Paris Updates: evviva, è nato il primo quotidiano d’arte online. Il primo?! Eh sì, così dicono

I casi sono tre: la malafede; la scarsa informazione; sottintendere che, se non è in Francia e in francese, non conta nulla. In tutti e tre i casi, non è un bell’esordio. Parliamo di Le Quotidien de l’Art, e soprattutto del claim con il quale si è presentato da una decina di giorni, quand’è nato, […]

Le Quotidien de l'Art

I casi sono tre: la malafede; la scarsa informazione; sottintendere che, se non è in Francia e in francese, non conta nulla. In tutti e tre i casi, non è un bell’esordio. Parliamo di Le Quotidien de l’Art, e soprattutto del claim con il quale si è presentato da una decina di giorni, quand’è nato, ovvero “il primo quotidiano sull’Arte [la maiuscola non è un nostro refuso…] e il suo mercato!”.
Dietro questo “nuovo” progetto – che si accorge di come “l’attualità dell’arte si sia incredibilmente accelerata negli ultimi anni” e che “a fianco di Parigi, Londra e New York si sono sviluppati Hong Kong, Shanghai o Dubai” – c’è Philippe Régnier, ex direttore de Le Journal des Arts, e naturalmente un poker di imprenditori-collezionisti che finanziano l’operazione.
Il quotidiano sarà online e a pagamento, mentre durante FIAC viene distribuito gratuitamente in forma stampata (ricalcando iniziative del tutto simili messe in atto soprattutto da Il giornale dell’arte durante le principali fiere mondiali). È tuttavia ancora possibile attivare un abbonamento gratuito di prova che dura dieci giorni.
Il giornale uscirà dal lunedì al venerdì, con uno Speciale Weekend disponibile il venerdì mattina. Il formato? Un pdf sfogliabile anche sul sito del magazine. Insomma, come la maggior parte dei siti e blog che quotidianamente forniscono agli art-addicted centinaia di informazioni (solo in Italia, oltre ad Artribune, se ne contano almeno una mezza dozzina).
Che dire, l’augurio migliore è forse quello di cominciare a guardarsi intorno con maggior attenzione.

– Marco Enrico Giacomelli

www.lequotidiendelart.com

 

CONDIVIDI
Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • Arzillo

    Ben vi sta, così toccate con mano che in questo mondo futile in cui vi agitate da matti l’Italia non conta niente. Nessuno si accorge della vostra stessa esistenza. Il Belpaese resta famoso per l’arte vera, la Chiesa di Roma, Ludovico Ariosto e i suoi simili, perfino il Cavaliere al governo. Il resto è silenzio.

    • helga marsala

      ma ben vi sta a chi? mica esistono solo in Italia i magazine d’arte… Esistono, ovviamente, in tutto il mondo.

  • Caro Giacomelli, la terza che hai detto: i nostri “cugini” sono e son sempre stati, noti per il loro sciovinismo, di cui si rendono perfettamente conto ma che considerano un gran pregio (ed in piccola parte non hanno torto: magari noi Italiani lo fossimo un po’ di piú sciovinisti!)

  • hm

    magari in quel giornale non parlano delle caldaie riello, è solo un’ipotesi eh? non occorre che la cara hm mi inviti ad andare da un’altra parte, grazie .