Design Dialogues. Cinque giovani designer internazionali in cattedra a Torino, per venti studenti da lanciare al Fuorisalone di Milano

Nell’ambito della cornice di Meet Design, evento che celebra la storia del design italiano in scena a Torino dopo aver conquistato la Capitale, è stata presentata al pubblico la quarta edizione di IN Residence. Design Dialogues dal titolo Sense Memory. Si tratta di un progetto annuale articolato in più fasi ideato e curato da Barbara […]

Nell’ambito della cornice di Meet Design, evento che celebra la storia del design italiano in scena a Torino dopo aver conquistato la Capitale, è stata presentata al pubblico la quarta edizione di IN Residence. Design Dialogues dal titolo Sense Memory. Si tratta di un progetto annuale articolato in più fasi ideato e curato da Barbara Brondi e Marco Rainò, il cui scopo è individuare e approfondire i diversi aspetti della ricerca contemporanea sperimentale legata al design.
Nell’occasione, nella sede di Palazzo Bertalazone di San Fermo sono stati ricapitolati i risultati ottenuti durante i 3 giorni di workshop appena conclusi, che hanno avuto  come obiettivo l’indagine sull’interazione tra i sensi e la memoria e sulla relazione che coniuga le facoltà percettive a quelle del ricordo e dello stimolo emozionale. Come nelle scorse edizioni, cinque giovani designer di fama internazionale sono stati individuati per condividere un pensiero e un metodo sperimentale nell’ambito di una ricerca collettiva con una ventina di studenti, selezionati tra i partecipanti ai corsi di design del Politecnico di Torino, Accademia Albertina, IED e IAAD.
Il progetto avrà ulteriori sviluppi, con una mostra al Fuorisalone durante il Salone del Mobile di Milano, la presentazione del libro/diario che racconta il workshop e l’esperienza dei protagonisti del progetto (designer e studenti), un sito web e una pagina Facebook come strumenti di costante aggiornamento per il pubblico di IN Residence.

– Barbara Reale

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Barbara Reale
Barbara Reale è architetto (laurea e abilitazione presso il Politecnico di Torino), docente, e cultrice di filosofia e critica in ambito architettonico ed artistico. Da sempre ha affiancato all’attività nel campo dell'allestimento e della progettazione l’impegno nella didattica specializzandosi nell’approfondimento delle energie alternative e dello sviluppo sostenibile. Ha collaborato con la Fondazione Palazzo Bricherasio di Torino (2001-2004) in qualità di consulente didattica e docente per corsi di formazione post-laurea. Nel 2004 ha fondato Relentless Project, società specializzata in didattica museale multidisciplinare (arte, architettura, cinema). Ha collaborato con varie testate nazionali di arte ed architettura. E’ attualmente docente di Storia dell’Arte e Tecnologia. Dal 2011 fa parte della redazione di Artribune.
  • curatore indipendente

    nel mondo del design ci sono di sicuro molte sfaccettature ma questa è proprio un’operazione radical chic! due architetti che non essendo in grado di fare il loro lavoro si arrogano il diritto di occuparsi di cose che non gli competono ma soprattutto con una presunzione oltre misura. chi sono questi due per decidere chi sono i migliori internazionali? facciano gli architetti e ci dimostrino di esserne in grado poi ne riparliamo. questo è il sistema della nosra società, quando non si riesce a trovare spazio nel proprio lavoro ci si “butta” dalla parte opposta: i curatori!! un nome una garanzia. facile fare i selezionatori quando non si è mai stati selezionati a niente.

  • mario

    questo sig rainò non fa altro che appropriarsi dei progetti altrui. non è la prima volta. questo progetto nasce da altri e lui l’ha fatto suo. a torino non è una novità.

  • marta jones

    il progetto è molto interessante al di là dei curatori!! anche solo per il fatto che, pur essendo ispirato ai metodi didattici che nelle scuole straniere di design sono la norma (v. Goldsmith o Eindhoven) , in Italia nessun istituto si sogna nemmeno di pensare. La questione curatori è un’altra faccenda, che io non conosco però così a fondo da giudicare….

  • mario

    peccato appunto che il progetto iniziale non è di questi due curatori (che parolona “curatori”..forse architetti..che sarebbe meglio facessero gli architetti) ma che lo hanno fatto loro.