Finarte Casa d’Aste, ultimo atto. Ammesso il concordato preventivo, ora c’è spazio (poco) solo per creditori e banche

Notizia fresca a ieri, primo di dicembre: il tribunale di Milano, sezione Fallimenti, ha ammesso Finarte Casa d’Aste alla procedura di concordato preventivo. Mentre il mese scorso si pattuiva legalmente la sorte della fallimentare casa d’aste, l’11 e 12 ottobre a Milano si sono tenute le vendite per la svendita totale dei beni della società. […]

Notizia fresca a ieri, primo di dicembre: il tribunale di Milano, sezione Fallimenti, ha ammesso Finarte Casa d’Aste alla procedura di concordato preventivo. Mentre il mese scorso si pattuiva legalmente la sorte della fallimentare casa d’aste, l’11 e 12 ottobre a Milano si sono tenute le vendite per la svendita totale dei beni della società. 1.320 lotti tra arredi, sculture e dipinti dal XIV al XIX secolo, arte moderna e contemporanea, e tutta la biblioteca d’arte della casa d’aste, da cifre minime di poche centinaia di euro fino a qualche decina di migliaia. Una minima entrata di un debito che ammonterebbe a 11 milioni di euro.
Messa in liquidazione alla fine di giugno e ritirata dalla Borsa, aveva fatto richiesta, tramite il liquidatore Giuseppe Tampalini, per l’ammissione al concordato preventivo lo scorso 12 ottobre per evitare il fallimento. L’udienza, fissata per il 6 febbraio 2012, dovrà raccogliere l’assenso al concordato da parte dei creditori. Caterina Macchi sarà il giudice delegato, mentre l’avvocato Gisella Dalmasson sarà il commissario giudiziale.
Il concordato preventivo prevede ”la cessione integrale dei beni ai creditori senza suddivisione degli stessi in classi, essendo prospettata la medesima percentuale di soddisfacimento per i crediti chirografari nella misura del 10,5%”. Se per gli investitori non c’era nulla da fare, fornitori, creditori, banche e obbligazionisti possono aver la magra consolazione di non aver perso il cento per cento, ma l’89,5%…

– Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.