Maurizio Cattelan parla della sua imminente retrospettiva con un giornalista del New York Times. E con uno sconosciuto businessman. Il tema? Opere appese e collezionisti in ginocchio…

Randy Kennedy, reporter del New York Times, avrebbe dovuto aspettarselo: quando si ha a che fare con Maurizio Cattelan, la burla è sempre in agguato. E bisogna essere pronti a tutto. Il Pierino dell’arte contemporanea internazionale, dopo aver dato appuntamento al giornalista in un ristorante di Chelsea, si è fatto trovare già al tavolo, impegnato […]

La maquette dell’allestimento per la mostra al Guggenheim di New York (foto Pierpaolo Ferrari – via The New York Times)

Randy Kennedy, reporter del New York Times, avrebbe dovuto aspettarselo: quando si ha a che fare con Maurizio Cattelan, la burla è sempre in agguato. E bisogna essere pronti a tutto. Il Pierino dell’arte contemporanea internazionale, dopo aver dato appuntamento al giornalista in un ristorante di Chelsea, si è fatto trovare già al tavolo, impegnato in una discussione con uno sconosciuto signore. Quando Kennedy ha chiesto spiegazioni, Cattelan ha spiegato che si trattava di un banale scambio di persona: l’uomo ha preso l’artista per il suo contatto business, e l’artista ha scambiato l’avventore, un certo Danny, per il reporter (“Danny, Randy… per me suona uguale. Sono italiano”, ha aggiunto). Vero o no, fatto sta che il misterioso Danny si è poi fermato al tavolo e ha seguito l’intera intervista, dimentico del suo fantomatico appuntamento di lavoro…
Tralasciando l’incipit teatrale, in puro stile Cattelan, il resto dell’intervista è molto interessante, soprattutto perché lascia trapelare molti dettagli che riguardano l’imminente retrospettiva dell’artista al Guggenheim di New York (apertura prevista il prossimo 4 novembre). Come già si mormorava, Cattelan appenderà tutti i suoi lavori al centro della rotonda del museo (“come salami in una macelleria”, scrive Kennedy), in un allestimento volutamente caotico e surreale. Si parla poi della povera Nancy Spector, curatrice della mostra, e di come abbia dovuto respingere alcune proposte assurde dell’artista prima di giungere a un accordo sull’allestimento “pendente”. Un altro problema, non meno importante, era convincere i collezionisti a prestare i lavori, considerato il setting inusuale e rischioso in cui verranno inseriti. Ma pare che a rifiutare sia stato soltanto uno. Positive ed entusiastiche le risposte degli altri, tra cui quella del greco Dakis Joannou, uno dei maggiori collezionisti di Cattelan. Che pare sia messo addirittura in ginocchio a terra per studiare bene la maquette…

– Valentina Tanni

L’articolo del NY Times

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • Ci sarà questa atmosfera da “padiglione sgarbi”, assolutamente attuale e significativa. E mi sembra coerente con la definizione di mercato ormonale che cattelan ha usato ultimamente: opere come carne al macello. Corretto.

    Però è vero che non è possibile definire altri riferimenti che non siano il mercato e il curriculum vitae? A mio parere è possibile definirli. Forse però le parole argomentare ed approfondire non sono molto POP.

    Io avrei rapito tutti i collezionisti in una grande villa tipo shining per un mese. E opere appese al museo ovviamente.

  • hm

    – Il Pierino dell’arte contemporanea internazionale –

    ma non si sente un povero bamboccio a essere denominato ‘Il Pierino dell’arte contemporanea internazionale’ ? io mi offenderei un casino . poi vorrei anche capire la barzelletta di cattelan che si ritrae, non si fa trovare etc (forse solo in certi appuntamenti pubblici, dove parlando si noterebbe il suo cervello non pervenuto) in rete ci sono più o meno 5000 foto diverse che lo ritraggono, quindi mi sembra anche molto mondano come personaggio . tutto tranne appartato come vorrebbe far credere qualcuno .

  • hm

    in veneto direbbero il MONA (no http://www.moma.org) dell’arte contemporanea .

  • Caro Luca , l’atmosfera da “padiglione Sgarbi” sta diventando “cool” e contagiosa e puntualmente Cattelan ne trae le conseguenze. Piuttosto non comprendo che intendi dire con “Però è vero che non è possibile definire altri riferimenti che non siano il mercato e il curriculum vitae?” … È una domanda retorica? È ovvio e, per fortuna, di tutta evidenza che possono (e dalla, poca, critica seria vengono) definiti altri riferimenti! E perché ti poni tale domanda in questo contesto?

  • Tsè

    Cit.: “Ci sarà questa atmosfera da “padiglione sgarbi”, assolutamente attuale e significativa”; “l’atmosfera da “padiglione Sgarbi” sta diventando “cool””.

    Bah, sarà dagli anni ’90 che l’arte è informata dalla cosidetta “estetica del bazar”, capirai che innovazione. L’autobus è passato ormai… ovviamente c’è chi se ne accorge sempre tardi.

