la sua trasformazione in un inedito laboratorio di politica e linguaggi artistici a porte aperte”. Artisti, critici, curatori, attori, “operatori del cognitivo” (non si finisce mai, di creare figure professionali): tutti sono invitati a dare il proprio contributo “per fare del PAC uno spazio vivo” (auguri!), “per costituire un nuovo modo di sostenere e condividere la produzione artistica, per uscire al di fuori da ogni logica di delega, per prenderci cura di ciò che è nostro”. È solo la prima giornata, se lo schema è quello del Teatro Valle, ce ne sarà di tempo, per raccontare…

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  • una domanda seria

    una domanda seria, senza ironia: attualmente chi è il direttore del PAC di Milano?
    grazie per la risposta.

    • Cristiana Curti

      Non esiste alcun Direttore, come normalmente intendiamo. Ed è uno degli “scandali” più volte denunciati e mai affrontati dall’Amministrazione pubblica milanese. Il PAC, un tempo straordinario e frenetico luogo di cultura contemporanea (basti vedere le attività riportate nel debole e asciuttissimo sito sino alla fine degli anni ’80) con programmi e calendari che avrebbero fatto gola a Londra o Berlino (e parte di un progetto più ad ampio raggio che avrebbe dovuto collegare l’asse del Novecento milanese da Piazza Duomo – Palazzo Reale NON Museo del Novecento – a Villa Reale) diretto da Mercedes Garberi, ora è “gestito per appalti” dal Direttore del Servizio Coordinamento e Gestione Mostre, Domenico Piraina, di professione burocrate. Senza qualifiche scientifiche è colui che dispone di ogni “cosa” relativa alle mostre temporanee milanesi – da ben vent’anni quasi -, dalle consulenze esterne per rifare i percorsi didattici di un sito espositivo, dall’appalto per l’allestimento di una mostrina o di una mostrona a Palazzo Reale. Ma ciò che più sconcerta è che è lui che decide chi deve esporre al PAC, a Palazzo Reale, Rotonda della Besana, Arengario (mostre temporanee fuori dal Museo del Novecento) e Palazzo della Ragione. Tutti fulgidi esempi di come non dover impostare una politica culturale cittadina (di una città come Milano per giunta). Tutti siti espositivi e culturali privi di una vera direzione scientifica, di un occhio a lunga gittata.
      Piraina passa indenne attraverso le giunte più disparate, scelto e messo in carica non per qualifiche accademiche o culturali ma solo perché uomo di burocrazia, negli anni ha preso piede come qualsiasi altro del suo genere, un genere che – in certi posti di importante caratura per le decisioni sul territorio – purtroppo ha sempre più movimento nel buco intellettuale delle giunte tutte che lasciano i propri beni e la propria identità in capo a chi non ha qualità per gestirle se non una, ormai, solida rete di relazioni aziendali e politiche, necessarie ma non dirimenti per formare una proposta culturale degna e di livello.
      Basti osservare le mostre civiche milanesi degli ultimi vent’anni e di oggi stesso (quella in corso su Cézanne a Palazzo Reale è un esempio lampante di ciò che dico) per capire perché Milano abbia abdicato completamente al proprio ruolo di capitale della cultura italiana e internazionale.
      I Piraina superano tutti i colori della politica, e nessuno sa nulla di loro né se ne avvede. Gestiscono risorse senza subire le pressioni dell’opinione pubblica perché non compaiono mai in nessun reportage giornalistico. Sono invece in gran parte responsabili della scarsissima qualità dei calendari delle nostre città maggiori. Ma poiché non appaiono mai veramente in prima persona, e fanno raramente notizia, neppure gli assessori alla cultura più meritevoli (e uno o due negli ultimi vent’anni a Milano ci sono pur stati) trovano i mezzi di rivoluzionare come dovrebbe essere un ganglio nodale per la cultura civica.
      Trent’anni fa occupare il PAC sarebbe stato un atto fortemente emblematico. Oggi, non a caso, sembra un happening di secondo piano di cui pochi si avvedono.

