Lo Strillone: Stati Generali della Cultura PD su L’Unità. E poi disfida di Anghiari, falsi alla Galleria Knoedler, Pisapia – Boeri – Torino…

Curiosi di sapere che si sono detti a Roma agli Stati Generali della Cultura proclamati dal PD? Ricco primo piano, chiaramente, su L’Unità. Mentre la disfida di Anghiari, come da migliore tradizione italica, finisce in tribunale: esposto di Italia Nostra ripreso dal Corriere della Sera e da La Repubblica, con levata di scudi e l’immancabile […]

Quotidiani
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Curiosi di sapere che si sono detti a Roma agli Stati Generali della Cultura proclamati dal PD? Ricco primo piano, chiaramente, su L’Unità. Mentre la disfida di Anghiari, come da migliore tradizione italica, finisce in tribunale: esposto di Italia Nostra ripreso dal Corriere della Sera e da La Repubblica, con levata di scudi e l’immancabile raccolta firme per proteggere il Vasari dalla caccia all’affresco perduto di Leonardo. A quando gli aficionados del Braghettone in sciopero della fame contro il disvelamento della Cappella Sistina?!?

Quotidiano Nazionale affronta il caso dei falsi messi in circolazione dalla Galleria Knoedler, con Pollock da cassonetto dell’immondizia in vendita a 17milioni di dollari; l’obelisco di Pomodoro al Vittoriale degli italiani, inaugurato ieri, finisce su Libero.

Spunti da La Stampa: il legame tra Lloyd Wright e le stampe giapponesi in mostra da Casabella; alla Permanente l’apocalisse londinese idealizzata da Graham Sutherland. Elzeviro di Rocco Moliterni con paralleli tra la vicenda Pisapia – Boeri e gli analoghi o affini rapporti di potere nelle stanze dei bottoni dell’arte torinese.

– Lo Strillone di Artribune è Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • roberto grazioli asti

    Dove sarà finita la nostra memoria in difesa della nostra civiltà! Questo strano evento per la battaglia di Anghiari, prova essenzialmente una mancanza storica che dura ormai da qualche secolo. La storia dell’arte ci racconta qualcosa che parla di abbandono culturale a tutti i livelli. L’aver riscoperto molti artisti rinascimentali, dobbiamo ringraziare nomi che non sono italiani. Giorgio Vasari è stato messo alla gogna per aver descritto la Gioconda, di Leonardo, senza averla mai vista. Uno storico del suo calibro ha dettato nella sua relazione bibliografica il primo spunto per la critica e la ricerca culturale, succederà il contrario. Questi ultimi cinque secoli di produzione artistica sono serviti a testimoniare che sappiamo ben poco della pece greca da cui estraevano un fluido di colore paglierino, lascio la libertà di pensiero per il suo utilizzo pratico, come l’ossido di cava messo a macerare con una soluzione acida, ed altri composti ottenuti dalla decantazione di sostanze organiche e vegetali che, saranno ammalgamate dall’artista per realizzare le sue opere. L’arte di quei giovani cresciuti a macinare colori per il loro maestri e la chiave che aprirà alle future generazioni di artisti

    pagine e pagine di capolavori inimitabili, per Giogio Vasari, serve lo stesso rispetto che lui ha riservato all’arte di tutti i pittori, senza fare distinzioni, questa memoria storica ci serva da lezione. Il giovane Leonardo, nel 1472 conosceva il segreto di quell’impasto oleoso per realizzare con la tecnica della pittura all’olio di Lino cotto dei fiamminghi, dipinti più luminosi e più durevoli di quelli realizzati con la tempera all’uovo dei maestri quattrocentisti. Senza andare troppo lontano, lo stesso Michelangelo Buonaroti, malgrado fosse più giovane di Leonardo, non provò mai a cimentarsi con quella tecnica che rivoluzionò il modo di fare arte. La pittura ad olio si affermerà in Italia a partire dal 1540. TecnicamenteLeonardo da Vinci era più contemporaneo di Michelangelo. Dunque, con la battaglia di Anghiari, l’unico dato che serve a stabilire che stesse realizzando un dipinto a tecnica a olio è il supporto murale realizzato con la scagliola. Su quel ponteggio e mancata l’occasione per far valere al mondo intero la nostra memoria culturale per la storia della creta del gesso e della calce. Leonardo sbagliò consapevolmente un lavoro che un artista meno bravo di lui, non avrebbe sbagliato, Roberto Grazioli Asti, lo studioso di Luigi calamatta