    • Caro Tsè, gli “autobus” passano e ripassano, c’è chi se ne accorge e chi no, ma soprattutto ci sono quelli che stanno solo attenti a vedere se l’autobus è già passato o meno e quelli a cui invece interessa dove và l’autobus, se fa lo stesso percorso di prima o prende nuove strade.
      Molto onestamente mi pare che nei commenti, e non solo di quest’articolo, ci siano un po’ troppi appartenenti alla prima categoria, compiaciuti solo di gettare la una bella critica sprezzante, che fa tanto “intellettuale che ha già visto tutto ed è superiore a tutto”, che non appartenenti alla seconda, quella di chi cerca di approfondire e discutere. Per non dire di chi posta, in genere, commenti a ripetizione che poco hanno a che fare con l’articolo ma sono solo rivolti a “criticare”, quando non svillaneggiare, il commentatore precedente o quello che gli sta antipatico.
      Per Cristiana, certo che è un peccato ed un assurdo che non si sia fatta una retrospettiva, degna di tal nome, di Cattelan in Italia ma… come vedi, qui, se uno ha successo ed emerge dalla massa, ci son mille “soloni” pronti alla critica malevola ed alla stroncatura… sarà per questo che, a parte un manciata di artisti super “storici”, gli Italiani viventi di succedo vivono e lavorano tutti all’estero?

      • Cristiana Curti

        Anche per questo, caro Luciano. Ma il fenomeno indubitabile dell’ “espatrio” contrasta secondo me con una realtà ancora conservatrice tipica del mondo dell’arte in particolare, nel quale esistono ancora forti localismi, forti valori identitari e d’appartenenza al territorio d’origine.
        Con le debite eccezioni, all’alba del III millennio, la cultura tedesca si pasce di artisti tedeschi, quella francese di francesi e così via. Non parliamo poi delle cosiddette realtà emergenti in arte.
        A parte singole realtà “cross-over”, isole multiculturali come N.Y., Londra, Berlino, Parigi, forse oggi Tokyo e un tempo non lontano Roma, le Nazioni cercano di tenersi ben stretti i propri pupilli.
        Se osservo gli artisti stranieri venuti in Italia a lavorare, salvo il nutrito gruppo di giapponesi incastonati sulle Apuane o fusi a Murano (gruppo che però ritorna ciclicamente in Giappone per portarvi i prodotti dell’apprendistato italico), sono pochi i nomi non danteschi che compaiono nel panorama “stabile” della nostra arte contemporanea nazionale.
        Altrettanto dicasi per il contrario: benché artisti come Verlato, Ligorio, Mocellin e Pellegrini, Pignatelli e molti altri abbiano avuto, dopo le permanenze foreste (più o meno lunghe), un certo consenso anche all’estero, in Patria sono dovuti comunque tornare. Ma, forse, il loro peregrinare era più dovuto a questioni di gallerie e opportunità diverse che a vera propria sete di cultura e di contaminazione.
        Non mi chiedere perché: la soluzione forse sta in un campanilismo che, al netto di ogni proclama di indipendenza culturale da parte degli artisti, prende il sopravvento sulle ottime intenzioni di imparare con un grand tour per me ormai quasi obbligatorio (se possibile).
        Alcuni fanno eccezione, ma sono artisti self-made che raramente si sono piegati alle imposizioni delle gallerie. Uno è Cattelan, uno è Franko B (l’unico che davvero potrebbe dirsi naturalizzato inglese), un altro è Plessi (che ha sentito comunque il bisogno di tornare in Italia a esporre da una quindicina neanche d’anni a questa parte, benché la sua patria elettiva – e il suo collezionismo più fedele – fosse e sia tuttora in Germania), pochi altri sono i nomi di coloro che davvero hanno fatto fortuna A CAUSA dell’espatrio.
        Anche tu, credo, sei dovuto andare via, se non ho capito male. Sarebbe interessante sapere che hai da dire in proposito: come andò?

        • Hai perfettamente ragione Cristiana, ogni paese, più o meno, privilegia gli artisti autoctoni. Certo che noi, qui, abbiamo una tradizione alla “stroncatura” (democratica, per altro, visto che prende di mira tutto e tutti) che non trova riscontri in altri paesi dove, certamente non ti favoriranno e non troverai tutte le porte spalancate ma, almeno, se lavori, non te la devi vedere, oltre che con le difficoltà “normali”, anche con questo “tiro al piccione” in cui si spara su tutto quel che si muove e anche solo su quel che si vede o intravede. Il mio era comunque, forse, un po’ uno sfogo di reazione alla marea di commenti criticatutto che mi ha assalito (dopo dieci giorni che, essendo in viaggio avevo potuto solo sbirciare Artibune ed il suo commentario) al leggere articoli e relativi commenti di questi ultimi giorni.
          Quanto a me, ti ringrazio per la cortesia di avermelo chiesto, ma non faccio davvero testo. Innanzi tutto perché non son certo un soggetto importante e poi perché, il mio essere un semi-espatriato e lavorare più all’estero che in Italia, è conseguenza più di una scelta di vita che di motivazioni connesse alle necessità o aspettative del mio lavoro. Quel che posso dire, di una realtà molto particolare com’è quella Thailandese in cui vivo e lavoro, è che l’accoglienza che uno straniero (in particolare Europeo e ancor più Italiano) ottiene è ottima ed ottime sono (anche da un punto di vista banalmente economico) le possibilità di realizzare i propri progetti. Però, qui, il mondo dell’arte contemporanea (generalmente accogliente e “friendly”) è strettamente legato all’accademia (In generale Universtità). L’artista free-lance è raro ed ancora rare sono le gallerie (almeno del tipo che siamo abituati a considerare qui, con un “pacchetto” di collezionisti o clienti che dir si voglia). Il mercato è ancora agli albori ed il collezionismo locale (…incominciano, però a farsi vivi i collezionisti di altri paesi asiatici, Cina, Corae e Giappone, in particolare) tende ad orientarsi sui lavori, magari anche molto innovativi o concettuali, che siano però di più diretta derivazione dall’arte tradizionale (legata alla Religione, che ha qui un “tasso” di pratica che rasenta il 90%, ed alla filosofia di vita tradizionale). Ovvio che anche qui, come altrove, gli artisti “locali” trovano maggior favore nel pubblico, ma non ci sono, peraltro, preclusioni o prevenzioni verso “lo straniero”. Il livello degli artisti “professionisti” (spessissimo insegnanti nelle varie Facoltà ed Accademie) ed il panorama complessivo dei lavori che si possono vedere nelle numerose esibizioni (soprattutto a Bangkok, Chiang Mai, Songkla, ma non solo) è assolutamente interessante e stimolante e ti assicuro che non ha nulla da invidiare a quello di molti paesi occidentali, anzi! L’unico “peccato” è che esso sia quasi praticamente ignoto all’estero. A giugno , a cura di Nicola Angerame, alla Whitelabs di Milano, c’è stata una mostra di 14 tra i maggiori artisti Thailandesi viventi durata un mese. Era un’occasione veramente eccezionale… purtroppo poco e mal pubblicizzata e, temo, vista da non molti… peccato!

