Molleindustria colpisce ancora. L’app per cellulare che critica l’industria della telefonia mobile viene prima accettata dalla Apple e poi bannata…

Sembrava impossibile. Persino gli autori di Phone Story – applicazione che spinge a riflettere criticamente sull’industria della telefonia mobile – si mostravano stupiti che il loro progetto fosse passato attraverso le strette maglie del controllo Apple e fosse disponibile per l’acquisto su iTunes. Ma l’incredulità e la soddisfazione sono durati poche ore, dopodiché Phone Story […]

Sembrava impossibile. Persino gli autori di Phone Story – applicazione che spinge a riflettere criticamente sull’industria della telefonia mobile – si mostravano stupiti che il loro progetto fosse passato attraverso le strette maglie del controllo Apple e fosse disponibile per l’acquisto su iTunes. Ma l’incredulità e la soddisfazione sono durati poche ore, dopodiché Phone Story è scomparsa dall’App Store. Le motivazioni? Violazione di alcune guidelines: l’applicazione mostra abusi sui bambini, ha un contenuto controverso e crudo e non chiarisce bene il meccanismo delle donazioni (quest’ultima accusa rigettata dagli autori).
Ma facciamo un passo indietro… Cos’è Phone Story? Si tratta di un’applicazione/gioco per iPhone e Android che vuole spingere i consumatori a riflettere su ciò che si cela dietro al proprio patinato smartphone. Attraverso una serie di quadri di gioco ironici e politically incorrect, ci ricorda come i telefoni vengano assemblati in fabbriche cinesi in cui vengono continuamente violati i diritti umani; come il coltan, materiale indispensabile per la loro fabbricazione, venga estratto da minori nelle miniere del Congo; come i rifiuti tecnologici dell’Occidente finiscano per inquinare Paesi come il Pakistan. Il tutto, solo per soddisfare un consumismo estremo e modaiolo, alimentato da un’industria interamente basata sull’obsolescenza rapidissima e programmata dei dispositivi tecnologici.
Ideato da Michael Pineschi e realizzato dalla Molleindustria di Paolo Pedercini (marchio artistico già noto per una lunga serie di videogiochi “radicali”), Phone Story si infiltra nei nostri smartphone come un controverso “reminder” delle conseguenze dell’oggetto che portiamo in giro ogni giorno. Tutti i ricavati della vendita dell’applicazione saranno donati ad alcune associazioni che si occupano di combattere gli abusi delle corporation. Phone Story è disponibile al momento soltanto per Android, mentre chi ha scaricato la versione per iPhone prima che venisse ritirata, si trova nel telefono un’applicazione artistica da collezione…

– Valentina Tanni

www.phonestory.org

CONDIVIDI
Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • paola badessi

    Complimenti!
    Un approfondimento coraggioso che fa onore all’impronta indipendente della rivista. L’ho appena pubblicato sul mio profilo F B, sperando di divulgarlo prima che che sparisca

  • Nadia

    Anche gli altri telefoni provengono dalle fabbriche in Cina, e anche il computer con cui stiamo scrivendo.
    A dire il vero anche le nostre scarpe, vestiti e borse.

    Non iniziamo una caccia alla streghe per espiare le colpe che abbiamo tutti ogni giorno quotidianamente.

    Il discorso sarebbe infinito e molto piu’ profondo, ma consiglio di usare la tecnologia per migliorare dove viviamo, e non fargli guerra, almeno per non rimanere dietro a Paesi che dovrebbero imparare da tutto quello che l’Italia ha fatto invece che passarci avanti.

  • hm

    – Anche gli altri telefoni provengono dalle fabbriche in Cina –

    infatti la roba più ridicola è che dopo sono subito corsi ad offrire la app ad android . bella mossa da attention complimenti, prima mi propongo all’industria più fighetta in circolazione per farmi pubblicità e dopo ripiego nel concorrente . ieri ho letto dei commenti su gamespot e li stavano compatendo tutti .