Ma Tintoretto c’azzecca con la Biennale? Curiger sotto esame nel Meeting on Art veneziano, c’è anche un po’ di Artribune

È legittimo presentare opere antiche in un contesto come la Biennale di Venezia? Vanno ridiscussi i canoni secondo i quali l’arte del passato e la creazione contemporanea sono presentate e recepite? Domande che più o meno tutti si sono poste, da almeno un anno a questa parte. O forse anche da prima, da quando Vittorio […]

La sala dei Tintoretto - Biennale di Venezia 2011 - photo Valentina Grandini
La sala dei Tintoretto - Biennale di Venezia 2011 - photo Valentina Grandini

È legittimo presentare opere antiche in un contesto come la Biennale di Venezia? Vanno ridiscussi i canoni secondo i quali l’arte del passato e la creazione contemporanea sono presentate e recepite? Domande che più o meno tutti si sono poste, da almeno un anno a questa parte. O forse anche da prima, da quando Vittorio Sgarbi lanciò la provocazione (o non lo era?) di esporre al Padiglione Italia solo il Cristo Morto di Mantegna (e poi abbiamo visto com’è andata). Di certo comunque dopo che Bice Curiger lo prese sul serio, piazzando tre Tintoretto al centro della sua mostra internazionale ai Giardini.
Ora a queste domande prova a dare risposte – ed anche una cornice teorico-critica – l’incontro dal titolo Tintoretto e la Biennale: gli effetti di una nuova contestualizzazione, programmato a Venezia al Teatro alle Tese nell’ambito del ciclo di incontri Meetings on Art. A dipanare la tematica ci saranno Achille Bonito Oliva, Cecilia Canziani, Roland Krischel, Haroon Mirza, ed anche il “nostro” Pericle Guaglianone, che porterà quindi un po’ di Artribunism nel prestigioso contesto.
Il contemporaneo – sostiene Bice Curiger – si apre sempre più al confronto con la storia e la tradizione, senza alcun tipo di complesso d’inferiorità o, all’opposto, senza alcuna pretesa di maggiore ‘attualità’ rispetto all’arte antica”. Passerà l’esame?

Sabato 22 ottobre 2011 – ore 15.00
Teatro alle Tese, Arsenale – Venezia
www.labiennale.org

CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.
  • Cristiana Curti

    A parte l’inevitabile scivolata che dai teleri tintorettiani confluisce nei tremendi teloni di Cristopher Wool, l’arroganza della curatrice è pari forse solo alla sua ingenuità.
    Virare così profondamente un giudizio critico significa dare una coltellata alla schiena di tutti gli artisti (nessuno escluso) presenti alla mostra curigeriana.
    Non è questione di impossibili equiparazioni di grandezze (anche se, naturalmente, la voglia c’è sempre…), quanto di incompatibili livelli di lettura. Come pensare di decifrare il Pleistocene avendo a disposizione solo elementi dell’Olocene…
    Operazione coscientemente rischiosa e pretenziosa, ma nei fatti povera e incosistente. E miserevolmente franata. Così come ancor più miserabile sarebbe stato imboscare il Cristo del Mantegna nel Padiglione Italia all’Arsenale: non oso neppure immaginare….
    Nulla è impossibile, ma bisogna saperlo fare. E’ per questo che è anche sbagliato assolutizzare la questione: è giusto “far dialogare” l’arte antica con la contemporanea? Dipende da chi è il moderatore.
    La domanda vera è: è giusto che la Curiger abbia schiaffato tre Tintoretto fra Bruno Jakob e Omer Fast? E Bruno e Omer che dicono in proposito?

  • “Il contemporaneo – sostiene Bice Curiger – si apre sempre più al confronto con la storia e la tradizione, senza alcun tipo di complesso d’inferiorità o, all’opposto, senza alcuna pretesa di maggiore ‘attualità’ rispetto all’arte antica”.
    .. sostiene .Bice Curiger ! … a me non pare che il contemporaneo sia mai stato “chiuso” al confronto con la storia e la tradizione ne’ che abbbia mai sofferto di complessi di inferiorita’ e neppure il contrario, almeno se si prendono in considerazione gli artisti migliori .

    • Cristiana Curti

      Verissimo, Luciano. Qual è quindi il senso dell’operazione “afasica” (altro che dialogo!) della Curiger?

      • Debbo dirti con tutta onesta’ che non l’ho assolutamente compreso. Il “Padiglione Curiger” a me proprio non ha detto gran che’ , a parte il piacere di ammirare da vicino i Tintoretto, appunto. Come giustamente dici il “dialogo” e’ sempre possibile, anzi spesso sarebbe auspicabile e molto interessante, il problema e’ il “moderarore” (curatore) che deve avere delle idee ben chiare nell’accostare antico e moderno e soprattutto deve essere in grado di comunicarle agli altri queste sue idee.

