Capolavori da polso. Phillips de Pury va fino ad Hong Kong per vendere la collezione Blum di orologi Swatch

Alessandro Mendini, Vivienne Westwood, Paolo Pininfarina, e poi Mimmo Paladino, Alfred Hofkunst, Guhrke e Bonjuhr, Kiki Picasso, Keith Haring. Assortimento bizzarro, ma comunque un bel parterre per un’asta: soprattutto dalle parti di Hong Kong, dove il toro asiatico ruggisce più che mai. Certo, in questo caso in special modo ci sarà da stare a vedere […]

Alessandro Mendini, Vivienne Westwood, Paolo Pininfarina, e poi Mimmo Paladino, Alfred Hofkunst, Guhrke e Bonjuhr, Kiki Picasso, Keith Haring. Assortimento bizzarro, ma comunque un bel parterre per un’asta: soprattutto dalle parti di Hong Kong, dove il toro asiatico ruggisce più che mai.
Certo, in questo caso in special modo ci sarà da stare a vedere gli esiti. Già, perché i nomi elencati sono protagonisti di un’asta in calendario il 24 novembre per Phillips de Pury: ma non propriamente con le opere che abitualmente passano sotto il martelletto del battitore.
In vendita va infatti una grandiosa collezione dei mitici orologi Swatch, simbolo delle generazioni occidentali per tutti gli anni Novanta e ora oggetto del desiderio del pubblico asiatico. La Swatch Blum Collection è una delle più complete collezioni al mondo, messa assieme dal businessman svizzero Peter Blum e sua moglie Linda, e comprende 4.350 orologi, tra prototipi, ibridi e varianti uniche, risalenti anche alle origini degli anni ‘80.
I primi sette lotti saranno venduti singolarmente, con stime che vanno dai 2mila dollari per l’edizione speciale creata in occasione dell’asta, ai 15mila per quello disegnato da Helmut Newton, oppure 20mila per la possibilità di creare uno Swatch personalizzato, assieme ad un designer. È presente in asta anche la campana utilizzata durante le Olimpiadi di Atlanta nel 1996, stimata $7.800-10.400. Gli altri lotti saranno venduti in blocco ad un unico compratore, con stima su richiesta. Così, fortunatamente, non verrà smembrata una collezione che rappresenta in pieno la nostra cultura contemporanea…

– Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.