Siamo tutti figli di Gino De Dominicis. Ma a Foligno ce le sono undici, artisti, calamitati dalla nuova mostra del Ciac: eccovi tutte le foto

Quanti sono i figli di Gino De Dominicis? Undici. Anzi no, sono certamente molti di più, ma undici sono quelli raccolti a Foligno dalla mostra Calamitati da Gino, nell’imponente cubo metallico del Centro Italiano Arte Contemporanea. Ce li hanno invitati il padrone di casa, Italo Tomassoni, e Giacinto Di Pietrantonio, in trasferta umbra – è […]

Quanti sono i figli di Gino De Dominicis? Undici. Anzi no, sono certamente molti di più, ma undici sono quelli raccolti a Foligno dalla mostra Calamitati da Gino, nell’imponente cubo metallico del Centro Italiano Arte Contemporanea. Ce li hanno invitati il padrone di casa, Italo Tomassoni, e Giacinto Di Pietrantonio, in trasferta umbra – è membro del comitato scientifico – dalle brume bergamasche.
Da Francesco Barocco a Francesco Gennari, e poi Massimo Grimaldi, Giulio Frigo, Luigi Presicce, Maurizio Cattelan, Pietro Roccasalva, Diego Perrone, Loredana Di Lillo, Vedovamazzei, Lara Favaretto: qualcuno pienamente nel ruolo dedominicisiano, qualcuno un po’ meno. Abbiamo preso qualche foto, ma proprio al volo, e poi fra prosecchini e tartine di ordinanza abbiamo anche “beccato” qualche ospite vip, a voi la gallery…

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Margaretha

    una mostra senza senso

    • ugo

      …….vero, Margaretha.
      Molti anni fa almeno del non-senso facevano arte.

      • …andatevi a vedere la mostra prima di commentare!
        Bello lo spazio, ottimi gli artisti, buoni i lavori.
        Ben vengano iniziative del genere… dislocate rispetto ai grandi centri artistici.
        Soltanto la settecentesca ex Chiesa dell’Annunziata meriterebbe una visita apposta:
        uno scrigno nell’ombelico d’Italia che custodisce le spoglie (im)mortali di una Divinità fuori dallo Spazio e dal Tempo… semplicemente meravigliosa.

        • Margaretha

          personalmente conosco quasi tutti i partecipanti e li stimo, ma dimmi un po’ cosa c’entra lo spazio con le opere, se voglio vedermi la chiesa ci vado per quella, non vado a vedermi una mostra per la confezione.
          ci sono si opere belle e preganti d’attualità, non discuto quello, è il senso della mostra che non tiene ( eppure anche se sintetica e veloce scrivo in italiano, si dovrebbe capire) per questo è una mostra inutile, non ha un costrutto, sono nomi calamitati insieme perché amici degli amici ( Roccasalva va dove va Giacinto e non si discute, anche se qui con la scusa del figlioccio del De Dominicis ci sta pure fin troppo, artista ben sopravvalutato il nostro…) , quindi a livello curatoriale è un colabrodo, poi se fare una mostra è fare uno spettacolino in provincia allora hai ragione tu e hanno ragione loro.

    • SAVINO MARSEGLIA

      E’ proprio così: “una mostra senza senso”. Questi ninnoli ornamentali possono dunque essere metafisicamente paragonabili alla suggestiva e misteriosa complessità del grande artista Gino De Dominicis ?

  • diego

    grande Giacinto ! Ottima selezione di artisti e bellissima mostra

  • Non ho visto la mostra ma dalle foto che vedo, mi dispiace ma c’è poco di “Figli” del Grande ed unico Gino De Dominicis. Probabilmente, il suo Pensiero non è stato capito, né la sua Forma Mentale, né il suo percorso artistico totalmente lavato dalle mode o convenzioni. E pure il sig,Italo Tomassoni del quale Gino un giorno mi parlò come il più vicino alle sue idee e il sig.Giacinto di Pietrantonio che ha scritto cose egregie, non so per quale ragione abbiano organizzato una mostra di comune qualità in relazione all’importanza del nostro Artista. Dico questo perché sono più di dieci anni che sto studiando De Dominicis nella sua componente artistica relativa alla sua psicologia primo fattore reale del suo fare Arte. L’ho conosciuto da giovane e poi via via che s’inoltrava nelle varie fasi della sua ricerca, l’ho incontrato sporadiche volte quando veniva in Ancona dal padre Mario, (un suo ritratto è il dipinto su tela (senza titolo del 1991) che si dice ad “olio” ma avendolo osservato bene, è una tempera diluita con miscellanea di matita. Ho lavorato molto sul suo “Autoritratto” detto cuore rosso del 1998. Posso dire che mentre lo ritraevo, sentivo le sue pulsazioni sotto la pressione del pennello, perché sta lì il vero senso dell’Opera di Gino: la terribile verità del suo silenzio che vive. Vorrei poter incontrare il sig.Tomassoni o il sig. Di Pietrantonio per mostrargli il mio lavoro su di lui, potrebbero scoprire un’altra verità sull’Opera di Gino di un semisconosciuto artista che si firma Augusto Salati.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      LA PRIGIONE DELL’ ARTISTA NELL’ ODIERNO SISTEMA DELL’ARTE !!!

      Caro Augusto, ammetere di essere un artista, per così dire semisconosciuto, è come sentirsi escluso da questo sistema d’elite, esclusivo, narcisistico e malato dell’arte. Il fatto è che quando un artista si mette in testa di essere conosciuto, riconosciuto e venerato da questo odierno, mortifero sistema dell’arte e soffre per questa esclusione (non per colpa sua), la sofferenza dovrebbe diventare motivo d’orgoglio.

      Farne parte equivale a vendere il proprio pensiero, la libertà e la propria estetica: è come firmare una cambiale in bianco per un arte messa al servizio di imbalsamatori di opere d’arte di curatori-guaritori e di speculatori finanziari.., una cambiale che prima o poi si presenterà e si pagherà a caro prezzo.

      L’artista autentico vive e opera in silenzio, non si pone il problema di fentrare in questo sistema marcio dell’arte; per sopravvivere fa altri lavori; ciò non toglie nulla alla qualità del suo lavoro. In fondo, le strade della sopravvivenza materiale sono infinite, così come la ricerca di un pubblico che abbia un’anima propria e che sappia veramente apprezzare la sua creatività.

      Sappiamo che l’artista, come del resto tutti noi mortali ha bisogno di mangiare, di avere un proprio pubblico che ne condivide valori e linguaggio e soprattutto libertà di pensiero. Ciò, difficilmente si può concrettizare nell’odierna prigione dorata che è il sistema addomesticato e autorefernziale dell’arte.

      Gino De Dominicis, se fosse vivo direbbe che questo congegno drammatico e misterioso che è la vita è fatto in maniera tale che si scontra con una cultura di massa di spettatori passivi e con un sistema dell’arte slegato dalla vita di ciascuno di noi, la cui ricezione della creatività ruota nel nulla, (come la ruota di Marcel Duchamp), in cui l’opera d’arte trova la propria idonea prigione a regola d’arte.

      Un sereno giorno

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