Tremate, è arrivato ArtLeaks, il WikiLeaks dell’arte contemporanea. In un sito web le denunce di artisti, curatori e intellettuali

L’iniziativa è firmata da un collettivo di composizione internazionale (i membri sono americani, francesi, rumeni e russi, con una piccola presenza italiana, quella della performer e coreografa Valentina Desideri). L’obiettivo? “Rompere il silenzio”, come dichiarano trionfalmente nel sito web Art-Leaks.org. Esasperato dagli abusi, dai ricatti e dalle condizioni legali ed economiche sempre più precarie dei […]

L’iniziativa è firmata da un collettivo di composizione internazionale (i membri sono americani, francesi, rumeni e russi, con una piccola presenza italiana, quella della performer e coreografa Valentina Desideri). L’obiettivo? “Rompere il silenzio”, come dichiarano trionfalmente nel sito web Art-Leaks.org.
Esasperato dagli abusi, dai ricatti e dalle condizioni legali ed economiche sempre più precarie dei “cultural workers” di tutto il mondo, il gruppo Art-Leaks ha deciso di inaugurare una piattaforma collettiva online dove denunciare pubblicamente i comportamenti illeciti e scorretti di molte istituzioni artistiche e accetta nuovi contributi da parte dei lettori, sia in forma anonima che firmata. Ogni caso verrà per quanto possibile verificato dal comitato di controllo e deve essere corredato di prove (email, lettere, video o quant’altro).
Il progetto, partito la scorsa settimana, contiene al momento tre casi, tutti provenienti dall’Est: una lettera che riguarda la gestione dell’Unicredit Pavilion in Romania, una sul Kandisky Prize e una terza sulla Biennale di Mosca. Chi sarà il prossimo?

– Valentina Tanni

www.art-leaks.org

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • In italia da due anni e mezzo sto riportando comportamenti e dinamiche scorrette. Il problema è che la posta in gioco è così bassa e tutti sono così precari, che tutti preferiscono tacere ed accettare qualsiasi cosa. Il Wikileaks dell’arte italiana deve prendere in considerazione il fatto che quà l’opinione pubblica, il pubblico dell’arte coincide con 4 addetti ai lavori in croce. Quindi non ci sarà mai scandalo perchè questi 4 sono solidali nel rimanere sulla braca che affonda. Una sorta di masochismo.

    In questo i giovani sono vittime e i primi collaborazionisti. I vecchi, di una paese per vecchi, pagano con i soldi di Unicredit il silenzio delle generazioni più giovani che in cambio ricevono solo illusioni e delusioni. Si prospettano generazioni future di quarantenni e cinquantenni perdute, che cercheranno di recuperare il tempo perso attraverso inseminazioni artificiali ed altri equilibrismi.

  • marta jones

    un bell’esempio di sfruttamento di lavoro al limite della legalita’ e’ quello dell’organizzazione dell’intera biennale di venezia (come dice Il suo egregio portavoce ‘una delle mostre piu’ visitate al mondo….’), fulgido esempio del sistema-precariato culturale giovanile (e non) in Italia e nel mondo, di cui altro che mail, video o documenti accusatori vari…..ma chi ha mai ascoltato quei poveri 4 gatti che ad ogni edizione manifestano o scioperano, immolandosi sull’altare del glamour biennalesco/festivaliero?! La stampa, forse?! La critica, le istituzioni tutte sempre, costantemente solidali??!!!!! Dunque ha ragione luca rossi; ma il problema e’ che in uno dei paesi meglio corrotti e conniventi in occidente , nessuno finora e’ stato in grado di scardinare qiuesta mala-cultura imperante che considera ancora oggi le professioni culturali un hobby per ragazzini e signore ricche e annoiate.

  • c’è poco da lamentarsi, in realtà. a meno di non aderire all’allucinazione collettiva che di cui ci vorrebbero partecipi diversi operatori. Avendo oramai compreso alla perfezione i meccanismi dei concorsi e del crowdsourcing, la maggior parte delle “opportunità” proposte da questi figuri sono ben lontane dalla sostenibilità, e i giovani artisti non riescono a fare quello “di mestiere”. E la precarietà di questo modello si dimostra essere un circolo vizioso, per cui visto che sei debole devi sottostare a regole che ti rendono ancora più debole.
    Piuttosto che denunciare e lamentarsi c’è da reagire. E reagire vuol dire soprattutto informazione e conoscenza, in questo caso. Perchè bisogna sì scartare tutti questi operatori che sono interessati a poter parlare di innovazione e “creatività”, di vita digitale, di nuove arti, e che però per farlo inscenano un meccanismo a due velocità per cui le “star” sono degne di budget e i giovani sono degni di essere messi in un mucchio per far numero e, già che ci sei, twitta in giro le info del concorso così mi fai un po’ di comunicazione.
    Però bisogna anche dare delle alternative. E le alternative sono nella conoscenza: nel sapere come quelli che “lo fanno per mestiere” gestiscono la loro arte e la loro professionalità. Quali strumenti usano, di quali professionalità si circondano, come si tutelano, come contrattano, come curano la propria comunicazione.
    Perchè questa situazione è, in realtà, possibile perchè i grandi operatori di cui sopra diffondono una visione ed un immaginario falso: non basta avere un sito web e 2000 amici su facebook per fare la propria comunicazione, per esempio. Bisogna sapere come farlo, circondarsi di persone competenti, investire, intessere relazioni reali, curare la propria cultura.
    Altrimenti si sarà sempre solo l’ennesimo partecipante al concorsuccio dell’operatore X, premio 2000 euro, e poi chi s’è visto s’è visto, tornatene al call center.
    Questi tocca, semplicemente, lasciarli da soli.
    Al prossimo concorso “in crowdsourcing”, al prossimo evento dove a) non vi pagano, b) vi chiedono di portarvi la roba da casa, c) non vi curano la comunicazione, ma la loro se la curano benissimo, d) non vi rimborsano nemmeno: non ci andate. non ci andate. non ci andate. fatelo st’esperimento. fategli fare 0 (zero) presenze. fategli fallire il modello. capite che per loro siete carne da macello e non ci andate. capite che gli servite solo per ottenere soldi per poi fare i fichi e chiamare le star e fare i “gradi eventi”. non ci andate.
    di sicuro sarà più efficace che lamentarsi su un sito.

  • Forse anche perché come si è evoluto il sistema in Italia non interessa proprio a nessuno, asfittico, poco aperto all’innovazione e con gli stessi addetti che si autocelebrano fra loro, un esempio per tutti il festival di faenza che vede un pubblico prossimo allo zero (se si tolgono i volontari che provengono da istituti degli stessi organizzatori …), o con le fiere che conteggiano entrate e uscite dei partecipanti tutti i giorni come dati di pubblico etc…

    Se facciamo un conteggio reale penso che non si va oltre le 30/40.000 persone via un paesino di media dimensione …

    • hm

      gli artisti che protestano non saranno mai ammessi in un mondo vacuo come quello dell’arte perchè nel caso migliore possono essere invitati da chiunque ad andare a lavorare . anche dalla vecchia sorda che abita nell’appartamento a fianco e passa i pomeriggi con gerry scotti .

      – Si prospettano generazioni future di quarantenni e cinquantenni perdute, che cercheranno di recuperare il tempo perso attraverso inseminazioni artificiali ed altri equilibrismi. –

      questo l’ha detto anche milena gabanelli (from dams bologna) .

  • la maggior parte delle “opportunità” proposte da questi figuri sono ben lontane dalla sostenibilità, e i giovani artisti non riescono a fare quello “di mestiere”. E la precarietà di questo modello si dimostra essere un circolo vizioso, per cui visto che sei debole devi sottostare a regole che ti rendono ancora più debole.
    Piuttosto che denunciare e lamentarsi c’è da reagire. Bisogna scartare tutti questi operatori che sono interessati a poter parlare di innovazione e “creatività”, di vita digitale, di nuove arti, e che però per farlo inscenano un meccanismo a due velocità per cui le “star” sono degne di budget e i giovani sono degni di essere messi in un mucchio per far numero e, già che ci sei, twitta in giro le info del concorso così mi fai un po’ di comunicazione.
    Le alternative sono nella conoscenza: nel sapere come quelli che “lo fanno per mestiere” gestiscono la loro arte e la loro professionalità. Quali strumenti usano, di quali professionalità si circondano, come si tutelano, come contrattano, come curano la propria comunicazione.
    Questa situazione è possibile perchè i grandi operatori di cui sopra diffondono una visione ed un immaginario falso: non basta avere un sito web e 2000 amici su facebook per fare la propria comunicazione, per esempio. Bisogna sapere come farlo, circondarsi di persone competenti, investire, intessere relazioni reali, curare la propria cultura.
    Altrimenti si sarà sempre solo l’ennesimo partecipante al concorsuccio dell’operatore X, premio 2000 euro, e poi chi s’è visto s’è visto, tornatene al call center.
    Questi tocca, semplicemente, lasciarli da soli.
    Al prossimo concorso “in crowdsourcing”, al prossimo evento dove a) non vi pagano, b) vi chiedono di portarvi la roba da casa, c) non vi curano la comunicazione, ma la loro se la curano benissimo, d) non vi rimborsano nemmeno: non ci andate. non ci andate. non ci andate. fatelo st’esperimento. fategli fare 0 (zero) presenze. fategli fallire il modello. capite che per loro siete carne da macello e non ci andate. capite che gli servite solo per ottenere soldi per poi fare i fichi e chiamare le star e fare i “gradi eventi”. non ci andate.

    • Cristiana Curti

      Incredibile, caro Sereno, parlavamo all’unisono e non me ne accorsi. Sono contenta. Un caro saluto.

    • TheStylist

      *GRANDISSIMO INTERVENTO*

      E’ l’ultimo manifesto di presa di coscienza prima del fallimento totale ed universale del sistema artistico e culturale in Italia (escludendo altre situazioni).

  • Cristiana Curti

    Ho la sensazione che ci voglia qualcosa di più – per l’Italia dell’arte – del consueto mugugno personalistico e generico sul “quanto non mi piace questo”, “quanto mi fa schifo quello”. Che in genere si forma intorno ai grandi poteri del sistema e alla loro “sistematica” contestazione.
    Anche a me piacciono poco i premi che in Italia benché moltiplicati all’eccesso non hanno fatto niente per incrementare l’interesse del pubblico più vasto all’arte contemporanea, ma hanno solo costruito le carriere dei molti curatori e curatorini di cui a parole tutti si lamentano come fossero i responsabili del male di vivere, esautorando gli esperti veri. Mentre mi “piacciono” di più le biennali, ad esempio. Punti di vista?

    Quanti artisti hanno denunciato il sistema del nero delle gallerie, sistema che inficia qualsiasi REALE valutazione ufficiale (e internazionale) delle proprie opere? Sistema che mina alla base la correttezza dello scambio dell’arte e la fiducia dello stesso pubblico (e dei collezionisti) nell’acquisto e nei passaggi successivi di un’opera? Quante volte abbiamo sentito le lamentele sul fatto che un artista della tal galleria è proposto a 10 (“perché l’indice è..”, e chi lo ha stabilito, l’indice?) e in asta non arriva alla base di 3 ma poi nessuno muove un dito per correggere l’ingiustizia con grandissimo scandalo dell’artista medesmo (che non credeva, non immaginava, non pensava; ma, come: NESSUNO MI PROTEGGE)?
    Perché pensiamo che questo sia un aspetto marginale? Il mercato corretto aiuta lo scambio e la diffusione delle opere non il contrario.
    Il mercato scorretto e sotterraneo è distruzione della nostra arte giovane e meno giovane, perché senza parametri coralmente accettabili (e chissà perché solo da noi, pronti a denunciare tutto e tutti – oggi più che mai -, la “questione dei soldi inesistenti” non scandalizza nessuno) la tracciabilità, la storia e la valutazione di un’opera (e di un’artista) rimangono cose che riguardano solo gli ultimi collezionisti di arte italiana – di calibro, peraltro. Che poi vengono rigorosamente insultati come passatisti al grido di “nessuno capisce la nostra arte ggggiovane e la promuove”.
    E si dimentica, tutti intenti a stigmatizzare il circuito fashion chic dell’arte che in realtà non muove un dado (NON MUOVE UN DADO: è bene che lo ricordiamo, e finiamo di pensare che una rivista costosa di procaci eredi di nomoni e curatori à la page peggiori la situazione), che il collezionista colto e preparato, invece, è in Italia, ma privato dei mezzi per conservare e veder riconosciuta la nostra produzione culturale e quindi portato a comprarne di straniera.

    Se si vuole davvero combattere il sistema della Biennale o della musealizzazione forzata a cui ormai pare non ci sia scampo per gli artisti italiani se in qualsiasi maniera voglione essere conosciuti, bisogna rientrare nelle case (e cambiare casa ogni tanto) per poi uscirne insieme ad altri e formare una coscienza collettiva che investa la cultura italiana come parte ineludibile della qualità della vita. Altrimenti resteremo ancora qui a dirci che i nostri connazionali preferiscono comprarsi un vestito di Cavalli (che scandalo!), una macchina sportiva (che orrore!), una barca potente (che squallore!) invece che interessarsi d’arte. E non è vero.

    Il sistema delle notifiche (tutela dello stato per opere di importanza storico-artistica che hanno superato il 50o anno dalla produzione) che congela e rende ormai sotterraneo tutto il nostro ‘900 (cinquanta anni fa sono ormai gli anni ’60, fra poco anche i Bonalumi saranno notificabili e non saranno più venduti ufficialmente), fa dell’Italia uno Stato senza più storia artistica, perché non permette la lecita visibilità (non solo per la vendita ma anche e soprattutto per prestiti per mostre nazionali e internazionali) della nostra arte.

    Se non favoriamo la circolazione dell’arte attraverso un sistema di leggi che si adegui alla normativa internazionale (che va dall’incentivare la sponsorizzazione attraverso l’abbattimento della spesa investita NON solo attraverso le Fondazioni ma anche attraverso gettiti privati qualsiasi, alla libera circolazione delle opere senza il vincolo della tutela se non per casi straordinari di cui si FA CARICO lo Stato se davvero vuole farli rimanere sul nostro suolo, e dall’imposizione dell’ufficialità delle vendite con la cancellazione dell’IVA per le opere d’arte e un sistema fiscale forfettario per le gallerie, oltre che per un chiaro ordinamento che regolamenti i contratti e le relazioni fra gallerie e artisti) è inutile denunciare il singolo comportamento fuori dalle righe che ha calpestato il singolo piedino.

    Per la denuncia di una scorrettezza palese (illegalità) c’è il tribunale. Se il gallerista mi truffa perché alla fine della mostra mi frega tutte le opere rimaste invendute e non me le restituisce accampando scuse, c’è il tribunale (a patto che gli accordi fra artista e galleria siano stati SCRITTI precedentemente, altrimenti ciao bbbbello, non c’è denuncia che tenga). Se la tal rivista patinata (magari sponsorizzata dalla tal Fondazione bancaria) si appropria senza riconoscerne i diritti delle riproduzioni fotografiche che pubblica, c’è il tribunale. Se il tal commissario della tal Fiera chiede un “pedaggio” non ufficiale per far entrare una galleria nel numero dei partecipanti, c’è il tribunale. Se un burocrate nell’ombra impone un balzello “fuori preventivo e gara d’appalto” per lasciarti fare una mostra in uno spazio pubblico, c’è il tribunale…
    Ma quando mai ho sentito denunce per casi come questi? Non si sa mai, devo mangiare, mi tagliano fuori…
    Altri rischiano la vita – in Italia – per far sopravvivere i propri bar, i propri pastifici o le proprie mercerie senza pagare il pizzo, perché l’arte non pensa che il pizzo è anche questo e chi lo paga evitando le regole dovrebbe sentirsi superiore e meno connivente di chi le regole le ha distrutte volontariamente?

    Forse è vero che gli Italiano usano troppo gli avvocati, ma li usano non per far “sistema” contro un circuito marcio o presunto tale quanto per recuperare il minimo per sé e morta lé. Chissenefrega del dopo, chissenefrega di chi viene dopo di me, fatti suoi.

    Se ho compreso bene il senso di questo sito oggetto della notizia, tutto vorrebbe essere tranne che un invito alla consueta litania di “quanto è ingiusto questo mondo”. Sembra piuttosto un tentativo (chissà se riuscirà) per cominciare a raccontare condizioni davvero e oggettivamente inaccettabili, che distruggono non solo un particolare meccanismo ma IL meccanismo della convivenza civile.
    Ma per l’Italia è TUTTO da ricostruire in questo settore.

    Io sono per ripartire dalle leggi, non per sentirmi dire (mi scuso con Luca Rossi) per l’ennesima volta che siamo nella nonni-genitori foundation (o come si chiama). Stabilito questo (e ammesso sia vero), che facciamo, procediamo con il nostro quotidiano mugugno contro il premietto di Pescasseroli che chiede ben 40 euro per partecipare e non mi ha preso lo stesso (perché c’era in giuria quella carogna con cui due anni fa litigai a morte durante l’installazione di una collettiva a Pescasseroli di sotto)?

    Ci sono partite più grandi da giocare. E non vedo molti che le vogliono giocare, purtroppo.

    Aspetto fiduciosa (davvero) ampie smentite.

    • beh, in realtà delle cose si possono fare (o almeno tentare), però sono delle vere e proprie imprese. te ne cito una cui ho partecipato, ma solo perchè la conosco bene, perchè poi di iniziative interessanti ce ne sono diverse (per fortuna).
      Noi abbiamo fatto un progetto che era una vera e propria istituzione fake. Si chiamava (si chiama) RomaEuropaFakeFactory. E’ una “istituzione” un po’ particolare. Ha gli scopi di una vera e propria fondazione che si occupa di arte e politiche culturali, solo che è un meta brand. Nel senso che è un marchio che chiunque può utilizzare. E’ un fake di una istituzione esistente (non facciamo nomi nè cognomi :) ) e ne utilizza e “scrocca” la comunicazione e la visibilità, e le usa per fare azione a tutto tondo: ci siamo trovati a fare esposizioni, concorsi, lezioni e workshop in univeristà di tutta europa, corsi, pubblicazioni, azioni critiche, produzione e pubblicazione di tecnologie opensource per l’arte e la creatività e, ultimamente, abbiamo anche prodotto una droga in realtà aumentata con lo scopo di comunicare una visione di una realtà differente, proprio come fanno le droghe psicoattive :)
      l’enorme differenza con le istituzioni “reali” (perchè poi vien da chiedersi quale sia il “fake” e quale sia il “real”) è che tutto è organizzato come un ecosistema reale, in cui risorse e risultati vengono messi in mezzo e le strategie sono proposte, discusse e decise da tutti i partecipanti.
      E’ un lavoro immane e un modello difficilissimo da seguire, ovviamente, e abbiamo avuto non poche difficoltà, ma funziona: se vedi sulla mappa sul sito di REFF troverai cose che accadono in tutto il mondo sotto l’egida del nostro bel fake :)
      E’ un modello che comunichiamo e che diffondiamo e ci sembra un buon modello per una istituzione “vera”, no?

    • hm

      – Chissenefrega del dopo, chissenefrega di chi viene dopo di me, fatti suoi. –

      ah ecco perchè lo stato italiano continua a stampare bond a oltranza che non salderà mai alla bce . ed è chiaro anche perchè nella paciosa new york city (si sa che è pechino la città della violenza no?) TUTTE LE BANCHE sono prive del contatto cliente/bancario con questi ultimi ben nascosti dietro spessissimi vetri blindati infrangibili a prova di molotov .

  • Suggerisco interventi piu’ brevi, e quindi più efficaci, perché se no nessuno li legge.

    • hm

      io gli interventi di cristiana curti li leggo sempre tutti DA CIMA A FONDO . quelli sulla nonna genitori foundation invece li snobbo senza pietà . anche perchè non ho mai chiesto a nessuna foundation di farmi nascere .

      • Davide W. Pairone

        al di là di lunghezza/brevità mi pare che rossi tutto abbia fatto nella sua ormai pluriennale attività tranne che “riportare comportamenti o dinamiche scorretti” se non in linea generica e inconsistente. Mentre Cristiana non manca di fare nomi e cognomi, scavando e denunciando laddove ci siano comportamenti concretamente scorretti e non filosoficamente tali. A proposito, rossi dov’era quando facebook si mobilitò per il premio Cairo assegnato in barba alle regole?

    • Maurizia Lugli

      !!!!giusto!

    • io veramente leggo tutto, per esempio e credo proprio di non essere la sola!
      buona giornata.

