Affamati e folli. Milioni di persone nel mondo rendono omaggio a Steve Jobs, scomparso ieri a soli 56 anni. Una straordinaria selezione di video per ricordarlo…

“Stay hungry, stay foolish”. È questa la frase più postata sui social network di tutto il mondo da ieri sera. La notizia della morte di Steve Jobs, co-fondatore e CEO di Apple, scomparso a soli 56 anni dopo una vita dedicata alla ricerca in campo tecnologico, ha impressionato e commosso milioni di persone. Quello che […]

Stay hungry, stay foolish”. È questa la frase più postata sui social network di tutto il mondo da ieri sera. La notizia della morte di Steve Jobs, co-fondatore e CEO di Apple, scomparso a soli 56 anni dopo una vita dedicata alla ricerca in campo tecnologico, ha impressionato e commosso milioni di persone. Quello che era ormai diventato il suo motto (“restate affamati, restate folli”, pronunciato durante un discorso a Stanford nel 2005, quando l’imprenditore americano aveva già combattuto e vinto la sua prima battaglia contro il cancro), è una frase presa dall’ultimo numero di Whole Earth Catalog, storica rivista fondata da Stewart Brand alla fine degli anni Sessanta. Uno slogan incisivo e memorabile, che ha ispirato tanti sperimentatori, celebrando il coraggio, la capacità di guardare aldilà delle convenzioni, di rompere le regole, di agire contro corrente. Perché, come scrisse una volta George Bernard Shaw, “l’uomo ragionevole adatta se stesso al mondo, quello irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Così il progresso dipende dagli uomini irragionevoli.”
Artribune
, con questo piccolo contributo fatto solo di video, vuole rendere omaggio non solo a Jobs, ma a una filosofia di vita. Che è poi quella che guida, da sempre, anche i più grandi artisti.

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • http://www.francescomai.com Francesco Mai

    Requiestat in pacem.

    Grazie a persone con la sua lungimiranza la vita di molti e è cambiata (si spera in meglio)
    e molti altri orizzonti,anche creativi,si sono aperti.

    Detto da una persona che il mondo Apple non l’ho mai toccato.

    E infatti alle mie mostre quando la gente vede le mie opere digitali mi chiede sempre :”Lavori con il Mac vero?”