Rosso viennese. Inaugurata la 21er Haus, il nuovo museo dedicato al Ventunesimo Secolo, Artribune presente con foto e video

Rosso, rosso sangue! Vengono in mente le parole di Wiener Blut – Sangue viennese – uno dei Walzer più musicati nell’intimo dei nostri sussurri, senza conoscerne le parole. È di Johann Strauss, naturalmente. Nasce sotto il simbolo di questo colore, inserito ovunque, il museo del Ventunesimo Secolo di Vienna, etichettato – in rosso, ovviamente – […]

Peter Kogler – Museum in progress Ritratti d’artisti – a partire dal 1995 – Kunsthaus Bregenz – Foto Wolfgang Thaler

Rosso, rosso sangue! Vengono in mente le parole di Wiener Blut – Sangue viennese – uno dei Walzer più musicati nell’intimo dei nostri sussurri, senza conoscerne le parole. È di Johann Strauss, naturalmente. Nasce sotto il simbolo di questo colore, inserito ovunque, il museo del Ventunesimo Secolo di Vienna, etichettato – in rosso, ovviamente – come 21er Haus, che in tedesco suona Ein-und-Zwanziger Haus. Haus come “casa”, casa dell’arte del secolo corrente – ma non solo –, partita sotto l’abbrivio della Vienna Art Week 2011 di questi giorni, incamerando due mostre che, almeno al grande party inaugurale, passano in secondo piano. Una collettiva dal titolo Schöne Aussichten! (“Belle Prospettive”), in cui spicca magnificamente un dinamicissimo tubo fluorescente di Lucio Fontana appeso al soffitto; una permanente, dedicata allo scultore austriaco Fritz Wotruba.
Rosso ovunque insomma, a cominciare dai numerosi red carpet che poi si impennano verso l’alto, o i lunghi drappi a stendardo e i gadget più comuni. Neanche fosse circolata una perentoria parola d’ordine, anche il pubblico è arrivato – all’inaugurazione di ieri, 15 novembre – indossando qualcosa di rosso, fosse anche una matita nel taschino. Chi poteva, s’è pure mosso da casa con la bicicletta rossa.

21er Haus. Appena nato, è vero, ma con una storia già alle spalle. Perché la struttura in sé, da mezzo secolo in qua, di cambiamenti ne ha subiti più d’uno, giusto per adeguarsi al tempo e alla prassi. L’arte evolve ed evolvono anche i suoi contenitori: macchine del tempo, è il caso di dire, che temono l’obsolescenza, ma che per principio non dimenticano il passato. Neppure il passato del proprio stato solido. Fu costruito per rappresentare al meglio l’Austria alla Esposizione Universale di Bruxelles nel 1958. Linee ortogonali, sviluppo orizzontale, leggerezza, spazio interno aperto, trasparenza, economicità, less is more: modernismo alla Mies. Dopo di che fu smontato pezzo per pezzo, rimpatriato e sistemato nella zona semicollinare limitrofa al ben noto Parco/Castello/Museo Belvedere, con funzione di museo del Ventesimo Secolo e con un’etichetta senza ornamenti.
Presentatosi un po’ appannato alla svolta del nuovo secolo, l’edificio è stato sottoposto a restauro con congruo ampliamento e aggiustamento di taluni spazi; per esempio, ora la sezione amministrativa gode di autonomia, collocata com’è in una torre di vetro d’un certo effetto. Regista dell’intervento, Adolf Krischanitz, raffinato architetto di primo piano nel restauro di edifici museali o nel concepire padiglioni di uso pubblico. Riguardo al vicino Museo Belvedere, ora è divenuto la casa madre del 21er Haus.

– Franco Veremondi

Fino al 8 gennaio 2011
Arsenalstrasse 1 – 1030 Vienna
www.21erhaus.at


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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.