Le Antichità Asiatiche? Sono cosa mia. Londra rivendica il primato, e inanella tre aste record. Ma New York e Parigi non ci stanno…

Ancora un record dalle aste, ma ormai questo non fa più notizia. Stavolta arriva dalle aste di Antichità Asiatiche di Londra, che hanno portato 57.4 milioni di sterline (92 milioni di dollari) nelle casse di Christie’s, Sotheby’s e Bonhams per i 1.695 lotti offerti tra l’8 e l’11 novembre. Secondo Bloomberg, il giro d’affari annuale […]

Il vaso del Periodo Qianlong battuto a 9 milioni di sterline da Bonhams

Ancora un record dalle aste, ma ormai questo non fa più notizia. Stavolta arriva dalle aste di Antichità Asiatiche di Londra, che hanno portato 57.4 milioni di sterline (92 milioni di dollari) nelle casse di Christie’s, Sotheby’s e Bonhams per i 1.695 lotti offerti tra l’8 e l’11 novembre. Secondo Bloomberg, il giro d’affari annuale per le Antichità Cinesi è di $10 miliardi. L’Arte Asiatica ha portato a Christie’s di Londra £56.3 milioni nel complesso del 2011, di cui £28.6 milioni solo nelle aste autunnali della scorsa settimana. Questi dati mostrano un aumento del 90% rispetto alle vendite del 2010, sottolineando così l’importanza di Christie’s in Europa nel settore.
In catalogo rarità come un vaso del Periodo Qianlong, battuto a £9m da Bonhams, 10 volte la stima pre-asta; molto alto tuttavia il tasso di invenduto (44%), che evidenzia la crescente selettività dei compratori. Bonhams ha totalizzato una percentuale di venduto pari al 61%, il più alto delle tre case d’asta, grazie forse alle stime ragionevoli, con un totale di 23.9 milioni di sterline di fatturato, più del doppio della stima iniziale. Tra gli oggetti più richiesti troviamo le Porcellane del XVIII secolo: un candelabro è stato aggiudicato a £1.3m, contro la stima di 40-60mila, e un piatto dipinto, stimato 20-30mila pounds è stato battuto a £1milione, entrambi a compratori asiatici.
Le aste erano inserite nell’Asian Week di Londra, che vedeva in programma mostre nei musei e nelle gallerie, incontri, convegni, seminari, tutto ovviamente incentrato sull’arte asiatica. Le oltre 50 gallerie di St. James’s, Mayfair e Kensington hanno organizzato mostre a tema, il British Museum ha inaugurato 7.000 Years of Chinese Jade, con letture di esperti nelle varie sfaccettature di questo segmento. Un evento organizzato – oltre che a Londra – anche a New York e Parigi, ognuna delle quali ambisce a divenire il fulcro principale del mercato dell’Arte Asiatica. I galleristi londinesi sostengono che sia l’Inghilterra il centro mondiale per la competenza, la conservazione e il restauro, grazie agli oltre 80 mercanti di arte orientale, di cui 15 sono i migliori al mondo. New York ne detiene solo cinque, mentre Parigi vive di rendita della sua reputazione del pre-dopoguerra.

– Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.