Anche da Sotheby’s il contemporaneo doppia la soglia dei 300 milioni di dollari. Che da New York si parta per la piena ripresa?

Due serate di aste, due volte sgretolato il tetto dei 300 milioni di dollari. Se crisi si era percepita anche nell’artworld, dalle parti di New York non pare davvero sentirsene il peso. E infatti, dopo i fuochi d’artificio di Christie’s, anche l’asta Contemporary Art Part I di Sotheby’s del 9 novembre ha raggiunto il totale  […]

Clyfford Still - PH 1033

Due serate di aste, due volte sgretolato il tetto dei 300 milioni di dollari. Se crisi si era percepita anche nell’artworld, dalle parti di New York non pare davvero sentirsene il peso. E infatti, dopo i fuochi d’artificio di Christie’s, anche l’asta Contemporary Art Part I di Sotheby’s del 9 novembre ha raggiunto il totale  di oltre 315 milioni, ben al di sopra delle stime pre-asta di $192/270.8 milioni. Appena sotto il record assoluto del maggio 2008, di $362milioni, e con una percentuale di venduto pari al 94.7%.
Numerosi anche qui i world record registrati nella serata, tra cui Clyfford Still, Gerhard Richter, Cady Noland, Joan Mitchell, Dan Flavin. 44 lotti al di sopra del milione di dollari, tra cui sette oltre i $14m.
L’asta è stata dominata dai quattro capolavori di Clyfford Still, che sono stati venduti per un totale di oltre 114 milioni di dollari. Ottimi risultati per il gruppo Abstraction Figuration: di Sigmar Polke è stata venduta ad Alberto Mugrabi un’opera su carta del 1985 per $2.2m, sopra la stima massima di $350mila; grande successo per Richter, con un world record che raddoppia la stima in catalogo registrando $20.802.500. Tra i top lots anche Francis Bacon, Three Studies for a Self-Portait, $19.6m; Joan Mitchell, Untitled, $9.3m; Andy Warhol, The last supper, $6.5m, Cady Noland, Oozewald, $6.5m, con underbidder Zwirner e Gagosian. Il curatore del MoMA John Elderfield si è aggiudicato Untitled di Donald Judd per $4.7 milioni, mentre l’Observer e collezionista Adam Lindemann si sono portati a casa Untitled del 1996 di David Hammons, a $2.3 milioni.
Rammarico per l’opera di Mark Rothko Untitled (Plum and Dark Brown), stimata $8-12 milioni, che non ha superato i $6.75 milioni, e per i due Bacon ritirati dalla vendita perché bloccati dalle autorità inglesi per la loro importanza.

– Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.
  • Italiota

    Sotheby’s fa schifo. Guadagnano cifre folli e licenziano i lavoratori iscritti ai sindacati. vergogna!

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      E’ la dimostrazione chiara, lampante che l’arte è sotto la dittatura del capitale finanziario. Qui c’è la grande truffa dell’arte a suon di milioni di dollari!

      Mi domando: ma quanto vale un capolavoro come “La Madonna delle vergini” di Leonardo da Vinci?

      Ma serve davvero portare a cifre astronomiche l’appropriazione di valori e lo sfruttamento di tante significative opere d’arte, così subordinate, solo al vile denaro?

  • filippo

    io penso invece che questi risultati non possano che fare bene al mercato dell’arte. Oggigiorno viene premiata solamente la qualità con opere di altissimo livello e che provengano da collezioni molto prestigiose. Se controllate bene i risultati sia del moderno che del contemporaneo vedrete che le opere sovrastimate sia per quanto riguarda il rapporto qualità/prezzo sia solamente per il prezzo rimangono al palo…oggigiorno con l’apertura del mercato a livello longitudinale ci sono molti “nuovi ricchi” che avendo possibilità economiche pressochè illimitate si comprano l’opera perchè ha un alto valore artistico-culturale ma anche perchè rappresenta uno status che identifica la loro potenza economica; in parole povere loro possono, gli altri no….è così in tutte le cose…chi ha il panfilo da 50 mt e chi il gozzo, chi la semplice utilitaria e chi la bugatti o la rolls, chi la super dimora e chi il bilocale in periferia….è sempre stato così…solo che prima della crisi non ce se ne accorgeva ma adesso, in mezzo a questa tragica situazione, i differenti livelli di appertenenza come classe socio/economica sono sotto gli occhi di tutti…