E un colpo alla botte. Dopo l’attacco all’establishment artistico-museale, ecco la Top Ten 2011 di un entusiasta Jerry Saltz. Che beatifica Massimiliano Gioni…

Subito dopo aver usato con il mondo dell’arte il bastone – accusando i musei di esporre bullshit, “stronzate” -, ancora dalle colonne del New York Magazine Jerry Saltz passa alla carota, se ci si passa la vieta figurazione. E lo fa stilando, sempre nell’ambito della ricognizione The Year in Culture 2011, promossa dal quotidiano, la […]

Christian Marclay - The Clock - 2010

Subito dopo aver usato con il mondo dell’arte il bastone – accusando i musei di esporre bullshit, “stronzate” -, ancora dalle colonne del New York Magazine Jerry Saltz passa alla carota, se ci si passa la vieta figurazione. E lo fa stilando, sempre nell’ambito della ricognizione The Year in Culture 2011, promossa dal quotidiano, la sua personalissima Top Ten del meglio del meglio dell’anno.
E non mancano le sorprese, condite dall’abituale stile scoppiettante ma deciso del supercritico. Che non lascia troppi dubbi sul suo primo posto: “Immagino Darren Aronofsky sul palco degli Academy Awards il prossimo febbraio, mentre annuncia: ‘E il vincitore per il miglior film è… Christian Marclay The Clock’”. Scelta condivisibile, quella di mettere Marclay in testa, e quindi vagamente a rischio banalità? Tranquilli, Saltz si riscatta subito, se al secondo mette le pitture rupestri di 30mila anni fa immortalate in 3-D da Werner Herzog nel film The Chauvet Cave Paintings.
Seguono Willem de Kooning nella retrospettiva al MoMA, Alexander McQueen al Metropolitan di New York (“L’arte mi ha fatto diventare gay!”), Bliss di Ragnar Kjartansson. E c’è – udite, udite – una bella soddisfazione anche per la povera Italia: il nono posto dell’ambito best of  è infatti riservato alla mostra Ostalgia, curata al New Museum da Massimiliano Gioni: che ormai è “pienamente padrone della sua personale idea di grande mostra narrativa, come macchina del tempo, piacevolmente pedagogica”.

L’articolo del New York Magazine

E dopo l’attacco di Saatchi sul Guardian, arriva quello di Saltz sul New York Magazine. Il sistema dell’arte è finalmente alle prese con gli esami di coscienza?

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