L’Arte Povera non esiste? Anatema! E Artissima cancella lo show commissionato a Triple Candle

I contorni della questione non sono chiarissimi, perché le versioni sono comprensibilmente diverse. In sostanza, Artissima aveva commissionato a Triple Candle, spazio di Philadelphia, una mostra da tenersi nei giorni della fiera nell’ambito di Approssimazioni Razionali Semplici, progetto ideato da Lara Favaretto con Francesco Manacorda. Non vedendo comparire l’evento nel programma, hanno chiesto spiegazioni, giunte […]

Francesco Manacorda, uno dei membri della giuria

I contorni della questione non sono chiarissimi, perché le versioni sono comprensibilmente diverse. In sostanza, Artissima aveva commissionato a Triple Candle, spazio di Philadelphia, una mostra da tenersi nei giorni della fiera nell’ambito di Approssimazioni Razionali Semplici, progetto ideato da Lara Favaretto con Francesco Manacorda. Non vedendo comparire l’evento nel programma, hanno chiesto spiegazioni, giunte dallo stesso direttore di Artissima. Il motivo del dissidio? Triple Candle partiva dall’assunto paradossale che l’Arte Povera non è mai esistita. Ipotesi che Manacorda, come riporta il sito dello spazio americano, riterrebbe “potenzialmente molto offensivo per gli artisti e i galleristi che partecipano alla fiera”. Sin qui la versione degli statunitensi. Abbiamo contattato Manacorda, secondo il quale le cose sono andate in maniera assai diversa. “La cancellazione della mostra ideata da Triple Candie è un fatto che mi rattrista molto”, ci racconta. “Ero realmente interessato alla realizzazione di una mostra intelligente, che mettesse in discussione quegli assiomi ormai consolidati nei confronti dell’Arte Povera ed è per questo motivo che abbiamo deciso di commissionarla”. E tuttavia… “Il progetto tendeva a mettere in ridicolo in maniera superficiale le opere degli artisti, senza al contempo presentare argomenti utili a una riflessione sulla storia dell’arte”. E conclude: “La mostra, così come si era ormai delineata, cioè superficialmente caricaturale e priva di un reale contenuto scientifico, non era in alcun modo ‘difendibile’. Visionato il materiale e preso atto del loro categorico rifiuto di aprirsi al dialogo, mi sono visto quindi costretto a mettere fine alla collaborazione, senza alcun intento censorio”.

– Marco Enrico Giacomelli

Il comunicato di Triple Candle

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • nicola

    Triple candie, ripeto: TRIPLE CANDIE

  • tiziano nuevo

    la favaretto???? peggio che mai! arte povera tutta la vita ma non la favaretto.

  • effe ci

    Manacorda prima o poi lo vedremo sulla scena politica, sa fare dichiarazioni di un’ambiguità tale, e talmente abili a negare l’evidenza, che il nostro premier pagherebbe (e profumatamente) per essere in grado di farne a sua volta.

    • Ipazia

      Non ho capito questo intervento, tu hai visionato il materiale?

  • Ipazia

    Non conosco alcun dettaglio, ma la spiegazione di Manacorda mi pare chiarissima: nel momento in cui una mostra non è difendibile, ma diventa solo un pretesto per offendere e svilire, in questo caso un intero movimento, guarda caso italiano e non americano, deve essere trattata come merita, deve essere annullata.

    • l’uomo tigre

      manacroda come altri curatori, ma anche favaretto come altri artisti, hanno i loro incarichi e la loro gloria in quanto sono digeribili dai politici e dai galleristi e collezionisti, tutti  questi non sono in grado, per loro natura,  di innescare un reale confronto sui contenuti e sull’etica.
      sappiamo bene quanto l’arte povera è stata una manovra politica economica, interessante sarebbe stato questa volta parlarne… così magari si incominciava a fare un pò di cultura.
      e magari anche altri, come gli americani avrebbero incominciato a fare un pò di autocritica sulla loro arte.
      siamo tutti indignati, scenderemo in piazza sabato 15.
      vogliamo sapere chi paga lo stipendio di Manacorda, e quanto prende, e siamo sicuri che gira rigira sono soldi pubblici.

