Il mondo dell’arte? Volgare e superficiale. Parola di Charles Saatchi, che sul Guardian spara a zero sui collezionisti, dealer, critici e curatori

Se la prende un po’ con tutte le categorie Charles Saatchi, nell’articolo uscito ieri sul Guardian. Con i collezionisti, in primis, accusati di essere tanto ricchi quanto ignoranti, interessati all’arte solo come mezzo di affermazione sociale. Con i curatori, che definisce “insicuri” e inadeguati, bravi soltanto ad esporre “installazioni post-concettuali incomprensibili” destinate a essere apprezzate […]

Charles Saatchi

Se la prende un po’ con tutte le categorie Charles Saatchi, nell’articolo uscito ieri sul Guardian. Con i collezionisti, in primis, accusati di essere tanto ricchi quanto ignoranti, interessati all’arte solo come mezzo di affermazione sociale. Con i curatori, che definisce “insicuri” e inadeguati, bravi soltanto ad esporre “installazioni post-concettuali incomprensibili” destinate a essere apprezzate solo dai loro colleghi “ugualmente insicuri”.
E naturalmente anche con i dealer, i critici e persino con un certo tipo di pubblico, quello che non si perde nemmeno un opening ma poi non guarda i lavori in mostra e pensa solo a bere e chiacchierare. Insomma, ce n’è davvero per tutti in questo breve ma densissimo pamphlet affidato alle pagine del più letto quotidiano britannico. E Saatchi, che evidentemente si rende ben conto che molti reagiranno alla sua tirata con un lapidario “da che pulpito”, ci tiene a precisare: “Fino a poco tempo fa credevo che qualsiasi cosa potesse allargare l’interesse nell’arte contemporanea dovesse essere la benvenuta; soltanto uno snob elitista vorrebbe vederla confinata all’attenzione di pochi aficionados all’altezza. Ma persino un narciso egoista e spaccone come me trova questo nuovo mondo dell’arte profondamente imbarazzante.

Valentina Tanni

L’articolo del Guardian

CONDIVIDI
Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • quoto charles. ma pesno ci possa essere un ‘alternativa.

    lr

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      L’alternativa, è pensare con la propria testa, fuori da questo sistema malato dell’arte!

    • Lo scienziato

      Da mesi lo stiamo sostenendo , l’ ho già scritto .
      Non ci sono principi . O meglio , raramente .
      Quando viene affermato da un nome internazionale così conosciuto , tutti gli danno ragione .
      SIETE TUTTI PECORELLE ???????????????
      Penso a volte ci sia una sorta di dattatura , del tipo viene stimato solo colui che ha l’ osso in bocca più grande ????
      Ma non stiamo parlando di Arte , letteratura , cultura .
      CULTURA ?????????????
      Non di tutti , di pochi che se ne occupano .

      Come mi sta suggerendo Fausto forse diventa più noto e stimato , nel così detto , sistema che ha il portafoglio più grosso …….

      Dalle parti di Fausto , il mio assistente , si utlizza il simpatico nomignolo : SCARPARO , O SCARP°°°°° .
      Va detta la parla con la maggiore volgarità che riusciate a pronunciare .
      Rende l’ idea .
      ‘ Mi compro tutti ‘ , ‘ ho i soldi ‘ , ‘ non sei nessuno ne ho di più di te ‘ , ‘ ho i libri solo per riempire l’ ultima libbreria pagata 80.**** e e cmprata a Milano ‘ ,
      e va all’ infinito

  • Stessa cosa che penso io da un pò di tempo a questa parte. Bravo!

  • Michele De Luca

    Bando alle generalizzazioni, che lasciano il tempo che trovano; ma Charles Saatchi non ha tutti i torti e anzi, a voler ben vedere, sfonda una porta aperta. E’ molto importante però che da autorevoli “addetti” si cominci a fare qualche serio esame di coscienza e ad interrogarsi, quanto meno, su ignoranza, superficialità, mistificazione, interesse e tornaconto economico, inm molti casi vera e propria malefede dilaghino abbondantemente nel mondo dell’arte contemporanea. L’auspicio è che l’articolo di Saatchi sia di stimolo per serie riflessioni e per “autocritiche” da parte delle categorie chiamate in causa. Un benefico sasso lanciato nello stagno, dunque: ma chi ammetterà, sia pure e solamente a se stesso, che il j’accuse di Saatchi possa riferirsi proprio o anche a lui?

