Lo Strillone: Damien Hirst after pescecane su Quotidiano Nazionale. E poi Ornaghi, Jean Clair, Transavanguardia…

Ripartire dai Musei: Il Giornale detta l’agenda di Ornaghi, chiedendo al neo ministro dei Beni Culturali di non trascurare le istituzioni, grandi e piccole, che affollano il Belpaese. Altro grattacapo, per il rettore della Cattolica, in arrivo da La Repubblica: Accademia della Crusca e Lincei piangono miseria, dopo che la caduta di Berlusconi ha fatto […]

Quotidiani
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Ripartire dai Musei: Il Giornale detta l’agenda di Ornaghi, chiedendo al neo ministro dei Beni Culturali di non trascurare le istituzioni, grandi e piccole, che affollano il Belpaese. Altro grattacapo, per il rettore della Cattolica, in arrivo da La Repubblica: Accademia della Crusca e Lincei piangono miseria, dopo che la caduta di Berlusconi ha fatto perdere le tracce dei fondi promessi dal suo maxi-emendamento.

Tolto il pescecane, cosa rimarrà di Damien Hirst? Domande impegnative per l’elzeviro di Roberto Barbolini su Quotidiano Nazionale: affrontando Jean Clair una riflessione spigolosa e divertita sulle reliquie di oggi e quelle di ieri, tra arte e feticismo. Heidegger, la Bibbia, Rothko: triangolo intrigante per Abitare l’Arte, agevole saggio di Silvano Petrosino uscito per Interlinea e recensito da Avvenire.

La Transavanguardia su Il Riformista, in una profonda chiacchierata con ABO in vista dell’inaugurazione della mostra che a Milano celebra il “suo” movimento; Il Fatto Quotidiano finisce a Bergamo per Il Belpaese dell’Arte; Notte Bianca con musica dal vivo nei musei di Roma, sabato: lancia l’appuntamento Il Secolo d’Italia.

Su il manifesto coccodrillo per Pat Passlof, allieva di De Kooning e accesa animatrice della New York anni Sessanta. Libero segnala con una breve la pittura di Soly Cissé in mostra a Milano.

– Lo Strillone di Artribune è Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    La dittatura di movimenti artistici, nati nei salotti buoni dell’arte e del potere, è una nuova moda che caratterizza i nostri tempi vuoti e privi di germi creativi. D’altra parte qui non si parla di avanguardie storiche, ma di retroguardie storiche..

  • Francesca, Torino

    O savinooo..c’è anche la chiarezza dell’arte povera che si interfaccia di fronte all’impoverimento della tranavanguardia, costretta a fare prseliti e laboratori ad un pubblico fantasma.

  • hm

    ma francesca torino è sempre francesca milano nota anche come savino marseglia?

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      caro hm, quel che tu chiami francesca, milano, torino, roma, cancattì ecc., è un rapporto di scambio in cui a volte mi ci impegno anche senza attrazione fisica, in cui la critica e l’autocritica viene preferita alla banalità dell’essere. L’interesse all’autoironia sessuale è il vizio al sentimento dell’arte. Mentre le tue iniziali hm, mi fanno pensare a tante persone anonime e asessuate non capaci di provare piacere nel campo arido di GODIMICHE’!

      • hm

        io non chiamo nessuno, mi limito a leggere ciò che è stato scritto . esatto finalmente lo hai capito, sono un cyborg con la nerchia metallica riscaldata artificialmente, ma godo un casino lo stesso non preoccuparti . e non colgo l’autoironia di parlare a voce alta in pubblico con sé stessi travestiti, non rientra nel mio programma sorry . evidentemente se non mi è stato trasferito è un procedimento sbagliato .

        • SAVINO MARSEGLIA (virus letale)

          la cerchia metallica del robot (hm cyborg), presenta seri problemi di surriscaldamento nel circuito logaritmico: ripete sempre la stessa parola. Si è incantato!
          Bisogna avvertire con urgenza il proprietario di questo robot, prima che si fonda del tutto.

          • hm

            quale parola? un cyborg non è necessariamente un robot .

          • HD

            e chi sene frega se non è un robot o altro ominide..

    • francesca

      I love Francesca!
      La Francesca di Marseglia sono io, Savino Marseglia, artista in persona.
      Sono la ragazza di me stesso.

      • hm

        noto che qui si riciclano senza pudore vecchie battute altrui .

  • SAVINO MARSEGLIA (artista e storico dell’arte)

    Francesca, la peculiarità di questi due movimenti, sta nella geniale creazione di miti diversi linguaggi con cui il pubblico di musei si rivolge al suoi promotori/ interlocutori. Linguaggi ora poveri, ora ricchi, che a loro volta sottolineano la distanza fra i due movimenti artistici, diametralmente opposti ma speculari solo nellidea. Che, che oggi si fronteggiano, (si fa per dire) nelle cattedrali dell’arte. In apparenza l’ “arte povera” e la “transavanguardia”, non hanno elementi linguistici comuni; ma questa trova una sua naturale giustificazione storica nei linguaggi delle avanguardie storiche dell’inizio del secolo scorso. Nell’immaginario del pubblico preparato – chissà perché i loro pensieri vanno subito a quegli artisti innovatori, protagonisti di una vera rivoluzione linguistica. Al contrario questi due movimenti (“Arte povera” e “Transavanguardia”) possiamo notare, nell’uno: uno strano accento nell’ uso di materali naturali e artificiale che riecheggiano in modo sorprendente il poverismo nei materiali usati dai dadaisti; nell’altro, invece notiamo il riuso di pennelli, la tele, colori ad olio o altro usati dagli espressionisti.