  • IMPARA L’ARTE E METTILA DA PARTE!!!

    MA QUALE DIALOGO E LUCE………..

    T come Tintoretto. Figura di riferimento per il veneziano Emilio Vedova è il Tintoretto come ricordava l’artista stesso: “…Tintoretto è stato il pittore che mi ha ispirato…” (Alessandro Masi, “Emilio Vedova 1935-1950. Gli anni giovanili”, Edimond, Città di Castello, 2007). Alla conferenza di presentazione del libro di Alessandro Masi “Emilio Vedova 1935-1950. Gli anni giovanili” il critico d’arte Achille Bonito Oliva ha sottolineato come Vedova abbia tratto il proprio flash gestuale dal flash pittorico inventato da Tintoretto sul quale il critico di Caggiano aggiunge: “…inquadrature cinematografiche di Tintoretto perche cos’è la “Scuola di San Rocco” se non una sequenza cinematografica di inquadrature che anticipano finanche Orson Welles, inquadrature dal basso verso l’alto, di sbieco, di lato…”. Basti per tutti gli affreschi ricordare la“Salita al Calvario”con il movimento che sembra percorrere le figure in processione e la straordinaria inquadratura in campo totale de “L’adorazione dei pastori”. Cinematografica è anche l’inquadratura dell’ “Autoritratto sullo specchio a terra” (1937) in cui Vedova si ritrae in una prospettiva stravolta dal basso verso l’alto. Era sempre Tintoretto ad ispirare il dinamismo e il furore gestuale libero da condizionamenti che caratterizza l’opera di Vedova. Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, è l’artista che riesce a coniugare la linea “fiorentina” e la volumetria delle figure con l’importanza che viene assegnata al colore dal tonalismo veneto. La tradizione vuole che sulla porta dello studio di Tintoretto campeggiasse la scritta “disegno di Michelangelo e colorito di “Tiziano”. Tra le sue opere ricordiamo “Il miracolo dello schiavo” (1548), connotata dalla grande concitazione della rappresentazione e dagli audaci scorci prospettici delle figure dello schiavo e di san Marco.“Il trafugamento del corpo di San Marco” e “Il ritrovamento del corpo di San Marco” per la Scuola Grande di San Marco, con le fughe prospettiche insolitamente allungate ed i vibranti bagliori luministici che si accendono in una raffigurazione giocata su tinte fosche, che mostrano quella drammaticità di stampo teatrale che è la cifra stilistica di tutte le opere del maestro veneziano. L’opera più importante è la decorazione della Scuola Grande di San Rocco che lo tiene impegnato per ventitré anni e la quale realizza l’immensa “Crocifissione” (5,36 x 12,24 m.) e capolavori quali “Cristo davanti a Pilato”, “L’adorazione dei pastori” e “Santa Maria Egiziaca in meditazione”. E POI…….?

    • antonio (nonsonounfake)

      e poi il buio.

    • Caro “impara l’arte ecc.”… tutto bene e poi? Che tu c’informi che Vedova si dichiarava “ispirato” dal Tintoretto e che ABO confermò, che tu ci “copi-incolli” una parte di scheda biografica “wikipediana” del Tintoretto (superflua per la maggior parte dei lettori, persino per me) a che ci porta? Che c’entra? (sarò grato a tutti coloro che smetteranno di usare l’orribile “che c’azzecca” e già che ci siamo, anche se non ti riguarda, anche a quelli che smetteranno di scrivere “a gratis” o peggio “aggratis”) Ci dice qualche cosa sulle scelte della Curiger? Ci da qualche spunto per il prossimo incontro “Tintoretto e la Biennale: gli effetti di una nuova contestualizzazione” ? Non mi pare proprio ma, forse, tu avevi in mente altro che ti è “rimasto nella tastiera” nel qual caso saremo tutti qui pronti a leggerlo e commentarlo.

  • guglielmo

    perché ridurre questo spazio ad un esercizio di pedanteria? Mi piacerebbe leggere riflessioni sull'(eventuale) attualità di Tintoretto, relativa non a singoli personaggi, bensì proiettata in un panorama più ampio. O la sua negazione comunque motivata.

    • Cristiana Curti

      Esiste forse un’ “inattualità” di Tintoretto?

    • …perché ridurre questo spazio ad un esercizio di pedanteria? Mi piacerebbe leggere riflessioni… Anche a me caro Guglielmo!