Si svolgono a Londra ma si possono vedere solo sul web. La Tate firma un accordo con BMW per l’apertura di uno “spazio” virtuale dedicato alla performance…

La notizia arriva dopo un’estate in cui il dibattito sul rapporto tra il web e la performance è stato continuo e acceso. Il New York Times, ad esempio, alla fine di agosto aveva ospitato sulle pagine del suo sito una stimolante discussione dall’emblematico titolo: “Did Youtube killed performance art?” a cui parteciparono James Wescott, autore […]

Jérôme Bel (© Feran Mc Rope)

La notizia arriva dopo un’estate in cui il dibattito sul rapporto tra il web e la performance è stato continuo e acceso. Il New York Times, ad esempio, alla fine di agosto aveva ospitato sulle pagine del suo sito una stimolante discussione dall’emblematico titolo: “Did Youtube killed performance art?” a cui parteciparono James Wescott, autore di un recente libro sull’opera di Marina Abramovic, Clifford Owens, performance artist, Paul Levinson, docente di comunicazione e media studies e Liz Kotz, storica dell’arte. Le posizioni erano piuttosto varie e mettevano in evidenza sia gli indubitabili pregi dell’uso del web, come il coinvolgimento di un pubblico molto vasto, sia alcuni potenziali difetti, come l’impossibilità di una fruizione sensoriale completa durante la performance.
Ora, la Tate di Londra decide di passare dalla teoria alla pratica inaugurando uno spazio esclusivamente “virtuale” dove sperimentare la ricezione della performance art tramite il web. L’iniziativa, intitolata BMW Tate Live: Performance Room è il frutto di una partnership del museo inglese – che si dimostra ancora una volta all’avanguardia nell’uso delle nuove tecnologie – con la BMW, che riconferma il suo impegno ormai quarantennale nel campo dell’arte contemporanea e del settore culturale in genere.
Il programma di performance prenderà il via nel 2012 con cinque lavori già commissionati e sarà fruibile esclusivamente online. L’azione si svolgerà in uno spazio della Tate Modern attrezzato per l’occasione, ma senza pubblico in sala. Quest’ultimo sarà presente soltanto aldilà dello schermo. Gli spettatori online seguiranno gli eventi su internet e avranno la possibilità di chattare con altri spettatori durante la trasmissione e immediatamente dopo. Ogni performance sarà poi archiviata e resa disponibile sulla pagina BMW Tate Live, che nel corso dell’anno diventerà una serie. Il primo artista del gruppo sarà il coreografo e ballerino francese Jérôme Bel che si esibirà a marzo.
Chris Dercon, direttore della Tate Modern, ha dichiarato: “Lo sviluppo della tecnologia ha trasformato l’approccio della gente all’arte. Gli spettatori di oggi si aspettano più interazione, partecipazione e personalizzazione di prima. BMW Tate Live risponderà a questo bisogno. BMW Tate Live porterà performance artistiche sul web direttamente alla gente, dovunque ci si trovi nel mondo”.

– Valentina Tanni

www.tate.org.uk
L’articolo del NY Times

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.