The Good Bike. A Toronto le biciclette abbandonate vivono una seconda vita. Grazie a una mano di colore…

Da rifiuto non autorizzato a fantasioso pezzo di arredo urbano. È questa la sorprendente metamorfosi creativa che sta cambiando le strade di Toronto, in Canada. L’idea è di una coppia di giovani artiste locali, Caroline Macfarlane e Vanessa Nicholas, che stufe di vedere decine di biciclette tristemente abbandonate legate ai pali in giro per la […]

Da rifiuto non autorizzato a fantasioso pezzo di arredo urbano. È questa la sorprendente metamorfosi creativa che sta cambiando le strade di Toronto, in Canada. L’idea è di una coppia di giovani artiste locali, Caroline Macfarlane e Vanessa Nicholas, che stufe di vedere decine di biciclette tristemente abbandonate legate ai pali in giro per la città, hanno deciso di “impossessarsene” e di trasformarle in piccoli oggetti d’arte. Come? Semplicemente colorandole di tinte accese e usando i cestini come porta-fiori. La prima bici sottoposta a “restyling” si trova di fronte alla Student Gallery, in Dundas Street, ed è ormai divenuta un vero e proprio luogo di visita per cittadini e turisti, che passano a vederla e fotografarla.  Ma ormai le “good bikes” sono decine, di ogni modello e colore.

Ma come hanno reagito le autorità cittadine? Dopo un primo tentativo di stoppare il progetto (le bici occupano infatti illegalmente una porzione di suolo pubblico), hanno poi fatto dietrofront anche a causa della pressione dei cittadini, che hanno da subito adottato l’iniziativa. Al momento, quindi, si tratta di un’operazione autorizzata e sostenuta dalla municipalità, che per regolarizzare la faccenda ha dovuto addirittura promulgare una legge speciale. Un altro aspetto interessante è l’uso dei colori, che è tutto meno che casuale. Le bici arancioni segnalano luoghi importanti per gli artisti emergenti, quelle magenta i siti storico-artistici, quelle gialle i punti d’incontro e così via, in una mappatura arcobaleno della vita creativa e sociale del territorio.

– Valentina Tanni

blogthegoodbike.tumblr.com

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • Ottima idea, ma come fanno ad essere certe che il veicolo è abbandonato per davvero o solo … dormiente? a vederle mi sembrano delle sane bici e non con l’aria dell’abbandono.

    • me.giacomelli

      beh, dopo 48 ore in strada, se l’hai lasciata apposta ti meriti di salirci con un bel verde anice fra le chiappe ;)

  • Barbara M.

    Pensare che qui in Italia si fa con le bici rubate (a diventare abbandonate non ci arrivano, qualcuno le ruba prima): colore puro, per renderle assolutamente anonime. Ah, se le due canadesi sapessero che a Bassano del Grappa ce ne sono almeno due, (viola, entrambe, ed entrambe in prossimità di enoteche di pregio. Buontemponi veneti!)…O magari sono passate di lì in vacanza…