    • Silvia

      condivido completamente…come non esser d’accordo con te !?

  • E’ ovvio che Saatchi abbia ragione, ma è altrettanto ovvio che uno i suoi soldi li spende come vuole, collezionisti compresi.

    Quante schifezze ha comprato lui, cercando disperatamente di RI-venderle?

    E se uno ad un opening non guarda le opere, a Saatchi che cosa gliene frega?

    Io, per evitare queste cose, non offro più nessun rinfresco alle inaugurazioni!

  • Alberto

    Il coccodrillo,satollo per aver inghiottito migliaia di prede,comincia a piangere!!!
    Come dire,sputare nel piatto nel quale si è mangiato per decenni e dal quale,ancora, ci si continua a nutrire.
    Chissà,forse anche Saatchi comincia ad avvertire qualche disagio per aver contribuito,insieme ad altri mercanti,ignoranti e spietati,a creare il mostro che oggi è diventato il mondo dell’arte contemporanea.
    O forse il genio della comunicazione è riuscito (ancora una volta) nell’intento di creare ulteriore attenzione attorno a sè.
    Il paradosso sta proprio in questo: tutto ciò che viene riportato nell’articolo è ampiamente condivisibile. Peccato che l’iniziatore di tutto questo, o comunque uno dei principali colpevoli della trasformazione e della deriva dell’arte contemporanea,sia proprio Lui!!!
    Ho studiato marketing e, da molti anni, mi occupo d’arte contemporanea. E non passa giorno nel quale non mi scagli contro le mistificazioni blasfeme che quotidianamente osservo nelle gallerie,nelle fiere e nelle (spesso imbarazzanti) collezioni di tutto il mondo.
    Con malcelato snobismo mi permetto di non considerare Saatchi un collega.
    E’ un grande pubblicitario e credo sarebbe stato meglio avesse continuato a farlo!!!!

    • giuliano

      in quanto artista trovo importante qello che lei dice e la ringrazio.

  • Charles Saatchi ha ragione da vendere, ma ormai è una prassi assodata da decenni. L’arte non la crea l’artista, ma bensì il curatore, il gallerista, il critico e il collezionista. Il povero artista per farsi conoscere deve aprirsi nuove strade.

    • E’ quello che faccio io,cercando di “evangelizzare”le persone all’arte digitale di cui sono un’esponente di spicco.Utilizzo anche spazi comunali prestigiosi,musei legati a Beni Culturali,Istituti di Cultura all’estero etc.Ci sono un sacco di istituzione pubbliche che permetto di fare mostre in grande stile senza passare dagli avvolti (che ho frequentato a mie spese).

      Internet offre GROSSISSIME opportunità
      di sbocco artistico a chi le sa cogliere.Faccio un un esempio:quando qualche anno fa il giornale “La Repubblica”
      http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/spettacoliecultura/foto-francesco-mai/1.html

      pubblicò un articolo sulla mia arte e relative foto il giorno stesso fui sommerso di email di complimenti
      e qualcosa come 40.000 visitatori unici sul mio sito in 24 ore…E da cosa cosa nasce cosa,in questo caso da contatto nasce contatto….

  • il Caso

    La Crisi, forse, ci ha fatto aprire gli occhi sulla crisi dei nostri valori. Finora ci hanno convinto ad ascoltare i consigli per gli acquisti insegnandoci cosa dovevamo desiderare e noi gli abbiamo creduto, da quando, paninari, agognavamo la felpa best company a quando “adulti rampanti” dovevamo avere auto/appartamento/collezione (the difference between a man and a boy is the size of the toy) per essere quello che dovevamo essere.
    Ora pare stia cambiando, l’arte non è più status symbol, ma, come la coperta di linus, è una nostra estensione emotiva, qualcosa che serve perche ci fa stare bene e, perdiana, ne abbiamo decisamente bosogno! Quindi non più collezioni snob da sbandierare, ma collezioni intime e personali per illustrare il nostro essere.
    Sono ottimista.

