Caravaggio astemio? Impensabile. È uno dei testimonial dei vini dell’Oltrepò Pavese. E sulle sue opere studiano i fitopatologi…

L’orgoglio padano non c’entra: qui si tratta di dare a Cesare quel che è di Cesare. Tra Oltrepò Pavese, Franciacorta e Valtellina la Lombardia vanta primati enologici indiscutibili in termini di quantità e qualità: nelle colline a sud del Po, ad esempio, è nato – molti lo ignorano – lo spumante metodo classico italiano. Lo […]

La famosa Canestra di frutta di Caravaggio

L’orgoglio padano non c’entra: qui si tratta di dare a Cesare quel che è di Cesare. Tra Oltrepò Pavese, Franciacorta e Valtellina la Lombardia vanta primati enologici indiscutibili in termini di quantità e qualità: nelle colline a sud del Po, ad esempio, è nato – molti lo ignorano – lo spumante metodo classico italiano. Lo sapevano bene signori come Cinzano e Martini & Rossi, che per anni hanno messo etichette piemontesi a bollicine ottenute con uve comprate “oltre confine”. Da qualche tempo a questa parte, all’ombra della rosa camuna, si è deciso di cambiare registro e puntare sulla promozione di un vino che ha numeri per farsi valere nei confronti di molti agguerriti competitors. Magari con l’aiuto di testimonial d’eccezione.
Tra questi Caravaggio, chiaramente: indiscutibilmente lombardo; per quel che ne sappiamo, probabilmente, discreto amico del buon bere. Pubblicazione piuttosto tecnica e per addetti ai lavori, ma ad ogni modo curiosa anche per i neofiti dell’enologia: Caravaggio, un fitopatologo “ante litteram” (Bell&Tany Edizioni) prende spunto dalle nature morte del Merisi, documentando – tra foglie accartocciate e frutti bacati – testimonianze di malattie che i vignaioli di tutti i tempi hanno dovuto affrontare. Un escamotage che l’autore, Giuseppe Fogliani – lunga carriera accademica nel campo della botanica e della patologia vegetale – sfrutta per concentrarsi sull’evoluzione della viticoltura in Oltrepò Pavese. Terzo bacino europeo per la produzione del pinot nero; primo giacimento lombardo di uve da vino. Salute!

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.