  • Ma dai…. il premio Cairo…in ogni caso avevo partecipato. Il punto e’ il linguaggio proposto. Il problema e’ l’assenza di una critica d’arte che possa fondare un metodo di giudizio. Perché ci sono artisti ed opere che meritano di essere travolti e travolte, perché fuori dai tempo. La Nonni Genitori Foundation e’ il vero ammortizzatore sociale della giovane e meno giovane arte italiana, in questo modo molti operatori, artisti e curatori, accettano passivamente precarietà ed ogni sopruso.

    • Luca il problema é semmai saltare dal gia’ dato. Se tu poni l esigenza di in nuovo metro di giudizio se invochi una aderenza al tempo con nuovi linguaggi poi , indirettamente ti ricrei una rinnovata nonni genitori foundation non diversa da quella defunta.
      L orizzonte non sono né i metod.i né tantomeno i linguaggi ma solo le singolarità che nascono si aggregano e si pongono strategicamente verso qualsiasi sistema.
      Il problema insomma non é la situazione ma quello di non farsi assorbireo

    • Davide W. Pairone

      che centra la critica d’arte con il giornalismo d’inchiesta? Per parlare di incarichi, appalti, sperperi ecc c’è bisogno di chissà quale rinnovamento del linguaggio? Ma dai…

  • Pingback: Artleaks. Nasce il Wikileaks dell’arte | Nikon Test()

  • Infatti in italia il giornalismo di inchiesta non serve a niente, lo capite o no????? IL PUBBLICO COINCIDE CON GLI ADDETTI AI LAVORI E POCHI CURIOSI, a cosa può interessare agli addetti ai lavori che ci siano giochini di potere? Che sono proprio loro che fanno questi giochini??????

    Il festival di faenza ,internazionale, non viene neanche battuto dalle principali riviste nella sezione cultura sul web; l’associazione musei italiani (amaci) non è mai stata ricevuta da un ministro della cultura in 8 anni di attività…..

    Questa situazione è determinata da 20 anni di operatori inetti che pensavano solo al loro PROGETTO (questa parola andrebbe bandita) e a cercare finanziamenti per il PROGETTO. Operatori con formazioni traumatiche che non hanno più alcuna energia (Maraniello, Pinto, Di Pietrantonio,Pratesi, Vettese, Politi ecc ecc) da spendere per il suolo italiano, ma guardano solo una vaga scena internazionale…senza capire che ogni LUOGO è INTER NAZIONALE per definizione…e che se nel 900 gli inglesi, i tedeschi e gli americani avessero ragionato così..oggi non esisterebbe alcun sistema internazionale….

  • Cristiana Curti

    “Esasperato dagli abusi, dai ricatti e dalle condizioni legali ed economiche sempre più precarie dei “cultural workers” di tutto il mondo, il gruppo Art-Leaks ha deciso di inaugurare una piattaforma collettiva online dove denunciare pubblicamente i comportamenti illeciti e scorretti di molte istituzioni artistiche”

    Questo è il tema della notizia, non “che schifo Giaconto Di Pietrantonio, Angela Vettese, Ludovico Pratesi che non mi dicono nulla e hanno manipolato il sistema dell’arte”. Ovvero: “quanto siamo ottusamente provinciali…tranne me”.

    Personalmente penso che chi si fa il culo (ho proprio scritto così, sant’iddio) ha il diritto di raccoglierne i frutti. Se poi non ci piace chi si è fatto il culo, perché riteniamo che il posto sia usurpato per la poca qualità del prodotto, che lo scritto sia copiato, che la visione sia “importata” e non personale, che il “progetto” sia un bluff, sta a noi cambiare il giro. Non è così impossibile, se si ha testa e volontà (e cultura). Le reti si spezzano, i circuiti si cambiano. E poi, che succede? cambiamo il giro, mettiamo in piedi la libera società dell’arte (salvo poi decretarne la fine quando i primi saranno messi alla ghigliottina come Robespierre, al prossimo giro di giostra) e procediamo con il sistema di leggi che permette sempre ai galleristi di non tracciare la storia di un’opera (e di un artista), frodiamo i collezionisti facendo loro comprare un’opera a 10 quando sappiamo benissimo che ne vale UFFICIALMENTE meno di un terzo (ammesso che davvero abbia un mercato). Sputiamo sulla circolazione corrotta dell’arte e ne invochiamo contemporaneamente (e ipocritamente) l’ampliamento e la maggior qualità. E come dovrebbe accadere ciò, di grazia?

    Insomma, più che nelle idee (nei progetti), è nei fatti che rifiutiamo di essere internazionali (di metterci davvero in gioco, di parlare a tutti e non solo al nostro comodo campicello di claqueristi). E’ con i fatti che il sistema di leggi che regola la conoscenza dell’arte italiana ne impedisce di fatto la diffusione. E’ questo che bisogna combattere denunciando le tangenti che paghiamo ogni volta che spasimiamo per ottenere quel sito espositivo, per fare quella mostra, per ottenere l’interesse di quel critico.
    Ma queste sono cose che, a quanto pare, non si vogliono sentire.
    Meglio continuare a parlare dell’Ikea evoluta.
    Non piace l’Ikea evoluta? cambiamola! Che ci vuole? E’ un “sistema” di pensiero colpevolmente volontario da come lo intende Luca Rossi, basta sostituirlo con un altro. Non ci dovrebbero essere problemi. Io non sono artista, non so creare l’opera che dimostrerà che abbiamo superato questo stadio, non posso farlo.
    Non c’è parola che possa sopperire all’opera d’arte che manca.
    Quello che posso fare – QUANDO E SE NE HO LE PROVE – è tentare di denunciare ciò che compromette il meccanismo della maggior circolazione dell’arte (qualsiasi essa sia) in Italia. E non deve essere arte che piace a me (o a Ginetta, o a Pierluigi). Non ha nulla a che fare questo discorso con la critica o la critica alla critica (per cui abbiamo, me compresa, speso fiumi di parole). Bene Davide, che pure sei ottimo critico (critico). Sai dove muoverti.

    Da un sistema diverso di leggi e di regolazione ufficiale degli scambi dipende il futuro dei talenti che studiano speranzosi in Accademia e degli artisti che non si piegano ai ricatti dell’imposizione del curatore glamorous. Una legge e un diritto che tutela, elevandola, la posizione del nostro sistema dell’arte, impedisce la mafia che comincia dalla lira e finisce nella parola comprata.

    Punto. E mi scuso – anche con la Redazione, che raccomanda più che giustamente la brevità – se sono insopportabilmente prolissa. Luca Rossi può tranquillamente saltarmi a pié pari. Del resto, poiché egli non crede che (il giornalismo di) denuncia sia uguale a ricerca di giustizia e tentativo di ripristinare una lacuna nella società civile e nel sistema culturale (il che è la stessa cosa), non si capisce perché gli dovrebbe interessare questo discorso.

    P.S. il festival di Faenza è una cosa caruccia, ma non ha il potere di cambiare – per ora – nulla. Parole intorno alle parole. Poche discussioni, invece, intorno a questi problemi. Non è colpa dell’AMACI se non viene ricevuta dai Ministri degli ultimi 8 anni (e che Ministri, perbacco!), semmai è il Ministro (in genere un perfetto inesperto in materia) che deve essere accusato di non ricevere l’AMACI. In alternativa un commando AMACI potrebbe forzare le porte di via del Collegio Romano e rapirne il titolare affinché questi accordi udienza?

  • Non avere energie non significa che sia colpa loro…Cristiana scrivi molto, ma non presti molto attenzione agli scritti altrui…

    Non ha senso fare post così lunghi, quale sono i problemi? In modo sintetico.

    I problemi sono ovviamente collegati, e non si tratta di una caccia alle streghe.

    A mio parere il problema centrale è la carenza dei contenuti.

    Poi l’assenza di un confronto critico, l’assenza di critica d’arte. Per la migliore arte contemporanea italiana non esiste un pubblico vero, ed è come se in uno stato mancasse l’opinione pubblica: i cittadini coincidono con i parlamentari. In questo modo non si arriva alle soluzioni migliori perchè fra i cittadini-parlamentari c’è anche una competizione. Il risultato è la mediocrità generale. Perchè questa mediocrità è raggiungibile per tutti e non mette nessuno in difficoltà.

    Il Sig. Rossi non può fare una cosa che esce dalla mediocrità, se lo fa viene eliminato perchè l’opinione pubblica coincide con gli addetti ai lavori che vengono messi in discussione dal lavoro del Sig. Rossi qualsiasi.

    Se ci fosse un pubblico più allargato ci sarebbe più attenzione ai contenuti. Questa carenza dei contenuti non è solo italiana ma anche internazionale. E quindi i giochini di potere italiani mi interessano relativamente, perchè andrebbe messa profondamente in discussione la disciplina ARTE CONTEMPORANEA. E quindi i ruoli, ma anche la definizione di museo, ma anche il significato di appendere una fotina o un disegno ad un muro…bisognerebbe chiudere tutte le accademie e le scuole, per capire dove stia veramente oggi l’arte….

    Capite che tutte queste belle parole di Cristiana contano fino ad un certo punto, si tratta di rinnovare il linguaggio ripartendo da zero…

    Il giornalismo d’inchiesta ,la critica e il linguaggio sono cose ormai profondamente collegate….e in pochi (nessuno???) sanno gestire questa complessità nel sistema dell’arte….

    • LorenzoMarras

      maddai Luca , finiamola almeno tra noi con questa storia degli addetti. Qui tu scrivi ci fai testimoni delle tue iniziative che qualche volta trovo molto pertinenti e veramente efficaci come ad esempio riguarda quella sottaciuta equazione che suggerisce la foto dei reclusi di Guantanamo , ovvero un dentro ed un fuori. Cristiana scrive bene e dice cose molto importanti per cui, non ti dare pena a cercare il pelo nell’uovo. Rilassati.

  • Ma Cristiana scrive bene, ma dovrebbe scoprire la sintesi.

    In italia è proprio così, il pubblico= addetti + curiosi

    Tra gli addetti metto anche i collezionisti…

    Fidati, lorenzomarras tuttoattaccato :)

    Poi non so se ti sei accorto, ma anche in questi commenti saremo in 4 a partecipare :)

  • Non sempre la sintesi é indizio di autorevolezza per la chiarezza che potrebbe invocare. Ciò che apprezzo in Cristiana è che si riesce a percepire , se si legge con attenzione, la passione verso ciò che riguarda la materia e il riguardo verso coloro che sono poi i destinatari dei suoi testi. C é tanta di quella spocchia in questo ambiente che é pressoché diffusa la brutta abitudine di sottrarsi ad ogni comunicazione.
    Tu stesso , diverse volte, hai senza nessun pudore dichiarato di non volere spiegare alcunche’ perché nessuno ti pagava per questo.
    Alle volte Luca bisognerebbe fare memoria anche delle cose che non fanno piacere.
    Per quanto riguarda i quattro non sono d’accordo.
    Le persone che leggono sono secondo tante e naturalmente il dott. Tonelli dovrebbe avete le giuste dimensioni della partecipazione.

    • ecco questa mi sembra la sintesi necessaria.
      cerdo che la passione per la materia ci sia in entrambi i commentatori e ognuno abbia detto un punto di vista reale della situazione.
      Alcune volte un articolo lungo descrive e spiega molto meglio di una breve sintesi che può essere compresa solo dagli “addetti ai lavori”.
      Io apprezzo entrambi quindi…come faccio a non schierarmi:-)???
      però ritornerei al tema principale.

  • Davide W. Pairone

    si è già discusso su queste pagine della fenomenologia di lucarossi pertanto mi limito ad una breve chiosa giacché il succitato va criticando il modus operandi altrui: gli operatori di cui sopra (i funzionari dell’artifizio, per dirla alla Marras) sono gli unici con cui lucarossi intrattiene rapporti. Certo, ilpeggiosistema è alla fine ilmegliosistema e blablabla ma allora qui si predica bene e si razzola male. Vettese e Di Pietrantonio sono colpevoli (!!!) ma non ci sono innocenti (alé) e allora cerco presso il loro capezzale comprensione e legittimazione. Peraltro smerciando progetti (ebbene sì) che rispondono al linguaggio ikea evoluta con il linguaggio ikea implosa e asfittica. Lucarossi mi potrà dire che la coerenza è una chimera ma sinceramente quando incontro un suo commento la rotellina del mouse fa il suo dovere…
    Tornando in topic: non mi illudo che denuncia e indignazione riescano nel microclima dell’arte laddove falliscono nel macroclima della politica e dell’economia. Ma forse, proprio perché non siamo poi moltissimi, boicottaggi o semplicemente scelte oculate nelle collaborazioni possono risultare efficaci. Certo, coi tempi che corrono è difficile esercitare l’arte della rinuncia per principio, anche un tozzo di pane fa comodo e ci si tappa il naso. Ma sul medio periodo è controproducente e, nel segreto della propria coscienza, anche avvilente

    • hm

      sì pairone ma non hai ancora capito, per lucarossi l’unica cosa che conta da vera attention whore è coinvolgere il pubblico —> http://www.artepartecipativa.it/presentazione cioè non importa il contenuto ma solo la forma del coinvolgimento, lo ha ripetuto fino allo sfinimento ‘pubblico pubblico pubblico in italia non c’è pubblico blablabla’ non importa se gli racconti cazzate inutili logorroiche fake ampollose alla tino sehgal nono l’importante è coinvolgere, è per quello che tempo fa ho suggerito che il miglior incontro possibile per tutti quelli che ruotano intorno ad artribune è mirabilandia —-> http://www.youtube.com/watch?v=JrsDlrKQW6g quello almeno è intrattenimento puro, non intrattenimento fake mascherato da occhiali a montatura grossa dietro cui si celano semplici piattole succhiasangue . alla fine nico smascellari è la nemesi odiata di rossi solo perchè è l’altro lato della sua medaglia, nel senso che smascella è un’attention whore palese esplicita e senza il minimo ritegno da anni, mentre lucarossi è più timido e sceglie la strada dell’ampollosità logorroica linkata (a proposito da un logorroico come luca rossi i commenti sulla prolissità della cara cristiana c. urti sono veramente ridicolissimi) .

    • hm

      sì pairone ma non hai ancora capito, per lucarossi l’unica cosa che conta da vera attention whore è coinvolgere il pubblico —> http://www.artepartecipativa.it/presentazione cioè non importa il contenuto ma solo la forma del coinvolgimento, lo ha ripetuto fino allo sfinimento ‘pubblico pubblico pubblico in italia non c’è pubblico blablabla’ non importa se gli racconti cazzate inutili logorroiche fake ampollose alla tino sehgal nono l’importante è coinvolgere a qualsiasi condizione .

      • hm

        è per quello che tempo fa ho suggerito che il miglior incontro possibile per tutti quelli che ruotano intorno ad artribune è mirabilandia —-> http://www.youtube.com/watch?v=JrsDlrKQW6g quello almeno è intrattenimento puro, non intrattenimento fake mascherato da occhiali a montatura grossa dietro cui si celano semplici piattole succhiasangue . alla fine nico smascellari è la nemesi odiata di rossi solo perchè è l’altro lato della sua medaglia, nel senso che smascella è un’attention whore palese esplicita e senza il minimo ritegno da anni, mentre lucarossi è più timido e sceglie la strada dell’ampollosità logorroica linkata (a proposito da un logorroico come luca rossi i commenti sulla prolissità della cara cristiana c. urti sono veramente ridicolissimi) .

        • LorenzoMarras

          ma infatti hm , se di intrattenimento si tratta non facciamolo all’acqua di rose come il somaro Laureato ad Honoris Cattelan che al Madre insceno’ il viva Napoli ole’ strombazzando con i suoi accoliti a destra e a manca.
          All’epoca scrissi, Signori del Madre volete osare ? volete ridurre tutto ad autentica pagliacciata ? invitate Maurizio Corona , cazzo ve ne fate di Cattelan ?!?!
          il risultato è stato una farsa .

  • Pingback: Artleaks. Nasce il Wikileaks dell’arte | Indipedia – Indipendenti nella rete()

  • Mentre apprezzo e lodo Cristiana per la sua coerenza, chiarezza ed anche veemenza, che nulla perde dalla lunghezza del commmento, anzi! Mentre condivido e mi unisco all’appello di Salvatore : dire no! ai “concorsi” ed alle “collettive” (reali o virtuali) “specchietto per le allodole” (appello che fa eco ad una recente risposta delle lettere al direttore di Politi: “mai pagare per esporre!!”)
    Nello stesso tempo non credo si debba ritenere “fuori tema” o peggio, il commento di Luca Rossi, perché, ció che lui stigmatizza non è che un altro aspetto importante della situazione in analisi, conseguente e connesso al tema principale. Casomai la critica che si puó (si deve?) fare a Luca Rossi è quella di stigmatizzare la lunghezza degli interventi altrui e di non accorgersi che la continua ripetizione a “copia e incolla” di cose da lui giá dette piú e piú volte, pur nella sinteticità dell’intervento, anziché ribadire e rafforzare i concetti rende le sue affermazioni stereotipe e toglie loro peso e valore.
    Detto questo vorrei aggiungere che, se è pur vero che a commentare con assiduità siamo in quattro o cinque, è altrettanto vero che a leggerci sono un bel po’ di piú e ció, in un “universo” che è comunque esiguo, alla fine avrà il suo peso.
    È peró chiaro che i nostri commenti servono ma non bastano di certo.
    Io credo poco nell’utilità di un “art wikileaks” che si basi su denunce non anonime delle situazioni e dei casi censurabili, per i motivi di “sudditanza” e di “opportunità” che giá Pairone rileva ma se Artribune volesse veramente dare una mano potrebbe semplicemente proporre sondaggi tra i lettori su concorsi, istituzioni, gallerie, curatori e critici sia in senso positivo (quale il miglior …) che ed ancor piú in senso negativo (quale il peggior…) con, ovviamente, la facoltá di commento. Ne scaturirebbero delle liste di “merito” e di “demerito” che oltre a costituire un incentivo/deterrente per concorsi/gallerie/critici/curatori/istituzioni ecc. darebbero indicazioni e degli strumenti di orientamento preziosi agli artisti, soprattutto ai giovani, che sono, non dimentichiamolo, “l’anello debole” della catena.

    • augusta

      perfetto!
      sì una bella serie di sondaggi. Una specie di quasi denuncia non anonima, per esempio. se nel tempo iniziasse avere un certo peso magari alcune persone del settore cambierebbero atteggiamento.
      Io son rimasta male alcune volte, da visitatrice/ascoltatrice di talks in giro, per Milano, quando ti trovi di fronte alla Vettese per esempio, che presenta Balka senza conoscerlo e parla male l’inglese ( per carità non è una colpa ma un certo carattere internazionale imporrebbe di comunicare in un’altra lingua quasi perfettamente, specialmente di fronte ad un pubblico per presentare un artista). Poi pensi che la presentazione che sta facendo la fa solo per il suo cv . Non conosce nè l’artista nè l’opera . E’ la prima volta, non aveva tanto tempo forse per prepararsi ma sai com’è è la Vettese.ma stiamo scherzando o cosa? Io son banale e ci rimango male. E preferisco l’entusiasmo della Curti la rabbia di Luca Rossi. Preferisco questi dibattiti perchè in certi modi la presentazione dell’arte annoia, non si capisce molto se non il solito ego. E non basta il post modernismo con una “finta ironia”, un crudo sarcasmo ( ben equilibrato per carità per non uscire dagli schemi altrimenti ci perdi…). . Artleaks sarà l’inizio pratico della fine del post modernismo? sancisce questo momento? ben venga. A me pare, anche da tutti i commenti che leggo, che ci sia questa necessità.
      ecco tutto qui. non ho letto tutti i commenti che seguono quindi scusatemi se sto scrivendo cose che leggerò più avanti.

