Nuovo spazio “architettato” da Tadao Ando nel quadrilatero della moda a Milano. No, non è una ulteriore sede della Fondazione Pinault, solo un negozio di abiti. Sempre veneziano però

È il quarto showroom monomarca aperto nel giro di solo un anno solare, da luglio 2010, ma la continuità è ancora garantita da un nome che non ammette repliche. Dopo Tokyo, Kitzbuhel e Courmayeur, il marchio veneziano di abbigliamento Duvetica approda dal 27 ottobre nella capitale del nord: e come per gli altri spazi, la scelta dell’archistar a […]

È il quarto showroom monomarca aperto nel giro di solo un anno solare, da luglio 2010, ma la continuità è ancora garantita da un nome che non ammette repliche. Dopo Tokyo, Kitzbuhel e Courmayeur, il marchio veneziano di abbigliamento Duvetica approda dal 27 ottobre nella capitale del nord: e come per gli altri spazi, la scelta dell’archistar a cui è stato affidato l’intero progetto è quella del giapponese Tadao Ando. Location, uno spazio di 220 metri quadri in via della Spiga.
Le parole d’ordine della ristrutturazione dei locali? Minimalismo e tecnologia: su austeri muri in cemento risaltano fra l’altro due schermi piatti con sistema di rilevazione RFID a disposizione dei clienti. Uno shopping con tutti i comfort multimediali immaginabili, schermi touch screen a cui accostare il prodotto per esplorarne la gamma completa, e qualche esagerazioni come un proiettore che visualizza su un cristallo il registratore di cassa (sì, a dirla così è un po kitsch). E anche qui brilla la stella di Ando, che per riequilibrare tale sfarzo tecnologico ha optato per un’architettura e un design lineari e semplici, fatti di materiali concreti che riportano tutti con i piedi per terra. Un pò come il buon lavoro che l’architetto nipponico ha fatto a Venezia per i due spazi della Fondazione Pinault, Palazzo Grassi e Punta della Dogana…

– Valia Barriello

www.duvetica.it


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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.