  • Vi segnalo un talkback apparso qualche giorno fa su ARTFORUM riguardo alla situazione italiana ed alla recensione “All in the Rist” sulla mostra di Pipilotti Rist “Parasimpatico,” prodotta dalla Trussardi Foundation. :

    http://artforum.com/talkback/id=70283
    Re: All in the Rist by efferre (11.23.11 12:04 pm)
    My eye was struck, let say in a special way, by the sense of gaiety and the aura of lightness emanating from the images published with the report “All in the Rist” on Artist Pipilotti Rist “Parasimpatico,” produced by the Trussardi Foundation.
    First of all I was surprised by the enchanting beauty of Beatrice Trussardi that unequivocally brings back to the mind the image of Simonetta Vespucci as portrayed by Sandro Botticelli in The Birth of Venus.
    My eye was also surprised by the ecstatic pose of Trussardi’s Flavio Del Monte and dealer Francesca Minini, as well as MAMbo director Gianfranco Mariniello and curator Caroline Corbetta while looking at Cape Cod Chandelier in the Cinema Manzoni lobby…. It is incredible how powerful can be suspended, shining underwear!
    Author Cathryn Drake, remarked that shiny and ethereal was the evening in Milano as strong is the sense of gaiety and the aura of lightness emanating from the images of all the beautiful people portrayed (to be earnest Giò Marconi looks a little bit blurred perhaps due to the two thousand Euros just spent on champagne, I guess ).
    The trendy event took place in Italy, so unavoidably Italo Calvino’s Six Memos for the Next Millennium (1988) are back in my mind. Calvino wrote five of the memos – titled ‘Lightness’, ‘Quickness’, ‘Exactitude’, ‘Visibility’ and ‘Multiplicity’ – for the prestigious Charles Eliot Norton Lectures at Harvard University. In the first Memo titled ‘Lightness’ Calvino was throwing into relief the contrasting facets of “ a lightness of thoughtfulness” and “ a lightness of frivolity”…, look with your own eyes, I have nothing else to add…

    Per vedere il materiale di riferimento :
    http://artforum.com/diary/id=29584

  • Giorgio Di Genova

    Ha ragione al 90%, Ma è una situazione che si ripete da oltre 40 anni. A quanto dice il gallerista londinese io aggiungerei che, oltre all’ignoranza dei collezionisti, grave è anche l’appiattimento sul mercato. La maggior parte di essi comprano i nomi che il mercato impone e fa conoscere loro come “grandi” (e spesso sono bluffeurs: da Koons ai Transavanguardisti, da Schnabel a Kostabi). Da tempo si guarda più ai nomi che alle opere e proprio per questo alcuni anni fa ho presentato un paio di mostre di opere senza nome degli autori, quali Omissi e In-visibil-art, per far sì che si guardassero esclusivamente le opere a se stanti, al fine di apprezzarne la qualità ed il linguaggio.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Giorgio, in questa lista voluttuosa d’arte griffata, hai dimenticato l’arte povera neo-dadaista?

  • Giuseppe nobile

    Charles Saatchi è prima di tutto un marchio di livello globale.
    Perciò ragiona da multinazionale.
    Logicamente lui punta e mira al suo ultimo obiettivo; Provare a prendere e accaparrare un degno posto d’onore nella storia dell’arte e chi lo sa, anche quella dell’immortalità.
    Lo fa prendendo le distanze e provando a abbattere tutti (lui compresso) quelle
    che creano da sempre i mostri nel mondo del arte.
    Fin qui tutto bene…”Non è mai troppo tarde per un buon pentimento”.
    Però…spara spara “ma non centra ”. Quindi, come tutti noi “insicuri” spara a zero.
    Invece secondo me tutto ha dato inizio tanto tempo fa.
    Precisamente al periodo di creazione del marchio “Picasso”.
    Una delle prima machina di marketing e produzione industriale mai vista nel mondo dell’arte.
    “Il Cubismo, non è mai esistito”. l’unico inseguitore di questo stile (oltre a Picasso) era stato Braque. Da sempre scomparso della storia del arte.
    Una qualsiasi lettura o “seconda versione” della arte africana è pura pubblicità.
    Perciò, cari e insicuri amici, “occhio”. Nessuna arte al mondo può essere brevettata.
    Quanto meno quella “ Magnifica Arte Africana” di quel periodo. “Spontanea e intuitiva”.

  • artemio

    Cindivido in pieno la posizione di Charle Saacthi, lo vado pensando da un po di tempo anche in relazione a quanto avviene anche in italia con i nostri curatori e galleristi che ,guardano soltanto al nome e non alla qualità dwl prodotto Arte.mirano soltanto ai grandi numeri e all’invesstimento in previsione di futuri profitti:insomma l’arte non più come piacere ma come speculazione. Basta!