  • al limite

    Un punto importante del commento di Iaconesi è il
    “non basta avere un sito web e 2000 amici su facebook per fare la propria comunicazione, per esempio. Bisogna sapere come farlo, circondarsi di persone competenti, investire, intessere relazioni reali, curare la propria cultura.”. Assolutamente vero ma questo non deve far pensare che, sito web, blog, facebook siano strumenti inutili senza uno sforzo finanziario rilevante.
    Creare il proprio sito web è assolutamente possibile e può persino non costar nulla, di piú, per un “creativo” è un salutare impegno ed un utile “esercizio” con il quale valutare la bontà e la capacità d’impatto delle proprie idee. Circondersi di persone competenti non significa, necessariamente pagare profumate parcelle di professionisti del settore: soprattutto per un giovane non è difficile trovare fra gli amici ed i conoscenti “l’esperto”, magari in erba, che ti da volentieri una mano e che è disposto a “crescere” con te (non dimentichiamo che imperi colossali come Microsoft ed Apple sono nati semplicemente così… OK , Bill e Steve erano dei genii, ma noi non ci proponiamo, almeno per il momento, di arrivare a tanto!,).
    Investire significa non solo e non tanto, aprire il portafoglio (o farlo aprire alla NGF di lucarossiana memoria) ma significa molto più investire tempo, sforzi concentrazione e determinazione.
    Intessere relazioni reali, qui contrapposte a quelle virtuali di facebook e compagnia cantando, è assolutamente necessario ma nulla vieta di partire proprio da facebook o dai blog per trovare l’aggancio per un contatto e il primo approccio per una relazione.
    Curare la propria cultura : questo è non un requisito ma, addirittura, un pre-requisito. Avere idee, genialità, buona tecnica, capacità comunicativa senza una cultura adeguata serve veramente a poco. E la cultura non è mai “abbastanza”.
    Una cosa Iaconesi ha dimenticato (forse perché chi ne è dotato tende a dimenticarne l’importanza) : la curiosità . Non, ovviamente, quelle sterile e pettegola ma quella costruttiva che ti porta a cercar di capire ed approfondire qualsiasi argomento ti capiti a tiro, non importa quanto distante dai tuoi normali interessi, e a non esser soddisfatto sino a che non sei in grado di capirlo almeno nei suoi lineamenti fondamentali.
    Se queste condizioni, che sono tutt’altro che proibitive o scoraggianti, vengono soddisfatte allora la rete e gli strumenti di comunicazione diventano un mondo aperto in cui operare ed in cui i condizionamenti, le cricche, i circoli ristretti e le “torri d’avorio” del mondo cosiddetto “reale”, contano poco o nulla.
    Un ultima cosa, guardatevi attorno, già oggi c’è un’offerta di arte fatta in rete, con la rete e per la rete. Gli smartphones ed i tablets stanno diffondendosi a macchia d’olio (da una statistica recente in Inghilterra il 30% degli accessi ad Internet avvengono via cellulare e se si limita il campione ai giovani la percentuale aumenta al 70%!!).
    Smartphones

    • al limite

      …scusate riprendo accedo anch’io da un cellulare ed il tasto invia articolo è maledettamente vicino al limite del riquadro di commento! ;-) )
      Smartphones e tablets divorano applicazioni nuove : gadgets, giochi, ma anche foto, video e si cominciano a vedere le prime “art-applications” … oggi … provate un po’ ad immaginare quale sará la situazione, diciamo, tra cinque anni…
      Questa è la strada che, sia chiaro, non esclude o preclude quella classica ma che certamente bypassa un sistema chiuso, marcio ed ostile e può consentire ad un giovane di comunicare il suo lavoro e le sue idee senza troppo aggravio alla famigerata NGF e magari iniziare ad avere pure qualche modesta soddisfazione economica dal suo lavoro.

    • hm

      – Investire significa non solo e non tanto, aprire il portafoglio (o farlo aprire alla NGF di lucarossiana memoria) ma significa molto più investire tempo, sforzi concentrazione e determinazione. –

      e invece significa quasi esclusivamente aprire il portafoglio . altrimenti diventa roba squatter perfettamente dimenticabile o degna di essere rasa al suolo, vedi quanto è successo con tutti i centri sociali di bologna .

  • al limite

    Non sono affatto d’accordo caro hm! Tu mi ricordi tanto un mio amico, un tecnico grafico, al quale un giorno domandai come mai non avesse un suo sito web.
    Mi rispose : si, hai ragione, mi servirebbe maledettamente, ma non ho i soldi per farmi fare un sito web! Gli feci notare che il mio me l’ero fatto da solo, che avevo anche fatto un paio di altri siti, uno per uno studio professionale di cui facevo parte ed un’altro per un’Istituzione di studi storico-etnologici nella quale ero coinvolto, non solo ma che, per il mio si trattava già della terza versione (in meno di dieci anni) e che addirittura avevo spesso utilizzato suoi consigli per risolvere problemi di grafica e di riproduzione di foto, come avevo utilizzato i consigli e, spesso, “una mano” di altri comuni amici, con i quali continuavo a scambiare esperienze e discutere problemi.
    Non voleva credermi, secondo lui, come secondo te, solo “un professionista” era in grado di creare e far funzionare un sito “serio” che non fosse una “porcata da dilettanti” per usare la sua espressione
    Non mi ha creduto sino a che, per un suo compleanno, gli abbiamo (io assieme ai comuni amici) regalato il “dominio” e l’hosting per il primo anno e creato una home-page provvisoria. Per la veritá non voleva crederci neppure allora ma, piano, piano, si è convinto e, facendo come avevo fatto io e cioè ricorrendo agli amici tutte le volte che ne aveva necessità, si è creato il suo sito che è oggi, credimi, molto bello e “professionale”. Non solo ma, così facendo, (questo me l’ha detto lui tempo dopo) ha incominciato anche a comprendere meglio i problemi di molti suoi clienti e, conseguentemente, a risolverli meglio.
    Questo per il sito, se, invece, ti riferisci alle opere beh! Dipende da che cosa ti metti a fare: pittura e scultura costano ma non esistono solo tele e colori ad olio di prima qualità, marmo e bronzo!! la fotografia ed il video hanno un costo iniziale di attrezzatura e poi costi di gestione molto limitati ( ma oggi qualsiasi foto o video camera ti consente di realizzare foto e video di buona qualità, persino quelle dei cellulari e non conosco teenager che non abbia un cellulare con camera e video camera in tasca)
    Se ti riferisci al tempo è chiaro che se vuoi fare l’artista “a tempo pieno” fin dall’inizio ho hai la NGF dietro le spalle o ti cerchi un finanziatore di progetto o se no … tiri la cinghia di brutto. Ma è ragionevole proporsi di fare l’artista a tempo pieno a diciotto/vent’anni quando le idee sono ancora molto confuse e certamente fin troppo condizionate da quelle “influenze” che ti hanno spinto a volerti esprimere artisticamente?
    Se guardi alla storia dell’arte trovi una quantità di artisti che hanno, per parte o per buona parte della loro vita, “campato” facendo altro e questo non ha impedito loro di realizzare lavori di tutto rilievo. Ce ne sono anche molti che hanno campato male tutta la vita e che sono stati riconosciuti solo post mortem… capita e continuerà a capitare, d’altro canto, fare l’artista non ha mai garantito la certezza di “guadagnarsi la pagnotta” e chi si preoccupa di eccessivamente di “aver la certezza di guadagnarsi la pagnotta” forse sarebbe meglio che non pensasse a far l’artista.
    Non so’ quale sia la tua attività ma credo che nessuno ti abbia garantito, prima di incominciare, che saresti riuscito a mantenerti decentemente con quel che hai scelto o ti sei trovato, a fare e probabilmente, se non sei un dipendente (e di questi brutti tempi forse neppure se lo sei) nessuno te lo garantisce neppur oggi… ad un artista dovrebbe essere garantito qualche cosa di più?

    • hm

      ah sì? tu invece mi ricordi luciano gerini e serenovariabile, sorry . meglio condensarsi in un nome più sintetico, e soprattutto non fidarsi di nessuno visto che qui arrivano coltellate alle spalle a go-go . nemmeno cattelan ha un sito web (ah no è vero dimenticavo che se l’è fatto da poco —> http://www.cattelan.it), chissenefrega dei siti web io vado solo su youtube artribune e qualche altro sito di musica . ho fatto siti web per anni (il primo nel 2000) e non ho un mio sito web, e allora? ora i siti web li pagano 200 euro a dir molto, ultimamente è anche uscito un programma per mac che li fa da solo . se ti ho risposto in privato (a luciano gerini obviously) che non avevo soldi da spendere per siti web, era sottinteso che ho altre priorità e farmi il sito è davvero l’ultima della lista . scusa ma davvero non capisco la tua menata personale, almeno dovresti firmarti con lo stesso nome, grazie .

      • hm

        per la polemica dei mesi scorsi con lo coco a proposito del suo sito mi sembrava solo strano che uno non potesse pagarsi 6000 euro di spese legali in 2+ anni e si fosse fatto pignorare i mobili dei genitori (anche perchè in caso contrario non poteva mettersi a frignare con artribune e farsi pubblicità gratuita ovvio) quando per sua stessa ammissione aveva pagato il tecnico web per mesi per il mantenimento di ash art (lui sosteneva che gli avessero regalato il sito per il compleanno ma suona veramente come una barzelletta) .

        • al limite

          Caro hm, mi dispiace sinceramente che tu ti sia sentito tirato in ballo direttamente, non era assolutamente mia intenzione. Il tecnico grafico al quale mi riferivo non è un artificio, è una persona reale di cui ti potrei fare nome e cognome così come potrei darti l’indirizzo del sito web, farti nomi e cognomi degli amici che con me gli hanno (per il primo anno, ovviamente) regalato il dominio e l’hosting (come vedi non è una cosa cosí improbabile come pensi tu). Non te li faccio per due buoni motivi:
          Il primo che, anche se ho la tastiera Thailandese e so usare quella lingua per quel pochino che basterebbe, ti troveresti di fronte a quelli che per te sarebbero dei geroglifici incomprensibili.
          Il secondo, più importante, che non ho nessuna intenzione di violare la loro privacy, cosa che farei dato che ho raccontato la vicenda di quel sito, che come ti ripeto appartiene a quello che è, qui, uno stimatissimo professionista.
          Detto questo per chiarezza, il mio post precedente non parlava solo di siti web. Non avendo capito a che cosa ti riferissi quando affermavi che “investire significa solo aprire il portafoglio”, come puoi notare ti ho risposto a tutto campo esaminando non solo il “problema” sito ma anche il costo dell’operare, il costo del tempo da dedicare ed esponendo le ragioni che mi avevano condotto ad affermare che, appunto, investire non significa solo e necessariamente por mano al portafoglio.
          Se tu hai un sito o meno non credo che, qui, possa interessare, come non interessa se lo ho io o meno, visto che entrambi abbiamo scelto di scrivere i nostri post firmandoli con un nik e quindi né tu né io abbiamo intenzione di “farci pubblicità” attraverso queste pagine e, comunque è, e rimane, una tua scelta che nessuno, me compreso ovviamente, ha diritto o motivo di criticare.
          Quanto alla mia identità, se ho scelto di usare un nik è evidentemente perché preferisco non firmarmi con nome e cognome, ben sapendo, per altro, che questo, sommato a coincidenze casuali o ad effettive “somiglianze” ed affinità, può dar adito a chi mi legge di pensare e dire, come fai tu, che chi usa questo nik è in realtà il tale o il tal altro… bene! e allora? A me poco importa e, molto onestamente, credo importi proprio poco (o per lo meno così dovrebbe essere) a chi legge i commenti che li prenderanno, approveranno o criticheranno per quel che sono e non per chi li ha scritti (ma forse anche questo è un po’ un mito) A differenza di Luca Rossi (non suoni a lui come un rimprovero, sia chiaro) chi usa questo nikname non ha nessuna intenzione o velleità di fare una “carriera artistica” con questo nom de plume!
          Se, infine, ritenevi che Luciano G. Gerini ti avesse “tirato una coltellta alle spalle”. ( perbacco quanto sei tragico!!) o “te la stesse menando” per usare la tua seconda versione, mi pare che, forse, la cosa più intelligente fosse quella di scriverglielo privatamente visto che dici che lo avete già fatto in passato, evitando così di render pubblico il fatto che appunto ti sentivi “tirato per la giacchetta”, per altro, come ti riconfermo, senza che io abbia mai avuto a la minima intenzione di farlo.

  • Cristiana Curti

    “Questa carenza dei contenuti non è solo italiana ma anche internazionale.”
    Dice Luca Rossi (da tempo) e ritiene questo il punto centrale del problema.

    Aldilà del fatto che – secondo il mio modo di vedere da massaia – se non ti piace una cosa, provi a cambiarla, ma se sostieni che non ti piace NESSUNA cosa è dura (e un po’ troppo generica ed è anche un po’ un vezzo, alla lunga…), bisogna avere i mezzi per cambiare lo stato di fatto che non sopportiamo. I mezzi sono soprattutto intellettuali più che materiali. Benché i mezzi materiali siano importanti.
    Io sono portata a credere che un aspetto fondante della civiltà è la cultura di riferimento oltre che il sistema di regolamentazione della convivenza civile. Anzi ne fa profondamente parte, ne costituisce le basi.
    Fintanto che l’artista (e il critico) del XXI secolo si sentirà un “essere” al di fuori (al di sopra?) della comunità civile e delle sue regole (per propria convinzione o per emarginazione procurata), Luca Rossi ha ragione: quello che io dico conta davvero pochino. Anzi, faccio prima: nulla.
    Ma affermare con spirito palesemente rinunciatario che il pubblico dell’arte (contemporanea) è fatto SOLO di “addetti” (?) + curiosi che vuol dire? Anche quello del motor show è costituito di addetti + curiosi. Anche quello della settimana della moda. O quello della fiera della ceramica, del vinicoltore perfetto, del bullone all’avanguardia… Ma diversamente dall’ambito artistico, se in altri settori si sente un “calo d’interesse”, si lavora, facendo quadro, per modificare la situazione dell’intero settore e non solo della propria fabbrichetta, perché l’imprenditore intelligente sa bene che la propria fabbrichetta salva con mille altre morte non basterà a salvare anche lui.
    Perché il sistema dell’arte in Italia non si sente mai in gioco e non lavora per modificare i parametri (anche e soprattutto politici e normativi) del proprio atteggiamento e della propria attività verso l’esterno? Perché sa che in pochi sono disposti a parlare di cose concrete nel “parco della parola e del gesto artistico”. E su questo gioca, favorendo proprio quei buchi di legalità che invece io lamento e che TUTTI conoscono sulla propria pelle se hanno lavorato in questi campi elisi.
    Perché mentre per settori come l’Economia e la Giustizia non verrebbe mai in mente a qualsiasi governo di mettere un perfetto estraneo alla materia, per la Cultura si è permesso nei suoi trentasette anni di vita repubblicana che solo due fossero veri specialisti a presiedere il Ministero (circa quattro anni di esercizio su trentasette)? C’è da rimpiangere Spadolini, peraltro coltissimo, e Sisinni potentissimo e accentratore (sembra incredibile…). Cosa possono sapere i Bondi e altri come lui (Melandri, Rutelli compresi) del problema aggravatosi negli ultimi anni della notifica o della circolazione e del futuro dell’arte contemporanea (moderna, antica) italiana? Per questo ci sono “specialisti” dell’amministrazione intelligente, manager di fama e caratura internazionale (la cultura come categoria merceologica da sviluppare, aldilà delle altezzose smentite). E’ gente, questa, che va alle inaugurazioni per giustificare il proprio emolumentone politico, ma che non sa neppure (e non ne è granché interessato) che cosa sta andando a inaugurare. Per il resto: attività di partito…a cui ritorna ben felice perché non è dicastero che piaccia ad alcuno.

    Ma, d’altro canto, che propone (il/i) Luca Rossi che nella sintesi estrema di un nominativo insignificante (=portatore di un non-significato) contiene la propria poiesis? Non esserci, non fare, non esistere e se sono obbligato a esistere proprio perché mi tirano per la giacchetta proprio perché si parla di me, meglio che non mi si riconosca, meglio la molteplicità che confonde la possibilità di risalire a una/due/tre firma/e (solo Pessoa ne fece una VERA poetica, ma era uno che si sdoppiava per artificio espresso e assumeva diverse personalità artistiche – tutte eccelse – , non un collettivo che finge di essere un unico nom-de-plume per castigare mores; e per queste faccende andate a leggervi anche Davide Pairone che nel suo sito parla del fenomeno dei “collettivi” in letteratura).

    Rimanere alla fase della contestazione e raccogliere consensi, è comprensibile. Ma è contrario (nella stasi finale) a ciò che vorrebbe e ci insegna la nostra civiltà, che procede dinamicamente ed eleva l’uomo “politico” (prego intendere bene!) quale massima espressione del nòus (se Aristotele avesse conosciuto Darwin, avrebbe detto “evoluzione”) sulla terra.
    La pars destruens è importante e salutare, poi si deve passare alla pars construens. Lo sanno (soprattutto) i bambini che dopo un po’ si annoiano a distruggere il castello fatto con il lego dai papà e ne costruiscono uno loro, magari sghembo, senz’altro più interessante.
    Se il futuro dell’arte italiana è trincerarsi in pochissimi nella torre d’avorio del “io so, ma non dico, perché non lo merita nessuno”, è la fine.
    Ma solo per noi, non per gli altri che rispettano il pragmatismo delle regole da condividere oltre alla teoria dei movimenti intellettuali da costruire.

    P.S. un ultimo appunto rispetto al valore e alla funzione del giornalismo di denuncia (di cui non posso certo fregiarmi di far parte, per carità): aldilà di quello che ognuno di noi può pensare di una personalità come Marco Travaglio, è indubitabile che sia uomo che coglie nell’intimo la propria professione e la pratichi impeccabilmente. La mole di dati, la ricerca infinita dei dettagli e soprattutto la loro organizzazione ne fa un compilatore praticamente inattaccabile delle disgrazie della nostra disgraziata classe politica. Neppure il Vittorio Sgarbi che, di solito, facilitato dalla propria facondia, parte con l’insulto barocco innestato in baionetta (vero è che in genere gli antepongono poveri sottosegretarini sconosciuti, veline cretine, calciatori dal vocabolario di 50 voci compresi gli articoli e le congiunzioni, così fa tanto “supremazia della cultura” e tutti si sentono in pace con la coscienza) ha avuto il coraggio di aprire bocca in uno “storico” incontro televisivo non troppo lontano nel tempo. Questo perché la realtà del dato fa paura, sempre, ma devi averne piena padronanza. E l’affabulazione, il commento, il rifrullo, il rimpallo (l’atteggiamento del “benaltrismo” come direbbe Davide) si sgonfiano svelando tutta la propria povertà.

    • LorenzoMarras

      Cristiana cara, secondo me Luca è troppo affaccendato nel suo laboratorio teorico ; Quando lo si legge si è quasi tentati a pensarlo come un destino , dico quasi perche’ bisogna riconoscere che sebbene faccia uso di strumenti linguistici insolitamente contro tendenza si avverte in lui qualcosa come un “rimandato” , un “rinviato” un a “venire” ..insomma , che gli eventuali studenti di Filosofia che ci leggono, non si offendano…. una “escatologia” o scienza del finale. Studiero’, sono alle prese di…. , vedro’ tizio..caio sempronio… ecco alcune forme che vedo ricorrere qua e la nelle sue improvvise “profezie”. Scrive in sospensione, ecco.

      C è in Luca, qualcosa che è affidato unicamente al futuro; a volte mi pare essere alla presenza di quegli antichi primi monaci dell’Egitto copto… che stavano sempre affacciati alla finestra in attesa che qualcosa venisse alla loro vista , un evento ? boh. Ci sono casi in cui mi fa una rabbia e se giuro che non mi è passata mai per la testa l’idea di strozzarlo sicuramente quello di un rinfrescante sberlone si (a fin di bene sia chiaro).

      ciao Cristia’.

      • Cristiana Curti

        Caro Lorenzo, non sta a me contestare un laboratorio teorico, ci mancherebbe. Al massimo posso discutere sulle modalità di azione del medesimo e confutarle se interessa (il che qui non è).
        Tuttavia quando si invita a minimizzare il problema tutto e solo italiano delle norme (perché una bella ricerchina comparativa in merito a come si comportano gli altri stati europei, giusto per cominciare, non guasterebbe e magari ci si renderebbe conto veramente di chi tiene le redini del sistema dell’arte da noi), si invade un campo che non si conosce e si commette, sempre a parer mio, un errore di valutazione piuttosto grave.
        Inoltre, e che non sembri accanimento, mi pareva che il tema dell’articolo presentato fosse proprio la denuncia dell’illegalità. Un tentativo di individuare dei colpevoli “veri”, non “filosofici”, che imperversano ovunque, certo, ma che da noi, figli tutti dell’omertà (me compresa), costituisce l’habitus mentale.
        Basti sentire qualche intervista a Franko B., ad esempio, e verificare dalle sue parole come si modifica geneticamente e semplicemente il modo di “concepire la vita artistica e il sistema dell’arte” in Inghilterra (e non riuscire più a tornare in Italia per questo), per rendersi conto che le mie lamentationes sulla mancanza del senso civile in qualsiasi espressione della vita (“politica”) in certi luoghi sarebbero banalità di una demente inattuale. Grazie per il tuo affettuoso supporto.