  • Una cosa ridicola, non si capisce quale sia l’alternativa e il contenuto che propongono: “per costituire un nuovo modo di sostenere e condividere la produzione artistica, per uscire al di fuori da ogni logica di delega, per prenderci cura di ciò che è nostro”..ci si può benissimo trovare in una palestra, in un parco o in un pub….non si capisce perchè occupare un luogo X…soprattutto il PAC di Milano, il luogo espositivo più marginale che ci sia….

    Oggi Milano è la città italiana più saggia, perchè evita di aprire il suo museo di arte contemporanea. L’ennesimo. Per poi fare la fine di Mambo a Bologna, di Madre a Napoli o di Maxxi/Macro a Roma….grandi insegne luminose che sembrano avere il solo compito di dimostrare ostinatamente la modernità della città, della provincia o della regione. In questi musei i contenuti sono standard passati dal centro dell’impero alla periferia. Quindi meglio Milano che non ha un suo museo e da un certo vuoto può ripartire per ripensare l’idea di museo e non solo.

    lr
    http://www.whlr.blogspot.com

    • hm

      perchè alla mostra della pixar ci va più gente che a qualsiasi altra mostra di milano nel 2011, di conseguenza l’occupazione e la protesta risulta più visibile . non è difficile rossi . poi deciditi o sei per il vintage o no, magari i musei avessero il compito di dimostrare la modernità della città, di certo questo non succede al mambo . al mambo ci vedrei bene una retrospettiva su rosicandy dei bluvertigo http://www.youtube.com/watch?v=IQURpcO4sZ8 .

  • Cari amici di Artribune,
    il vostro articolo mi pare che però parta da un fraintendimento. E’ vero che io sono lontano migliaia di chilometri da Milano per poter dar lezioni, ma è vero anche che sono assai vicino a Occupy Wall Street ed ho una nota familiarità coi movimenti d’occupazione. Per cui, leggendo il comunicato di ciò che è accaduto al Pac, mi sembra di capire che non è affatto una azione dimostrativa la loro (in quel caso avreste ragione a dire che si dovrebbe scegliere un luogo più in vista). Si occupa il Pac, invece, proprio perché è sottoutilizzato e marginale. Si occupa il Pac per farlo diventare qualcosa d’altro, per “tentare” di farlo essere il centro nevralgico che dovrebbe e potrebbe essere a Milano (attraverso una fase “laboratorio”, per citare direttamente il comunicato).
    Non dunque occupare per dimostrare un disagio generale, ma occupare per risolverelo nel luogo in cui esso si manifesta. E’ tutto qui il fraintendimento che sta al centro del vostro articolo. E’ inutile occupare la Scala… è una cosa che già funziona… non ha bisogno di forze di soccorso. Occupare il Pac che non funziona invece è una opportunità per caricargli un nuovo software e vedere se così riesce a girare.
    L’esempio del Valle è sotto gli occhi di tutti. Da almeno 10 anni, ossia dalla fine della gestione Tian-Marinelli, quella sala era un buco nero nella città e nel sistema teatrale. Un luogo inutile e invisibile. Dall’occupazione è diventato un avamposto di creazione e discussione.
    Che poi ci siano cose condivisibili e cose meno condivisibili è un altro discorso. Che poi l’occupazione sia una forma per sua natura temporanea e non un modello stabile è qualcosa che va ben chiarito. Però intanto i ragazzi del Valle hanno fatto girare quel teatro come un’Audi (non azzardo una Ferrari), quando da dieci anni si muoveva come una utilitaria scassata.
    Auguro lo stesso ai ragazzi del Pac. Che riescano ad ottenere risultati è tutto da vedere. Ma certamente si porranno domande e avanzeranno delle ipotesi di risposte. Cosa che al Pac non accade da tanto tempo. E questo già mi sembra un buon punto di partenza.

