Voglio un Picasso. E anche uno Chagall. E per trovare i soldi, l’Israel Museum mette all’asta 17 milioni di dollari di “doppioni”

Cento milioni di dollari spesi negli ultimi tre anni per riorganizzare e costruire il progetto espositivo, per creare una collezione permanente esaustiva e bilanciata. Ma l’Israel Museum di Gerusalemme, nel procedere del processo di rinnovamento, si è reso conto di alcune lacune nella collezione e, per converso, dell’esuberanza di alcuni artisti nei magazzini. Il museo, […]

Le Droit Chemin, di Magritte

Cento milioni di dollari spesi negli ultimi tre anni per riorganizzare e costruire il progetto espositivo, per creare una collezione permanente esaustiva e bilanciata. Ma l’Israel Museum di Gerusalemme, nel procedere del processo di rinnovamento, si è reso conto di alcune lacune nella collezione e, per converso, dell’esuberanza di alcuni artisti nei magazzini.
Il museo, ad esempio, vuole far entrare nella propria collezione un Picasso del periodo Neoclassico o del Cubismo Analitico, e anche uno Chagall degli anni Venti. Che fare? Niente di più naturale che vendere i “doppioni”, con un’asta un gruppo di dipinti del valore di 17 milioni di dollari in programma da Sotheby’s a New York e Londra.
James Snyder, direttore dell’Israel Museum, ha dichiarato al New York Times di essersi accorto di avere una grande abbondanza di opere Impressioniste e Moderne. Durante i primi anni di apertura, molte donazioni comprendevano questi periodi artistici, cosa che a lungo andare ha creato lo sbilanciamento. Fra le opere più importanti messe in vendita Le Droit Chemin di Magritte, del 1966, nell’asta del 2 novembre a New York, stimata 2.5-3.5 milioni di dollari, e Le Louvre, Matin, Printemps, un paesaggio urbano di Pissarro del 1902.

– Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.