Arte e disagio mentale, nell’incredibile storia di Giovanni Bosco. Una mostra a Roma e su Artribune Television il film

A parlare di art brut per la prima volta fu Jean Dubuffet, nel 1945. Psicotici, prigionieri, vagabondi, sociopatici, autodidatti privi di qualsiasi nozione artistica, ma dotati di un singolare talento: sono loro i profeti dell’”arte grezza”, sorta di non luogo dell’anima in cui si azzerano norme, convenzioni, codici estetici e culturali. Qui, il limite tra […]

ZEPstudio, "Giovanni Bosco, dottore di tutto", 2009

A parlare di art brut per la prima volta fu Jean Dubuffet, nel 1945. Psicotici, prigionieri, vagabondi, sociopatici, autodidatti privi di qualsiasi nozione artistica, ma dotati di un singolare talento: sono loro i profeti dell’”arte grezza”, sorta di non luogo dell’anima in cui si azzerano norme, convenzioni, codici estetici e culturali.
Qui, il limite tra disagio psichico e genialità, tra marginalità esistenziale ed esigenza espressiva, si risolve in una incontenibile, spontanea, inclassificabile compulsione creativa. Nulla a che vedere con il naif o con l’arte popolare: quella dell’art brut è un’isola a sé, un territorio altro consacrato all’alterità.
Nel panorama italiano c’è un nome che ritorna spesso, grazie al lavoro attento svolto ultimamente da critici e studiosi internazionali. Giovanni Bosco, nato nel 1948 a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, ha trascorso gli ultimi dieci anni della sua travagliata vita proiettando il suo disagio interiore verso l’esterno, negli spazi della collettività. I muri e i vicoli di Castellammare si sono trasformati via via nelle pagine di un diario iconografico a cielo aperto, luogo concreto in cui lasciare affiorare visioni mentali destinate a rintracciare una forma.

Nel 2009, dopo la morte dell’artista, ha visto la luce l’Associazione Outsider Art Giovanni Bosco, attiva sul fronte della promozione – con mostre e convegni organizzati in Italia e all’estero – ma anche su quello della conservazione. I molti wall painting sparsi per la cittadina siciliana, soggetti a un progressivo degrado, saranno recuperati entro il 2013 grazie all’operazione di restauro appena avviata.
Un nuovo, piccolo appuntamento espositivo porta adesso a Roma l’arte di Giovanni Bosco: presso gli spazi romani di LOL Moda Arte Design, sono esposte – per la prima volta nella Capitale – alcune opere grafiche dell’artista, accompagnate dal video del collettivo ZEPstudio “Giovanni Bosco, Il museo a cielo aperto”, presentato a Lione lo scorso ottobre nell’ambito della 4° Biennale internazionale d’arte Hors les normes Lyon.
Ed è sempre firmato da Zep il film “Giovanni Bosco, dottore di tutto”, girato poco prima della sua morte, un documento prezioso in cui egli stesso si racconta alla telecamera: Artribune Television lo pubblica nella sua versione integrale di 23 minuti, domani, lunedì 7 Novembre. Intanto, eccovi una galleria di immagini e il brevissimo spot sulla mostra romana.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.