  • …. forse dovremmo chiederci cosa si intende per ” qualità” nell’ arte contemporanea…

  • silvia

    io da studentella ignorante vorrei sapere cosa ne pensa valentina tanni.

  • Tanni presente.

    Penso che Saatchi abbia ragione su tutta la linea, condivido dalla prima all’ultima parola. E non sono d’accordo con chi l’ha attaccato dicendo che certe cose dette da lui non hanno valore, oppure che lui è uno di quelli che ha contribuito a costruire il sistema che contesta.

    Saatchi, qualsiasi sia l’opinione che si ha di lui, ha sempre scelto di testa sua, ha rischiato, ha investito sugli artisti in cui credeva e continua a farlo. Non è certo il prototipo del collezionista ignorante in cerca di conferme del proprio status.

    Non è un caso che da qualche mese a questa parte molti dei protagonisti più svegli del mondo dell’arte stiano cominciando a far sentire la propria voce contro la decadenza del sistema.

    Leggetevi, per esempio, questo lucidissimo Jerry Saltz sul NYMag di ieri, che mette pesantemente in discussione il ruolo dei musei, che vogliono soltanto intrattenere il pubblico con modalità sempre più vuotamente spettacolari:

    http://nymag.com/arts/cultureawards/2011/museums-as-playgrounds/

    O anche Jonathan Jones qui, che discute sul mercato:

    http://www.guardian.co.uk/artanddesign/jonathanjonesblog/2011/nov/21/sedition-digital-phone-art

    Viviamo un momento culturalmente molto triste e non solo nell’arte contemporanea. La cosa più grave, dal mio punto di vista, è l’epidemia del self-marketing che sta contagiando i giovani artisti. Un conto è cercare di far conoscere il proprio lavoro (pulsione sacrosanta), un conto è progettare il lavoro che “funziona” meglio da un punto di vista della sua immagine e della sua vendibilità.
    In conclusione: i ricchi e ignoranti hanno sempre usato l’arte come mezzo di autoaffermazione e di ostentazione, e tutto sommato chissenefrega. Finchè sono loro ad adattarsi all’arte però, e non viceversa…

    • christian caliandro

      concordo con valentina. la questione fondamentale è la dissociazione dalla realtà che affligge – da circa un trentennio – il mondo dell’arte. e questa dissociazione è talmente acuta da escludere completamente il mondo, quello vero. l’unica realtà conoscibile e fruibile, di cui si fa esperienza, diventa quella del ‘sistema’. in italia, per una serie di ragioni storiche, questa forma di schizofrenia è stata forse più acuta; ma il problema, chiaramente, riguarda tutto l’occidente e l’intera arte contemporanea, così come si è venuta delineando negli ultimi decenni. è interessante notare come alla ‘massificazione’ e ‘spettacolarizzazione’ dell’arte (puramente illusorie, peraltro) abbia corrisposto, in senso inversamente proporzionale, un crescente acutizzarsi di questa dissociazione patologica. ha ragione ‘il Caso’: la crisi sta facendo aprire gli occhi a tutti. nel senso che, improvvisamente e inevitabilmente, tutto ciò che fino a un attimo fa era cool adesso sembra ED E’ obsoleto, marcescente, inadatto. Perché ritrae un’epoca già estinta, e non rappresenta più il sistema di valori che si sta f(ri)configurando: serietà, concretezza, affidabilità, responsabilità, dignità, generosità. La faticosa ricomposizione tra arte e realtà.

  • V.G.

    E si fra cent’anni venisse fuori un artista dei nostri giorni totalmente sconosciuto?
    :-))

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore di artisti-ombra).

      Spesso mi chiedo quale sia per un artista la via migliore da seguire per raggiungere il successo?

      Ovviamente, chi cerca il successo nell’odierno stagno dell’arte ha l’elité al suo fianco, chi è per la ricerca e il rinnovamento dell’arte ha le masse contro….

  • Pop art.

    SPERIAMOBENE !…

  • ginevra.

    Il mondo dell’arte è spesso vuoto, più spesso ancora falso e superficiale.
    Auguro a tutti gli esseri omologati per poterlo sopportare di incontrare sempre entità simili a se stessi, per potersi lodare reciprocamente senza mai scalfire qualcosa che non sia il proprio ego..
    Il tempo passato alle inaugurazioni è tempo rubato alla realtà, alla verità, alla riflessione e alla conoscenza. Non ho mai incontrato la vera saggezza nei templi dell’arte, solo fantasmi in cerca di identità, anime insoddisfatte in cerca di conferme e di risposte che non arriveranno mai…

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      La caratteristica principale di questo mondo malato dell’arte spettacolare è che esso sembra lasciare apparentemente tutto immutato nella stessa misura in cui lo trasforma da cima a fondo. Gli artisti che sono fuori da questo mondo dell’arte, (che sprofonda nella sua melma) sono giudicati: voci fuori dalla realtà.