          • Cristiana Curti

            E’ davvero interessante, invece, il quadro che dai di una comunità dell’arte che ancora mastica poco il linguaggio dei sistemi occidentali. Dal punto di vista di un europeo potrebbe sembrare il modo per tornare all’essenza delle cose, delle tecniche, delle relazioni (semplificate), dei maestri.
            Ma già descrivi la situazione come in apertura perlomeno verso le prime attenzioni “continentali”. Se si pensa che – come si diceva con hm poco sopra, o sotto, o a fianco – è del tutto presumibile un’inversione a U del mercato dell’arte entro i prossimi anni a favore delle comunità artistiche orientali, forse sarebbe meglio per te tener duro laggiù, perché potrebbe diventare insperatamente una situazione privilegiata per chi comunque ha il pregio di lavorare fra poche punte ben motivate.
            La presunta esiguità di poetiche che fanno capo a un mondo di tradizioni già di per sé portato all’astrazione (quello della filosofia e della mistica religiosa) non mi sembra affatto un limite, anzi. Non a caso mi dici che il primo collezionismo strutturato è attento a questi valori e alla loro traduzione in arte. Si sta creando un “corpo dell’arte” complesso e nello stesso tempo solido.
            E’ molto interessante quello che racconti, forse meriterebbe uno spazio maggiore di queste poche righe, che dici? Ho letto il tuo ottimo contributo nel sito di Davide, e sono contenta di aver potuto sentire altro da te. Ti ringrazio molto davvero.
            E capisco bene che deve sembrare un poco triste da parte di chi non ha tempo per il mugugno vedere quanta “ricchezza” e “conquiste” sono (state?) in mano nostra e come non abbiamo saputo gestirle neanche lontanamente come la situazione meritava.
            Per chiudere il cerchio con il tema della nota su Cattelan, forse un bel curatore straniero che avesse preteso invece che chinato il capo (attento a non compromettere i pochi fragili equilibrismi di una vita) avrebbe obbligato gli incolti burocrati dell’Ufficio Mostre di Milano (almeno in Thailandia i posti della Cultura saranno assegnati a “professionisti” veri del settore, credo) a esporre una bella retrospettiva, e non tre robette buttate lì in vetrina (per cui, come dice Savino, se dico museo mi vengono in mente i cadaveri…) per il popolo dei rotocalchi. E avrebbe saputo trovare i soldi per organizzare una mostra rappresentativa del nostro artista più noto all’estero.
            E’ una questione di orgoglio e di cultura, oltre che di banale buon senso. Da noi sembra scarseggiare sia l’uno che l’altra; il terzo, poi, è in cavalleria già da mo’.

          • Cara Cristiana, sono contento che ti sia piaciuto il mio modesto contributo al blog di Davide. Avevo proposto ad Artribune di scrivere qualche cosa sulla Thailandia, in particolare avevo inviato un testo e delle foto in relazione al Silpa Bhirasri Day , che e’ un evento nazionale. Silpa Bhirasri e’ il nome Thai di uno scultore italianissimo: Corrado Feroci, che nel 26 fondo’ una scuola d’arte, poi divenuta Accademia epoi Universita’ (oggi la sesta di un paese che ne conta oltre cento solo di “statali”). Corrado Feroci ha insegnato sino al 1962, anno della sua morte, ed e’ unanimemente considerato il “padre” dell’arte moderna e contemporanea Thailandese (da qui, tra l’altro il “favor” verso gli artisti Italiani, che dura ancor oggi). Il giorno del suo compleanno 15 Settembre e’ festa in tutte le Universita’ e le Accademie di Belle Arti in Thailandia ed in particolare nella “sua” Silpakorn di Bangkok (ed ora di Nonthambury e Petchabury). In tale occasione vengono tenute mostre in tutta la Thailandia, cui partecipano praticamente tutti glia artisti (in particolare professori, graduate-students, MasterDegree e PhD candidates ecc. ma anche free-lance e artisti “invitati” tra i quali, da oramai quattro anni, anch’io). Solo alla Silpakorn di Bangkok (quattro gallerie per un totale di oltre 1500 mq) quattro diverse mostre con un centinaio di artisti, e due mini-personali (