      • me.giacomelli

        Caro l’uomo tigre,
        l’ammontare dello stipendio di Manacorda non lo conosco, ma che siano soldi pubblici è chiaro senza alcun gira e rigira. Artissima ha sede in via Bertola 34 a Torino, dove c’è la Direzione Cultura, Turismo e Sport della Regione Piemonte e, andando sul sito della fiera, vedrai che i siti citati in calce sono innazitutto Fondazione Torino Musei, Regione Piemonte, Provincia di Torino e Città di Torino. Naturalmente poi ci sono gli sponsor, che quindi in maniera “indiretta” contribuiscono a pagare le spese. Tuttavia, bisogna anche valutare il discorso relativo agli investimenti del denaro pubblico. Quando li si toglie si grida ai tagli alla cultura, quando li si mette si grida agli sperperi. Personalmente non ho ricette bell’e fatte, ma so (per esperienza e leggendo i rendiconti) che quei denari tornano alla città moltiplicati almeno per 3. La domanda ovviamente è: a chi tornano? Viene in mente in primo luogo tutto il settore del turismo (ristoranti, taxi, alberghi ecc.), e qui si può sindacare se il proverbiale gioco valga la candela. Insomma, non mi pare che sia il caso di “indignarsi”, semmai di chiedere e pretendere estrema trasparenza sui flussi di denaro. Parliamone.

        • l’uomo tigre

          Caro Giacomelli,  che meraviglia venire a conoscenza che l’onere dello stipendio di Manacorda è altamente coperto dai ricavi che determina la macchina economica di Artissima, è che anche se rientrano dei denari a hotel, taxi, ferrovie e qualche ristorante, vengono spesi soldi pubblici per sostenere le ben note operazioni mercantili che da sempre indeboliscono la cultura italiana
          quindi è il caso di indignarsi, e magari anche di fare proteste perchè tutto questo controllo sull’arte e sulla cultura ha in realta un fine,……………………………………………………….. ma insomma L’Italia è in crisi, Faenza taglia, paghiamo 145 milaeuri per ciascuno direttore del Rivoli, ed intanto il nano resiste, ma è così difficile da comprendere che o si fa una reale opposizione o si sprofonda nella preistoria dellà civiltà.

      • ipazia

        Si infatti concordo con Giacomelli.. adesso va di moda indignarsi e ci si indigna senza capire nulla di ciò di cui si discute.
        Indigniamoci quando è il caso per favore, Artissima è un evento di alto livello che molti ci ammirano e invidiano.
        Cerchiamo di non distruggere, cerchiamo di costruire, ottimizzando le risorse.
        L’arte povera è stato uno strumento politico? Probabile. L’arte povera ha stancato? Probabile. Ma è esistita ed è stata in grado come movimento di superare confini e cavalcare testi critici e filosofici. Questo è indiscutibile. La necessità di andare oltre significa puro autolesionismo se si fa coincidere con la negazione del valore dell’unico movimento artistico che è stato in grado di gestirsi come tale da mezzo secolo oramai….

        • l’uomo tigre

          Cara ipazia Immagino Artribune a spasso con Renzi non con Fassino semmai ora va di moda non indignarsi, almeno da più di 40 anni, ed infatti le conseguenze si vedono, ma tu sei stata ad esempio alle rappresentazioni, presunte performance, di pistoletto, gelitin che Artissima ha prodotto? suvvia non scherziamo con l’appeal internazionale, sarà ma io mi consolo a voler dialogare dapprima con il contesto locale della mia via

          • ipazia

            Vuoi la verità? No, a quelle non ci sono stata..
            Io sono abituata a seguire il meglio di quello che un contesto mi propone

  • nicola

    secondo me ha fatto la figura del coniglio. prima ha speso parole ntusiastiche poi, forse pressato da terzi, ha fatto un codardo dietro front..
    http://www.triplecandie.org/Archive%202011%20arte%20povera%20events.html

  • antonio

    Ma non lo sapevate che funziona in questo modo?
    Così sopravvive gente come Manacorda per non parlare di gran parte dei suoi colleghi! Una banda di poveracci! Bel gioco di parole : Arte Povera – Poveracci: la non proprio povera Arte Povera necessita di reali poveracci per avere difensori e servi.
    E voi ve la prendete con Jean Clair?
    Ma mi sembra di vedere che c’è di peggio…..
    Tra l’altro in certi gironi della decadente Torino e dell’orrida Milano la vigliaccheria si sposa sempre alla mediocrità.

    • l’uomo tigre

      ciao ma sei antonio inoki?
      smascheriamo questi servili vigliacchi

    • ipazia

      Dimenticavo.. io adoro Jean Clair, e Torino è decadente quanto vuol essere, e saprà evolversi, crisi o non crisi..

  • Antonio

    Si sono inoki e infatti i
    Nomi li faccio