    • al limite

      Cara Cristiana, condivido quasi totalmente quel che tu dici. Solo sul punto “ministri” non sono d’accordo. Anche se posso essere d’accordo sul fatto che un “tecnico” potrebbe, spesso, essere una scelta opportuna, questo accade raramente per la maggioranza dei ministeri. Il ministro deve dare le direttive “politiche” non quelle “tecniche”, per l’elaborazione di queste nel quadro delle direttive politiche, ha a sua disposizione le Direzioni e cioè i funzionari (…e qui sta il vero problema! ).
      Il fatto è che un ministro riesce a svolgere più o meno bene il suo compito conseguentemente al suo “status”, alla sua forza politica che gli consente di “proteggere” gli “interessi” del dicastero dal costante tentativo dei colleghi di stornargli fondi per farli affluire al proprio (tu citi Spadolini, ma lui era, a quel tempo, fondamentale per far stare in piedi il Governo, pur appartenendo ad un partito “di quattro gatti” come si diceva allora , ed era molto difficile dirgli dei no! Io ho avuto a che fare, a suo tempo, con una ministra, il cui unico “background” era quello di essere la vedova di un potente politico di una certa fazione di un certo partito, anche a lei era difficile dire dei no e, non ostante non fosse certo un’esperta, fu un ministro migliore di molti altri)
      Questo capita non solo in Italia ma anche nei (oramai pochi) paesi di “democrazia parlamentare classica” diversa è la situazione nei paesi di “democrazia presidenziale” (USA, l’esempio paradigmatico) dove il Presidente è l’unico (beh, si fa per dire!) “elaboratore ” o, quantomeno, titolare delle direttive politiche, mentre i ministri, (che non formano con lui un “collegio” ma sono a lui strettamente subordinati) hanno il compito di attuare in forma tecnica le direttive presidenziali. Pure troverai facilmente che anche qui, molto spesso, il ministro non è un “esperto” della materia che gli viene affidata.
      L’ho scritto prima in parentesi ma lo ripeto ora a pieno campo il vero, grande problema non sono, tanto, i ministri ma “l’amministrazione” (il “parco funzionari”) lo sappiamo e lo sanno tutti ma col nostro sistema non è che si possa fare gran cosa. Con altro sistema, al cambiare del presidente o anche solo del ministro, facilmente, viene cambiato tutto i l”parco funzionari dirigenziali” del ministero, se succedesse da noi ( a parte che è giuridicamente impossibile), il giorno dopo (o magari addirittura il giorno prima) ci sarebbero le barricate inpiazza!

  • parlando di leaks e arte…
    se le denunce venissero attraverso un videogioco?
    per ora 3 livelli, ma attraverso i sorgenti possiamo fare il 4,5,6 ecc…..
    http://www.nothinglastsforever.org

  • Davide W. Pairone
  • Io non critico solo negativamente ma spesso e volentieri positivamente. Oltre a criticare propongo e sviluppo una parte costruttiva.

    Non è vero che in ogni settore ci sono solo addetti ai lavori e curiosi come PUBBLICO; alla fiera del bullone (che nomina Cristiana) ci sono padri di famiglia appassionati di bricolage che sono ottimo pubblico, ottima opinione pubblica per lo stato del bullone e per le sue innovazioni (a strizzo, e a incastro inoculato, per esempio).

    Il problema dell’arte italiana è INNANZITUTTO l’assenza di OPINIONE PUBBLICA: gli addetti ai lavori sono pubblico, basta guardare le foto delle inaugurazioni, questa da peep hole:

    http://4.bp.blogspot.com/-nDvZsGl3ISs/TZ7NZluh6jI/AAAAAAAAEi8/Jq27bPZJ5DM/s1600/Francesco%2BArena_3.jpg

    Sono TUTTI addetti ai lavori. E’ come se in uno stato i parlamentari coincidessero con i cittadini. Questa cosa è deleteria perchè ogni parlamentare-cittadino è in una competizione con gli altri parlamentari-cittadini: quindi il parlamento decide e sceglie le scelte più mediocri che non possano mettere in difficoltà alcun cittadino-parlamentare……

    Da questa situazione discendono poi molti problemi…..no critica, mafia, no confronto, censura, giovani rimbecilliti in un paese per vecchi, ecc ecc

    • hm

      – Non è vero che in ogni settore ci sono solo addetti ai lavori e curiosi come PUBBLICO; alla fiera del bullone (che nomina Cristiana) ci sono padri di famiglia appassionati di bricolage che sono ottimo pubblico –

      anche ad artefiera ci sono padri di famiglia appassionati di croste lette su flash art che anche tu stimi un casino . e quindi? vorrei capire dove sono gli addetti ai lavori che temono il pubblico, basta lucarossi con questa litania priva di senso atta al tuo programma da attention whore, secondo te alla biennale di venezia esiste qualcuno che teme il pubblico o c’è solo gente che gode all’arrivo di folle oceaniche? cmq dai ormai sei stato sgamato rossi cambia nome, per conoscere lucarossi andate qui —> http://www.artepartecipativa.it/presentazione .

  • E non rompeteci sul fatto che l’arte contemporanea non si capisce, perchè non è vero; la qualità in ogni settore è perfettamente comprensibili e portabile a tutti.

    L’arte contemporanea come comunemente intesa è un medium che è in crisi. E i suoi operatori non hanno le capacità per rinsaldare uno scollamento con il pubblico; gli accademici e gli addetti ai lavori TEMONO il pubblico….massimo organizzano qualche workshop per bambini e famiglie al museo….cose fini a se stesse e molto peggio di una giornata al luna park o a walt disney…

  • al limite

    Caro Luca, sul fatto che l’esiguità (non assenza) del pubblico sia un male non ci piove, ma questo non elimina e neppure rende meno importante e vero quanto evidenzia Cristiana. Permettimi poi una minuscola critica ed una domanda alla quale spero tu vorrai rispondere: la critica, ripeto minuscola, è che se tu vai alle inaugurazioni, ovviamente di “pubblico” ne vedi pochissimo e di addetti ai lavori moltissimi, ma questo capita anche per le Fiere, tanto che quasi tutte dedicano i primi giorni solo agli addetti ai lavori ed il resto della programmazione al pubblico.
    La domanda è invece quando (e dove) mai l’arte “contemporanea” (nel senso di quella nuovamente prodotta e non storicizzata) ha avuto un vasto pubblico? E se non l’ha mai avuto perché questo oggi è secondo te il problema capitale, mentre non lo è stato per il passato?
    E un’altra cosa ancora: ad Artefiera, effettivamente di “vero” pubblico ne ho visto poco ma ad “Affordable Art” ne ho visto moltissimo e prevalentemente giovane, prova a chiederti

  • al limite

    Caro Luca, sul fatto che l’esiguità (non assenza) del pubblico sia un male non ci piove, ma questo non elimina e neppure rende meno importante e vero quanto evidenzia Cristiana. Permettimi poi una minuscola critica ed una domanda alla quale spero tu vorrai rispondere: la critica, ripeto minuscola, è che se tu vai alle inaugurazioni, ovviamente di “pubblico” ne vedi pochissimo e di addetti ai lavori moltissimi, ma questo capita anche per le Fiere, tanto che quasi tutte dedicano i primi giorni solo agli addetti ai lavori ed il resto della programmazione al pubblico.
    La domanda è invece quando (e dove) mai l’arte “contemporanea” (nel senso di quella nuovamente prodotta e non storicizzata) ha avuto un vasto pubblico? E se non l’ha mai avuto perché questo oggi è secondo te il problema capitale, mentre non lo è stato per il passato?
    E ancora:
    i) ad Artefiera, effettivamente di “vero” pubblico ne ho visto poco ma ad “Affordable Art” ne ho visto moltissimo e prevalentemente giovane,
    ii) alle varie Biennali (Venezia per prima) dove, almeno in teoria, non si “vende” di pubblico (se non vai all’inaugurazione, appunto, momento clou per gli addetti ai lavori) ce n’è sempre, nelle gallerie private, sopratutto quelle “di nome”, ce n’è pochissimo, tanto che alcune sono aperte ad orari ridotti o addirittura “su appuntamento” ( non faccio nomi ma ci sono due delle più “importanti” gallerie Romane che, non ostante ci abbia provato innumerevoli, volte sono riuscito a vedere solo il giorno delle inaugurazioni o, appunto, telefonando e solo perché mi conoscono) e questo non capita solo in Italia!,
    Prova a chiederti il perché e a dare una risposta.

  • al limite

    …scusate la duplicazione del post (accidenti ai cellulari!! ;-) )…

  • Cristiana Curti

    Caro al limite, hai ragione intorno a ciò che stigmatizzi come il male politico della cultura. I Ministri non sono tutto ed è vero che un politico forte conta assai più di un grande poeta debole. Galan, ad esempio, potrebbe darci qualche sorpresa insperata nel solco di quanto tu dici. E a lui come a chiunque altro sfugge comunque la realtà del sottobosco.
    I funzionari immobilisti e poco qualificati sono il cancro, non a caso rimangono anche al cambio dei governi e dei ministeri. Mi chiedevo però perché in un Paese come l’Italia (fino a qualche tempo fa il 1o cosiddetto paese produttore di cultura al mondo) non si dovesse – giusto per coerenza e buon senso – ogni tanto farsi rappresentare da un grande nome della nostra cultura invece che da funzionari di partito. Non è detto che di fronte a un Grande anche la politica abbia difficoltà a dire di no. Un conto è un Bondi che sussurra alle capre: “forse si dovrebbe evitare di chiudere qual tal teatro, ma forse non è così importante”; altro è se Dario Fo (premio Nobel) urla a quattro venti e attraverso tutti i maggiori media omndiali che in Italia stanno chiudendo quasi tutte le compagnie stabili nazionali o che ogni progetto è sotterrato dal malcostume che vige nel contatto fra pubblico e privato. Io ci proverei, per una volta, a vedere l’effetto che fa.
    Comunque è vero: il comportamento omertoso di tutti noi è dovuto al fatto che ci rendiamo conto che avremo sempre a che fare – se vogliamo lavorare in quest’ambito – con oscuri funzionarietti che possiedono le chiavi della cassaforte e che, ad esempio, presiedono alle gare d’appalto per gli allestimenti della tal mostra, sono preposti ad avere contatti con gli sponsor (che magari hai procurato tu con gran fatica) o con i responsabili organizzatori delle manifestazioni (che hanno tutto da perdere se provocano per troppa onestà il fallimento di quel lavoro)… ampia casistica in materia.
    Mi chiedo perché non riusciamo a spezzare le catene.
    Il primo consiglio è portare sempre con sé un registratore negli incontri programmatici e non, perché – spesso – neanche un contratto regolarmente controfirmato di collaborazione può essere sufficiente a tutelare chi lavora al di fuori della nomenclatura.

    Inoltre, è fondamentale cambiare le norme in ogni ambito che compete ciò che serve per produrre cultura o per conservarla o per tutelarla. Continuerò allo sfinimento su questo argomento. E’ necessario al più presto che ci uniformiamo alla normativa in materia di beni culturali che è stabilita in ambito europeo. L’eccessivo “particolarismo” e la presunta “eccezionalità” dell’Italia hanno permesso che nulla si muovesse e nessun ricambio generazionale e di strutture venisse promosso in questi ultimi venti-venticinque anni. In questo contesto s’inserisce la battaglia per la libera circolazione anche dell’arte contemporanea che non dovrebbe essere gravata da tasse sotto forma di gettiti assicurativi da versare alle sovrintendenze da parte dell’artista (o della sua galleria) al momento di esportare le proprie opere per una qualsiasi manifestazione all’estero.
    Una cosetta di cui possiamo vantarci solo noi…
    Ma ce n’è a pacchettoni di scemenze come queste che impediscono alla nostra arte – antica moderna contemporanea – di circolare: la difficoltà oggettiva di istruire più facilmente fondazioni private di cultura e d’arte, i lacci e laccioli della sponsorizzazione che non è ancora vista come un sistema di scambio reciproco di opportunità ma solo come un (quasi obbligatorio) sistema di dazioni allo Stato, nell’ottica di acquistare magari un futuro privilegio…
    Mille cose da cambiare, ma nessuna consulta di giuristi liberali e liberi che si senta di prendere in mano la materia.
    Del resto, l’arte non rende (e non dovrebbe rendere, nel senso della speculazione fine a se stessa) a nessuno. Figuriamoci se un “politico” delle nostre lunghissime carole di rappresentanti del Popolo se ne fa carico.

    Poi continuiamo a lamentarci del poco pubblico. Pubblico di che, se i nostri artisti non viaggiano e non sono conosciuti, non valicano le frontiere se non per qualche generosa oblazione di Associazioni private e per qualche galleria che ha oltralpe una seconda sede (pochissime). Noi non abbiamo una vera Arte Contemporanea Italiana riconosciuta fuor d’Italia. Semplicemente quasi non esistiamo. Come si diffonde la nostra cultura contemporanea (e quella internazionale) se per fare una mostra qualsiasi ci sono milioni di vincoli anche solo per trasmettere una richiesta scritta di movimentazione da un ufficio all’altro di una soprintendenza?

    La “didattica” in qualsiasi forma si intenda è fondamentale (non è solo LucaRossi a lamentare certe carenze formative…), ma è la struttura complessiva che fa acqua da tutte le parti.
    Non diamo colpa al “pubblico” se non siamo compresi, perché non è vero ed è assai comodo pensarla così per fare ancora meno.

  • Ragazzi,

    In paesi Esteri c’è un pubblico piu’ vasto e vero ( non formato solo da artisti, addetti e curiosi). In Italia la colpa non e’ della politica ma di una classe di operatori inetti formati negli anni 90 in condizioni traumatiche ed oggi privi di ulteriori energie per andare oltre quell’orticello formato faticosamente. Costoro con l’alibi della difficoltà dell’arte contemporanea hanno determinato un vuoto tra arte e pubblico. Andate a vedere a Venezia che con film pesantissimi e difficili trovi comunque un pubblico vero.

    • Cristiana Curti

      Va bene, Luca Rossi, e allora? A parte constatare un’evidenza, Che proponi?
      E poi, di grazia, quali sarebbero queste “condizioni traumatiche” che vai ripetendo? Potresti specificare?

      • Propongo da 2 anni e mezzo vie alternative, ti invito su questo blog:
        http://whitehouse.splinder.com/

        E quindi la possibilità di un corpo a corpo con il pubblico, di un rapporto diretto dove per l’ennesimo progetto, per l’ennesimo contenuto, non ci si limiti ad un “mi piace”, “non mi piace” ma allo sviluppo di un testo che non abbandona mai l’opera attraverso le possibilità del blog. Quindi confronto ed approfondimento 24 ore su 24.

        Inoltre sto lavorando ad un ‘idea dove materializzare ancora di più questo rapporto diretto con il pubblico; rapporto non didattico ma di dialogo, perchè alcuni principi dell’arte (anche i più bassi e beceri) coinvolgono la vita di tutti…e sono perfettamente comprensibili da tutti….si tratta di formare gli operatori in modo corretto.

        Le condizioni traumatiche sono una stato avverso al contemporaneo determinato prima dalla DC e poi dal berlusconismo; gli operatori di oggi hanno dovuto faticare non poco per arrivare a quel posticino di minima serenità, ora nel museo, ora a capo della scuola X….e oggi, come ieri (inizio 2000) non hanno altre energie da dedicare….ti posso fare 1000 esempi.

        Mentre le giovani generazioni sono soffocate da un paese per vecchi; vecchi che poi invitano Vascellari (giovane) a fare il concertino punk al museo…per coinvolgere a forza un pubblico disinteressato e per sentirsi “giovani”….

        Giovani artisti e curatori ben delineati da Jerry Saltz sull’ultimo Flash Art, anche questo lo trovi su Whitehouse.

        Contemporaneo e giovane è oggi ciò che fonda uno sfasamento con questo periodo storico…e quì si torna al linguaggio che ho cercato di sviluppare nei progetti esterni al blog.

        Quì vedi una recensione, visione parziale di un progetto recente:

        http://www.artribune.com/2011/04/non-mi-interessa-luca-rossi-in-se-ma-luca-rossi-in-me/

        • Propongo da 2 anni e mezzo vie alternative, ti invito su questo blog:

          whitehouse.splinder.com/

          E quindi la possibilità di un corpo a corpo con il pubblico, di un rapporto diretto dove per l’ennesimo progetto, per l’ennesimo contenuto, non ci si limiti ad un “mi piace”, “non mi piace” ma allo sviluppo di un testo che non abbandona mai l’opera attraverso le possibilità del blog. Quindi confronto ed approfondimento 24 ore su 24.

          Inoltre sto lavorando ad un ‘idea dove materializzare ancora di più questo rapporto diretto con il pubblico; rapporto non didattico ma di dialogo, perchè alcuni principi dell’arte (anche i più bassi e beceri) coinvolgono la vita di tutti…e sono perfettamente comprensibili da tutti….si tratta di formare gli operatori in modo corretto.

          Le condizioni traumatiche sono una stato avverso al contemporaneo determinato prima dalla DC e poi dal berlusconismo; gli operatori di oggi hanno dovuto faticare non poco per arrivare a quel posticino di minima serenità, ora nel museo, ora a capo della scuola X….e oggi, come ieri (inizio 2000) non hanno altre energie da dedicare….ti posso fare 1000 esempi.

          Mentre le giovani generazioni sono soffocate da un paese per vecchi; vecchi che poi invitano Vascellari (giovane) a fare il concertino punk al museo…per coinvolgere a forza un pubblico disinteressato e per sentirsi “giovani”….

          Giovani artisti e curatori ben delineati da Jerry Saltz sull’ultimo Flash Art, anche questo lo trovi su Whitehouse.

          Contemporaneo e giovane è oggi ciò che fonda uno sfasamento con questo periodo storico…e quì si torna al linguaggio che ho cercato di sviluppare nei progetti esterni al blog.

          Quì vedi una recensione, visione parziale di un progetto recente:

          http://www.artribune.com/2011/04/non-mi-interessa-luca-rossi-in-se-ma-luca-rossi-in-me/

          • Luca, invece di tornare, per l’ennesima volta, a invitare alla lettura del tuo blog, ed a citare Saltz, che è vecchio come me, queste sono domande precise che ti son state poste :
            “.,,, quando (e dove) mai l’arte “contemporanea” (nel senso di quella nuovamente prodotta e non storicizzata) ha avuto un vasto pubblico? E se non l’ha mai avuto perché questo oggi è secondo te il problema capitale, mentre non lo è stato per il passato?
            E ancora:
            i) ad Artefiera, effettivamente di “vero” pubblico ne ho visto poco ma ad “Affordable Art” ne ho visto moltissimo e prevalentemente giovane,
            ii) alle varie Biennali (Venezia per prima) dove, almeno in teoria, non si “vende” di pubblico (se non vai all’inaugurazione, appunto, momento clou per gli addetti ai lavori) ce n’è sempre, nelle gallerie private, sopratutto quelle “di nome”, ce n’è pochissimo, […..]
            Prova a chiederti il perché e a dare una risposta.”
            Perché non rispondi?

          • al limite

            Caro Luca :
            “Propongo da 2 anni e mezzo vie alternative, ti invito su questo blog”
            Sul tuo blog ci sono stato più e più volte ma di “vie alternative” da te proposte non ne ho viste, perchè non ce le elenchi succintamente qui (a, b, c, ecc)

            “… gli operatori di oggi hanno dovuto faticare non poco per arrivare a quel posticino di minima serenità, ora nel museo, ora a capo della scuola X….e oggi, come ieri (inizio 2000) non hanno altre energie da dedicare….”
            Sono questi funzionarietti che “tengono famiglia” e che si debbono e sanno accontentare, gli “operatori” ai quali fai riferimento sopra e che, se non avessero vissuto “vicende traumatiche” , avrebbero potuto cambiare la situazione dell’arte contemporanea in Italia?

            “Le condizioni traumatiche sono una (sic!) stato avverso al contemporaneo determinato prima dalla DC e poi dal berlusconismo;”
            Ammettiamo che queste siano, come tu dici (anche se “traumatiche” mi par proprio una bell’esagerazione) ma dimmi, quando, negli ultimi duecento/trecento anni, si visse un’epoca in cui analoghe condizioni “avverse” non fossero presenti? (e per favore non citarmi il ventennio ed i futurismo, perché sai bene che, non ostante tutto, il futurismo ebbe ben poco supporto reale dal regime, tutt’altro)
            E ancora, se negli anni ’90, il solo “portato” del precedente predominio democristiano (perchè il predominio era già passato ai socialisti) è stato capace di “castrare” tutta una generazione, com’è che in piena guerra fredda e con una DC strapotente abbiamo avuto Spazialismo, Arte concreta, Arte cinetica, Arte Povera, il gruppo di Piazza del Popolo, Transavanguardia (e per brevità mi limito ai nomi dei gruppi e movimenti che mi tornano spontaneamente alla mente, senza citare le decine di grandi artisti che hanno sempre operato “fuori dal coro” come Burri, Manzoni, Bonalumi, Ontani, e via dicendo)?