          • Cristiana Curti

            Replico all’ultimo commento di Luciano, sperando sia al posto giusto.
            Sono stupefatta dalla storia incredibile di Corrado Feroci (che non conoscevo affatto) acchiappata ora al volo su (confesso) wikipedia, ma conto di approfondire altrove, perché sembra davvero qualcosa che valga la pena di conoscere.
            Nientepopodimeno che il padre dell’arte moderna thailandese!
            Non riesco davvero a immaginare da noi un tributo anche più modesto (anticipatore di una corrente o di un movimento) a un artista straniero. Mi viene in mente – ma di portata assai inferiore per il peso sulla storia nazionale di un Paese – sui due piedi solo un Kounellis (peraltro “ibrido”) che ha successo recentemente da straniero in Italia come elemento importante di un movimento artistico storicizzato.
            Ma non c’è in Kounellis nessun imprimatur così potente come quello dato da Fercoi alla cultura di una Nazione. Davvero notevole, ti ringrazio. Spero Artribune accolga il tuo contributo, magari aprendo un link “Arti altre oltreuropa” costruito da coloro che non vivono in Italia e che possono parlare IN PRIMA PERSONA dell’arte visiva di Nazioni fuori dal nostro continente e dagli Stati Uniti.
            Il Feroci, da Toscano, subì le influenze sicuramente – dal poco di suo che vedo in internet – più da un Berti che da un Andreotti. E’ davvero un tassello interessante.

          • Cristiana Curti

            E ho detto una castronata, perché il Berti era più giovane del Feroci. Terreno comune da verificare. Ancor più notevole. Vado a leggere i miei appunti del periodo.

          • ..scusa, riprendo… due mini-personali (una mia http://www.lucianogerini.it/index.php/exhibitions ). A Nakonpathon, sempre Silpakorn, altre tre gallerie per oltre 3000 mq, altri cento e passa artisti. Avevo scritto qualche riga, un po’ come “presentazione” della “situazione arte contemporanea in Thailandia” con l’intenzione di far seguito con un articolo-intervista ad alcuni dei personaggi piu’ rappresentativi di questo mondo ma, forse, perche’ arrivate ad avvenimento iniziato (difficile avere foto prima che tutto cominci!) o forse perche’ ritenute non interessanti, Artribune non le ha pubblicate.
            Tornando all’argomento, e’ vero che le cose stanno pian, piano, modificandosi in senso “piu’ occidentale” ma io credo (e onestamente spero, anche) che difficilmente ci sara’ qui una “conversione ad U. Ad impedirla ci sono tanti motivi ma i principali, risiedono nella “cultura” Thailandese, in un suo, se non disprezzo, certo non apprezzamento di “valori” basati esclusivamente sul “guadagno” (soprattutto per quanto riguarda arte e cultura in generale) e ancor piu’ sull’ostentazione, considerata volgare e riprovevole. Per un’organizzazione scolastica (dai livelli minimi a quelli piu’ elevati) basata sul “merito” (i migliori possono scegliersi le scuole “migliori”, le Universita’ di Stato sono tutte “a numero chiuso” anche nelle facolta’ d’arte, per cui ai laureati e’ garantito un posto di lavoro dignitoso e, anche se non altamente remunerato, molto apprezzato e “socialmente” qualificante). Per la profonda e quasi universale cultura Buddhista e per una, almeno per ora, quasi universale adesione ai valori della “economy of sufficiency” predicata dal Re di Thailandia, che e’ personaggio totalmente al di fuori della “politica”, dall’amminstrazione e dall’esecutivo ma che e’ letteralmente venerato (e non a torto ..ma a spiegare il perche’ il discorso diventerebbe molto lungo) dalla stragrande maggioranza della popolazione.
            Quanto all’organizzazione “statale” per l’arte, c’e’ un Ministero della Cultura che ha sempre funzionato piuttosto bene a cui fa capo, tra gli altri, un Ufficio per l’Arte Contemporanea, diretto per anni ed a tutt’oggi, da personaggi capaci e competenti . Chiaro che anche qui non e’ che i “fondi” si trovino sotto le pietre ed e’ altrettanto chiaro che anche qui la crisi mondiale si e’ fatta sentire e si fa sentire (.. ma loro si lamentano perche’ l’incremento del PIL quest’anno sara’ “solo” del 4/5 % … anziche’ del 15/17 degli anni d’oro) e mnon esiste, evidentemente, solo il Ministero della Cultura che abbia necessita’ di fondi..
            Sia chiaro non dico che qui tutto funzioni a meraviglia e che non ci siano problemi o che la “globalizzazione” non si sia fatta sentire o non si faccia sentire giorno dopo giorno… e’ solo che la situazione e’ talmente differente da quella Europea o occidentale in genere, e la cultura Thailandese e’ talmente profondemente radicata ai valori della tradizione Buddhista (che e’ ancora e sempre fonte di ispirazione anche per la maggior parte dei lavori degli artisti, anche i piu’ “contemporanei” i piu’ “concettuali” e persino “rivoluzionari”) che viverci e’, da questo punto di vista, estremamente stimolante e gratificante e fa guardare al futuro con maggior serenita’.

