Le quote rosa dell’arte. Il Financial Times mette in fila una Top Five mondiale della creatività al femminile. E in Italia come va?

Proviamo a fornirvi qualche rapido spunto di riflessione: chi è che si è passato il testimone alla direzione di uno dei musei italiani più prestigiosi sul fronte del moderno/contemporaneo, il Mart? E chi è che dirige – pur in condivisione con Andrea Bellini – l’altro museo che gli contende lo scettro, il Castello di Rivoli? […]

Iwona Blazwick (foto BFAMI)

Proviamo a fornirvi qualche rapido spunto di riflessione: chi è che si è passato il testimone alla direzione di uno dei musei italiani più prestigiosi sul fronte del moderno/contemporaneo, il Mart? E chi è che dirige – pur in condivisione con Andrea Bellini – l’altro museo che gli contende lo scettro, il Castello di Rivoli? Chi dirige il museo “istituzionale” per antonomasia, la Gnam di Roma? Chi era alla guida della Biennale Arti Visive appena conclusa? Chi regge le sorti del Maxxi Arte, chi della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, chi della Strozzina a Firenze, chi del Pan a Napoli, chi del Museo del 900 a Milano?
Non ci vuole molto per capire qual è la questione: come stiamo messi in Italia a “pari opportunità” artistiche, e chi – universo maschile o femminile – avrebbe più titolo per rivendicarle? Lanciamo la provocazione, sull’onda di una delle millanta “classifiche” che sul finire dell’anno iniziano a popolare i media internazionali: a stilarla è il Financial Times, che ha messo su una piramide il suo Top Five delle most influential women dell’arte globale. Piramide che vede il vertice presidiato dalla potentissima Iwona Blazwick, direttrice della Whitechapel Gallery di Londra, ma coinvolta in prima persona in innumerevoli gangli dell’art power mondiale. La seguono la supergallerista newyorkese Barbara Gladstone, player che ha portato al successo artisti come Allora & Calzadilla, Matthew Barney e Anish Kapoor, e poi Shirin Neshat, artista – e sempre più anche regista – iraniana New York-based, da sempre in prima linea nella lunga primavera araba. Nel plotone di testa del FT anche Amanda Sharp, co-head di Frieze, fiera londinese pronta per la conquista di New York, e Sheikha al-Mayassa bint Hamad bin Khalifa al-Thani, figlia dell’emiro del Qatar e forza trainante della stellare collezione d’arte internazionale del suo paese. Insomma, in Italia come stiamo messi? Vogliamo scriverla anche noi, la nostra classifica in rosa? Il commentario è a vostra disposizione!

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  • mario

    in italia ci sono tantissime bravissime artiste!!

  • LIANA ROVER

    vero ci sono brave artiste…sconosciute. Non hanno i mezzi o la fortuna per farsi conoscere…..Non sono più giovanissime……da una vita lavorano e continuano a farlo in solitudine…..hanno tre colpe ; sono donne…..non sono giovani…..non hanno mezzi…il mercato,la critica ,ecc……non puntano su di loro ; nei vari concorsi importanti sono automaticamente escluse per l’età…..Viene negata loro anche questa possibilità…..Questo è ciò che accade a quelle della mia generazione !!!!!!!!

  • Cristiana

    Qual e’ l’articolo di riferimento sul Financial Times?

  • Angelov

    Se fossi un Extraterrestre, troverei assurdo questo dividere il le cose che riguardano il sesso maschile da quello femminile, quasi che ci fosse un contenzioso metafisico tra i due. C’è anche gente che percepisce la Natura come antagonista dell’uomo. Le Collettive per sole Donne, o quelle per persone al di sotto dei 35 anni, piuttosto che dei 45 anni, non so a chi possano risultare utili. Il mondo della cultura si è così globalizzato e specializzato, ed è diventato così autoreferente da essere lui stesso poi a ispirare i contenuti dei lavori di molti artisti che, ignari di questo, sfornano opere che poi devono essere praticamente puntellate dalla critica e non poter vivere di vita propria. L’apparato che dovrebbe fare loro da cornice, in realtà le ingloba nel proprio meccanismo. Bisognerebbe ritrovare una percezione più innocente delle cose in generale. Uno sguardo nuovo forse sulla Realtà che ispira l’Arte, senza timori e di cui molti ignorano di averne diritto.