            “Contemporaneo e giovane è oggi ciò che fonda uno sfasamento con questo periodo storico…e quì si torna al linguaggio che ho cercato di sviluppare nei progetti esterni al blog.”
            I tuoi progetti esterni al blog a me personalmente sono piaciuti, che essi rappresentino “uno sfasamento” rispetto ad un periodo storico (questo quale? quello pre anni ’90 o quello presente?) è una tua affermazione, che come spesso la tua prosa, suona bene ma ha poco significato se non viene chiarita ed approfondita .

          • hm

            sembri un automa con tutte queste repliche in serie sempre uguali, ma sei sicuro di essere veramente umano? secondo me ti hanno programmato da piccolo e non te ne sei accorto . forse hai anche un microchip sottocutaneo incorporato che interagisce direttamente con i tuoi neuroni e il sistema nervoso per eseguire ordini a distanza, controlla . non è che sei uno dei blue ribbon? —-> http://www.youtube.com/watch?v=a9zfBcp6AxA

          • hm

            x luca cramerossi

    • Scusa Luca, al limite ti ha posto alcune domande precise, perché non provi a rispondre ad esse? Quel che tu continui a ripetere non è che sia falso o destituito di fondamento, ma manca di precisione ed approfondimento.
      Per esempio dire “una classe di operatori inetti formati negli anni 90 in condizioni traumatiche” suona bene ma lascia il tempo che trova se tu non ci dici a qual tipo di operatori ti riferisci (artisti?, galleristi?, curatori e direttori di musei ed istituzioni?, critici?, mercanti?, collezionisti?), se poi non ci spieghi qual tipo di “condizioni” (sociali?, economiche?, politiche?, culturali?, ambientali?) e, imfine, non ci fai partecipi del perché tu affermi essere tali condizioni “traumatiche” e magari indichi esempi e ragioni del tuo dire.
      Un’altro esempio : tu dici “In Italia la colpa non e’ della politica ma…” detto cosí sembrerebbe che tu affermassi che la politica Italiana va benissimo cosí, ma rimane ancora da vedere che cosa intendi per “politica” : il sistema?, il Governo?, la capacità rappresentativa del Parlamento?, i rapporti tra tra i partiti e tra questi e il Popolo Italiano?. Non dirmi che sono pignolo e noioso, sopra si è parlato di Ministri, facendo anche dei nomi, di funzionari, di Sopraintendenze ecc
      Ho sempre letto con attenzione i tuoi post ed ho anche, spesso, seguito il tuo blog. Debbo dirti che, dapprima, li trovavo interessanti e stimolanti ma c’era, latente, sempre una specie di “rinvio” ad altra puntata (in questo ha pienamente ragione Lorenzo) . Alla lunga, peró, le frasi si ripetono sempre eguali, a “copia-incollla”, a volte con frequenza fastidiosa, e quel “rinvio” che sembrava promettere affermazioni importanti finisce di far la funzione del famoso cartello ” Domani si fa credito”.
      Tu sei stato bravo a suscitare curiosità ed interesse ed a focalizzare su di te, il tuo blog e le tue “performances” l’attenzione, anche di alcuni di quegli “operatori” di cui sopra e, sia chiaro, hai fatto benissimo ma stà attento : a ripetere sempre le stesse cose, a promettere “la grande rivelazione” senza poi partorire neppure il topolino, non solo si finisce per perdere l’altrui interesse ed attenzione ma, peggio, si finisce per esser considerati un “bluff” ed a non aver piú “un pubblico”, “non le masse oceaniche ma neppure il minimo sindacale”, quando ci si deciderà finalmente a dire e fare.

  • Cara Cristiana ancora una volta non posso che essere d’accordo su quel che dici ma, questo, se è un doveroso riconoscimento al tuo impegno non è un contributo. Mi viene peró in mente una cosa, che mi ritorna dal tempo lontano dell’Università: esistono “regolamenti” (che come sai è il tipo di legislazione dell’Ue) in materia? Credo di si, anche se non li conosco. Se esistono puó essere opportuno ricordare che essi sono immediatamente applicabili in Italia e che superano qualsiasi legge Italiana ad essi, eventualmente, contraria. L’Italia ha, da sempre, posto in atto l’istituto del “recepimento” (trasformazione in legge dello stato di un regolamento UE) ed i tribunali Italiani, per lo piú, se non è stato “recepito” ignorano il regolamento UE, ma esiste la corte del Lussemburgo che regolarnte “castiga” l’Italia e da ragione a chi invochi il regolamento non recepito (ricordo, molti anni fa, proprio una causa per la “circolazione” di opere d’arte dall’Italia ad altro Paese Membro).
    Oltre ai regolamenti ci sono le direttive UE, che hanno una minor “forza” ma è giá successo piú volte che l’Italia sia stata condannata per non essersi adeguata o che una causa sia stata risolta, dalla Corte Europea, a favore di chi le invocava pur in assenza di conseguente normativa Italiana.
    Non sembri “fantascienza”, anche se nessuno pare accorgersene, un buon terzo (e forse piú) della legislazione degli Stati Europei, Italia compresa, è oramai semplice “adeguamento” alle decisioni e direttive di Bruxelles e alla Corte Europea puó adire qualsiasi cittadino europeo ( e non soli) che vi abbia interesse come al tribunale Italiano, né piú né meno.

  • Cristiana Curti

    Caro Sereno, sono un po’ arrugginita nella materia specifica, e presto dovrò rinfrescarla, ma ricordo bene lo statuto di “eccezionalità” della situazione italiana che permise di chiedere per il nostro Stato un trattamento (e un regolamento) differente dalle normative europee sin dagli anni ’80. Questo in virtù di un protezionismo che intedeva impedire l’esportazione illegale di opere perlopiù archeologiche. Negli anni ’70-’80 ci fu infatti una notevole ripresa dell’attività di trafugamento di arte antica dall’Italia e le cronache erano costellate da casi eclatanti di richieste di restituzioni da parte del nostro Stato di opere “spuntate” come funghi in Musei stranieri (perlopiù americani) la cui patente di ufficialità di ritrovamento era piuttosto ambigua.
    Se questo è legittimo, la serie di leggi che si susseguirono a completamento e rafforzamento della famosa 1089 del 1939 (che avoca a sé quasi tutto ciò che concerne la conservazione e la circolazione degli oggetti d’arte in Italia e all’Estero) soprattutto negli anno ’90 e anche recentemente, non ha mai distinto fra diverse “opportunità” di merito. Manteniamo una legge nel complesso fortemente protezionistica e indifferente invece alla costituzione di casistiche specifiche che verifichino la reale necessità di impedire la circolazione di un’opera d’arte.
    Non è cosa da poco perché una tela di un artista trentenne invitato a una biennale in Turchia è trattata (in uscita dalle nostre frontiere) come fosse una patera umbelicata apula di rarissima fattura. E quindi se ne sfavorisce il transito comunque con l’obbligo di versare una cauzione, monitorare l’opera durante la permanenza all’estero e per il suo rientro in patria nell’ottica di scoraggiarne la vendita.
    Questo è solo un banale esempio, ma solo da questo è evidente come sia per noi infinitamente più complesso (se non si è più che strutturati) poter operare quelli che un tempo erano semplicemente chiamati scambi culturali.
    Altrettanto grave è l’imposizione della cauzione assicurativa per opere d’arte italiane richieste da istituzioni straniere per mostre temporanee. Pochi sono i Musei che potrebbero organizzare ormai una mostra all’estero sui Primitivi Senesi o sullo Spazialismo, chi è in grado di congelare fondi ingenti per mesi solo per ottenere il prestito di opere italiane? Non a caso, abbiamo quasi del tutto smesso di avere richieste per grandi mostre di nostra arte all’Estero. Anche questo fa parte di una cecità di fondo e di un’impostazione obsoleta che considera il “mondo” ostile e rapace nei nostri confronti.
    Il Parlamento Europeo ha multato già più di una volta l’Italia per questi comportamenti ingiustificati che finiscono per limitare la doverosa circolazione delle idee, della cultura e delle opere che le esprimono. Mi pare una volta si sia anche espresso (non ricordo, giuro) sull’incostituzionalità dell’Istituto della Notifica (ma potrei essere redarguita per questa nota).
    Dovremmo essere più consapevoli intorno a questi reali problemi che inficiano la nostra vita culturale. Dovremmo cercare di fare pressioni per ottenere la modifca di questo stato di fatto. Cercherò anch’io di fare qualcosa di più, ho in mente qualcosa, ma ho bisogno di molte consulenze specifiche che sto cercando di mettere insieme.
    Non è che non esista una normativa europea o internazionale di rirferimento (che sotto la spinta degli Stati anglosassoni o germanofoni intende promuovere la massima circolazione delle opere d’arte), è che l’Italia semplicemente se ne frega.

    • Si ma la Corte Europea ha piena giurisdizione Anche per “casi” imterni ed è infinitamente piú rapida della disperante giurisdizione Italiana e le due sentenze sono immediatamente operative negli Stati Membri. Apparentemente puó sembrare aver costi elevati ma se si tien conto di quanto dura una causa civile in Italia e del famosi broccardo, purtroppo massima aurea per molti avvocati, “Dum pender rendet”, alla fin fine c’è anche convenienza!!

  • @Sereno Variabile:

    “.,,, quando (e dove) mai l’arte “contemporanea” (nel senso di quella nuovamente prodotta e non storicizzata) ha avuto un vasto pubblico? E se non l’ha mai avuto perché questo oggi è secondo te il problema capitale, mentre non lo è stato per il passato?

    A mio parere confortato dai dati, in italia manca quel pubblico minimamente vasto che in altri paesi esiste. Nel sistema italiano non esiste opinione pubblico, perchè il pubblico coincide con artisti, addetti ai lavori, collezionisti e curiosi. Persone semplicemente interessate ed appassionate non ne vedo.

    i) ad Artefiera, effettivamente di “vero” pubblico ne ho visto poco ma ad “Affordable Art” ne ho visto moltissimo e prevalentemente giovane.

    Quanod vedi pubblico giovane in italia sono artisti, sedicenti tali o curatori e sedicenti tali. Fidati, al limite studenti.

    ii) alle varie Biennali (Venezia per prima) dove, almeno in teoria, non si “vende” di pubblico (se non vai all’inaugurazione, appunto, momento clou per gli addetti ai lavori) ce n’è sempre, nelle gallerie private, sopratutto quelle “di nome”, ce n’è pochissimo, […..]
    Prova a chiederti il perché e a dare una risposta.”

    Ad un buona galleria privata bastano 10-20 collezionisti tra italia e mondo per sopravvivere, non gliene frega niente di riempire la galleria. All biennale di venezia converge pubblico da tutto il mondo.

    • Caro Luca, innanzi tutto grazie per la risposta…anche se…in realtá hai eluso le domande di al limite.
      Comunque rispondo io e poi spero che tu voglia cortesemente ri-intervenire.
      L’arte contemporanea, intendendo per tale quella di recente o recentissima produzione rispetto ad un “momento” dato e che abbia carattere di reale novità e non sia ripetizione di stilemi, concetti, espressioni estetiche e culturali giá entrate nel “gusto” corrente , non ha e non ha mai avuto un vasto pubblico, né qui né altrove e non lo avrà mai. Il “vasto pubblico”, purtroppo, ha necessità di tempo e quando qualche cosa arriva ad essere veramente, da esso, gradita non è certamente piú “nuova” o, per dir meglio non “crea nuovi mondi”.
      È chiaro che, e in questo ti do pienamente ragione, una “educazione” (intesa non, ovviamente, come “indottrinamento, ma come diffusione e divulgazione) migliorerebbe la situazione e tutti gli sforzi, anche i too, anche i nostri su queste colonne, sono lodevoli ma per ottenere effetti “visibili” bisognerebbe che diffusione e divulgazione potessero trovare spazio nei grandi media di comunicazione.
      Ad Affordable Art ci sono stato anch’io e di pubblico ne ho effettivamente trovato tanto e prevalentemente giovane e ti posso assicurare che non mi sfugge certo la “differenza” tra giovani artisti e giovani “addetti ai lavori” e giovani coppie in crac di un “pezzo” per la loro casa o per la loro piccola collezione o semplicemente interessati a vedere e conoscere, anche grazie alla ben diversa “disponibolita ” dei e degli standisti, rispetto a quelli, ad esempio, di Artefiera.
      È evidente che ad una galleria bastano pochi clienti collezionisti portanti e poi s’infischia del “pubblico” è altrettanto chiaro che ció non vs certo nel senso di “diffondere e divulgare” e che è una “politica” miope e suicida.
      Io credo che per dare una risposta a quelle domande occorra, seriamente considerare, invece, il “deterrente” rappresentato dallla soggezione che incute un “luogo in cui si vendono cose di alto prezzo” quando si accoppia ad una scarsa conoscenza di quelle “cose” e la mancanza di strumenti di “valutazione” che permettano di comprendere il perché del loro alto prezzo.

      • hm

        lucarossi è in contraddizione perpetua in ciò che scrive (e questo secondo me ne sta facendo un’attention whore senza via d’uscita) nel senso che lui vuole il pubblico cita sempre il pubblico in modo ansiogeno cfr —> http://www.artepartecipativa.it/presentazione . (stessa filosofia dei giochi col pongo all’asilo che ho sempre rigorosamente disdegnato) e poi scrive che il mezzo (il suo blog) è il messaggio, allora concentrati sul tuo messaggio e sul tuo blog, ciò che si scrive nei blog come sopra questo sito non può rendere allo stesso modo in tv, e anche nei quotidiani in edicola, quindi il problema non si pone . è un falso problema .

        – non mi sfugge certo la “differenza” tra giovani artisti e giovani “addetti ai lavori” e giovani coppie in crac di un “pezzo” –
        http://www.youtube.com/watch?v=Ri4_Lq8KTrs (mi fa merda ma ci stava bene per la frase suddetta) .

      • hm

        lucarossi è in contraddizione perpetua in ciò che scrive (e questo secondo me ne sta facendo un’attention whore senza via d’uscita) nel senso che lui vuole il pubblico cita sempre il pubblico in modo ansiogeno cfr —> http://www.artepartecipativa.it/presentazione . (stessa filosofia dei giochi col pongo all’asilo che ho sempre rigorosamente disdegnato) e poi scrive che il mezzo (il suo blog) è il messaggio, allora concentrati sul tuo messaggio e sul tuo blog, ciò che si scrive nei blog come sopra questo sito non può rendere allo stesso modo in tv, e anche nei quotidiani in edicola, quindi il problema non si pone . è un falso problema .

        • hm

          – non mi sfugge certo la “differenza” tra giovani artisti e giovani “addetti ai lavori” e giovani coppie in crac di un “pezzo” –

          http://www.youtube.com/watch?v=Ri4_Lq8KTrs (mi fa merda ma ci stava bene per la frase suddetta) .

      • …sorry… errata corrige : … in cerca di un pezzo.. non in crac di un pezzo…disponibiltà, non disponibilità… … collezionisti importanti, non portanti.. che ció no va, non che ció non vs… ;-)

  • @ al limite:

    “Propongo da 2 anni e mezzo vie alternative, ti invito su questo blog”
    Sul tuo blog ci sono stato più e più volte ma di “vie alternative” da te proposte non ne ho viste, perchè non ce le elenchi succintamente qui (a, b, c, ecc)

    La via alternativa parte dal linguaggio. Ti basti pensare anche solo all’idea del blog, il mezzo è il messaggio. Sul blog trovi progetti esterni, critica a tali progetti, approfondimenti ecc ecc. E’ una sorta di sistema dell’arte sintetico dove convergono tutti i ruoli e livelli. Anche sull’idea di opera c’è una proposta che potremo definire open source:

    http://whitehouse.splinder.com/post/23489899/xxx

    “… gli operatori di oggi hanno dovuto faticare non poco per arrivare a quel posticino di minima serenità, ora nel museo, ora a capo della scuola X….e oggi, come ieri (inizio 2000) non hanno altre energie da dedicare….”
    Sono questi funzionarietti che “tengono famiglia” e che si debbono e sanno accontentare, gli “operatori” ai quali fai riferimento sopra e che, se non avessero vissuto “vicende traumatiche” , avrebbero potuto cambiare la situazione dell’arte contemporanea in Italia?

    Certo, avrebbero potuto e potrebbero. E invece continuano ( ma da qualche tempo meglio, dopo whitehouse) a ruminare sempre dentro i soliti rituali e le solite relazioni pubbliche.

    “Le condizioni traumatiche sono una (sic!) stato avverso al contemporaneo determinato prima dalla DC e poi dal berlusconismo;”
    Ammettiamo che queste siano, come tu dici (anche se “traumatiche” mi par proprio una bell’esagerazione) ma dimmi, quando, negli ultimi duecento/trecento anni, si visse un’epoca in cui analoghe condizioni “avverse” non fossero presenti? (e per favore non citarmi il ventennio ed i futurismo, perché sai bene che, non ostante tutto, il futurismo ebbe ben poco supporto reale dal regime, tutt’altro)

    Gli operatori stranieri negli anni 80-90 non hanno avuto formazioni traumatiche (per motivi culturali immagino). In italia è sempre stata una lotta con accademie fuori dal tempo ed un passato ingombrante; rattrappiti tra una passato importante ed un presente di cui vergognarsi….quindi si tende a coltivare complessi di inferiorità verso l’estero, e si tende a scimmiottare l’estero…proponendo copie degli originali.

    E ancora, se negli anni ’90, il solo “portato” del precedente predominio democristiano (perchè il predominio era già passato ai socialisti) è stato capace di “castrare” tutta una generazione, com’è che in piena guerra fredda e con una DC strapotente abbiamo avuto Spazialismo, Arte concreta, Arte cinetica, Arte Povera, il gruppo di Piazza del Popolo, Transavanguardia (e per brevità mi limito ai nomi dei gruppi e movimenti che mi tornano spontaneamente alla mente, senza citare le decine di grandi artisti che hanno sempre operato “fuori dal coro” come Burri, Manzoni, Bonalumi, Ontani, e via dicendo)?

    Prima degli anni ’90 in italia, e in tutto il mondo, c’erano pochi artisti, c’era meno saturazione del linguaggio. Essere artista in italia significava essere in vetrina per il mondo, e situazioni disagiate, situazioni limitative hanno favorito la qualità (vedi arte povera). Oggi l’italia è estremamente contemporanea, ma il sistema dell’arte è inetto e apatico. Quindi sono tagliati i ponti tra l’italia e il mondo. E se salta fuori un Sig. Rossi fuori dal coro viene subito emarginato e censurato.

    “Contemporaneo e giovane è oggi ciò che fonda uno sfasamento con questo periodo storico…e quì si torna al linguaggio che ho cercato di sviluppare nei progetti esterni al blog.”
    I tuoi progetti esterni al blog a me personalmente sono piaciuti, che essi rappresentino “uno sfasamento” rispetto ad un periodo storico (questo quale? quello pre anni ’90 o quello presente?) è una tua affermazione, che come spesso la tua prosa, suona bene ma ha poco significato se non viene chiarita ed approfondita.

    Nei progetti vengono sviluppati alcuni nodi in modo rigoroso e assoluto. Non c’è il relativismo di ogni trovata può andare, semmai condita con immaginari vintage o glamour. Non c’è il giovanilismo disinnescato che piace tanto ai vecchi di un paese per vecchi. Lo sfasamento c’è in molti aspetti: te ne dico uno: il mantenimento della distanza o la scelta per viaggi puntuali. Io vivo in centro storico all’Aquila, ma lavoro in tutto il mondo senza muovermi. Il punto sono le informazioni e le loro conseguenze “formali”. Gli stessi mercati finanziari vengono determinati dalle informazioni e non certo dalle opere feticcio che ormai vengono sovraprodotte ogni giorno.

    • hm

      – La via alternativa parte dal linguaggio. Ti basti pensare anche solo all’idea del blog, il mezzo è il messaggio. –

      è una frase di 45 anni fa rossi . quando la tv era ancora vista come una scatola magica con gli omini dentro .

      • hm, non vuoi o non riesci a capire…

        l’idea indipendente e dal basso del blog è già di per sè una via, una soluzione…però bisogna vedere come la si percorre questa via….