          • Cara Cristiana, ho avuto la fortuna di conoscere molti degli “Artisti Nazionali” (e’ un titolo che se vuoi potrebbe essere simile all’Accademico di Francia) viventi, quasi tutti appartenentialle ultime generazioni di “allievi” diretti di Feroci ed ho sentito da loro i racconti su “Ajarn Silpa” (si pronunci Agian Sin, Ajarn=Professore) nome con il quale ci riferisce qui, universalmente a Corrado Feroci e mi sono fatto un’idea/ Corrado Feroci, [porto’ ovviamente il “neo-classicismo di casa sua, che sposo’ con grande abilita’ e sensibilita’ all’arte tradizionale (sopratutto, ovviamente statuaria, ma non solo) Thailandese, ma fu sempre capace, pur non essendo un ammiriatore di tali correnti, di far conoscere le grandi avanguardie e di dare spazio ai suoi allievi che sapevano utilizzarle, non “copiando” o “ispirandosi” troppo pedessiquamente ad esse, ma “interpretandole” e facendole genuinamente proprie: questa, secondo me, la sua vera grandezza. A parte che fu, personalmente, davvero uno scultore notevole sia pur sempre fedele al suo stile, che non modifico’ ma in cui seppe “incorporare” influenze tipicamente e genuinamente locali. Un grad’Uomo, praticamente sconosciuto in Italia come… i suoi figli e nipoti.

          • Cristiana Curti

            Gesù, Luciano, sembra la Terra Promessa! Detto per inciso, quando parlavo di conversione a U mi riferivo al fatto che sarà l’Occidente a dover modificare i propri parametri di valutazione dell’arte e dei suoi mercati, perché l’Oriente che ora consideriamo – a causa della nostra ignoranza di quella sterminata molteplciità di civiltà e culture – ancora in un ottica “occidentale” (in chiave di acquisizione di un posto al sole sulla piazza globale, per dircela) ci stupirà con i suoi effetti speciali.
            Che non saranno gli artistucoli della CIna-da-asporto che ci hanno propinato negli ultimi vent’anni, ma gli artisti che riprendono dall’arte buddhistica (restia a mettere al centro il singolo se non quando davvero eccezionalmente importante sino a una quasi-divinizzazione, più propensa a creare scuole e tradizioni forti) i valori del concetto, della forma e della consapevole rappresentanza della propria persona quale contributo al bene comune. E’ un argomento che ho un po’ studiato anni addietro (dal punto di vista della storia delle culture) e mi appassiona, perché non è difficile farsi rapire dalla piana consciousness della qualità e dell’orgoglio di artisti che anch’io conobbi (in altri Paesi, in altri campi).
            Ti (e mi e ci) auguro che arriveremo presto a conoscere queste prerogative. Forse farebbe benissimo anche a noi modificare in chiave più “etica” il nostro atteggiamento verso la funzione dell’arte nella storia occidentale.
            Senza che plotoni di archistars ci dicano come dobbiamo tornare a costruire “secondo l’uomo” ora che abbiamo perso gli artigiani in grado di costruire bene davvero.

          • Cristiana Curti

            Caro Luciano, ti sto osservando nel link che hai inserito in commento. E mi piace proprio quello che stai facendo, se può mai farti piacere un complimento.

        • Cara Cristiana… un complimento fa sempre piacere…uno tuo mi emoziona e mi rende profondamente felice… e non e’ un complimento ma la pura e semplice verita’. Mi piacerebbe tanto poter parlare con te dell’argomento che ci intratteneva prima, magari in privato; sul sito c’e’ la mia e-mail… se e quando hai tempo e voglia…

      • Tsè

        Sig. Gerini, in piccata foga deve aver travisato il mio commento. Mi perdoni, legga bene e si renderà conto che citai le Sue parole per riferirmi alla parte di pubblico che ritiene “cool” l’operazione di Sgarbi, e non s’avvede che essa è informata di un’estetica utilizzata da diversi anni ormai. Non mi pare, infatti, che sia stato Lei a definire “cool” l’operazione sgarbiana, Lei si riferiva a “coloro che…”: pertanto per quale ragione – che si capisca – io avrei dovuto riferirmi al di Lei pensiero – che, tra l’altro, ritengo pienamente informato della succitata “estetica del bazar”.

        In virtù di questa mia precisazione, mi pare pertanto di poter legittimamente rigettare le accuse di svilimento di presunti precedenti&antipatici commentatori.

        Un saluto

        • Cari Tsè la mia replica non era intesa come critica a te (scusa se uso il tu ma mi pare sia piú logico e normale in una comunità, e credo Artribune sia tale) o a quanto intendevi dire col tuo commento Ho usato il tuo esempio dell’autobus perchè era funzionale a ció che volevo dire rispetto a tanti dei commenti che si leggono e che paiono preoccuparsi solo del carattere di “novita’” nello stile di un lavoro o di una mostra dimenticando che non è importante “come” un artista scelga di esprimersi ma “che vosa” esprima e, al piú, se il “modo” che sceglie per esprimersi sia o meno funzionale alla comunicazione. Del resto il tuo commento non aveva tono sprezzante nè aveva carattere offensivo o diretto all’attacco al commentatore precedente e la seconda parte del mio era chiaramentdimostra il frequente turnover dei nostri dipendenti e collaboratori, ricercati e vezzeggiati da istituzioni culturali, imprese, fondazioni, gallerie d’arte.e diretta a Cristiana. In effetti non avrei dovuto postarlo come “replica” ma come commento autonomo ma, credimi, non c’era nulla di personale.

