Cosa succede ai locali che ospitano le gallerie d’arte quando queste chiudono? A Roma al posto dello Studio Trisorio, ad esempio…

Lo abbiamo sempre pensato: sarebbe curioso fare un bel libro, un bel volume fotografico che racconti, con immagini su immagini, cosa c’è oggi al posto di gallerie d’arte più o meno importanti, più o meno storiche. Nelle varie città d’Italia. Le prime sedi di De Carlo, quelle di Stein, di Lucio Amelio o di Sperone. […]

Lo abbiamo sempre pensato: sarebbe curioso fare un bel libro, un bel volume fotografico che racconti, con immagini su immagini, cosa c’è oggi al posto di gallerie d’arte più o meno importanti, più o meno storiche. Nelle varie città d’Italia. Le prime sedi di De Carlo, quelle di Stein, di Lucio Amelio o di Sperone. Cosa c’è ora in questi spazi? Sono rimasti gallerie d’arte, come spesso accade, o la loro destinazione d’uso è mutata in qualcosa di completamente diverso?
Curiosità che è balenata anche ad un nostro lettore che in questi giorni di shopping selvaggio si è trovato a passare per Roma ed ha immortalato, laddove c’era la graziosa e strategicamente posizionata sede della galleria Trisorio, un curioso negozio d’arredamento che -risparmiando sui costi di restauro- ha mantenuto di buon grado la tipica cera-da-galleria-d’arte che costituiva il pavimento della filiale capitolina della galleria partenopea.
E a voi vengono in mente altre gallerie d’arte importanti, storiche o famose che oggi sono tutt’altro? Idee? Ricordi? Spunti per il libro fotografico di cui sopra? Comunque, non si può negare, la sensazione che fa andare a fare la spesa, prendere un caffe o comprare un abito laddove qualche tempo prima si è vista una mostra è quanto meno… strana. No?

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