        • hm

          tu la percorri in modo fake vintage e banale, blaterando di distanza che fingi di mantenere visto che mandi mail e inviti no stop a tutti gli operatori e gallerie più in vista del sistema, quindi non fai testo . agisci come un predicatore giudeocristiano o un testimone di geova, scegli . solo che quelli ti suonano alla porta e ci mettono la faccia tu non hai il coraggio perchè devi supportare il tuo programma fake vintage relazionale rimanendo nell’ombra affinchè non si scoprano le relazioni che avevi precedentemente all’apertura del blog .

    • al limite

      Caro Luca, permettimi di passare direttamente alla replica alle tue risposte senza nessun “copiaincolla”
      Quelle che tu definisci le”tue proposte” sono in realtà i tuoi “lavori” extra blog. Se e vero che un lavoro può sempre fornire ispirazione ad altri (sperando che non si limitino a ripeterlo mutando solo pochi dettagli) è altrettanto vero che come “proposta” è davvero un po’ pochino. Ti do atto del fatto che il “mezzo” è il “messaggio” ma a lanciare questo messaggio non sei né l’unico , né il primo e le cose si muovono molto rapidamente i blogs e le “performances” internet-dirette incominciano già ad essere “cosa di ieri”.
      Quegli operatori ai quali ti riferisci “non possono” e ” non potrebbero” e non perché traumatizzati da condizioni ereditate dal passato (condizioni vigenti le quali ed anche ben più dure e trumatizzanti si sono succedute non una ma ben due generazioni che all’arte hanno dato moltissimo) ma per semplice e buon motivo che sono “ominicchi” (di sciasciana memoria): “che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi”… ma dei grandi san fare solo “le mosse”, anzi, meglio, san riprodurre grottescamente quel che credono di aver visto, interessati solo alle quattro noccioline che verrano, poi, loro gettate.
      È vero che negli anni 50 e 60 c’erano meno artisti (ma non credere però che la differenza tra oggi e allora sia così macroscopica) ma questo potrebbe giustificare una maggior difficoltà odierna di riuscire ad “emergere” non giustifica affatto il drammatico calo di quantità qualitativa. Quanto al “essere artista in Italia significa esser in vetrina per il modo” mi dispiace proprio, è evidente che tu conosci quel periodo dalla “storie dell’arte”, io c’ero e ti posso garantire che essere artista in Italia negli anni 50 e 60 era più o meno come esserlo oggi in Laos o in Cambogia … hai presente quanta visibilità hanno gli artisti di questi due paesi, bene noi ne avevamo anche meno. Certo, le cose sono poi un po’ cambiate con l’arte povera ma, allora, non c’era né rete né cellulari e viaggiare era costoso e tutt’altro che comodo (l’auto era ancora un oggetto di super lusso) e quindi se volevi avere qualche speranza dovevi muoverti fisicamente ed andare la’ dove le cose succedevano e dove, ovviamente, c’era la folla ed erano tutti “affamati”… pure c’era tanga maggior disponibilità e tanto maggior senso di “comunità” : io ero un giovane nessuno, pure ho non “incontrato” ma conosciuto e frequentato molti di quelli di cui oggi si parla con venerazione e non sono mai stato, da loro, trattato con sufficienza o con fastidio.
      E qui, caro Luca arriviamo ai perchè? La verità è che la mia generazione e quella che l’ha immediatamente preceduta usciva ed aveva vissuto (anche se come “bimbo”) “La Grande Tragedia” aveva una voglia disperata di vita, di felicitá, di libertà. Volevamo cambiare il mondo e pensavamo veramente che ci saremmo riusciti, avevamo ideali che ci sorreggevano e sogni che andavano ben oltre alla “casetta, macchinetta, barchetta”, anzi a quelle proprio non ci pensavamo nemmeno, i nostri sogni avevano a che fare con la “vita”, con “l’uomo”, con “la società”…
      Beh si, poi abbiamo incasinato tutto!!! anche allevando una generazione di smidollati cui, per il mitico “voglio che abbia quel che io non ho potuto avere”, abbiamo dato anche quello che non serviva a nulla, peggio, che era deleterio dare, togliendo loro quello che era importante, invece avessero, una “sana curiosità”, “una sana possibilità di esercitare il desiderio” una “sana fame” una “sana necessità di mantenersi e cavarsi da soli dagli impicci”…
      Se tu vedi tanti “vecchi” ammalati di “giovanilismo” (e non è che tu abbai torto, sia chiaro) è perchè quei “vecchi” non hanno mai avuto la possibilità di essere giovani così come lo intendono e lo vedono “essere” dai loro figli/nipoti… vuoi dargli torto?
      A proposito, e solo tanto per concludere visto che mi son già “lasciato andare” anche troppo: allora la NGF non era ancora stata inventata, la disoccupazione era anche più alta di adesso e l’unica concreta possibilità di “precariato” (il posto “fisso” era un sogno come e molto più di adesso) era fare il manovale nell’edilizia, per un uomo, e la cameriera in alberghi, ristoranti, caffè, per una donna.
      Ciao Luca

  • augusta

    Magari ora Luca Rossi elaborerà una risposta, un’ipotesi di proposta di soluzione.
    Mi sembra, leggendo, che continui a parlare che all’estero l’approccio è diverso. lo sappiamo bene. L’approccio alla cultura è differente ma ciò che non sappiamo sono le critiche e le correnti interne di ogni paese europeo. sappiamo che è diverso. anche le tasse sulle opere d’arte sono diverse. l’8% su una fotografia e il 7% su una “pittura” scultura questa è la differenza in Germania, per lo meno lo era sino a qualche tempo fa mi pare. etc.
    Così come le normative intorno alle quali dissertano, con grande cognizione di causa, Sereno e Curti.
    Anche il cinema ha più affluenza di pubblico certo, alla Biennale c’è anche un pubblico “comune” di fronte a film con audio in sanscrito e sottotitoli in latino. Ma è cinema. Altro medium ( qui potrei chiedere se l’arte contemporanea è un medium , il video, etc ma è un altro tema..enorme!). Altra storia, altro approccio, altra fruizione..altro pubblico, etc.
    In ogni caso, non proporrà nulla per ora, spero più avanti. rimanda al suo blog ( che ovviamente ho letto tempo fa, con Gac, etc) magari proprio per cercare riposte, elaborare qualcosa e non solo critica.
    Mi sembra ci siano delle differenze d’età ed è molto interessante vedere come possono essere utili i dibattiti.

    • @augusta: il medium mostra d’arte come il contenitore museo rischiano ovviamente la crisi. Al cinema ci stai 2 ore, si calcola che davanti alla gioconda ci stai 30 secondi..chissà quanto davanti all’ennesima operetta omologata e pretenziosa….

      Io non ho soluzioni, certamente criticare oggi è fin troppo facile….bisogna anche proporre una pars construens. Col blog cerco di fare questo. E non si tratta di vestire i panni dell’ennesimo artista…forse è meglio fare lo spettatore, l’osservatore attento…visto che poi in italia non ci sono spettatori veri e propri.

  • LorenzoMarras

    Luca non darti pena il sistema si sta auto-dissolvendo senza bisogno di te, sereno , Cristiana, hm . limite, augusta e … Marras.
    Anzi , ti diro, questa è l’ epoca piu’ favorevole perche’ da in-operosi nasca il meglio dell’opera. L’opera è il singolo, Luca, è nel singolo che avvengono le trasformazioni piu’ congeniali al se-stesso. (dunque il “pubblico2 è un tuo falso problema…. si certo è carino parlarle come è carino parlare di Ikea evoluta e NGF che mi piace tanto e tutte le volte che te lo vedo scrivere mi concedo una risata).
    Ti diro’ una cosina : l’altroieri ho letto in una rivista (non dico il nome perche’ non si fa) un bestione che se la prendeva con i Direttori delle Riviste On line che andavano in delirio di fronte …. “odi” “odi” le coglionate di certi tipi da blog.
    capito mi hai Luca ?
    Dovresti rappresentarti meno e riflettere di piu’ ( oh , dimenticavo rappresentarVi meno, se multipli).

    stammi bene Luca.

  • vito

    Secondo me bisogna cominciare a capire che sono troppe le primedonne del sistema dell’arte!! una volta la star era chi “produceva”(che termine anacronistico!!!!!) adesso invece l’artista potrebbe essere chiunque tanto i veri protagonisti sono una miriade di grilli “sparlanti” :Curatori, critici e curatoricritici(la maggioranza!!!! ammazza che conflitto!) e figuri più o meno simili a pr di discoteche che vogliono essere protagonisti a tutti i costi e ,unti dal signore, sentono di avere potere decisionale su cosa sia cultura e cosa no! Un esempio per tutti: su carta Francesco Bonami risulta un grande uomo del mondo dell’arte, curatore e responsabile di fondazioni, musei e quant’altro. Per cultura generale ho letto i suoi libri (rigorosamente da Feltrinelli e senza comprarli per non sentirmi causa di incoraggiamento a scriverne di nuovi!!!) è veramente un qualunquista…l’uomo della strada!!!! uno che scrive un testo “questo lo potevo fare anch’io” in cui parla di Giò e Armando Pomodoro chiamandoli: “Pomodorini, pomì e così via”, che ci dice che Botero ha trovato la sua fortuna nel rappresentare un’umanità grassa da contrapporre ai filanti omini di giacometti non mi sembra abbia grossa cultura e neanche molto da raccontare!!! (probabilmente “QUESTO LO POTEVO FARE ANCH’IO” è riferito saggiamente alla sensazione che provano i lettori dopo aver letto un suo libro!) Ma allora com’è arrivato a quei posti di potere quest’uomo (ma ripeto, ce ne sono tantissimi!!!) Semplicemente perchè in accordo con un manipolo di comunicatori ha creato un circuito di autopromozione in cui pare che ciò che faccia sia importante.E le capre dell’arte seguono belanti e ossequiose nel tentativo di trovare aperta la porta della stalla! I vari Cattelan e compagni sono il frutto di questo sistema di potere pubblicitario , non artistico e tantomeno culturale! Adesso chiunque critichi dovrebbe avere il buon gusto di non alimentarlo il sistema di cui si lamenta non andando a vedere quello che “impongono come ARTE e non vergognandosi di riconoscere pubblicamente il valore di un Artista e soprattutto del Lavoro di un artista (inteso come capacità anche tecnica: altro concetto che oggi genera quasi disgusto oltre che accuse di ignoranza !!!)
    Troppi Fari , troppe luci accese in un sistema al collasso energetico.
    Lo specchio di questo paese: tutti capi e pochi lavoratori!!!!

  • LorenzoMarras

    Sereno caro se posso dire la mia, io penso che noi dovremo persuadere il nostro Luca a sostituire il proprio “metro” , perche’ e lo dico con le migliori intenzioni, ci sono troppi muri fuori misura . Ma si, il suo blog, è un ambientino decisamente inabitabile ; una volta che misura a malapena 1 metro e 75 , soggiorni che non posso considerarsi tali…. perche’ raggiungono gli scarsi 9 metri quadri (ti voglio vedere se inviti tutto il parentado il venerdi sera dove vai a finire) i bagni ridotti ad insignificanti turche….un lavandino da Roulotte e nemmeno un vaso bidet…. non parliamo dei luoghi notturni. No. qui tutto è da rifare.
    Tu cosa ne dici Sereno ?

  • Alcuni commenti sono lo specchio della situazione italiana, non ci possiamo lamentare di vittorio sgarbi…la situazione è drammatica. E parlo di qualità, di metodo di giudizio. C’è un totale travisamento delle cose.

    • LorenzoMarras

      No, infatti nessuno si lamenta di Sgarbi e d’altronde nemmeno tu Luca, dal momento che pelosamente lo hai blandito , certo con artificiosa ma inefficace paradossalita’ e, comunque ,se ricordo bene , ti ha attirato molteplici e giustificate tirate d’orecchie che ti hanno costretto ad un lieve dietro front… forse ti eri convinto di averla fatta fuori dal vaso ( io cmq avevo letto il fatto con un tuo troppo affrettato atto di devozione verso a chi ben sai).
      La situazione è drammatica ? Vuoi dire che abbiamo i turchi alle porte e fino a questo momento non ci siamo accorti di cio’ oppure cosa altro?
      Luca, insomma, lo vogliamo stabilire , si o no questa linea del fronte ?
      chi sono i nemici ? per cosa si combatte ? c ‘ forse forse qualche bottino da dividere ? di quanti soldati disponiamo ? i generali sono della specie migliore o scaldano la sedia o peggio ancora sono piu’ numerosi dei soldati ?
      parli di qualita’ , dimmi se è un attributo oppure un traguardo giusto per prendere a prestito un linguaggio padronale. Nei giudizi non ci sono metodi , i metodi appartegono ai sistemi affinche’ si arrivi al fine per cui sono stati creati … nei giudizi invece precede un etica , di che natura stabiliscilo tu perche’ le cose in se .. mi fanno venire le vertigini come Buono – onesto – intelligente – capace e via discorrendo…e non parliamo di cattivi perche’ sono veramente rari e la storia (una volta tanto) e la’ che lo dimostra.

  • Sgarbi ha organizzato un’operazione volgare e cinica che rappresenta la maggioranza del sistema dell’arte italiano. Purtroppo. Quindi mi sembra un ottimo negativo. Forse sarebbe meglio organizzare anche solo buoni positivi (es. attività fondazione trussardi).

    La qualità esiste, ed esiste solo un metodo di giudizio per le cose. Non prendiamoci in giro con questo relativismo romantico per cui tutto può andare, tanto “è arte”…e quindi facciamo i pazzerelli, coloriamo tele e aperitiviamo con leggerezza…

    questi sono lasciti culturali prodonidi italiani, basti pensare che le direttive ministeriali suggeriscono l’istituto d’arte agli studenti meno brillanti…..l’artista in italia vive condizioni pessime, non è riconosciuto e spesso viene visto (ED E’ spesso) un romanticone presuntuoso e narciso….paradossalmente questa è una situazione d’oro per una ridefinizione del ruolo artista…ridefinizione che fatica ad avvenire in paesi dove gli artisti sono più coccolati…

    • hm

      dal blog di lucarossi : – Riempirò lo spazio, come fanno tutti. Non si sa se riempire significhi sovraccaricare e quindi, in definitiva, svuotare lo spazio. –

      vedi quanto sei banale e omologato lucarossi? riempi lo spazio COME FANNO TUTTI per tua stessa ammissione . ma c’è di più, come ho scritto in precedenza ami e riproduci il modo di agire delle piattole/parassiti, infatti ti chiedi se – riempire significhi sovraccaricare e quindi svuotare lo spazio – come le piattole occupi/sovraccarichi luoghi e ti autoriproduci invadendo spazi e succhiando linfa vitale altrui (cancellazione/oscuramento di altre opere dalle gallerie) fino a quando questa estensione nociva non causa lo svuotamento dello stesso spazio . —> es. pidocchi che per essere debellati necessitano di lozioni insetticide a base di antiparassitari, e in definitiva tosatura totale (svuotamento degli spazi) atti a debellare le nefaste presenze sfruttatrici .

      • hm

        oltretutto a differenza dei parassiti/squatter più savi che occupano edifici disabitati (rivalutando la funzione degli stessi altrimenti destinati all’inattività) tu invadi spazi di prestigio e di fama già consolidata con la stessa ottica di un bomber che si mette a devastare tramite la sua tag inopportuna e le letterone giganti omologate della sua crew (LR) edifici antichi e/o di alto valore artistico .

        • hm

          infarcendo tutto il discorso con contraddizioni pacchiane che nello stesso periodo in poche righe svuotano il senso e offuscano ogni minima parvenza logica della tua litania wannabe pubblico : “Per queste ragioni è assolutamente possibile gestire la distanza dai luoghi solitamente deputati alla rappresentazione. Non è necessario invadere o entrare in un luogo, o nell’ennesimo spazio espositivo.

          Saranno interessate due gallerie, la galleria zero e la galleria de carlo. ”

          non è necessario entrare nello stesso spazio espositivo certo rossi ti capiamo, la tua fake litania satanista attira pubblico non fa acqua da nessuna parte . ma non puoi metterti a scrivere una semplice ode a giuda come lady gaga? che bisogno c’è di tutti questi discorsetti illogici pacchiani e incoerenti ripetuti in loop da anni ormai?

          • hm

            – Non è necessario invadere o entrare in un luogo, o nell’ennesimo spazio espositivo.

            Saranno interessate due gallerie, la galleria zero e la galleria de carlo. –

            se non è necessario entrare in un luogo perchè modifichi foto dello stesso luogo tramite fotografie scattate dentro il luogo medesimo? oltre a essere fake non sei per niente credibile rossi, la tua illogicità semplicistica pacchiana ottusa parassita e sfruttatrice mi debilita .

  • augusta

    habemus rubium?

  • Ne nos inducat in tentationem

    @Luca Rossi, nella sua invadente, onnipresente, ,distanza ma ancor piú a hm, in primis, ed ai vari sereno, al limite, lorenzo marras (staccato o tutt’attaccato)
    Col cavolo che Luca Rossi “gestisce la distanza”, Luca Rossi gestisce la “presenza”, quella sua altroché !
    Un po’ più di due anni fa ha creato il suo blogghino, è stato proprio bravo, soprattutto a riuscire a coinvolgere un paio di nomi “di cartello”
    Per le sue “opere d’arte” ha riesumato un paio d’idee vecchie di cinquant’anni al suo nuovo giochino, pardon lui lo chiama medium e messaggio wow!! Ei due sponsor hanno gridato al miracolo e hanno dato di gomito a zio Politi che almeno facesse un paiomdi starnuti sull’evento. Poi si è trovato a corto di idee, quelle che gli venivano in mente erano troppo evidentemente copie di cose già fatte e mica tutti si chiamano Maurizio e son capaci di far miracoli con le copie!! Allora ha incominciato a fare il vago ed il sibillino: sto preparando… Vi dirò … Farò… Stò lavorando ad un progetto, non so ancora quale, ma sarà la trovata del secolo, quando lo renderò pubblico al sistema asfittico scoppieranno i polmoni, ai critici imbelli ed ai curatori mafiosetti, scoppieranno le palle e per l’arte contemporanea altro che pubblico nel minimo sindacala dovranno creare un apposito corpo di buttafuori e chiedere l’intervento dell’esercito per mettere in riga le file.
    Si, però, nel frattempo, in attesa che venga in mente l’idea o che capiti tra mani un’articolo abbastanza vecchio da esser stato dimenticato con lo spunto da copiare, pardon, da adattare al medium, bisogna pur fare qualhe cosa per mantenersi sulla cresta dell’onda e non finire nel dimenticatoio?
    Ha visto che Artribune tira e lui che fa? Naturalmente posta, posta selvaggiamente col copia e incolla e coll’immancabile “per approfondimento ti suggerisco di andare a questo indirizzo” che, sorpresa, sorpresa è nientepopodimenoche il suo blog.
    Sa perfettamente che per ogni suo post ce ne sará immancabilmente almeno uno, trollante piuttosto che no, e qualche volta due o tre del suo sparring partner hm (o hm è l’altro alias del Luca Rossi?) e facilmente la reprimenda di Lorenzo Marras e le considerazioni in punta di piedi si sereno variabile e qualche rimembranza esternazione, della serie “io c’ero tu no” del vecchio giovanilista al limite.
    Luca Rosssi, non per niente vive all’Aquila, nel centro storico ma io me lo vedo annidato sulla cima del campanile. Non solo aquilano ma proprio aquila è e che ti fa?
    C’è un articolo che tira su un po’ più dei soliti quattro o cinque commenti… piatto ricco mi ci ficco! giù il postaccio più collincopiato che si può, quello così ripetitivo e borioso che è già una bella trollata, meglio se un pochetto fuori tema e… via con le danze!!! Andiamo ad inseguire e cercare di battere il nostro record, il Luca Rossi in me te e sorrete, tanto al decimo battibecco tra Luca Rossi e hm nessuno si ricorda più di che cosa si parlava nell’articolo ed ha voglio la caparbia e volenterosa C. C’urti a scrivere la Divina Commedia per riportare tutti al tema, le risponderanno in uno o due ma poi non potranno che tornare alle trollate griffate lucah mrossi.
    Giochino sterile? Poveri sciocchi, noooo! Assolutamente funzionale : sul mio blog potrò scrivere e farlo ripetere dai due tre nomi di cartello, miei sponsor della prima ora – Luca Rossi il fenomeno più interessante del panorama asfittico dell’arte contemporanea italiana, dove interviene lui i commenti si sprecano e la gente si spela le dita sulle tastiere dei computer osanna osanna alleluia!!!! –
    Capito mi hai?