          • … scusa ci s’è infilata una frase che non c’entra nulla : ignora da dimostra di chiaramentdimostra sino a gallerie d’arte e leggi : chiaramente diretta a Cristiana, grazie!

          • Tsè

            Neppure io ritengo che il “nuovo” sia un valore in sé; nemmeno in ambito artistico. Detto ciò, io rilevavo semplicemente il fatto che esiste un’estetica in voga da anni e di cui si può dire informata anche la curatela sgarbiana la quale, pertanto, non ha nella forma alcunché di innovativo. Questo è un fatto, non è un giudizio di valore.

            Grazie e un saluto

  • D’accordo con Tsé, l’estetica della quantità ha raggiunto il suo apice nelle corderie della Biennale di Bonami nel 2003. Detto questo il significato simbolico dell’installazione al Guggenheim funziona. Penso che uno dei compiti dell’arte contemporanea sia mettere in discussione il nostro pensiero, e credo che, malgrado il mercato, Cattelan sia molto bravo in fare che questo accada, anche per chi non lo sopporta.

    • Francesca, Torino

      ma dov’è questo pensiero nell’arte? Non vi siete ancora accorti che il contemporaneo è finito da un pezzo nel WC di di M. Duchamp.

      • E no cara Francesca, casomai da quel WC ( che non era un WC ma un urinatoio, appeso alla rovescia – e quindi “invalidato” al suo uso canonico- titolato “fontana” – e quindi modificato nel suo stesso concetto – e questo era, appunto, tutto !) l’arte contemporanea può esser nata, di certo non vi è finita. Anche se si è trattato di un parto molto tardivo dato che Fountain è del 1917 e, per quanto le “etichette” e le datazioni siano sempre approssimative e soggettive, è un po’ difficile far nascere l’arte contemporanea prima della seconda guerra mondiale, non parliamo prima della prima! Ma comunque, stai tranquilla, qualsiasi opera contemporanea di valore, o per un verso o per l’altro, è figlia di Fountain.

    • hm

      scusa ma cattelan mi fa pensare solo a qualcuno che scopiazza in modo random senza soluzione di continuità . vedi torno subito – stand affittato ai profumi – lui che ruba opera in galleria vicina – bambini appesi – altre morti varie – cavalli impagliati – albero che sbuca dall’auto – albero in galleria – lui che fa cucù in galleria – hitler inginocchiato – piccioni che cagano – dito medio . sono opere estemporanee che banalizzano una qualsiasi forma di pensiero lontanamente coerente dietro alla loro creazione, roba interscambiabile, lo smart relativism che piace tanto a luca rossi .

      • hm

        quando non replica duchamp si nega (torno subito, gallerista impagliato etc) o replica malamente hirst e altri . in modo più cheap ovviamente (uno squalo in formalina costa di più di un cavallo impagliato) .

        • Cristiana Curti

          Caro hm, però: non credi che avremmo dovuto comunque e da tempo organizzare una retrospettiva di Cattelan in Italia? Aldilà di quello che ognuno di noi pensa sul padovano, non sarebbe stato meglio essere noi per primi a mostrare al mondo la produzione quanto più completa del nostro più famoso e controverso esponente dell’arte visiva? Dobbiamo sempre far credere di non osservare nulla, di non cogliere nulla, di non essere attratti da nessun fenomeno, da nessun moto, da nessuna querelle (tranne quelle da bar) del nostro povero mondo dell’arte? Dobbiamo sempre affidarci al buon cuore altrui anche quando il gioco si fa semplice e potremmo con semplicità giocarlo da protagonisti?

          • hm

            ma controverso per chi? è quello che mi chiedo . sinceramente una retrospettiva di cattelan mi farebbe lo stesso effetto di una retrospettiva su laura pausini . poi se pensi che laura pausini sia la miglior musicista italiana del mondo è un altro discorso . liberissima di fare una retrospettiva su di lei . per quanto riguarda le basi magiche di manzoni mi sembrano l’unica opera originale che ha fatto, quindi ha anche un senso che siano valutate, cattelan cosa ha fatto di realmente originale non sensazionalistico? te lo chiedo perchè a me non viene in mente nulla . poi non capisco questo continuo sbavare dietro i movimenti di borsa e il valore delle opere boh mi sembri luca rossi se fai così .

  • Cristiana Curti

    L’unico commento che dovrebbe essere fatto è che la possibilità di organizzare in Italia una retrospettiva comme il faut di Cattelan (che è, al momento, con buona pace di tutti, l’artista italiano contemporaneo più noto al mondo) è stata bruciata in modo penoso da quell’accrocchio malriuscito di cui – per pochissimi pezzi rappattumati, quello in manifesto neppure presentato – si vantò inutilmente l’inutile curatore l’anno scorso a Milano.

    • ?

      Perché, il tuo, è l’unico commento che dovrebbe essere fatto? (Tra l’altro, avendolo tu fatto, non ha nemmeno senso usare l’ipotetico, no?)

      • Cristiana Curti

        E’ un modo di dire. Santo cielo, che carattere!

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      RICICLIAMO I GIOCCATTOLONI DI CATTELAN !!!