  • angelo bellobono

    Con i curatori, che definisce “insicuri” e inadeguati, bravi soltanto ad esporre “installazioni post-concettuali incomprensibili” destinate a essere apprezzate solo dai loro colleghi “ugualmente insicuri” e aggiungerei disonesti o disinformati quanto e più di collezionisti e artisti, che postproducono male qualsiasi cosa senza che nessuno li fermi….
    Rinomino ancora una volta lo stesso piccolo libretto di Paul Werner Museo Spa, che ha già ampliamente anticipato questi temi e cito gli interessanti incontri con gli artisti di ARIA che da tempo riflettono su tali tematiche.
    Sono tornato da Miami, dove l’arte trionfa come elemento di vanità e soddisfazione individuale, che poco si sposa con le dinamiche oggettive che impongono oggi una riconsiderazione collettiva della vita..il nostro bunga bunga rispetto a quello che ho visto è una festa da scolaretti. L’eccessiva e sfarzosa speculazione che contraddinstingue volgarmente le sperimentazioni(?)artistiche contemporanee non è supportata e praticata da individui in grado di scalfire tale volgarità dilagante stimolando visioni e percezioni, ma da persone che la esaltano. Quanti scriveranno male di Art Basel Miami? delle 1000 residenze concepite per far profitto?dei fili e carte stagnole da applicazioni tecniche ( si vede che non viene più insegnata alle medie e per questo l’arte se ne appropia) proposte ( non vendute) a prezzi ignobili.
    Molti scrittori, Houellebecq, Cunningham, Dyer e molti altri hanno ridicolizzato il sistema arte ( non che il loro sia migliore).
    Valentina ha colto nel segno dicendo “la cosa più grave, dal mio punto di vista, è l’epidemia del self-marketing che sta contagiando i giovani artisti”.
    Rfletteremo?

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      L’ARTE NON HA NIENTE DA SPARTIRE CON IL POTERE E I BUROCRATI DI STATO !

      Nel mondo dell’arte, la figura del curatore è una figura non necessaria, perchè stabilisci in modo soggettivo o arbitrario i confini tra ciò che è arte e non arte, tra chi è artista e non. Ne definisce il linguaggio, le regole e ne organizza le cose da fare e da far fruire al pubblico.

      Cioè, definisce e interpreta una regola prestabilita dal potere sovrano delegante, in nome della propria visione dell’arte. In sostanza si tratta di una finta delega di libertà decisionale che non dà inizio a nessuna trasformazione del mondo.

      La maggior parte di questi curatori hanno una competenza strettamente specialistica, ben lontana da argomenti di interesse divulgativo, come i problemi del ruolo dell’artista e della funzione sociale dell’arte o dell’accettabilità di un concepibile sistema alternativo.

      In parole povere, I curatori sono una categoria ristretta di persone, che usano la loro specializzazione per ottenere vantaggi di status, categoria alla quale appartengono, tra gli altri, anche le numerose caste di burocrati di Stato.
      Ma l’arte non ha niente di che spartire, sia con il potere sovrano che con i burocrati di Stato.

  • claudio libero

    Mi pare che quanto detto da Saatchi sia una verità piuttosto difficile da contestare. Non è da oggi che si parla del contemporaneo come un monumento in lenta decandeza, di curatori star, di artisti al seguto di curatori star e via cantando.
    Si è perso di vista il punto centrale della riflessione artistica: i progetti, la possibilità che un artista crei un’opera e sia poi in grado di farla camminare, parlare.
    Tutto ha finito per diventare estetica al servizio dell’orrenda parola Evento. Un giorno, due poi il nulla.
    Che un collezionista di quella risma tiri fuori queste cose mi pare solo positivo. La sua collezione ha disegnato un decennio e non è vero che solo perché uno ha i soldi a palate deve essere necessariamente un incompetente o un cialtrone.