    • ip

      No, non ho capito a chi è funzionale sto post, però è carino, sisi, perchè i personaggi citati sono tutti autentici, e per questo funzionano, di questi il più costruito è proprio Luca Rossi, ma alla fine ce lo meritiamo proprio così com’è..

      • N.n.i.i.t

        Non mandare a chiedere per chi suona la campana…

        • N.n.i.i.t

          o se proprio te la vuoi sentir dire tutta tutta: non hai ancora capito che non È ma sei (anche) tu che lo FAI ESSERE, altro che “meritarlo”, lo create , lo gonfiate, lo rinforzate, giorno dopo giorno. Presto, se non lo è già ora, sará come uno di quegli stupidi grandissimi “così” in metallo dorato di Koons che, come i loro “prototipi” in palloncini da fiera, son solo pieni d’aria ma sembrano proprio delle grandi sculture agli occhi degli allocchi!

          • ip

            ma smettila.. io neanche li leggo i suoi post..
            ti illudi alla grande, e anche lui.
            Sempre che non siate la stessa persona

          • N.n.i.i.t

            E magari sono Luca Rossi preso da un raptus di rimorso “Confiteor ….

    • hm

      certo lo sappiamo bene che lucarossi è peggio di un gatto attaccato ai maroni . la distanza la gestisce scrivendo il suo nome sui blog 500 volte al giorno . bella distanza sisi . se sei distante non devo vedere nemmeno il tuo nome in giro . ciao marras

      • hm

        d’altra parte anche le piattole gestiscono la vicinanza (fake distanza) attaccandosi ai maroni a succhiare sangue fino a quando non vengono sterminati da gel antiparassitari o dalla tosatura integrale delle formazioni filiformi a cui si aggrappano (svuotamento degli spazi che rossi predica da anni ben sapendo nel suo profondo di essere un pidocchio antiartista), quindi alla fine il cerchio si chiude con quanto ho scritto in precedenza .

        • hm

          anzi antiartista no, perchè se non ci fossero gli artisti rossi non saprebbe nemmeno dove succhiare linfa (opere altrui oscurate, appropriazionismo di foto, vintage mail art copiata, mcluhan e altre cit. anni 60, ricerca ossessiva delle relazioni e del pubblico per espandere il parassitismo etc) e di conseguenza svuotare spazi sovraccaricando l’area di di piccole infezioni (- Riempirò lo spazio, come fanno tutti. Non si sa se riempire significhi sovraccaricare e quindi, in definitiva, svuotare lo spazio. – cit.), solo pidocchio . però non credo che un pidocchio possa arrivare a un tale grado di consapevolezza . nel senso che dubito che un pidocchio nel momento in cui succhia si renda conto di essere anche un antindividuo che sta succhiando nello stesso istante in cui per nutrirsi è dipendente da esso . forse nemmeno mentre viene schiacciato .

          • N.n.i.i.t

            E tre! Bravo lucah mrossi, in un sol colpo siamo passati da 93 a 96 commenti, intanto se poi qualcheduno va fuori di boccia a prender colpi sará lo sparring partner hm, no? Oltretutto avrai pure il diritto di replicare e ridendo e scherzando forse superiamo i 100

          • hm

            mi

          • hm

            sorry mi è partito il tasto, dicevo che mi sembra superfake il tuo commento, non sono certo lo sparring partner di rossi avevo solo voglia di schiaffeggiarlo un po’ perchè è troppo fake . quasi come te . magari la smette di scrivere roba fake approssimativa vintage parassita . e anche se superi i 100 cosa cambia? è solo un altro post scivolato nell’arte dell’insulto . ma nel caso di rossi è d’obbligo, alla fine lui è anche contento perchè gestisce meglio la fake distanza visto che gli insulti sono una forma di contatto . però questi non sono nemmeno insulti, sono la realtà nel caso di rossi . la realtà non può essere considerata una forma di insulto .

  • ip

    caro hm fai attenzione perché a volte la realtà svelata può diventare, innocentemente o meno, se non una forma di insulto un ottimo pretesto per fagocitare sentimenti estremi e distruttivi.

  • N.n.i.i.t

    Appunto, io sono fake ne più e nemmeno di quanto sei fake tu, per lo meno, però dico cose che fake non sono affatto e non sono neppure insulti perché, ci sei arrivato anche tu (possibile veramente che tu non sia un fake Luca Rossi? Ma allora sei un po’ minchione, chi te lo fa fare di fargli da sparring partner e contro postare ogni santa volta che posta lui?), sono la pura e semplice verità nuda e cruda e spero che se ne accorgano anche i Lorenzo Marras SerenoVariabile al limite Cristiana Curti ip Davide W Pairone augusta e tutta la brigata che stanno facendo la figura delle comparse nude delle performance della Beecroft : quando Luca Rossi chiama tutti al loro posto di corsa che stiamo costruendo il mito !

    • hm

      io non sono fake quindi il problema non si pone . se io non sono fake, il fake resti tu (e forse come dice ip probabilmente sei anche luca morsi che si bagna ogni volta che viene fatto il suo nome, il che è veramente triste) . non è nemmeno vero che posto ogni volta che posta lui, solo quando mi fa innervosire e lo vedo ripetere sempre le stesse cazzate vintage sui suoi genitori foundation in loop come un automa . chi lo ascolta e apprezza è serenovariabile (non so per quanto ancora, d’altra parte lo leggevo anch’io prima di rendermi conto che fosse un’attention whore timida, l’altro lato della medaglia di vascellari che infatti è la sua nemesi) . a me pare evidente che rossi sia già dentro il sistema e sia continuamente alla ricerca spasmodica di pubblico e relazioni . in molti blog in ogni caso lo schifano per il suo comportamento strisciante . poi scusa se sono minchione io cramerotti che gli dedica articoli su artribune cos’é? e cavallucci? spero che se non fanno parte del team luca rossi almeno siano stati pagati per bene . delle due potevi chiamarlo luca cramerossi .

      • N.n.i.i.t

        Of corse I’m fake my dear, do you mind? Ho detto che son fake quanto te, ma lo hai capito benissimo, perchè allo stringi siamo solo nomi dietro ai quali ci sta qualcheduno che non si conosce e allora l’unica cosa che conta è se uno dice cose vere o meno e se quel che dice può servire a chi lo legge.

        • hm

          sì appunto e tu cosa stai dicendo di vero? niente . in ogni caso mi ricordo che per i primi 5-6 mesi lucarossi si autonominava spesso al femminile, il che potrebbe succedere 2-3 volte max non 15 di fila, quindi potrebbe anche essere la figlia di politi visto quanto la meni con sta storia del bambino sulla sedia che recita le poesie . sempre a parlare di nonni genitori foundation e poi non sai come usare i soldi della nonna genitori foundation? io li saprei spendere tutti dal primo all’ultimo . meglio spenderli perchè a tenerli in banca tra un po’ spariscono .

          • Francesca Pisano

            Gea Politi Luca Rossi? Mi si rizza il clitoride! WOw

          • hm

            oppure sei roberto ago, l’altro amichetto di luca cramorsi uscito anche lui da placentia gallery di hamlin baldini (nota galleria in cui sparisce la gente grazie al sinistro proprietario) —> http://www.anobii.com/books/Dylan_Dog_n_59/01a142919449faee8c/ (anche in questo caso spero abbia di meglio da fare che ridursi così) peccato che di verità non ne stai dicendo e se speri che rossi possa continuare a scrivere banalità impunemente sei fuoristrada . se tu poi credi alla pubblicità indotta da un nome ripetuto allora mi sa che hai il cervello troppo ristretto e ti meriti dei bombers che ti taggano tutto il palazzo e ogni centimetro che fai da casa al supermercato con le stesse insulse lettere argentate . è tutta tua quella pubblicità goditela .

          • Francesca Pisano

            Anche Yuri Ancarani è uscito da Placentia e ora lavora con Coppilan, il cerchio si chiude. In ogni caso I love luca rossi, l’unica cosa decente negli ultimi anni

  • ip

    guarda che luca rossi non c’entra, hm lo detesta per gli stessi inspiegabili motivi per cui alcuni lo hanno considerato. Lui è una pedina come un’altra.
    Anzi più trascurabile di altre, solo che persevera nel suo personaggio.
    Il mito si crea quando devi spiegare qualcosa di inspiegabile, e Luca Rossi non ha nulla di misterioso, egli desidera la fama e vorrebbe magari guadagnarci qualcosa di tangibile. Assolutamente banale come concetto.

  • N.n.i.i.t

    @ip forse i post di Luca Rossi non li leggi ma posti. Che importanza ha leggere i suoi pos?t (del resto letti tre a caso, hai già letto tutto, basta che fai un po’ di permutazioni di frasi e voila tutto il Rossipensiero) Fondamentale è che la gente posti, Il fatto importante è fare notizia … Ancora una volta Luca Rossi ha suscitato un mare di commenti!!! , me lo sento già colare giù dal naso, dove? bah, che importa, Exitart, FushArt, DevilArt, ChisenefregaArt… Tanto va tutto in CV, regolarmente e diligentemente catalogato e, come si suol dire, quel che non strozza ingrassa!

  • ip

    ripeto, ci sono persone che hanno molto più carisma dell’oggetto in questione.
    E il tempo mi darà ragione. Nonostante il pressing a cui siamo sottoposti.

  • N.n.i.i.t

    E chi ha mai parlato di carisma? Luca Rossi ha il carisma del nipotino che recita la poesia di natale al nonno, in piedi sulla seggiola! Qui si sta parlando solo di visibilità e pubblicità, evvia! A chi vuoi che importi, oggi, del carsima!!

    • N.n.i.i.t

      naturalmente al Nonno Giancarlo sotto gli sguardi ammirati degli zii Alberto, Giacinto Massimo, Angela

  • Ragazzi, straparlate. Io aspiro solo al ruolo di spettatore attento, in italia (e non solo) è la specie che non esiste!

    Nelle voste critiche sbagliate nascondete quello che avete negli occhi.

    • hm

      solita frase da automa programmato e fake, ripigliati .

  • hm

    sorry ma anche stamattina mi tocca citare lucarossi perchè ciò che scrive mi ha fatto troppo ridere (in senso dispregiativo ovviamente, la sua incoerenza smart relativista fake mi nausea e dopo mi tocca fumar dell’erba per non vomitare) ormai non sa più come fingere ed è passato alla barzelletta pura :

    – Se un giovane appena uscito dall’accademia facesse solo ed eslcusivamente opere come Lucio Fontana, costui non sarebbe originale. Ma in ogni mostra, su ogni rivista, andrebbe a creare un cortocircuito, andrebbe a mimetizzarsi, a sparire. La capacità di esserci con questa delicatezza e con questa sensibilità è, a mio parere, un valore. Un valore spendibile tanto dal fruttivendolo invadente quanto in un rapporto di coppia o di amicizia. Un valore che non coincide con una definzione superficiale di “originalità”; anche se potremo dire che la scelta radicale del nostro giovane artista è originale. Ma questo lo potremo dire solo secondo una definzione più profonda di originalità. –

    tralsciando la contraddizione palese e pacchiana del periodo (che inizia con ‘non è originale’ e termina con ‘la scelta radicale del nostro giovane artista è originale’) se un giovane appena uscito dall’accademia facesse solo opere come fontana sarebbe il cocco perfetto della nonni genitori foundation (i genitori di luca rossi insomma), il cocco perfetto di un paese per vecchi, peggio dell’ikea evoluta e dei quadri in tinta unita, ma anche molto peggio dei concertini vintage di smascellari . inoltre se ti mimetizzi e sparisci non crei un cortocircuito rossi, elementare no? so che ci puoi arrivare anche tu . la scelta non radicale citazionista e appropriazionista del tuo giovane artista è ultravintage come te rossi, ecco perchè ti piace . la tua definizione più profonda di originalità rossi è solo quella che viene accettata dalla tua nonni genitori foundation, questo è il significato di originalità per te . originalità profonda per luca rossi = tutto ciò che soddisfa la sua nonni genitori foundation .

    • lucarossi

      se mi dispregi perche parli sempre di me? chi disprezza compra ;)

      • hm

        perchè mi otturi il monitor con la tua presenza .

  • Cristiana Curti

    Vado via per un po’ e guarda cosa scopro.

    1) che il numero dei commenti a una nota è importante (non lo sapevo). Per chi?

    2) che una nota intorno alla nascita di un gruppo che promuove denunce civili e penali contro il malcostume nell’ambito del sistema dell’arte internazionale diventa l’ennesima rissa su chi ci piace e chi non ci piace fra critici e artisti (per “colpa” di Luca Rossi, che ha eluso la questione dell’articolo e ha sviato tutti dal problema e ora prende delle gran tomellate da chiunque, a quanto pare: ma era questo il momento?).

    3) che siamo tutti “complci” di Luca Rossi. Peccato io non sappia neanche chi sia. Mi sfuggono davvero queste pelosità da web.

    4) che a nessuno (NESSUNO!) dei cosiddetti addetti ai lavori (quelli veri, quelli che lavorano in gallerie, studi, con il pubblico e il privato, per fare mostre, convegni, mercato, ecc. NON quelli che lavorano in un blog) interessa denunciare alcunché anche se so per certo che è impossibile non sia mai capitato un incidente che ci rende conniventi con l’illegalità di alcune pieghe del sistema. Piegone del sistema.

    Davvero non c’è nessuno dei galleristi che legge Artribune (e che magari commenta su Artribune) che non si sente di raccontare di quando dovette mollare una sostanziosa mazzetta al funzionariotto spuntato quasi per caso all’ultimo momento per mantenere il permesso (già concesso da delibera comunale) di allestire una mostra in quel sito pubblico?
    O il gallerista che paga un editore più del dovuto per far scrivere un’intervista e una presentazione del suo artista da promuovere?
    O un collezionista che paga in nero perché i prezzi delle opere sono astrusi rispetto alla potenziale fama del nostro misero circuito?
    O un artista che paga per esporre in galleria TUTTE le spese (non solo quelle che lo riguardano come trasporti, allestimenti e per restare in sito, ma anche quelle per la promozione e il catalogo, ad esempio, se non addirittura l’affitto delle sale e l’Eco della Stampa) per la mostra?
    O un artista che, pur di esporre, accetta qualsiasi condizione e lascia ben più del 50% al gallerista in caso di vendita?
    O un docente di accademia che vede promuovere con ricchi premi e cotillons il figlio del collega invece del talento migliore (e riconosciuto migliore) del suo corso e magari degli ultimi dieci anni?
    O l’aberrazione del catalogo “a firma di”, quando si sa perfettamente che è IMPOSSIBILE che il tale critico di fama possa scrivere dalle 1400 alle 2000 cartelle al giorno per tutti gli artisti su suolo nazionale che patrocina con il suo nobile nome? Perché non citare MAI chi ti aiuta nella fabbrichetta?
    O il bravo organizzatore che si vede soffiare una collaborazione con un Comune o una Soprintendenza perché non sono gli assessori o i soprintendenti che decidono quali consulenze affidare e a chi (e per quanti soldi), anche se i suoi progetti sono di qualità e poco costosi?
    O il bravo studioso che fa poca carriera nel pubblico (e nel privato non c’è anima che lo voglia o quasi, perché solo se sei QUALCUNO la Fondazione Prada ti permette di avvicinarti per presentare un tuo scritto), magari direttore di Museo, che si vede compilare da perfetti ignoranti il calendario degli appuntamenti del suo amato luogo di storia e di arte con in cartellone le nipoti del ministro, il cognato del Presidente delle Acque minerali, l’amante del Commendatore?
    O un consulente o dipendente di casa d’aste che vede benissimo che quell’immensa quantità di denaro per aggiudicarsi in asta un tavolino da gioco Direttorio proprio non c’entra nulla con il valore di mercato di quel tavolino Direttorio che non vale un ventesimo di quel che è stato pagato?
    O un proprietario di una tela più che buona (tanto che direttamente l’acquistò o addirittura la ricevette in regalo dall’artista) non riesce a ottenere la “patente” di bontà per farla inserire in catalogo generale delle opere dal sedicente “Comitato di esperti” (eredi, cognati arraffoni, critici della prima e ultima ora), ovvero – al contrario – emerite croste che ci disonorano TUTTI vengono inserite sottobanco nel catalogo generale delle opere del nostro Grande del Novecento cosicché si faccia contento un componente del Comitato stesso e (quindi) il tal futuro compratore ricco e tonto di quella crosta schifosa? In barba alla nostra storia dell’arte più alta che oggi è sempre meno attendibile all’estero anche per queste questioni da pollaio?

    Siamo in Italia: lo vediamo in questi giorni che mentre governi e governicchi balbettano incapaci di renderci tutti uniti nell’affrontare i problemi serissimi che stiamo già vivendo e che ci affonderanno nello stige (è vero, sto riscrivendo la Divina…) definitivamente, tutti si accapigliano sul “fammi tenere la festa del santo patrono”, “fammi tenere questo” “quello”, mentre i ladri saranno più ladri e i furbi saranno più furbi. E i costi della politica (dopo aver detto di tutto e di più) non verranno decurtati se non con “legge costituzionale”!?

    Nell’arte è davvero così diverso? E’ solo una questione di “forma” (aulica, non aulica, depressa, in depressione, morta o sepolta) e di “pubblico incosapevole e da coinvolgere”? Luca Rossi propone “vie” (non sarò io a instaurare un discorso su critica e arte quando si sta parlando di legge e giustizia) e dice che le vie che propone servono a disinnescare i problemi creati da “operatori della cultura” anni addietro. Ma QUI che diavolo c’entra questa roba? Da che mondo e mondo, per guadagnarsi un posticino al sole, si farebbero carte false. Se è per vendere me stessa, mi sta bene anche sgomitare un poco, è – direi – necessario. Ma fino a che punto possiamo fregarcene della legge?

    Io dico: quel che è stato è stato. A quando cambiare davvero? Un atteggiamento più evoluto e meno demagogico nei confronti del sistema dell’arte è opportuno ora più che mai. Ora che non ci sono più risorse e – ahimé – neanche grandi cervelli che impostano le questioni di fondo (non fatemi dire artisti, perché non ci credo: quelli ci saranno sempre, anche e soprattutto in Italia). Almeno l’onore.

    • lucarossi

      Un mio professore all’università suggeriva di non scrivere mai libri troppo lunghi, se no nessuno li legge.

      Cristiana, il sistema dell’arte, come ogni sistema, vive di luci ed ombre, giochini di potere e situazioni virtuose…credo ci si possa fare poco.

      Il punto è cercare di ridefinire questo sistema (linguaggio, ruoli, format) ed allenare un buon metodo di giudizio per la Qualità (che esiste!) e per il Valore (che esiste!). E quindi stimolare un confronto critico e un reale approfondimento rispetto ai contenuti.

      Vedi, si possono fare anche commenti brevi :)

      • No caro Luca. Qui stiamo parlando di che cosa si puó, si deve, fare per eliminare comportamenti e consuetudini deviati ed illegali.
        Scrivere come fai tu :
        “il sistema dell’arte, come ogni sistema, vive di luci ed ombre, giochini di potere e situazioni virtuose…credo ci si possa fare poco.”
        è farsi complici e difensori di tali illegalità.
        Altrove, a commento di altri articoli, il punto potrá essere
        “cercare di ridefinire questo sistema (linguaggio, ruoli, format) ed allenare un buon metodo di giudizio per la Qualità (che esiste!) e per il Valore (che esiste!). E quindi stimolare un confronto critico e un reale approfondimento rispetto ai contenuti.”
        qui no!!
        Qui il punto è che cosa si puó fare , che cosa posso e debbo fare io per combattere e denunciare queste illegalità ? E tu hai risposto molto chiaramente, una risposta che è molto piú sintetica del tuo commento : “io non faccio e non ho intenzione di far nulla e v’invito a far altrettanto”
        Un’ultima cosa: essere sintetici ripetere a copia e incolla, ossessivamente, con le stesse medesime parole, tre o quattro concetti, cambiandone solo l’ordine di enunciazione, come fai tu ultimamente, è molto peggio dell’ essere “di lungo eloquio” ed infinitamente meno interessante per chi legge. Cristana la leggiamo tutti, da cima a fondo e con attenzione perché, anche quando dice cose che non condividiamo, le argomenta e le motiva dando a chi legge spunti di riflessione e materia per dibattere e tu? Scrivi ancora per comunicare pensiero o ti accontenti e sei felice, come ha insinuato n.n.i.i.t. di “recitare la poesia al nonno sotto gli sguardi ammirati degli zii”?