      Cara Cristiana, a proposito di Cattelan, più che organizzare una retrospettiva delle sue finte provocazioni mediatiche – (che non suscitano nessun scandalo) si potrebbe pensare ad un sano ricilo delle sue banalissime installazioni, e concentrarsi così solo sul loro riuso.

      Ciò servirebbe ai bambini e agli adulti, come diceva T. Tzara, di imparare l’arte astratta dagli scarti di tanti materiali inutili, come un gioco vivo della propria creatività.

      E’ importante sapere che il riciclo di questi giocattoloni plastinati realizzati per l’art system, servirebbe non solo a dare lavoro a tanti disoccupati; a ridurre il CO2 dall’atmosfera, ad abbassare il prezzo delle bollette della luce, del gas, ma a fare entrare l’arte del riciclo finalmente nella vita di chi oggi si occupa solo di calcio, tv- dell’abiezione, escort e di tutt’altro, e a rendere così quella vita migliore.

      • Cristiana Curti

        Caro Savino, ho la sensazione che anche Cattelan sarebbe d’accordo con te. E, se non vedo male, la mostra al Guggenheim mi sembra più improntata al gioco (sfottò per le opere multimilionarie appese pericolosamente nel vuoto e a rischio di danno e conseguente deprezzamento) che alla classica “contemplazione da lontano”.

        • Simone

          Nell’arte: Cattelan, nè prima nè dopo ha fatto e detto qualcosa di nuovo e originale…è tutta aria fritta!

          • Daniele, Milano

            Simone, hai fatto la scoperta dell’acqua calda!!!

        • Francesca, Torino

          Cristiana, le opere multimilionarie? C’è sempre qualcuno che a soldi da buttare compra. E’ questione di gusto, anzi di cattivo, non certo di estetica… che tutt’altra cosa.

          • Cristiana Curti

            De gustibus… ecc. Questo non cambia il fatto che Cattelan in galleria è venduto a botte di milioni di dollari ed euro (per le prove maggiori) ed in asta ha risultati molto vicini a quelli della galleria. Almeno ancora per tutto il decennio passato.
            Il valore economico non è MAI significante di pari valore artistico, anche se spesso il primo viene influenzato dal secondo.
            Alcuni hanno avuto da dire anche suile “basi magiche” delle Sculture viventi di Manzoni, eppure ormai queste sono a prezzi elevatissimi, benché il loro valore artistico secondo me superi di gran lunga quello economico.

  • Maria

    Jean Clair… e se il museo è come disneyland…

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      Quando sento la parola museo tiro fuori i morti a tavola…

  • Cristiana Curti

    Non so come si fa a replicare a hm al posto giusto, quindi, chiedo scusa all’interessato, ma continuo qui.

    HM, leggi bene, ho mai detto che Cattelan è il “migliore” artista italiano contemporaneo? E ho mai detto che una cosa simile, fra l’altro, si deve al valore delle sue opere raggiunto in asta e in galleria? Perché mi attribuisci affermazioni che non sono mie e che non mi sognerei mai di fare? Davvero mi conosci così poco?

    Abbiamo già discusso, tu ed io, sul Nostro e anche in quell’occasione non riuscii a convincerti che quello che una buona programmazione culturale PUBBLICA dovrebbe fare è rendere conto di ogni fenomeno culturale che ci circonda. Soprattutto se, per una volta, quel “fenomeno” (inteso come evenienza specifica, non come evento eccezionale) è nazionale e non straniero.

    Se dovessi basarmi sui commenti in Artribune relativamente al livello di gradimento da parte degli italiani della loro arte da 100 anni fa sino a ieri mercoledi 5 ottobre 2011, troverei che a parte forse solo Boccioni (e forse un pochetto De Dominicis perché era tanto curioso e outsider) non si salva nessuno. Né Morandi, né Fontana, né Pascali, né Boetti… non parliamo degli odiatissimi recentiores, basta una ripassata alle ultime note con commenti inferociti assortiti e si capisce ciò che intendo.

    Fortunatamente ci salva l’occhio e l’anima l’arte straniera (a cui perdoniamo – quasi – tutto), n’est pas?

    • hm

      sorry lo sapevo che replicavi su quel punto, sì ho sbagliato non hai scritto migliore solo più famoso . però dal resto del tuo discorso e dal discorso sulle quotazioni di mercato facevi un po’ intendere che per te più famoso e quotato equivale a migliore (‘Il valore economico non è MAI significante di pari valore artistico, anche se spesso il primo viene influenzato dal secondo’) d’altra parte non ha molto senso citarlo se non lo pensi . bisognerebbe anche capire se si intende valore di mercato post mortem o meno . per replicare basta che clicchi su replica, anche se si trova nella parte superiore il commento va al posto giusto . no non ti conosco, scusa ma mi sembra improbabile conoscere le persone dai commenti . mi sono solo attenuto a ciò che hai scritto . per il resto del tuo discorso hai ragione, una retrospettiva di cattelan aveva senso farla prima in italia, se non altro almeno perchè è italiano . ho capito il senso del tuo discorso e hai ragione, a me però tutti quelli che hai citato fanno abbastanza pena (e cattelan tranne morandi ha scopiazzato un po’ da tutti loro), a parte qualche natura morta di morandi che sembra viva e spirituale . questo anche fossero stati stranieri, così come mi farà sempre pena qualsiasi cosa cagherà jeff koons .

