L’inno alla rivolta di Alda Fendi. A Roma un’installazione in onore degli indignados, tra nostalgie musicali e suggestioni visive

Addio, Lugano bella,/ o dolce terra pia,/ scacciati senza colpa/ gli anarchici van via/ e partono cantando/ colla speranza in cor. Ed è per voi sfruttati,/ per voi lavoratori,/ che siamo ammanettati/ al par dei malfattori;/ eppur la nostra idea/ non è che idea d’amor. Anonimi compagni,/ amici che restate,/ le verità sociali da forti […]

Raffaele Curi, Black White Block, Fondazione Alda Fendi Esperimenti - foto Achille Lepera

Addio, Lugano bella,/ o dolce terra pia,/ scacciati senza colpa/ gli anarchici van via/ e partono cantando/ colla speranza in cor. Ed è per voi sfruttati,/ per voi lavoratori,/ che siamo ammanettati/ al par dei malfattori;/ eppur la nostra idea/ non è che idea d’amor. Anonimi compagni,/ amici che restate,/ le verità sociali da forti propagate:/ è questa la vendetta/ che noi vi domandiam.
Con le parole dell’anarchico Pietro Gori, esule a Lugano nel 1894 per via delle gravi accuse mossegli dalla stampa borghese, si apre Black White Block, installazione ideata da Raffaele Curi per la Fondazione Alda Fendi Esperimenti. Il celebre canto rivoltoso, animato da vis sovversiva e spirito di vendetta sociale, viene scelto come sound track simbolica del progetto, tutto costruito intorno al tema dell’insurrezione popolare contro le politiche miopi ed arroganti della “casta”. Rivolgendosi agli indignados di mezzo mondo, Curi immagina un’opera che riprenda e tematizzi le istanze della collettività, dalla richiesta dell’equità economica e del diritto al lavoro, alla difesa dei diritti sociali e della cultura.
Un altro eroe legato alla storia elvetica e qui proposto come emblema del sentimento rivoluzionario, è il mitico Guglielmo Tell, celebrato dall’opera di Rossini in un’esecuzione rara di Arturo Toscanini, registrata nel 1940.
E oltre alla musica, le immagini. Tre le opere scelte da Curi, proiettate negli spazi del Silos come icone della “spesa popolare”: il Paesaggio alimentare di Errò, La donna con il carrello di Duane Hanson, Il re beve di Jacob Jordaens. A completare l’installazione un allestimento self-service, con beni di prima necessità offerti al pubblico gratuitamente. Un momento di condivisione, o forse di pacifico saccheggio. Un’azione che racconta del rapporto tra uomo e merce, liberato, per un istante ludico, dalle logiche del mercato e del consumo compulsivo. Su Artribune, in anteprima, un po’ di immagini dell’installazione in progress…

– Helga Marsala

15 dicembre 2011 ore 22
Roma, Galleria Foro Traiano 1
fino al 21 dicembre 2011, ore 19 e ore 21
info: 06-6793139/06-6792597
www.fondazionealdafendi.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.