Luce sui problemi dell’Aquila, e che sia luce d’artista. Torna il progetto Re Place, e Artribune vi anticipa quattro foto-regalini di Natale

Agghindare la città con tante luminarie in vista di Natale? Sai che novità. Ma anche se sono luci d’artista? Beh, anche qui l’idea inizia ad essere sfruttata, dopo essere stata percorsa a livelli stratosferici dall’immancabile Torino, inizia a riprodursi sempre più spesso qua e là per li Stivale, a Salerno, giusto per citarne una. Però… […]

Licia Galizia e Michelangelo Lupone - Enigma del centro, Palazzo dell’Emiciclo, L’Aquila - foto M. Palpacelli

Agghindare la città con tante luminarie in vista di Natale? Sai che novità. Ma anche se sono luci d’artista? Beh, anche qui l’idea inizia ad essere sfruttata, dopo essere stata percorsa a livelli stratosferici dall’immancabile Torino, inizia a riprodursi sempre più spesso qua e là per li Stivale, a Salerno, giusto per citarne una. Però… c’è un però. Illuminare, può anche significare “fare luce”, ovvero cercare di vederci chiaro su questioni ancora aperte, e magari alquanto oscure.
Questo accade L’Aquila, dove l’arte contemporanea si è messa in testa di fare e chiedere “luce” sulle responsabilità di oltre 300 morti e sul futuro della città, nell’ottica del drammatico sisma del 2009 e di quanto accaduto dopo. E lo fa con la seconda edizione di Re Place, progetto d’arte contemporanea che coinvolge un gruppo di artisti chiamati ad intervenire, insieme agli studenti d’arte aquilani, con opere luminose e sonore in quattro luoghi simbolo della città e del suo patrimonio culturale e identitario. Si tratta di Giovanni Albanese, Carlo Bernardini, Fabrizio Corneli e di Licia Galizia con Michelangelo Lupone. Il via è per il 10 dicembre, si va avanti fino al 31: ma su Artribune anche il Natale anticipiamo, domani con un articolo di approfondimento, intanto con una gallery con i progetti in anteprima…

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