Largo al collezionismo 2.0. Dal Regno Unito arriva s[edition], piattaforma per la vendita online di multipli digitali in edizione limitata. Con prezzi dai 5 ai 500 dollari

Un Damien Hirst per 5 dollari? Da oggi è possibile. s[edition], piattaforma online per collezionare opere d’arte, mette a disposizione un ampio numero di edizioni limitate firmate dai più grandi nomi dell’arte contemporanea internazionale, a prezzi a dir poco competitivi (le tirature vanno dai 2mila ai 10mila pezzi, e i prezzi oscillano tra i 5 […]

Un Damien Hirst per 5 dollari? Da oggi è possibile. s[edition], piattaforma online per collezionare opere d’arte, mette a disposizione un ampio numero di edizioni limitate firmate dai più grandi nomi dell’arte contemporanea internazionale, a prezzi a dir poco competitivi (le tirature vanno dai 2mila ai 10mila pezzi, e i prezzi oscillano tra i 5 e i 500 dollari). I multipli però, che possono essere acquistati tramite il sito web con la facilità con cui si scarica un’applicazione per lo smartphone, sono in formato esclusivamente digitale e dunque visualizzabili su computer, tablet, smartphone e televisioni. Su qualsiasi dispositivo elettronico dotato di schermo e connessione a Internet, per capirci. Ogni lavoro (immagini in alta risoluzione e video) è “marchiato” con un watermark che lo associa al suo proprietario, arriva accompagnato da un regolare certificato di autentica e può essere rivenduto quando le edizioni sono esaurite. Tutta la propria collezione “digitale” finisce in uno spazio web (“the vault”) messo a disposizione da s[edition] in cui vengono conservati i file insieme ai certificati di autentica. Non mancano però le restrizioni: le opere non possono essere esposte in pubblico, non possono essere copiate, cedute ad altri, né stampate (per qualche strano motivo, non si possono stampare nemmeno le autentiche). La collezione insomma, è destinata al piacere privato dell’acquirente e dei suoi amici, oltre ad essere inestricabilmente legata al sito di s[edition] e ai suoi software.
I fondatori del progetto, che sembrano piuttosto convinti della sua riuscita, sono Harry Blain della galleria Haunch of Venison (con sedi a Londra e New York) e Robert Norton, ex CEO di Saatchi Online. E pare che già siano state vendute decine di opere da venerdì scorso, quando il sito ha debuttato online, gran parte delle quali sono delle versioni digitali (video in alta risoluzione, nello specifico) di For the Love of God, il famoso teschio tempestato di diamanti firmato Damien Hirst. Ma sono a disposizione anche lavori di Tracey Emin, Michael Craig-Martin, Mat Collishaw e Shepard Fairy, giusto per fare qualche nome.

L’impianto del progetto sembra solido, quello che resta da capire è se s[edition] riuscirà nell’impresa in cui tutti hanno fallito in questi anni: creare scarsità e unicità all’interno del mondo digitale, dove tutto è, per definizione, abbondante e infinitamente riproducibile. Davvero esiste una fascia di collezionisti disposta a pagare qualche centinaio di dollari per un file ad alta risoluzione di una fotografia o del video di un’opera? Staremo a vedere. Certo avrebbe avuto forse più senso se le opere in vendita fossero state pensate per il mezzo a cui sono destinate (software art, digital video, net art etc), ma di certo i nomi sarebbero stati parecchio meno altisonanti…

– Valentina Tanni

www.seditionart.com

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • nicola pirulli

    il teschio di Hirst si chiama For the Love of God, non For Heaven’s Sake. ciao

  • In effetti Valentina Tanni ha ragione nel chiedersi se riusciranno dove altri hanno fallito.Io,da artista digitale hard core,mi auguro che questa iniziativa possa legittimare di più questo “nuovo”
    ramo artistico.L’idea però è quella di prendersi il mobile all’Ikea :) .In ogni caso un sincero in bocca al lupo ai fautori di questo progetto.

    Francesco Mai

  • Redazione

    Hai ragione Nicola, grazie, abbiamo corretto l’errore.

  • silvia moretti

    Scusate, leggo solo oggi questo articolo! L’opera di Hirst su s(edition) è proprio For Heaven’s Sake:
    http://www.seditionart.com/damien_hirst/for_heavens_sake
    E’ un teschio più piccolo del precedente! Ciao! Silvia