      • Cristiana Curti

        Sei notevole, hm. Onore al merito.
        P.S. So bene che non mi conosci, ma siccome scrivo anche troppo e tu hai ogni tanto voglia di leggermi, mi pareva avessi potuto capire che difficilmente potrei fare l’equazione valore artistico=valore economico.
        Mi interessa, però, e molto, il mercato; dal punto di vista antropologico soprattutto. E’ un interessante “prodotto umano” da studiare. Cerco di non fasciarmi la testa al contrario, se riesco.
        Sennò come potrei sopportare il pensiero impensabile di un Giacometti in edizione da 6 valutato 65 (x6) milioni di dollari?
        In quanto al Cattelan (e chiudo con l’argomento, perché è sin troppo) oggi ha risultati economici importanti, ma non è detto che il futuro non riservi sorprese. Di certo, a forza di mostre al Guggenheim e altrove nel mondo, tranne che da noi, il suo declino nelle quotazioni non è così prossimo. E poiché il mercato dell’arte non è certo pilotato dall’Italia (ecc. ecc.)…

        • hm

          bisogna vedere chi sarà a pilotare il mondo, perchè tutto ciò che esce dagli usa potrebbe anche diventare paragonabile alla carta straccia nei prossimi anni . per un steve jobs che viene considerato genio dalla stampa di regime (ignorando tutti i fallimenti e i computer pacchiani di cui si è reso protagonista nella sua carriera di esperto di marketing, salvato dalla bancarotta solo dal pompatissimo successo walt disney targato pixar), c’è un linux free open source usabile su piattaforme ultra economiche che utilizza solo software gratuito e si diffonde sempre di più .

          • Cristiana Curti

            Giusta considerazione. E poichè presto anche l’asse del mercato dell’arte si muoverà verso i “nuovi mercati” d’Oriente (e Medio Oriente), anche gli anglosassoni si adegueranno. E’ presumibile un ribaltamento dei valori nell’arco di una decina/ventina d’anni. Dubito però che saranno sconvolti gli esiti dell’arte classica (‘800 europeo, pre fare un esempio) in quanto ormai universalizzata. Assai più probabile una riconsiderazione dei parametri dell’arte occidentale a cavallo fra il II e il III millennio.

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      SMETTIAMOLA CON QUESTE CATTELANEATE DI FINTE PROVOCAZIONI DA CRONACA ROSA.!

      Cara Cristiana, in breve: trovo i commenti su Artribune molto più divertenti e intelligenti di tante riviste e arte spazzatura prodotte oggi in Italia e all’estero.

      Rivcercarne ancora il (SENSO) a questa spazzatura, diventa per me, ma per tanti una perdita di tempo.

      L’arte contemporanea è “morta”, nel senso che non incide più sul risveglio delle coscienze e sulla sensibiltà collettiva – perchè come sappiamo, è dominata dai media di massa. L’artista (quello cosciente) sa benissimo di operare all’interno di un sistema viscido, paludoso, ma anche ricco di opportunità in termini di successo e soldi.

      A questo punto, all’artista non rimane che il coraggio di fare una scelta: stare dentro questa PALUDE D’ORATA , oppure rimanere fuori per meglio abbatterla?. Questo è il dilemma che vive oggi ogni artista, dotato di un minimo di coscienza critica!

      Per questi ed altri motivi, l’arte contemporanea, (anche quella definita non “spazzatura”), comunque sia, non incide sull’attualità: è impotente, ripiegata su se stessa e sopra ogni altra cosa, controllata (in ogni forma di linguaggio e pensiero) dalla dittatura assatanata del mercato finanziario in cui i chierici dell’arte ne sono i servi -custodi.

      Non rimane all’artista, come diceva il grande scrittore, Albert Camus: (IL RIFIUTO DI QUESTA SOCIETA’ E LA RIVOLTA DELL’UOMO).

      Questa è essenzialmente l’arte di oggi, e allora smettiamola con queste cattelaneate di finte provocazioni che finiscono nella cronaca rosa di riviste d’arte patinate e giornali che mistificano il quotidiano e la realtà delle cose.

      con stima
      savino

      • Francesca, Venezia

        BRAVISSIMO SAVINOOOO…sei er meglio

        • Cristiana Curti

          Concordo. Grazie Savino. E ci sarà un giorno – non troppo lontano – che chi apparentemente oggi è ai margini in Italia avrà l’opportunità di essere ascoltato. Ho fiducia.

  • Essere giunti al Guggenheim è un notevole traguardo per un artista, figuriamoci per un italiani, per cui Maurizio Cattelan ci è riuscito ed è un gran merito.

    Poi che non tutti lo ammirano (tra cui io, ma per la sua seconda fase troppo mediatica e poco artistica) è un fatto soggettivo, sicuramente il suo ufficio stampa è uno dei migliori al mondo …

    Realizzando opere “aperte/indefinite/apparenti” ha saputo dare avvio a una serie di grandi discussioni che forse artistico potrebbero essere …

    d.o)

    • Francesca, Venezia

      doattime, secondo te il Guggenheim è il tempio delle verità sull’arte?

  • notoro

    Tanto al guggenheim come al moma le cose piu vivaci sono i gift shop. Guardiamo aventi prego, fare arte dev’essere come un jab alla mandibola (diceva Roberto Arlt dalla letteratura però).

  • …Cattelan…..ora basta, per favore….pensiamo a cose serie!!!