Gli italiani passeggiano sopra Manhattan. È Cecilia Alemani il nuovo direttore Art Program del parco sopraelevato dell’High Line

Per una volta, ci togliamo la soddisfazione di guardare New York dall’alto in basso. No, non siamo in delirio d’onnipotenza. La metafora in questo caso si traduce in un dato fisico: stiamo infatti parlando della High Line, la vecchia sopraelevata che corre fra gli ex spacci di carne di Meatpacking District e la Trentaquattresima strada. […]

Cecilia Alemani (Photo Tom Medwell)

Per una volta, ci togliamo la soddisfazione di guardare New York dall’alto in basso. No, non siamo in delirio d’onnipotenza. La metafora in questo caso si traduce in un dato fisico: stiamo infatti parlando della High Line, la vecchia sopraelevata che corre fra gli ex spacci di carne di Meatpacking District e la Trentaquattresima strada. Come tutto il mondo sa un tratto di questa ferrovia dismessa è stato trasformato dallo studio newyorkese Diller Scofidio + Renfro in un parco sopraelevato. Una vera svolta per New York dove prima di questo segno urbano il concetto di “passeggiare” in città non esisteva: lo spostamento -a piedi, in bici, in taxi o in metro- era concepito esclusivamente per transumare da un business all’altro. E invece, tra piste ciclabili, aree pedonali e parchi sospesi, New York si europeizza. Una europeizzazione che ha avuto un successo clamoroso e che ha consigliato i gestori della High Line di rilanciare uploadando il nuovo parco in “parco d’arte”.

Ma perché guardare New York dall’alto in basso, e perché usiamo la prima persona? Perché ora l’Art Program, appunto, della High Line ha un nuovo direttore, ed a sostituire Lauren Ross – in partenza verso il Philbrook Museum of Art – è stata chiamata l’italiana Cecilia Alemani (che con Massimiliano Gioni fa coppia nella vita, nella professione e nei successi newyorkesi). La Alemani non è certo una novellina per l’ambiente Usa, viste le sue esperienze con il MCA di Chicago, il PS1 del MoMA, ed il ruolo centrale avuto in X-Initiative (realtà che nasce tra l’altro nei pressi della High Line, proprio a Chelsea). Il tutto affiancato ad altri impegni internazionali alla Tate Modern, o recentissimamente con Frame, sezione dell’ultima Frieze Art Fair.
Ma qui il passo è importante: proprio in virtù della recente inaugurazione del secondo tratto, la High Line si presenta ora come uno degli spazi “sotto osservazione” nella Grande Mela, con potenzialità di sviluppo altissime. Che la Alemani vuole sfruttare in pieno, con spettacoli di danza, creando un lungo giardino delle sculture, con installazioni di video proiettati sugli edifici ai lati del “serpentone”. Non si tratta di un museo blasonato o alla moda, ma non fatevi trarre in inganno: questo è uno degli incarichi più interessanti nella Grande Mela.

  • pak

    meno male, speriamo di essercela tolta dai coglioni dal programma di frame a frieze.

  • marta jones

    esatto!!! c’è poco da gioire per questo incarico ad un’italiana che è a NY perché mantenuta dalla sua ricca famiglia, appoggiata dal suo ‘potente’ fidanzato, infilata nei programmi culturali dal loro ‘furbo’ mentore e finanziata da qualche milionary man americano (ricordiamoci che in USA NULLA è sostenuto dallo stato ma tutto da privati!!!)…..
    dunque io gioisco per l’unica italiana degna di nota nella Grande Mela, cioè Paola Antonelli donna intelligente e capace, non per le ragazzette di buona famiglia in vacanza!

  • Luca Rosso

    Ma voi siete pazzi. Alemani ha curato piu mostre e fatto piu gavetta di chiunque passi il tempo a scrivere sui blog invece di lavorare. A NY ci vive da quasi dieci anni e ci e’ arrivata con una borsa di studio al Bard, la scuola per curatori, altroche la vacanza.

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