    E’ una responsabilità evidente del Sistema e di come si è fatto funzionare. Ma in questo sistema ci stavano tutti. Non esistono anime belle e corvi cattivi a succhiare sangue e creatività dei poveri artisti. Anche se a diversi livelli la responsabilità è però collettiva.
    Perchè, ad onor del vero, la possibilità di non respirare certa merda ce l’abbiamo avuta tutti. E conta, alla fine della fiera, stabilire chi c’era e chi ha scelto di non starci.
    Ma è anche vero che l’immagine offerta da Saatchi è forse già datata, sembra più relegata in un immaginario da anni Novanta, di tartine, vernissage e corse ad apparire sul numero di Artforum.
    Esiste un mondo artistico fatto di progetti veri, di artisti e addetti del settore che lavora, tira fuori la passione, ci si diverte e alimenta un piccolo, ma non insignificante spazio in questo mondo. Che non è, e non è mai stato, solo quello evidenziato da Saatchi. Ci si può stare in questo bel mondo del contemporaneo senza necessariamente doversi sentire parte di quella roba. Ma è vero che esiste. Basta riconoscerlo, e aver il coraggio collocarsi altrove. L’arte non è solo qui!

  • mi sbaglio o non parla di galleristi? sono d’accordo con tutto quel che dice, e lui sa quel che dice visto che quest’aberrazione di sistema l’ha creata lui stesso. Personalmente ho sempre lamentato la pochezza dell’attuale sistema, ho imparato a sopravvivere standone ai margini e non vedo l’ora che questo muoia per raccogliere i frutti del lavoro fatto…e come dicevano i gesuiti, nella contraddizione contro la contraddizione.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Il sistema perverso dell’arte contemporanea, parla di tutto, afferra tutto, vende di tutto e non si comprende di tutto. Singolarità del nostro contemporaneo che mercifica tutto nella fabbrica mediatica della vanità.

      • morimura

        se non si ha niente da dire si può anche far dell’altro

        • Neapolis

          Aoh basta litigare sempre

        • SAVINO MARSEGLIA (curatore di artisti-ombra).

          “se non si ha niente da dire si può anche far dell’altro”. Infatti si può gustare un pitto di spaghetti mare e monti, oppure guardare le onde del mare che s’infrangono sugli scogli…, ma si può anche guardare l’arte contemporanea per perdere tempo…, più di questo si sta buttando via la vita.

  • augusta

    Saatchi: simpatico, potente, ironico.
    Lo dice ora lo pensa da mò.
    chi non è d’accordo con lui? chi non è d’accordo alleva puzzole e non s’interessa d’arte.
    buona serata.

  • lucianoperrotta

    Chiedo venia, ma karel teige ‘ste cose le diceva nel 1936. A me sembra che Saatchi scenda dal pero, e mi pare, questa sua, una risposta tardiva, anche se in linea di massima sono d’accordo con lui. Spero solo che questa crisi porti un pò di senno e pulizia.

  • Il bello è che viene definito “grande comunicatore”; ma chi si ricorda uno-due suoi interventi (in pubblicità) nelgi ultimi 5 anni? Il fatto è che ha comperato talmente tante cose (non opere) che deve rivenderle. A chi non arriva la sua newsletter con proposte di vendita?

    E’ sul viale del tramonto!!!!!

    La vecchiaia è terribile, peggio per lui che credeva di essere eterno!

  • sguardo

    i curatori, i compratori, le fiere, gli artisti, le “opere”……

    da sempre penso che, separatamente o insieme, siano solo un agglomerato di volgarità, superbia e bruttezza.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Già, il termine di (sguardo) a cui ricorrono a piene mani, questi curatori compratori dell’arte della “bruttezza” non è altro che una grande ipocrisia, denunciata a pieno titolo, nei salotti dell’arte da loro stessi.

  • Rewind

    Mi sono allontanato dal mondo dell’Arte proprio per i motivi elencati da Saatchi. Ma allora non mi sembrava che lui fosse differente dagli altri. Merce, merce, merce e tanto conformismo. Anche il mondo della pubblicità è un mondo ridicolo. La chiamavano “la nuova arte”: ma dove? Che pena.

    • SAVINO MARSEGLIA artista

      La “nuova arte” è la collezione di oggetti morti sottoposti a inseminazione artificiale…

  • Pingback: E dopo l’attacco di Saatchi sul Guardian, arriva quello di Saltz sul New York Magazine. Il sistema dell’arte è finalmente alle prese con gli esami di coscienza? | Artribune()

  • Pingback: news d'arte()