      • Cristiana Curti

        Gentile/i Luca, io scrivo nei commenti – in proporzione – assai meno di te/voi e solo se credo di avere qualcosa che mi preme dire.
        Se il tuo/vostro prossimo tormentone deve diventare “dàgli a chi scrive commenti lunghi”, segui/te il consiglio già proposto: salta/te a piè pari (multipli).
        Poi, detto tra noi ventisette, ma non lo dire/dite al tuo/vostro professore universitario, resta il fatto che “La montagna incantata” o “L’Ulisse” (i primi due che vengono in mente) sono testi che si mangiano a colazione tutti i romanzetti vari di 84 pagine in corpo 22 di molti scribacchini della modernità più spinta in Italia e altrove. Anche se “Atlante Occidentale” resta titolo strepitoso.
        Vero è che per quanto riguarda me (ma anche te/voi, del resto) prima di arrivare a tali vette ce ne vuole e (io, almeno) temo proprio non vi arriverò mai.
        Non è mai “quanto”, ma “cosa” (e, potrebbe capitare, “come”). Se tu/voi, su questi argomenti, non puoi/potete farci niente, si vede che non sei/siete un “addetto/i ai lavori”. Lo dici/dite anche tu/voi: Luca Rossi è il pubblico che non c’è. Quindi: perché scaldarsi tanto per ciò che non si è esperito? Faccetta sorridente.

        • lucarossi

          sì, cristiana quanto sei pesante….ma rispondi ai contenuti…cosa servono queste sbrodolature sulla lunghezza dei commenti…????

          questa è l’italia priva di sintesi, priva di lucidità….ci meritiamo lo strabordare logorroico di Sgarbi…voi ne siete la testimonianza

          • Davide W. Pairone

            se sintesi significa ripetere alla nausea tre concetti-slogan e se sbrodolare significa analizzare con pertinenza e lucidità allora preferisco sbrodolare. In ogni caso è molto più italiano l’atteggiamento hey, look at me, ho la risposta! Preferisco chi problematizza

          • Davide W. Pairone
          • LorenzoMarras

            Luca gia’ che siamo in tema di contenuti , Vorrei chiederti in merito
            alla recente Biennale , al di la’ delle facili polemiche eh,… ti chiedo… TU personalmente quali o quale TEMA …. urgente avresti posto .. e invitato gli artisti a darne una forma che rappresentasse appunto… i deficit culturali di cui il nostro presente è testimone.
            Anche UNO, Luca cosicche’ si possa intorno, argomentare senza furbizia e da gentiluomini.
            Grazie e ciao.

          • hm

            scusa lucarossi ma lo vedi il tuo blog? è composto da 5 miliardi e 840 milioni di righe antiestetiche ripetute allo spasimo tipo lavaggio del cervello (peraltro inefficace) addirittura scrivi talmente tanto che non si riesce nemmeno a scorrerlo all’ indietro e le righe si accavvallano l’una sull’altra . come puoi essere così ottuso? ti senti veramente sintetico nei tuoi interventi? tra te e la sintesi passa la stessa differenza che intercorre tra il dire e il fare .

          • @HM: Un conto è scrivere sul blog, un conto è commentare. I commenti andrebbero sintetici e puntuali, sul blog si può argomentare maggiormente.

            Il fatto che non ti piaccia il blog, mi rincuora molto. Grazie

      • LorenzoMarras

        Luca caro, io non ho avuto come te, la fortuna di avere insegnanti perche’ a casa non cerano soldi (ecco ti ho esternato una qual forma di frustrazione perche’ altrove di questo sono stato definito) e tentero’ essere breve.
        Cio’ che scrivi è vero. cogliere Luci ed ombre , bada, restando nell’ombra
        nella propria ombra è uno dei poche vie che consentono di dare una lettura del nostro tempo e con un pizzico di attenzione forse del tempo a venire.
        Questo rappresenterebbe il MOMENTO teorico per eccellenza , ovvero il momento in cui si indirizza lo sguardo e si cerca di vedere dove stanno le ombre se FUORI di noi o piuttosto dentro. Insomma se esiste un nemico
        SE ESISTE, dove lo dobbiamo individuare nella sua opera?
        nelle nostre , chiamate, debolezze ? oppure in quel luogo che pensiamo sia abitato esclusivamente da nemici e pertanto “cattivi” ? questo è il primo passo.
        Hai vinto Tu, sei piu bravo di me perche’ sai sintetizzare meglio.
        ciao.

    • augusta

      Intervento perfetto. grazie Cristiana. buona giornata.

      • Cristiana Curti

        Grazie mille, augusta, buona giornata a te.

  • Splendido intevento Cristiana, come al solito, assolutamente condivisibile e centrale rispetto all’oggetto dell’articolo. Chissa’ se a furia di “predicare” non si incomincera’ ad ottenere anche qualche piccolo risultato! A volta basta anche partire dalle cose piccole, da quelle che paion marginali.
    Per quel che riguarda la categoria cui appartengo, quel che mi sento di dire, soprattutto ai giovani e’ : mai pagare per esporre, mai pagare per un articolo critico (a meno che non abbiate una vostra galleria, magari in “cooperativa” con altri e realizzaite in “economia” i vostri cataloghi), mai accettare “commissioni” esose, mai accettare di vendere in “nero”.
    Credetemi, son tutte cose che non serviranno affato, come vi si dice ogni giorno, a promuovere la vostra carriera ma serviranno certamente a fare di voi dei complici irredimibili di un sistema marcio.

  • nino

    Io sono ben felice di sapere che esiste la libertà d’espressione e che chiunque se vuole può sciorinare “fiumi di parole” però sono ossessionato da un’interrogativo: “ma che cacchio di lavoro fate e soprattutto che vita di relazione avete per potervi concedere ore e ore di sangue amaro al computer..?!!!” L’arte è come fare l’amore, chi ne parla troppo vuol dire che non lo fa!!! taratàtattàtattà……

  • @davide: se i concetti sono giusti li ripeto alla sfinimento e mi servono 3 righe. 3 righe.

    @lorenzomarras: io avrei fatto una biennale che mettesse in discussione il format di mostra, il linguaggio e il ruolo di artista. Avrei invitato gli artisti a confrontarsi su questi aspetti, possibilmente contemporaneamente. Questa è la prima cosa che mi viene, ma considera che nessuno mi paga per questo; pensa chi viene pagato e continua a proporre uno stesso standard.

    • Davide W. Pairone

      guarda, sui concetti e la loro opinabilità (contraddittoria, peraltro) mi sono già espresso, ma che ti bastino 3 righe…evidentemente la tua strategia mira alla saturazione degli spazi ma non potrei mai considerare gli interventi di Cristiana come spam. Al contrario dei tuoi

    • In sostanza é come se ci trovassimo di fronte ad una negazione del proprio ruolo.
      Secondo me, a questo punto occorrebbe l’adozione di una prassi rituale in cui avvenga questa cesura.
      In funerale in piena regola accompagnata dallo svuotamento della galleria e conseguente sua chiusura, magari facendo ricorso a delle semplici assi con chiodi e in cartello con Su scritto affittasi.
      Che ne dici Luca?

      • Non ho capito niente…scusa, cosa vuoi fare?

        • hm

          vorrebbe invece che proporre ‘torno subito’ (ruffiano piattoloso e spigliato come piace a rossi) SPRANGARE e blindare una galleria con assi di ferro e chiodi in modo che non si possa più entrare .

          • questo nichilismo non mi sembra funzionare molto. Santiago Sierra chiuse la galleria, chiuse il padiglione. In questo ultimo caso con una serie di condizioni.

            Ecco Santiago Sierra è uno dei mie artisti preferiti, e io voglio essere tanto spettatore attento. Bacioni

  • Spam??? Mai parlato di spam, la lunghezza dei suo interventi non si abbina bene ai commentari, potrebbe fare un blog, se vuole scrivere così tanto.Ma lo dico per lei, così la leggono in pochi.

    Io contraddittorio non mi sembra proprio. Saturazione? Mi comporto in modo normalissimo, e non saturo proprio niente….

    però che bello riempirsi la bocca con le parole spam e saturazione :D

    grandizzimo davide W pairone

    • Davide W. Pairone

      “3 concetti ripetuti allo sfinimento” (parole tue) è spam, non ci piove. Comunque a giudicare dal commentario stesso non mi pare che la Curti non sia letta, apprezzata e di certo come motore della discussione funziona meglio di te. Certo, i tuoi interlocutori sono Di Pietrantonio, Vettese & c. ed ecco la contradditorietà delle tue argomentazioni

      • be, la vettese e di pietrantonio con il loro lavoro hanno raggiunto posizioni rilevanti…
        la Curti NO…che io sappia…

        Lavorare, significa anche scendere a compromessi e sbagliare; chi non lavora non sbaglia, quindi io amo dialogare con coloro che critico (tipo vettese o di pietratonio)..perchè la mia critica è un atto d’amore…con la vettese ci messaggiamo anche e quindi?

        Questa cosa da “porta a porta” per cui la critica fa sì che l’avversario vada eliminato e non considerato è un’idiozia; …io amo più i miei avversari che i miei amici, caro davide W pairone…

        Esprimere allo sfinimento 3 concetti non è spam, perchè io ripeto in quanto continuo a rispondere a persone che non capiscono.

        • Luca anche io ti sono amico e siccome tra amici si usa domandare in confidenza ti chiedo, non ti mette in Pochino a disagio la cultura esplitamente borghese della Vettese?

          • marras ancora conflitto proletariato-borghesia??? Dai su..
            La Vettese agisce, e produce un lavoro; cerchiamo di stare ad una critica (che non è solo negativa) dialettica rispetto a quello che fà; lei cerca di fare al meglio il suo lavoro, amiamola e cerchiamo di analizzare la cosa in modo lucido, luci ed ombre.

          • hm

            guarda marras che la vettese ha invitato anche lorenzo mattotti in una mostra, che non è certo borghese . a me fa troppo ridere come si autocontraddice rossi ogni 10 righe, si sente troppo un prete sul pulpito che fa il sermone, però lo fa al contrario contraddicendosi in continuazione (quindi in realtà si tratta di un ode a satana) . prima ad esempio ha detto che la vettese occupava posti utili ad altri “9 anni di mandato, quando ci lamentiamo dell’attaccamento alle poltrone dei nostri parlamentari, non mi sembrano una cosa positiva”, e ora scrive “amiamola e cerchiamo di analizzare in modo lucido” . se volevi analizzare in modo lucido magari avresti parlato delle mostre che ha proposto la vettese, peccato che tu te ne sia uscito con un ruffianissimo accomodante “bha, le mostre della vettese…..non saprei……” sei proprio una macchietta rossi . anzi non sei nemmeno una macchietta, sei solo fake .

        • Davide W. Pairone

          guarda che personalmente stimo il lavoro di Di Pietrantonio (Vettese un po’ meno perché non mi è ben chiaro in cosa consista…) ma parli di crisi di pubblico e di linguaggio del contemporaneo con due dei principali gatekeepers del paese? E’ un atteggiamento da orchestrina del Titanic o peggio da “diamogli le brioches”. Ah, scusa non si può parlare in termini di conflitto economico, troppo old fashion…
          Comunque l’intera operazione Luca Rossi è una tautologia: individua problemi per affermare che le soluzioni stanno nei problemi stessi, indica un fuori che in realtà è un dentro, una profondità che sta in superficie (paralogismi anni ’70, in fondo). E infatti lo scopo ultimo non è che entrare in galleria o meglio in museo, ah no giusto c’è anche il Marocco-foglia-di-fico-esotico-impegnato…
          Ciò che più inquieta è la totale impermeabilità del tuo (pseudo)discorso che non cambia di una virgola sia che parli con hm che con la Vettese. Ma anche le idee hanno una vita para-biologica e le tue avvizziscono perché non si confrontano e non evolvono. O al massimo diventano ossessiva gramigna-spam (e non dire che sono solo risposte agli ottusi perché nel blog scrivi sempre le stesse robe). Ora puoi rispondere col solito tono e i soliti argomenti oppure hai un’alternativa, fermarti e riflettere sulle critiche che ti vengono portate (non solo da me). Te lo dico perché al sistema Italia può far comodo un Luca Rossi dialogico ed articolato, uno Sgarbi chic-underground proprio no grazie

          • Caro Davide,

            il mio blog non si esaurisce ai dialoghi con vettese e di pietrantonio; mi è sembrato, e mi sembra, giusto dialogare con persone che ho avuto modo di criticare. Non mi aspetto certo di risolvere i problemi dialogando con loro. Dialogando ho capito che sono persone che fanno al meglio il loro lavoro. Sono entrambi appassionati. E quando parlo di critica non parlo di offese gratuite ma di argomentare le luci e le ombre del loro lavoro. Di argomentare ed approfondire.

            Se il pubblico coincide con gli addetti ai lavori ( e curiosi che però non considererei) ogni proposta viene letta in termini competitivi e quindi osteggiata; sul piano delle proposte, dei contenuti e del linguaggio il sistema vuole la MEDIOCRITA’ e gli standard; gli addetti ai lavori preferiscono la mediocrità perchè questa non li mette mai in discussione; in fondo, forse, non vogliono neanche un pubblico interessato ed appassionato, tanto il loro stipendio non deriva da lì e l’opinione pubblica rischia solo di rompere le uova nel paniere.

            Questo è il punto, se vogliamo.

            Il blog può diventare un buono strumento di azione, in quanto può bypassare alcune dinamiche chiuse ed inefficaci.

            Spesso nel blog approfondisco anche criticamente, recentemente rosa barba e il padiglione spagnolo…ma i post vanno e vengono, non procedo in modo lineare…sarebbe come fare il terrorista con barba e baffi, ti fermano subito. Molto più efficace fondere confondere più ruoli, non ultimo quello di spettatore attento. O commentatore furioso, come oggi :)

  • quaestio

    ma di che parlava l’articolo? :D

    • l’articolo parlava di art leaks internazionale: ingiustizie nel sistema internazionale dell’arte….

      io penso che rilevare tali ingiustizie sia una banalità perchè certe dinamiche accomunano ogni settore; capisco l’importanza di rilevarle, ma non essendoci SINDACATi la vedo dura sulla risoluzione di tali ingiustizie. In italia non c’è neanche opinione pubblica (quelli che non sono addetti ai lavori e curiosi)…figuriamoci

      Penso che l’unica risposta per gli operatori e gli artisti possa venire dal linguaggio proposto; se gli artisti si comportano da “operai della creatività” è ovvio che senza sindacati vengano bistrattati; e allora bisogna porre in discussione questo ruolo e cercare di bypassare le deficienze del sistema e conservare le situazioni virtuose…

      tanto che dopo una fase di rilevamento di alcune deficienze italiane ho avviato una fase di dialogo e poi di critica costruttiva…

      • Valentina Desideri

        ma che cosa ci fai con i sindacati? vogliamo creare un ulteriore pesante macchina istituzionale formata da i quattro gatti aka ‘gli esperti del settore’?
        Come se avessimo bisogno di qualcuno che ci rappresenti per evitare le ingiustizie. Bisogna smettere di accettare condizioni di lavoro ridicole, bisogna esporle con nomi e cognomi, e non in anonimato. Se no si finisce per riprodurre esattamente lo stesso sistema, e nel momento in cui il giovane artista precario avrà la possibilità di organizzare lui qualcosa, troverà normalissimo proporre le stesse condizioni (ma continuare a blaterare sulle condizione pessime dell’arte contemporanea etc etc). Tutta questa discussione sembra più un esorcismo collettivo, vi conoscete tutti e continuate a criticare e criticarvi a vicenda, così passate il tempo vi sentite ‘attivi(sti)’ nelle politiche culturali e dormite tranquilli. Però scrivere di esempi concreti, mettere nome e cognome, davvero decidere di non partecipare in certi mercati, rischiare qualcosa: no quello è inutile!
        Ma non sarà proprio questo il problema dell’arte contemporanea in Italia?

        • hm

          bisogna comprenderlo, l’imolese enrico morsiani rossi è un comunista incallito amante della burocrazia e dell’appropriasionismo relazionale e non . del tipo mi relaziono per appropriarmi dei tuoi contatti e far girare il mio nome fuori da imola (no biscotti ikea sì piadina vintage altrimenti faccio senza come quelli di faenza —> cancellazioni opere altrui nelle gallerie —> mal comunista mezzo gaudio) .

  • Lè tutto da rifare – si riparte dall’inizio, la terra è piatta!

  • LorenzoMarras

    Ma no Luca, dai, non puoi inteprettare in modo cosi riduttivo la categoria “borghese” . l’accezione a cui la riconducevo era ben altro, insomma io avrei scommesso qualsiasi cosa che tu l’avresti percepita.
    Borghese inteso come allontamento da quella che un tempo era rubricata come cultura Popolare, quella che via via si è dileguata.
    Tanto è vero che ti ho scritto Cultura…Borghese…. come un modo, sia ben chiaro NON negativo, ma raffinato e aristocratico di cogliere tutte le cose nel mondo , non solo di stare in Societa’ ecco.
    No, siccome ho letto il tuo scambio epistolare con Lei , beh non ho potuto fare a meno di notare e, perdonami se te lo dico, una sorta di conversazione…quasi da superiore ad inferiore.
    Ah , mi avevi risposto su quella idea inerente il rito? oh una cosa cosi’ , gettata li’ eh, peccato che non sono artista e che non possa trovare una soluzione. Pero’ io la vedrei alla luce di un rito…. certo non sicuramente come un ULTIMA CENA, ecco.

    • Borghese la Vettese che sceglie Faenza in Romagna per il Festival? Mi sembra vicina alla cultura popolare….poi non so…..ti rimando alla risposta che ho dato ora a Davide che inizia con Caro Davide.

  • LorenzoMarras

    Luca certo certo, ma partecipare anche a qualsiasi sagra di paese non fa venire meno una cultura….come quella di cui ho fatto menzione.
    comunque ho l’obbligo di dedurre che non hai provato nessun disagio e questa e anche una bella cosa, significa che si è sicuri di se stessi e cio’ che si sa.

  • LorenzoMarras

    hm, forse ho posto male la domanda perche’ ad esempio io, mi sarei trovato a disagio di fronte la Vettese che ha studiato e che conosce tanti artisti, sicuramente mi avrebbe messo in difficolta’ se ne avesse nominati due e tre ..insieme ai loro linguaggi e relativi temi a cui io non sapevo contro-argomentare.
    Cioe’ hm, parto sempre dalla considerazione che ad ogni modo chi ti sta di fronte(con quelle caratteristiche o chiamalo anche peso teorico) riesce , per esperienza, intuito , cultura , con pressoche’ facilita’ a porti in una situazione in cui non puoi non apparire subalterno.

    Tutto qui;
    Luca a mio giudizio è partito lancia in resta quando ha letto “borghese” non riuscendo a delimitare un contesto appropriato alla parola.

  • N.n.i.i.t

    … e intanto, siamo a 155, scherzando e ridendo e sopratutto infischiandosene del tema tanto eh, beh! si, ci soon tanti comportamenti illegittimi ed illegali, ma che ci volete fare? così va il mondo, non ci sono i sindacati opportuni e carabinieri, guardia di finanza e magistrati sono stanchi per il rientro dalle ferie e poi la spia non si fa, non sta’ bene! vero Rossi? Molto meglio concentrarsi sul lucarossi si, lucarassi no, che così non ci si pensa troppo e sopratutto si da corda al fenomeno degli ultimi due anni, quello che, col solo suo apparire, ha già “mosso” e “reso più aperto” il sistema. Poi, proprio per i newcomers più sprovveduti, il link al whitehouse blog, e la citazione di I’m not Roberta almeno un post si e uno no e parliamo tanto del mio pissipissi babau oh, ma mica col Pitena o con la C’urti, che non conta nulla eh!, con Vettese e Di Pietrantonio!! Non dimenticando, ovviamente, un po’ di PR per il prossimo evento… che simpatico furbacchione che sei lucrassi, aquilano e forse no!!! Quel che meraviglia, però, non sei tu, che porti acqua al tuo mulino, ma gli hm, Marras e Pairone che ti ricaricano il carillon al momento opportuno!! Ma li paghi a percentuale o a cottimo?

  • LorenzoMarras

    NT , tutto gratis, e Luca quando vuole è mio ospite in Sardegna che gli faccio bere il vino di casa, mangiare il porcetto che fa bene i ravioli , le Tiricche e se non basta oltre il caffe’ anche un po’ di filu ferru come ammazzacafe’.

    Tranquillo Luca, gia’ non ti chiedo di essere invitato al blog.

    • verrei molto volentieri lorenzo, grazie.

  • Zelle

    ma quanto scrivete?

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