  • ale

    Gli italiani tutti dovrebbero essere più solidali con chi manifesta un disagio e evidenzia la marginalità di uno spazio che dovrebbe essere uno dei migliori di questa città. E’ cambiato il vento ma si continua a rimanere cinici.

  • Giulia C.

    Milano, 4 dicembre 2011

    E ti vanno a occupare proprio il PAC…
    Pensa ! Proprio il ” PADIGLIONE D’ARTE CONTEMPORANEA”, il PRIMO esempio di Kunsthalle italiana: LUOGO ESPOSITIVO DI ARTE CONTEMPORANEA.

    Cara redazione, vorrei capire una cosa molto semplice, ma Artribune che tipo di servizio fa al pubblico ?
    Perché forse non ho capito niente…
    Non vi occupate forse di “diffusione culturale” ?
    Ogni giorno ricevo una, due, tre mail da voi, che ogni giorno mi ricordano inaugurazioni, idee, concorsi, mostre, etc. …
    Quindi trattate di Cultura. Bene.
    In questi tempi di crisi ci si chiedeva, forse perché siamo matti, se la CULTURA: una delle prime voci dell’enciclopedia che descrive la parola ” Essere Umano”, fosse una PRIORITà.
    Siamo arrivati a capire che lo é.
    Non solo perché crediamo nella sua teoria, ma anche perché custodisce l’unica cosa che nessuno mai potrà imprigionare: IL PENSIERO.
    L’ARTE fa pienamente parte di questa fondamentale voce, l’unico problema che ha, insieme ad altre “voci culturali”, è che a volte le si toglie la casa dove avrebbe la possibilità di parlare non solo all’essere umano presente, ma pensate ! ALLA STORIA !
    Siamo matti a credere che il PAC possa essere una di queste case, dove ieri decine di bambini mi chiedevano un palloncino e con il sorriso guardavo i loro occhi pensando a quanto per loro la magia fosse importante e che per noi quella magia è l’ARTE !
    Certo, saremmo potuti andare, come dite voi, in una palestra, o magari in una cantina, o a Palazzo Reale, o al Museo del 900.
    Ma proprio perché questi luoghi istituzionali sono diventati oggetto di SACCHEGGIO, o come ha detto l’assessore Boeri, usati come “affitta camere”, il PAC ci è sembrato la vera “PALESTRA” da cui partire !
    Comunque grazie per gli AUGURI !

  • …..

    Certo che atribune e’ sempre sul pezzo… quando hanno trattato di Occupy Venezia hanno persino scritto che era successo il 18 novembre mentre era stato il 17 novembre e non a caso…
    Riprendo un commento interessante gia’ obnubilato dai vostri scudieri:
    ”Cara redazione, vorrei capire una cosa molto semplice, ma Artribune che tipo di servizio fa al pubblico ?
    Perché forse non ho capito niente…
    Non vi occupate forse di “diffusione culturale” ?
    Ogni giorno ricevo una, due, tre mail da voi, che ogni giorno mi ricordano inaugurazioni, idee, concorsi, mostre, etc. …”
    e aggiungo:
    dovremmo credere che e’ interessante solo quello che sperate dia profitto a voi?

  • Redazione

    il 18 invece del 17… la storia ce ne chiederà conto…

  • francesco sala

    certo che starsene chiusi al PAC… questa sì che è una rivoluzione!
    la prossima volta che si fa? il girotondo?

    (ops! dimenticavo… anche quello ce lo siamo già giocato)

  • Medea

    A Roma lo sanno tutti ormai che gli occupanti del Teatro Valle sono un bluff, le assemblee non le fanno nemmeno piu’ perche’ non ci andava piu’ nessuno ed ora cercano disperatamente visibilita’ a Milano. Qualcuno ancora abbocca all’amo e li segue ma con quali risultati? Propongono qualcosa di concreto o vogliono solo un articolo sul giornale, la foto sul venerdi di repubblica? …come sono anarchici!

  • michele

    quelli del valle non sono anarchici…
    e si vede in bene ed in male.

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