London Updates: chi l’ha detto che l’Italia è in declino? Lo dicono i numeri, porcocane! Nella sezione delle gallerie giovani di Frieze ci siamo attestati su una presenza pari a zero. Italiana è solo la curatrice

Già il periodo non è proprio il massimo della vita, già le posizioni faticosamente conquistate dalla compagine più internazionale delle gallerie nostrane sono micragnose, poi se ci mettiamo pure ad andare al passo del gambero, come si dice, stiamo freschi. Questo capita quest’anno a Frieze nelle presenze italiane. Non tanto per quanto riguarda le presenze […]

Già il periodo non è proprio il massimo della vita, già le posizioni faticosamente conquistate dalla compagine più internazionale delle gallerie nostrane sono micragnose, poi se ci mettiamo pure ad andare al passo del gambero, come si dice, stiamo freschi. Questo capita quest’anno a Frieze nelle presenze italiane.
Non tanto per quanto riguarda le presenze nella Main Section che sono poche ma buone, ma per quel che concerne Frame, che è la sezione più fresca e giovane dove si affastellano gallerie di ricerca nate da meno di sei anni che sono obbligate a presentare una personale e che hanno uno stand piccolo ed a prezzi relativamente abbordabili. Lo scorso anno la presenza era sparuta ma c’era (Federica Schiavo, Galleria Fonti) quest’anno, a dispetto dell’italianità di uno dei due curatori, Cecilia Alemano (l’altro è Rodrigo Moura), la presenza del nostro paese è pari a zero.

www.friezeartfair.com/yearbook/frame

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  • Al di là di una crisi della critica d’arte in italia (finalmente rilevata anche dal sistema buono) in italia c’è un problema enorme rispetto le gallerie. Non essendoci critica gli unici punti di riferimento sono la MODA e il CURRICULUM VITAE (fatto spesso di pubbliche relazioni che servono per confondere il collezionismo e basta). In italia non c’è un pubblico dell’arte contemporanea, finiti quei 10 collezionisti (20 con l’estero, forse) per via della crisi, finito tutto. E quei 10 collezionisti sono già rimasti fregati 10 anni fà, quindi iniziano giustamente a non credere più a curriculum vitae costruiti e tavolino e per nulla significativi.

    Una critica d’arte che approfondisse in patria stimolerebbe la qualità (e non lo scimmiottamento di artisti stranieri, come avviene ora); questa qualità poi dovrebbe essere esportata in modo deciso e dialettico rispetto la scena internazionale. In italia in questo momento non ci sono critici d’arte, ci sono: accademici precari e immobili e poi ci sono curatori che vogliono fare gli artisti e quindi sono calati in una competizione benevola con gli artisti che dovrebbero approfondire. Poi ci sono operatori che lavorano su un piano internazionale (Bonami, Gioni, Alemano, Cavallucci, Cramerotti) che, più o meno giustamente, non sono convinti e non sono interessati alla scena italiana.

    L’italia non esporta. Siamo pressochè assenti dai principali eventi internazionali (ultimamente Lione e Istanbul) e l’unica modalità di export è lo scambio di figurine tra la galleria zero e altre gallerie estere (io ti do questo artista , tu mi dai quello).

    Ma non si tratta di vedere il medagliere italiano alle olimpiadi su Rai Sport. Si tratta di rilevare anche un problema di qualità rispetto la scena italiana. Un problema del linguaggio che è poi anche internazionale.

    I nostri idoli nazionali sono gonfiati da una proverbiale autoreferenzialità, e questo meccanismo è destinato a illudere e deludere prima di tutto gli stessi idoli.

  • un critico italiano

    In Italia la critica d’arte esiste ancora, sebbene a ranghi ridotti.Solo che le operazioni che porta avanti vengono tuttora fatte passare sotto silenzio anche da coloro che dovrebbero viceversa apprezzarle. Per il resto concordo con i tuoi argomenti

  • si raccoglie quello che si è seminato …